QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Is 6, 1-2a.3-8; Sal 137; 1Cor 15,1-11; Lc 5, 1-11 

Gesù non si accontenta della barca di Pietro per parlare alle folle; vuole di più: vuole il cuore di Pietro.

E’ stupefacente ma il cosiddetto primato di Pietro ha origine nella miseria, nel peccato di Pietro!

L’incontro di Pietro con Gesù genera in Pietro una crisi, una tempesta nella sua vita quieta, colma di sicurezze, piena di idee anche audaci (se vogliamo dar credito al IV Evangelo era anche uno che stava nel deserto, vicino a certi gruppi messianici, forse violenti, come l’appellativo “barjona” che Gesù gli dà al capitolo 16 di Matteo fa pensare; i “barjona”, infatti erano un gruppo di opposizione violenta ai romani) ma molto sicura di sé. Nel passo di oggi Gesù lo “crea” pescatore di uomini… c’è qualcosa di essenziale da mutare nella sua esistenza. Ogni crisi, dobbiamo dircelo, è un momento di verità nella vita di ognuno di noi; spesso attraverso una crisi Dio agisce in noi. Il racconto di Luca che oggi passa nella liturgia ci mostra che l’inizio della sequela di Pietro sorge in un momento di crisi. 

Per Luca la sua esperienza con Gesù si snoda in un riconoscersi peccatore dinanzi all’Inviato di Dio fino alla caduta più disastrosa di quel triplice e vile rinnegamento dell’Amico e del Maestro; una caduta  in basso lì dove più miseri non si può né essere e nè apparire. Pietro inizia tutto in una crisi profondamente umana e alla fine dovrà passare anche per la crisi di quella sequela che sulle rive del lago era iniziata; una crisi, questa del rinnegamento, che sarà il possibile ricominciamento.

La  vicenda di Pietro è però stretta pure tra due misericordie: la misericordia che lo chiama nel  suo peccato e lo invia ad essere pescatore di uomini, la misericordia che lo guarda con amore nel cortile di Caifa dopo il canto del gallo. Pietro è un peccatore perdonato che si fa vincere dall’amore misericordioso di Dio che si manifesta in Gesù.

La potenza della parola di Gesù che attira le folle, la potenza del segno della pesca feconda ed abbondante si manifesta ancor più nella sua misericordia; Pietro avverte subito la distanza tra lui peccatore e quel profeta straordinario nel quale Dio parla ed agisce … la crisi è la improvvisa consapevolezza della sua miseria e il crollo di tutte le sue presunzioni e sicurezze.

 Pietro però dovrà scoprire che il suo peccato non è una diga che impedisce l’incontro con Dio; no! l’incontro con il Dio di Gesù, con il  Dio della rivelazione cristiana avviene proprio su quel terreno, sul terreno della miseria, del peccato, sul terreno di quella crisi che smantella le umane sicurezze e costruzioni.

Pietro parte peccatore e consapevole del suo peccato, reso ancor più palese dalla santità di Dio che risplende in Gesù e giunge, alla fine dell’Evangelo, ancora peccatore e capace di scendere in un abisso di miseria e di viltà … Luca, unico ad annotare questo particolare, ci narra che dopo il rinnegamento (Lc 22, 60-62), senza aspettare le lacrime di Pietro, Gesù lo guarda mentre il gallo canta … Luca scrive in greco non di un semplice sguardo ma di un guardare dentro (verbo “enblèpo”); Gesù ancora gli guarda il cuore … è quello che Gesù vuole da Pietro … penetrato da quello sguardo pieno di amore Pietro si ricordaesce fuori e piange

In quella notte di tenebra e rinnegamento Pietro è completo. Ora davvero può partire per essere pescatore di uomini; Luca anche in questa espressione è sottile: non usa come Marco e Matteo la parola pescatore ma un participio che significa colui che prende vivo. Luca pensa al fatto che i pesci veri, catturati in una comune rete, muoiono, ma la pesca che Gesù chiede a Pietro  di intraprendere è per la vita; la rete di Pietro e della Chiesa non è per la morte ma per la vita; Pietro è al servizio di Cristo che ci vuole afferrare e conquistare (cfr. Fil 3,12) ma per condurci alla vera vita.  A Pietro su quella riva di lago sta accadendo proprio questo: Gesù lo sta pescando per la vita, lo sta afferrando e sta aprendo i suoi orizzonti ristretti e mediocri; lo sta sospingendo “al largo”, anzi in greco Luca scrive “vai verso il profondo”il profondo di sé, della storia, degli uomini. Così Pietro potrà essere l’uomo che Gesù sogna … il cammino però sarà lungo; Gesù aprendogli gli orizzonti e portandolo nel profondo della storia lo vuole condurre verso un mondo senza confini, verso una inimmaginabile pienezza.

Il cammino di Pietro sarà lungo e lo sarà anche per noi; un cammino che parte da un coraggio che è necessario avere: lasciarsi mettere in crisi da Dio, lasciarsi toccare dal fuoco di Dio … Isaia fece questa stessa esperienza dinanzi alla maestà del Dio “tre volte santo”… quel fuoco giunse al profondo della sua vita e gli fece fiorire sulle labbra la parola di salvezza da annunziare al popolo; Pietro incontra quello stesso fuoco che lo atterra ma alle ginocchia di un uomo. E’ qui lo straordinario della rivelazione evangelica e non ci dobbiamo mai stancare di contemplarlo e proclamarlo: il Dio tre volte santo si incontra in quell’Uomo di Nazareth, nella sua parola che conduce al profondo, su orizzonti di verità e che libera da ogni paura il Dio tre volte santo si incontra in quel suo sguardo di misericordia che non copre  o nasconde il peccato dell’uomo ma è pronto ad assumerlo, a portarlo su di sé fino alla croce in un amore sconfinato e preveniente. Ed è lì, in questo amore, che esplode la vita, lì diviene contagiosa.

Pietro può diventare colui che prende vivi  per la vita perché si sta fidando di questo amore che è più forte della morte, come proclama Paolo nella stupenda pagina della Prima lettera i cristiani di Corinto che oggi passa nella liturgia: Pietro (in aramaico Cefa) sarà testimone privilegiato della vittoria del Crocifisso sulla morte … sì, proprio lui, lui che aveva sperimentato come l’amore vince la morte, come l’amore misericordioso fosse davvero l’unica onnipotenza di Dio; Pietro sperimentò questa onnipotenza sulle sue ferite, sui suoi peccati; aveva dovuto imparare a conoscere un Dio che non si allontana dal peccatore (come lui incautamente aveva chiesto a Gesù) ma gli si fa vicino, lo scruta dentro con amore e non per umiliarlo o disprezzarlo e di lui fa una meraviglia.

Certamente tutto questo ci interpella: quanto le energie della resurrezione sono da noi accolte con il loro fuoco perché tocchino le nostre labbra impure, le nostre vite segnate dal peccato? Siamo disposti a passare per quel fuoco, siamo disposti a lasciar bruciare dall’onnipotenza misericordiosa di Cristo quell’uomo vecchio a cui siamo sempre troppo attaccati? Siamo disposti a lasciarci catturare da lui per la vera vita? Siamo disposti a passare per queste crisi salutari?

Siamo disposti ad essere smantellati nella nostra pretesa giustizia per mostrarci nella nostra verità di uomini peccatori? E’ necessario perché solo così incontreremo davvero Dio, solo così incontreremo lo sguardo di Cristo che accoglie, perdona e guida al profondo in una libertà veramente senza confini.

 

P. Fabrizio Cristarella Orestano

 

Raffaello Sanzio: La pesca miracolosa (1514-1515); (Victoria and Albert Museum, London)

 

 

MARIA SS. MADRE DI DIO – CIRCONCISIONE DI GESÙ

MARIA SS. MADRE DI DIO – CIRCONCISIONE DI GESÙ

 Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21

Il nuovo anno solare inizia con una liturgia piena di luce per la nostra umanità, per la storia … un nuovo anno è ancora un pezzo di storia che si dischiude innanzi a noi uomini. Su questa storia è spalancata una luce che è più forte di tutte le tenebre che pure paiono incombenti …

La prima lettura che oggi la liturgia propone è tratta dal Libro dei Numeri, ed è la benedizione che i sacerdoti di Israele dovevano (e devono) pronunciare sul Popolo Santo di Dio; una benedizione che è presenza del Signore ed è la luce del suo volto che brilla per il popolo … la luce del volto è il sorriso, è quel sorriso di benevolenza e di amore che Dio ha per il suo popolo … Nella notte di Natale però abbiamo sentito che gli angeli hanno cantato una nuova benevolenza di Dio, una benevolenza estesa a tutti gli uomini. Ecco la luce con cui inizia questo nuovo anno: è l’amore di Dio che brilla per tutti gli uomini, un amore che è benedizione e pace! La benedizione riservata a Israele è ora estesa a tutti gli uomini e questo meraviglioso dispiegamento dell’amore di Dio è avvenuto in Gesù Cristo, Dio nella nostra carne: In lui sono benedette tutte le famiglie della terra (cfr Gen 12,3). La promessa fatta ad Abramo è adempiuta in Gesù con fedeltà … Gesù, Figlio di Dio, figlio di Maria, figlio di Abramo è per noi benedizione, luce, pace, via nuova e definitiva di umanità!

 La solennità di questo primo giorno dell’anno ha preso, dopo la riforma liturgica, un sapore mariano. A questo il Papa San Paolo VI aggiunse il tema della preghiera per la pace nel mondo … tutto questo, però, ha messo un po’ da parte il sapore fortemente cristologico che deve avere questa ottava del Natale. Oggi, infatti, l’attenzione è da porre sulla circoncisione di Gesù la quale, secondo l’Evangelo di Luca che si legge in questo giorno, avvenne all’ottavo giorno dalla sua nascita, come prescritto nella Torah.

La contemplazione del mistero della circoncisione di Gesù all’inizio dell’anno credo sia importante per contemplare la fedeltà di Dio; una fedeltà che attraversa la storia e compie sempre le sue promesse. Dietrich Bonhoeffer poté scrivere a tal proposito: “Dio non sempre esaudisce le nostre preghiere ma è sempre fedele alle sue promesse”!

Le promesse fatte al popolo santo di Dio si adempiono tutte in Gesù! In Lui, figlio di Abramo, si compiono le benedizioni: la sua circoncisione ci ricorda con forza (ed è gravissimo dimenticarsene!) che Gesù ci salva perché la sua carne, quella nata da Maria Vergine e concepita per opera dello Spirito Santo, è carne di ebreo circonciso! Se così non fosse, in Lui non ci potrebbe essere quella pienezza di benedizione per tutte le genti promessa ad Abramo (cfr Gen 12, 3); se così non fosse, Lui non sarebbe il Messia figlio di Davide il cui regno non avrà fine (cfr 2Sam 7, 11.16). Gesù stesso, a tale proposito, dirà nel Quarto Evangelo: “La salvezza viene dai Giudei” (cfr Gv 4, 22).

La sua circoncisione è allora mistero essenziale perché la fede cristiana possa affondare le sue radici nella Prima Alleanza senza la quale essa non ha storia, non ha fondamenta!

Uno dei peccati più stolti che hanno potuto fare le Chiese è stato quello di voler obliare o mettere da parte tutto questo. E’ la presunzione arrogante che spesso abbiamo avuto di accentuare tanto la “novità” cristiana da farla diventare “assoluta”, cioè “sciolta” da una storia che la precede, la prepara, le dà consistenza! Senza Israele è inconcepibile Cristo, senza Israele si contraddice uno dei pilastri caratterizzanti la fede biblica: la storicità. Noi, infatti, non crediamo in un Dio che si rivela in modo atemporale, ma in un Dio che si rivela tramite la storia e nella storia!

Il suo Figlio, nato da donna, è nato sotto la legge, come scrive Paolo ai cristiani della Galazia; è nato, cioè, in un contesto storico e culturale ben preciso, e come risposta ad una storia attraversata dalla promessa!

La circoncisione di Gesù collega Gesù stesso a questa storia, ed è mistero di salvezza perché così e solo così anche noi, inseriti in Lui dal Battesimo, siamo fatti parte di quel popolo santo di Dio a cui Egli apparteneva per quel segno nella carne! Tutto questo è molto importante rimarcarlo proprio all’inizio di un nuovo tempo di storia, il nuovo anno! Un anno è un tratto di storia, ed è un “luogo” in cui Dio continua a parlare, in cui vuole essere ravvisato e in cui ancora compie le sue promesse.

Quel Gesù, che è venuto nella nostra carne, che ha assunto la storia del suo popolo per assumere la storia e la carne di tutti gli uomini, è colui che si è dichiarato presente in ogni giorno della storia (cfr Mt 28, 20)! Lì va ravvisato, lì va riconosciuto … nella “mangiatoia” del nostro quotidiano va incontrato questo Dio vicino. La vocazione più grande del cristiano è avere occhi e cuore per scrutare la storia senza ingenuità ma senza pessimismi; senza cinismo ma anche senza fatalismi; con la fede ma senza fideismi che conducono alla morta passività! Chi dimentica la storia, chi se ne tira fuori, chi non ha il coraggio di sentire sulla propria pelle e nella propria carne il peso bruciante della storia non è davvero discepolo di Cristo! Non bisogna aver timore di affermarlo!

Questo nuovo anno, allora, sia sotto questo segno: avere sguardo capace di ravvisare il Cristo vivente nell’oggi, pure così pieno di contraddizioni; avere sguardo capace di leggere, senza illusioni, i  segni dei tempi per comprendere dove l’Evangelo oggi ci vuole condurre!

I cristiani vivano il tempo non come uno scorrere inesorabile di sabbia nella clessidra, ma come una “casa” grande che bisogna arredare di bellezza; una “casa” nella quale riconoscere una presenza capace di far diventare quella stessa “casa” una casa comunein cui condividere, in cui custodirsi reciprocamente, in cui custodire il dono di questa terra che Dio ci ha fatto. Il tempo per il discepoli di Gesù è segnato dalla benedizione che è la sua presenza!

Nella benedizione del Libro dei Numeri notiamo che per tre volte sul popolo viene pronunziato il Nome di Dio! Quel nome che è presenza e benedizione! Quel Nome di promessa, la rivelazione cristiana lo sa, ha un volto: il volto di Gesù! Il suo volto brilli su di noi durante questo anno che si apre dinanzi a noi; brilli su di noi quel volto in cui c’è promessa e assicurazione di fedeltà; quel volto ci inondi di fedeltà perché i giorni possano essere riempiti di Evangelo. Costerà! Sarà lotta contro la mondanità seducente e dilagante, ma abbiamo una certezza: Dio è fedele alle sue promesse! Lo è stato nella carne circoncisa del Figlio suo, e lo sarà per noi in questo tempo che ci è dato, un tempo da Lui abitato e santificato ogni giorno!

Sulla sua fedeltà noi possiamo costruire rischiando ogni giorno! Così saremo costruttori di pace!

 

  1. Fabrizio Cristarella Orestano 

 

(Giovanni Bellini (1433-1516): Circoncisione di Gesù. Napoli, Pinacoteca di Capodimonte)