SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2 Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

                  La prima lettura di questa domenica ed il passo dell’Evangelo sono strettamente connessi; in ambedue c’è una figura di profeta che si presenta come araldo dell’arrivo del Signore in mezzo ai suoi: è l’autore dell’oracolo che leggiamo nel Libro di Isaia che si pone idealmente sul monte degli Ulivi dinanzi alle rovine di Gerusalemme distrutta in un terribile giorno del 587 a.C. da Nabucodonosor e contemporaneamente si pone tra gi ebrei esuli in Babilonia che vedono innanzi a loro l’insperata possibilità, grazie al nuovo Re Ciro, di tornare nella loro terra. Il profeta è lì per consolare ed incoraggiare … è finito il tempo della rovina … ormai il giudizio del Signore è chiaro; il Signore vuole continuare a camminare con il suo popolo. Che fare? Si deve preparare una grande via per il ritorno, quasi una via sacra, come se ne vedevano a Babilonia dinanzi ai templi; una via diritta e pianeggiante … una via che, partendo da Babilonia, dalla terra dell’esilio, giungerà a Gerusalemme. Una strada di speranza e di gioia in cui il Signore camminerà davanti al suo popolo, Lui il Pastore di Israele. Che deve fare il popolo? Lasciarsi alle spalle le catene e le suggestioni delle catene, lasciarsi alle spalle gli immobilismi delle paure che agghiacciano e le comodità che tanti avevano conquistato anche in terra d’esilio … avrà questo coraggio? Pochi,lo faranno storicamente: un piccolo resto!

            L’altro profeta-araldo è il Battista; è davvero un indice puntato verso il venire definitivo di Dio nella storia degli uomini; davvero il Signore percorre le strade del mondo in Gesù Cristo; in Lui, infatti si realizza la presenza suprema di Dio tra gli uomini. Ina presenza da riconoscere, una presenza a cui aprire totalmente noi stessi. L’Evangelo di oggi è l’incipit del libro di Marco che ci accompagnerà per tutto questo anno, un

incipit che ci mostra Colui che riempirà tutto l’Evangelo e che è di per se stesso la buona notizia: Inizio dell’Evangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Le parole di Giovanni il Battista immediatamente ci disegnano il Volto di Lui: è il forte ed è il Signore: Infatti Giovanni dice: Dietro di me viene uno che è più forte di me … e poi dice di non essere degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali, azione questa che i vinti, i sottomessi dovevano  fare ai re vincitori; così Giovanni riconosce in Gesù, che era sto suo discepolo (Colui che mi veniva dietro, espressione tecnica per dire il discepolato), una regalità altissima, quella stessa di Dio … ma il Battista va oltre: Gesù immerge nello Spirito e non solo nell’acqua come faceva lui … immerge cioè nella potenza di Dio che trasforma e dona vita nuova; Cristo Gesù, ci annunzia il Battista, è svolta radicale per l’umanità, per la nostra umanità di oggi. Il suo volto che Giovanni annunziò e mostrò sulle rive del Giordano è il volto di Colui che oggi ci immerge nella potenza di Dio; se lo vogliamo, se il nostro desiderio è verso di Lui, può esserci svolta seria e liberante nella nostra esistenza concretissima. Cielo e terra si incontrano in Gesù e noi possiamo partecipare di questo incontro … in Lui, il Figlio, finisce il tempo dell’orfanità per l’uomo. In Gesù si riassumono tutte le visite di Dio nella storia, c’è in Lui il compimento delle promesse fatte all’uomo ma anche delle speranze più profonde che il suo cuore nutre. In Gesù le speranze non possono essere più deluse.

            Bisogna avere lo sguardo come quello del Battista: tutto rivolto verso il Signore che viene! LA speranza non è rigenerata se guardiamo altrove! E’ questo il senso dell’Avvento: preparare un via oggi a Lui che viene, nutrendo il nostro cuore di vera speranza, guardando a Lui, desiderando Lui, invocando Lui! Questo darà volto nuovo alla storia! C’è bisogno d’un’avanguardia di speranza! I cristiani hanno questa vocazione! L’Avvento affina questa nostra vocazione!

            Marco comincia il suo scritto dicendo “Inizio dell’ Evangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.

            E’ proprio un bella notizia che apre i cuori!
Lo straordinario di questa storia è che non è una storia del passato ma è una storia “in atto”: è oggi che deve irrompere il grido del Battista perché le strade siano preparate , i colli abbassati e le valli riempite … e questo perché c’è una venuta attuale di quel “più forte” di cui parla Giovanni e c’è una venuta ulteriore di compimento che a tutto darà senso. Lo straordinario è che, dice l’autore della Seconda lettera di Pietro che pure ascoltiamo questa domenica, la nostra santità “affretta la venuta del Signore ” … i nostri cuori aperti alla libertà e disposti ad essere terreno di avvento “affrettano ” quella venuta che tutto compirà e che è la nostra comune “beata speranza”.
Il Battista indirizzando a Gesù quelli che si rendono disponibili, nella vera libertà, ad essere uomini nuovi emersi dalle “acque di morte” (ecco il segno dell’immersione!) indica in Gesù il compimento pieno dell’uomo nuovo! Lui è veramente l’uomo nuovo. Guardare a Lui, sperare in Lui, attendere Lui significa puntare non solo al modello dell’uomo nuovo ma soprattutto alla “causa” dell’ uomo nuovo in noi.
L’Avvento è allora un tempo sì di impegno ad aprire le porte della nostra libertà sempre schiava di qualcosa, è sì tempo di lavoro per verificare se quel principio dell’Evangelo che è venuto a noi siamo aperti a farlo diventare vita, ma è soprattutto tempo di disponibilità all’azione ed al lavoro di un Altro più forte ! “Più forte” di chi? Il Battista intende “più forte di me ” … anche noi però dobbiamo intendere lo stesso; ciascuno deve poter dire “io attendo uno più forte di me che tutto compirà nella mia povera vita, intanto gli apro la porta della mia libertà lottando per spianargli i colli e lottando per riempire le valli perché possa essere tracciata una via di libertà a Lui che vuole venire a me!” E se questo lo può e deve dire ciascuno, altrettanto dobbiamo dirlo come concreta comunità cristiana, deponendo ogni presunzione di autosufficienza e vivendo e lavorando sempre con lo sguardo fisso a uno più forte, forte della debole forza di Dio, quella che si è manifestata da Betlemme al Golgotha. Lui attendiamo e solo in Lui speriamo.

       P.Fabrizio Cristarella Orestano

 

(Philippe de Champaigne  – 1602 – 1674 – San Giovanni Battista indica Gesù Cristo)