IV Domenica di Quaresima – Scelti da Lui

            

A PRESCINDERE DAI NOSTRI MERITI

–  1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5, 8-14; Gv 9, 1-14  –

"Gesù Cristo guarisce il cieco nato" (El Greco, 1570)

“Gesù Cristo guarisce il cieco nato” (El Greco, 1570)

Siamo giunti alla domenica detta Laetare (cioè “Rallegrati” che è l’inizio dell’antifona di ingresso di questa celebrazione ripresa da Is 66,10); la luminosità della Quaresima qui si fa esplicita; la radiosa tristezza ci è offerta oggi  chiaramente perché il segno del Cieco nato, che questa domenica leggiamo nell’Evangelo, ci indica Gesù come luce per il mondo e la sua Pasqua, ormai vicina, come “luogo” in cui per sempre questa luce vince le tenebre!

Anche oggi, come domenica scorsa, un racconto articolato ed intrigante del Quarto Evangelo. A differenza dei ciechi degli Evangeli Sinottici, questo cieco di Giovanni non chiede nulla, non sospetta neanche che possa guarire perché la luce la ignora, non sa proprio cosa sia: è cieco dalla nascita. Vive la sua condizione di tenebra, immerso nella tenebra … è Gesù che prende l’iniziativa di accostarsi a lui, e lo fa compiendo subito un gesto creazionale: fa del fango con la terra e la propria saliva e con esso gli unge gli occhi (Giovanni scrive “epéchrisen – cioè “unse” – un composto del verbo “chrio” da cui deriva “Christos”) … con questo gesto Gesù annuncia che è venuto per creare una nuova umanità che, uscita dalle tenebre del peccato, può intraprendere un cammino straordinario di immersione ed identificazione con Lui, il Cristo, il Figlio dell’uomo, il Verbo della vita, l’Inviato di Dio, Colui che narra il Padre … Unto come Gesù, è inviato ad immergersi nell’Inviato (la piscina di Siloe – la parola la  stessa radice del verbo ebraico che significa inviare – assurge qui a simbolo di Cristo stesso, Inviato dal Padre), come Gesù è perseguitato e cacciato fuori, è fatto capace di dire “Io sono” (che nel Quarto Evangelo solo Gesù può dire tanto che neanche il Battista dice Io sono voce ma dice semplicemente “Io voce di uno che grida” cfr Gv 1,23).

Come comprendiamo, è un vero itinerario battesimale che si dipana: dall’incontro con Cristo, all’immersione nell’Inviato di Dio; un itinerario che diviene vita, vita di immersione nel mondo con le sue contraddizioni e le sue resistenze violente al Regno.

E’ importante notare che Gesù, dopo la guarigione, scompare dalla scena e lascia solo colui che era stato cieco, lo lascia da solo, senza altro appoggio che ciò che ha sperimentato nell’incontro con Lui. Il guarito deve così scoprire, nel rapporto con il mondo, cosa aveva significato quel gesto e quella parola di Gesù, cosa aveva significato anche quella sua obbedienza alla parola che Gesù gli aveva detto: Va’ a lavarti alla piscina di Siloe. Colui che s’è lasciato illuminare, trasformare da Lui ora è capace di trovare in se stesso la forza ed il modo per affrontare diversamente la vita.

L’Evangelista Giovanni ci dice in questo racconto che è questa la via battesimale: chi è di Cristo perché unto da Lui, immerso in Lui, obbediente a Lui, ha ricevuto da Lui doni tali da avere di che testimoniare e di che spingersi sempre più avanti nella testimonianza a Colui con cui ormai “fa corpo” in quanto  unto come Lui, immerso in Lui, capace addirittura di dire l’“io sono” che, nel Quarto Evangelo, solo Gesù dice; chi è di Cristo è generato alla luce, ed è luce lui stesso!

E’ davvero straordinario il percorso di quest’uomo guarito, e straordinario può essere il percorso di noi uomini guariti, ricreati, immersi in Cristo, unti da Lui e come Lui, resi capaci di vivere nella luce.

La Quaresima è tempo in cui è necessario ancora riappropriarsi del nostro Battesimo, di rileggere la nostra vita a partire dall’evento-incontro con Lui, da quella scelta che il Signore ha fatto di ciascuno di noi a prescindere dai nostri “meriti”. Sì, perché c’è anche per noi un’elezione gratuita, che ci sceglie anche quando noi non ci siamo. Penso che la prima lettura di questa domenica, tratta dal Primo libro di Samuele, voglia condurci proprio a questa riflessione: siamo stati scelti quando eravamo assenti, e da uno che non guarda le apparenze ma al cuore, al profondo dell’uomo perché è in quel profondo che vuole abitare; Davide è scelto da Dio, attraverso Samuele, tra tutti i suoi fratelli di lui molto più appariscenti, ed è unto dal Profeta senza esitazioni. Tutto ciò comporterà a Davide una vita diversa; una vita di fatiche, di lotte, di persecuzioni, ma anche di vittorie … Davide attraverserà anche il peccato, ma saprà sempre ritrovare il profumo di quell’unzione di gioia con cui Dio l’aveva preferito ai compagni (cfr Sal 45,8).

Davide, il Cieco guarito, i cristiani di cui parla l’autore della Lettera ai cristiani di Efeso chiamati ad essere figli della luce … tutte icone per interpellarci sull’oggi del nostro Battesimo, sulle conseguenze che ha oggi il nostro Battesimo! Che compromissione per Cristo siamo oggi disposti a vivere? Lo spazio della nostra vita quotidiana è segnato da Cristo? Il Cieco guarito ha compiuto il suo esodo dalle tenebre all’adorazione del Signore Gesù; è questo l’esodo battesimale che oggi va verificato, l’esito non deve essere altro che l’adorazione del Signore

Al termine del racconto, Gesù si mostra di nuovo e ciò che l’Evangelista scrive è bellissimo: Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, avendolo trovato gli dice: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” e gli si rivela e gli rivela anche il senso di quella vista che gli ha donato: vedere Lui (“Chi è perché possa credere in Lui?” E Gesù: “E’ colui che parla con te!”), perché se si vede Lui si è entrati nella luce che tutto trasforma, nella luce della vita. Gesù va a trovare colui che era stato cacciato fuori per condurlo al suo ovile: si prende cura di lui, lo porta con sé; se prima lo aveva lasciato solo a testimoniare nella storia e alla storia, ora gli mostra che, in realtà, non era solo ma era accompagnato da una custodia che non viene mai meno. Ormai il guarito, se vuole, gli appartiene.

E questa è anche la nostra vicenda con Lui; per questo allora davvero possiamo rallegrarci accogliendo l’invito di Isaia e della liturgia della Chiesa! L’aurora luminosa che è Cristo Signore colora già di rosa l’orizzonte della storia (il rosa dei paramenti liturgici di questa domenica di gioia attenua sì il violaceo ma tingendolo dei colori della nuova aurora!); la Pasqua che celebreremo ancora ci annuncia che tutto è stato compiuto dall’amore di Dio; ora c’è un frattempo che noi dobbiamo riempire di compromissione gioiosa, adorando Lui, il Cristo, come Signore della nostra vita.

Apriamo con coraggio gli occhi sul suo volto che ci ha scelti, chiamati, amati, legati a sé, inviati nel mondo a compiere le opere di luce di Dio … contemplando il suo volto scopriremo su quel volto la misericordia che ogni giorno ci guarisce e ci illumina; per questo possiamo gioire! La vita in Cristo è vita di lotta, ma non disperata perché non c’è peccato che non trovi perdono e non c’è notte che, nel Risorto, non si tinga di nuovo dei colori dell’aurora!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 




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IV Domenica di Quaresima – Un uomo cieco dalla nascita

LA RADIOSA TRISTEZZA

 1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5, 8-14; Gv 9, 1-14

Siamo giunti alla domenica detta “Laetare” (cioè “Rallegrati” che è l’inizio dell’antifona di ingresso di questa celebrazione ripresa da Is 66,10); la luminosità della Quaresima qui si fa esplicita; la radiosa tristezza ci è offerta oggi  chiaramente perché il segno del Cieco nato, che questa domenica leggiamo nell’Evangelo, ci indica Gesù come luce per il mondo e la sua Pasqua, ormai vicina, come “luogo” in cui per sempre questa luce vince le tenebre!

Anche oggi, come domenica scorsa, un racconto articolato ed intrigante del Quarto Evangelo; a differenza dei ciechi degli Evangeli Sinottici, questo cieco di Giovanni non chiede nulla, non sospetta neanche che possa guarire perché la luce la ignora, non sa proprio cosa sia: è cieco dalla nascita. Vive la sua condizione di tenebra, immerso nella tenebra … è Gesù che prende l’iniziativa di accostarsi a lui e lo fa compiendo subito un gesto creazionale: fa del fango con la terra e la propria saliva e con esso gli unge gli occhi (Giovanni scrive “epéchrisen – cioè “unse” –un composto del verbo “chrio” da cui deriva “Christos”) … con questo gesto Gesù annuncia che è venuto per creare una nuova umanità che, uscita dalle tenebre del peccato, può intraprendere un cammino straordinario di immersione ed identificazione con Lui, il Cristo, il Figlio dell’uomo, il Verbo della vita, l’ Inviato di Dio, Colui che narra il Padre … Unto come Gesù, è inviato ad immergersi nell’ Inviato (la piscina di Siloe – la parola la  stessa radice del verbo ebraico che significa “inviare” – assurge qui a simbolo di Cristo stesso, Inviato dal Padre), come Gesù è perseguitato e cacciato fuori, è fatto capace di dire “Io sono” (che nel Quarto Evangelo solo Gesù può dire tanto che neanche il Battista dice Io sono voce ma dice semplicemente “Io voce di uno che grida” cfr Gv 1,23).

Come comprendiamo è un vero itinerario battesimale che si dipana: dall’incontro con Cristo, all’immersione nell’Inviato di Dio; un itinerario che diviene vita, vita di immersione nel mondo con le sue contraddizioni e le sue resistenze violente al Regno.

E’ importante notare che Gesù, dopo la guarigione, scompare dalla scena e lascia “solo” colui che era stato cieco, lo lascia da solo, senza altro appoggio che ciò che ha sperimentato nell’incontro con Lui. Il guarito deve così scoprire, nel rapporto con il mondo, cosa aveva significato quel gesto e quella parola di Gesù, cosa aveva significato anche quella sua obbedienza alla parola che Gesù gli aveva detto: Va’ a lavarti alla piscina di Siloe. Colui che s’è lasciato illuminare, trasformare da Lui ora è capace di trovare in se stesso la forza ed il modo per affrontare diversamente la vita.

L’ Evangelista Giovanni ci dice in questo racconto che è questa la via battesimale: chi è di Cristo perché unto da Lui, immerso in Lui, obbediente a Lui, ha ricevuto da Lui doni tali da avere di che testimoniare e di che spingersi sempre più avanti nella testimonianza a Colui con cui ormai “fa corpo” in quanto  unto come Lui, immerso in Lui, capace addirittura di dire l’ “io sono” che, nel Quarto Evangelo, solo Gesù dice; chi è di Cristo è generato alla luce ed è luce lui stesso!

E’ davvero straordinario il percorso di quest’uomo guarito e straordinario può essere il percorso di noi uomini guariti, ricreati, immersi in Cristo, unti da Lui e come Lui, resi capaci di vivere nella luce.

La Quaresima è tempo in cui è necessario ancora riappropriarsi del nostro Battesimo, di rileggere la nostra vita a partire dall’evento-incontro con Lui, da quella scelta che il Signore ha fatto di ciascuno di noi a prescindere dai nostri “meriti”. Sì, perché c’è anche per noi un’elezione gratuita che ci sceglie anche quando noi non ci siamo. Penso che la prima lettura di questa domenica, tratta dal Primo libro di Samuele, voglia condurci proprio a questa riflessione: siamo stati scelti quando eravamo assenti e da uno che non guarda le apparenze ma al cuore, al profondo dell’uomo perché è in quel profondo che vuole abitare; Davide è scelto da Dio, attraverso Samuele, tra tutti i suoi fratelli di lui molto più appariscenti ed è unto dal Profeta senza esitazioni. Tutto ciò comporterà a Davide una vita altra, diversa; una vita di fatiche, di lotte, di persecuzioni, ma anche di vittorie … Davide attraverserà anche il peccato ma saprà sempre ritrovare il profumo di quell’ unzione di gioia con cui Dio l’aveva preferito ai compagni (cfr Sal 45,8).

Davide, il Cieco guarito, i cristiani di cui parla l’autore della Lettera ai cristiani di Efeso chiamati ad essere figli della luce … tutte icone per interpellarci sull’ oggi del nostro Battesimo, sulle conseguenze che ha oggi il nostro Battesimo! Che compromissione per Cristo siamo oggi disposti a vivere? Lo spazio della nostra vita quotidiana è segnato da Cristo? Il Cieco guarito ha compiuto il suo esodo dalle tenebre all’adorazione del Signore Gesù; è questo l’esodo battesimale che oggi va verificato, l’ esito non deve essere altro che l’ adorazione del Signore

Al termine del racconto Gesù si mostra di nuovo e ciò che l’Evangelista scrive è bellissimo: Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, avendolo trovato gli dice: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” e gli si rivela e gli rivela anche il senso di quella vista che gli ha donato: vedere Lui (“Chi è perché possa credere in Lui?” E Gesù: “E’ colui che parla con te!”), perché se si vede Lui si è entrati nella luce che tutto trasforma, nella luce della vita. Gesù va a trovare colui che era stato cacciato fuori per condurlo al suo ovile; si prende cura di lui, lo porta con sé; se prima lo aveva lasciato solo a testimoniare nella storia e alla storia, ora gli mostra che, in realtà, non era solo ma era accompagnato da una custodia che non viene mai meno. Ormai il guarito, se vuole, gli appartiene.

E questa è anche la nostra vicenda con Lui; per questo allora davvero possiamo rallegrarci accogliendo l’invito di Isaia e della liturgia della Chiesa! L’ aurora luminosa che è Cristo Signore colora già di rosa l’orizzonte della storia (il rosa dei paramenti liturgici di questa domenica di gioia attenua sì il violaceo ma tingendolo dei colori della nuova aurora!); la Pasqua che celebreremo ancora ci annuncia che tutto è stato compiuto dall’amore di Dio; ora c’è un frattempo che noi dobbiamo riempire di compromissione gioiosa adorando Lui, il Cristo, come Signore della nostra vita.

Apriamo con coraggio gli occhi sul suo volto che ci ha scelti, chiamati, amati, legati a sé, inviati nel mondo a compiere le opere di luce di Dio … contemplando il suo volto scopriremo su quel volto la misericordia che ogni giorno ci guarisce e ci illumina; per questo possiamo gioire! La vita in Cristo è vita di lotta ma non disperata perché non c’è peccato che non trovi perdono  e non c’è notte che, nel Risorto, non si tinga di nuovo dei colori dell’aurora!




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