Immacolata Concezione – Il mistero di Maria

CREDENDO ALLA PROPRIA INCAPACITA’ CI SI RENDE CAPACI DI DIO 

Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

Oggi la Chiesa contempla uno dei privilegi di Maria…una contemplazione che può ingannare se produce nel credente solo ammirazione ed esclamazioni di meraviglia, come diceva con grande sapienza spirituale S. Teresa di Lisieux; una contemplazione autentica di questo privilegio è leggerlo come mistero, cioè come evento che riguardi la nostra salvezza, come evento che ci conduce a Dio e ci narra la nostra verità creaturale.

Al dogma si giunse dopo secolare dibattito teologico e fu soprattutto il sensus fidei del popolo cristiano suggerire al papa Pio IX il passo decisivo in quel 1864…ma questo ha poca importanza in questa nostra riflessione…oggi celebriamo questo mistero e siamo chiamati a leggerlo nella fede soprattutto a partire dai testi della Santa Scrittura chela Chiesa ci propone.

I testi odierni mirabilmente intrecciano la vocazione dell’umanità a quella della Chiesa, a quella di Maria.

In Maria ci è dunque donata una rivelazione che riguarda l’uomo e la sua destinazione nel sogno di Dio e quindi il ministero, il servizio, chela Chiesadeve svolgere per l’umanità tutta essendo fino in fondo ciò che deve essere.

Nel cosiddetto protoevangelo di Genesi 3 l’umanità è chiamata da Dio ad una lotta di umanizzazione, di liberazione, ad una lotta con il male che la abita e l’insidia; una lotta dura e compromettente ma che è già promessa come vittoriosa alla stirpe della donna…insomma, la prima promessa della Santa Scrittura contiene una rivelazione: noi uomini siamo una stirpe resa capace di schiacciare il capo del serpente antico; in Cristo, nato da donna, nuovo Adamo, l’umanità vincerà la lotta e potrà ingaggiarla giorno dopo giorno nello scorrere della storia con la forza d’amore del Crocefisso Risorto…la Chiesa, suoi Corpo, è primizia di questa umanità che lotta e vince, è seme del Regno veniente…

E Maria? Maria è icona mirabile della via quotidiana di questa lotta. In lei ci è offerto un futuro, un futuro che è grazia e dono di Dio…anzi Maria ci dice che questo futuro è Dio stesso che si fa grazia e dono. Quale via ci indica Maria per affrontare quella lotta per la SANTITA’, per la realizzazione piena dell’essere uomo?

Il discorso è sottile ma limpido e luminoso…Nell’Evangelo di Luca la chiamata di Maria (tale è la scena dell’Annunciazione, una vera narrazione di VOCAZIONE) è preceduta dall’incontro tra Zaccaria, padre del Battista, e lo stesso angelo Gabriele…lì c’è una coppia sterile a cui è concesso di concepire…insomma è dato successo ad un’azione umana senza successo…qui, in Maria non c’è la sterilità, ma la VERGINITA’. Che vuol dire? La verginità è rinuncia ad agire. In Maria, insomma, non c’è azione umana, in Maria è solo dato campo libero all’azione di Dio. Comprendiamo, guardando a Maria, che l’attitudine più alta dell’uomo è la passività, la povertà totale di chi rinuncia all’agire proprio per lasciare posto all’agire di Dio. Un discorso questo oggi davvero duro dinanzi alle stolte presunzioni di onnipotenza dell’uomo. Proclamare la necessità di questo VUOTO è più che mai necessario per smascherare le patetiche illusioni di un uomo che si crede capace di salvarsi da sè, un vuoto in cui riecheggia solo una piccola parola: fiat, sì. Il vuoto abitato dai nostri è l’unico luogo in cui l’Assoluto può entrare incredibilmente tutto! Nella sua vocazione Maria è figura di ogni uomo e di tutta la Chiesa: nella fede, nell’adesione, Maria concepisce l’inconcepibile. E noi Chiesa di Cristo dobbiamo farci oggi una grande domanda: ma noi concepiamo l’inconcepibile o concepiamo e poi partoriamo solo lo scontato, il buon senso che non ha bisogno dell’Evangelo, il concepibile dal mondo egoista e calcolatore?

Maria è Colei che ci dice in umiltà e verità che solo credendo alla propria incapacità ci si rende capaci di Dio…

Per questo Maria è invitata da Gabriele (= forza di Dio; la sola che conti per la salvezza!!) a gioire; è l’ora della gioia per l’umanità perché è ora di gioia per Dio che finalmente può prendere casa con l’uomo suo figlio che ha sempre desiderato, con l’uomo che gli sfuggiva fin dal giardino dell’in- principio…ora il Messaggero può dire in piena verità: il Signore è con te! Gioisce Colei che è riempita  di grazia. Sì, Maria nella gioia, nella responsabilità pienamente umana e nella libertà d’amore si fa terra di Dio per tutta l’umanità…

La Chiesa guarda a Lei, Figlia di Sion, Terra Santa per la tenda del Santo, per scoprire e riaffermare la sua vocazione, quella che l’Autore della lettera agli Efesini canta nel testo che è stato proclamato: la Chiesa è stata scelta da sempre per la santità, la filialità e l’adempimento della Promessa. Così la Chiesa sarà primizia di salvezza…e la primizia chiama un raccolto.

Vocazione della Chiesa è questo raccolto di tutte le genti per quella vittoria sognata da Dio fin dall’in-principio w che ci è stata donata in Cristo Gesù che ha posto la sua tenda di grazia e di misericordia in quella Terra santa che è Maria, icona di ogni via della Chiesa!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

II Domenica di Avvento – Una voce di profezia

SPERANZA ALLA NOSTRA FRAGILITA’

Bar 5, 1-9; Sal 125; Fil 1,4-6.8-11; Lc 3,1-6

 

Avvento, lotta per sperare e pazientare…domenica scorsa la speranza assumeva il volto della vigilanza orante, in questa domenica assume il tono della PROFEZIA.

Il passo evangelico di Luca si apre su di uno scenario amplissimo: il mondo con i suoi regni ed i suoi potenti…ma su questo scenario c’è un tempo preciso in cui Dio compie le attese, colma i tempi ed interviene; il contrasto è però spaventoso: alle scene di questo mondo con il loro vertice in Tiberio Cesare che domina il mondo, corrisponde un intervento di Dio nella fragilità di una parola data ad un profeta solitario nel deserto di Giudea… Su Giovanni, figlio di Zaccaria, cade la Paroladi Dio ed egli è costituito profeta perché capace di ASCOLTO radicale di Dio. Egli è la voce su cui dovrà poggiarsi la Parola che sta per manifestarsi. Scriverà Agostino (Discorsi 293,3): Se alla voce togli la parola, che resta?

Giovanni è una voce che grida una speranza, una voce che deve incrociare gli uomini nei loro deserti, nei sentieri confusi della storia, dinanzi ai poteri di questo mondo che pretendono di dare sicurezze ai popoli! Una voce critica e sovversiva. Una voce che dona speranza provocando a  sperare un OLTRE, una voce che dona speranza lì dove pare che le speranza muoiano…speranza che diviene una STRADA aperta nel deserto lì dove strade non ci sono…una voce che mostra una strada, via percorribile per uscire dal deserto ed andare verso la vita.

Una voce che annunzia che ciò che si oppone alla VENUTA di Dio PUO’essere vinto: se si levano colli di orgoglio e di superbia essi saranno appianati, se si aprono abissi e valli di morte, di deprimente miseria questi abissi saranno colmati…Così la carne vedrà la salvezza.

Luca dice carne e non uomo in quanto la salvezza si volge a ciascuno proprio in quella debolezza, fragilità, limite, peccato e morte, propri della peribilità della carne. Solo a chi fa esperienza della precarietà del suo essere uomo e della peccaminosità di non esserlo fino in fondo, è data la salvezza! Il Battista chiede di accogliere quella voce che lui è chiamato ad essere per poter accedere ad un dono più grande e straordinario.

Certamente il compimento appartiene a Dio, come dice Paolo in Fil 1,4, ma oggi si deva accogliere quella voce che invita ad una SPERANZA, anzi alla SPERANZA!

Giovanni il Battista, chiamato ad essere questa voce di speranza, è tale non tanto per le parole che pure dice e deve dire al popolo, ma è tale soprattutto con il suo essere proteso verso il FUTURO di Dio! Giovanni sceglie il deserto perché nel deserto o si spera nel futuro o si muore! Giovanni è il volto di un presente non evanescente, sostanzioso e accolto in pienezza MA tutto proteso verso un futuro, Giovanni indicando il CRISTO indica il FUTURO e ci fa respirare speranza!

La scelta, la vita e la predicazione di Giovanni sono un invito eloquente all’uomo di rompere i precari equilibri che si è creato per volgersi verso il FUTURO DI DIO! Giovanni è squilibrato, nel senso che il suo centro è fuori di sé, il suo centro èla PROMESSA di Dio…

Giovanni è l’uomo che attende Dio ed il suo compimento, per questo è presenza profetica, per questo è l’estremo profeta della prima alleanza.

Questa domenica ci invita a passare per Giovanni per giungere ad una grande verità sull’uomo e su Dio: l’uomo non si basta e Dio con la sua promessa è risposta alla sua sete! L’uomo però deve accorgersi della sua sete e darle un nome, solo se assetato l’uomo potrà accogliere la salvezza ce è donata il Cristo Gesù…il Battista è funzionale, nel progetto di Dio, al suscitare questa sete…sei un assetato di vita, di senso, di Dio?

L’intensità del nostro grido Maranathà  misura la nostra sete!

I Domenica di Avvento – La grande, umile lotta

…PER LA PAZIENZA E LA SPERANZA!

Ger 33, 14-16; Sal 24; 1Ts 3,12-4,2; Lc 21, 25-28.34-36

 

L’Avvento, quattro settimane che ci conducono al Natale… quattro settimane in cui si infittisce la notte… giungiamo al cuore dell’inverno e del buio e sempre più grande si fa il nostro grido che chiede la luce.. più si allarga la notte e più noi attendiamo che sorga la luce!

Avvento… memoria di un’attesa vissuta prima da Dio; sì, Dio ha atteso quella pienezza dei tempi per venire tra noi, ha atteso nell’attesa di Israele, ha atteso il sì della Vergine, ha atteso di unire il divino all’umano… ha atteso di spazzare via con la sua venuta le immagini perverse che di lui noi uomini ci siamo fatte : non una potenza senza limiti in una concezione autoritaria e schiacciante, non una generica onnipotenza, ma un bimbo indifeso, un infante (= che non parla e questo è incredibile per il Verbo!)e poi quell’uomo bendato che i soldati di Pilato colpiscono e beffano, il suppliziato del Golgotha…”un Dio che rispetta la libertà dell’uomo fino a farsi uccidere da essa” (Olivier Clèment)!

Avvento: la sua attesa di venire a condividere le nostre gioie e le nostre mortali disperazioni!

Avvento: attesa di un compimento della storia, quando il mondo sarà trasfigurato in Cristo…tempo di grande , umile lotta per la pazienazs e per la speranza!

In questo tempo la liturgia ci invita ad indossare paramenti di un colore diverso da QUELLO della QUARESIMA: noi abbiamo scelto il blu carico che ci ricorda il colore del cielo… ci rivestiamo di cielo per ricordarci che questa è la GRANDE ATTESA: cielo e terra uniti in un unico abbraccio… come avvenne nell’umanità di Cristo, sposa della divinità del Figlio e come avverrà della nostra storia che sarà per sempre unità all’eterno.

La I domenica d’Avvento punta lo sguardo sul compimento che il primo avvento di Cristo nella carne promise e preparò.

Leggiamo oggi un tratto della cosiddetta apocalisse lucana (21, 5-36) con cui il terzo Evangelo chiude il ministero di predicazione di Gesù. Le pietre del Tempio non sono eterne, dice Gesù, creando un malcelato scandalo dei discepoli… ma poi il discorso si fa più ampio ed ad una lettura superficiale pare che Gesù stia parlando della fine del mondo, in realtà non vuole parlarci della fine del mondo ma del fine del mondo. La sorpresa grande è che il mondo nuovo sarà Lui, la sua venuta!! Quando tutto sembrerà perduto e finito a causa di dolori, catastrofi e sconvolgimenti Lui verrà e, come ai discepoli sul lago dirà: “Io sono, non abbiate paura!” (Mc 6,50). Come avere paura se la certezza sarà il suo volto?

Eppure quei dolori, quei mali, quelle tempeste della storia potrebbero essere una trappola in cui la paura diviene terrore paralizzante… Gesù avverte: quell’ora di parto di un mondo nuovo potrebbe essere ora di tentazione… tentazione di non vedere lontano, di imbastire l’esistenza tutta sull’oggi, un oggi imprigionante in cui non c’è più spazio per l’attesa di un futuro, un’esistenza tutt’al più protesa verso un misero futuro, quello che noi siamo capaci di costruire e non quello che Dio in Cristo ci dona! Il pericolo è grande: è quello di spegnere i sogni… di volare basso per salvarsi dalla fine incapaci di comprendere e leggere che si sta vivendo un’ora in cui invece si sta mostrando un fine!

Per attraversare il presente con le sue tensioni e contraddizioni è necessario allora l’ascolto del primo appello dell’Avvento: VIGILATE! Sì, il presente perché il parto del mondo nuovo è già in atto, il mondo nuovo già sta nascendo.

Vigilare è stare attenti perché il cuore non sia invaso da ciò che non è Dio e si perda nel male che pare più forte e vincitore. Vigilare è pregare per lanciare verso Dio il grido della nostra umanità assetata di Lui… Vigilare e pregare gettando le reti su una parola di Gesù, mettendovi fede: la vostra liberazione è vicina!

Una liberazione che si attende non chini sotto il giogo della schiavitù ma già in piedi, ritti nella speranza che ci fa vigili e ci pone nella dignità di figli che si sanno amati e desiderati!

Avvento: tempo per lottare per la speranza! Avvento: tempo per ripetere sussurrandolo nella preghiera e gridandolo nel dolore: Maranathà! Il Signore viene! Vieni, Signore!