I Domenica di Quaresima (Anno C) – Lo stile di Gesù

 

UNA LOTTA COMBATTUTA E VINTA

Dt 26, 4-10; Sal 90; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13

La Quaresima inizia subito mettendoci dinanzi alla necessità del combattimento spirituale e lo fa mostrandoci Gesù che inizia la sua missione di Figlio e Messia proprio combattendo, anzi iniziando a combattere.

L’incarnazione del Figlio non ha voluto assolutamente alcuna esenzione da questa lotta, proprio come tutti i figli di Adam: lotta per una vita che sia umana, lotta per un vita che abbia senso, lotta contro l’amore di sé, lotta per una vita alla presenza di Dio (cfr Gen 17, 1) e secondo la sua volontà. L’Adam esce dal suo nascondiglio ove l’aveva rintanato l’inganno del serpente, il quale gli aveva narrato Dio come rivale e nemico (cfr Gen 3, 8). In Gesù finalmente l’Adam esce pienamente allo scoperto ed affronta la lotta con il serpente antico e vince quella lotta; una lotta che tanti, anche nella Prima Alleanza, avevano combattuto ma mai con una vittoria piena. La Scrittura, infatti, non teme di mostrarci anche il peccato e le cadute dei padri: Abramo che tenta di realizzare da se stesso la promessa dandosi un figlio dalla schiava, senza attendere la promessa di Dio (cfr Gen 16, 1-4); Mosé che vacilla nella fede nel battere per due volte la roccia nel deserto a Meriba (cfr Num 20, 11-13); David che pecca con Betsabea (cfr 2Sam 11-12); Salomone che pecca di idolatria a causa delle sue mogli e concubine (cfr 1Re 11, 4) … uomini che hanno lottato ma non hanno sempre vinto.
Ora Gesù, uscito dal Giordano, è condotto dallo Spirito ad affrontare questo combattimento… gli Evangeli sono chiari su questo: è lo Spirito che lo conduce nel deserto, lì dove deve fare i conti solo con se stesso e con il tentatore; lì deve sperimentare quella parola che vuole contraddire Dio e le sue vie, quella parola che brucia la sua carne umana, carne comune a tutti gli uomini. La tentazione gli brucia dentro, ed è tentazione di assecondare le idee messianiche del suo popolo … in fondo la tentazione è una sola: essere accetto e popolare perché asseconda le attese della gente o essere obbediente alla Parola del Padre, usare la sua identità di Figlio o realizzarla nell’obbedienza povera ed amorosa.

Luca, come Matteo, drammatizza questa tentazione e la ricalca sul frutto proibito del giardino dell’in-principio: «buono da mangiare, bello da vedere, desiderabile per essere come Dio» (cfr Gen 3, 6).
Nella loro forma, le tentazioni sono pienamente accordate allo “stile” del diavolo (Luca così chiama il tentatore), di colui che vuole dividere da Dio, da se stessi, dagli altri! Dividere!
E’ sempre questo lo scopo del tentatore. Qui persegue il suo scopo cercando di far sì che Gesù si centri unicamente su se stesso, sulla sua infinita possibilità di imporsi, visto che è davvero Figlio di Dio! Le tentazioni, lo capiamo subito, sono allacciate direttamente al Battesimo al Giordano, in cui Gesù ha avuto la definitiva rivelazione di essere il Figlio (cfr Lc 3, 21-22), figliolanza che la stessa genealogia dell’Evangelo di Luca ha confermato: da Gesù la genealogia arriva fino ad Adamo, figlio di Dio (cfr Lc 3, 23-38)!
Ora il Figlio provi che è davvero il Figlio, anzi, sfrutti questa sua identità!

La prima tentazione è di ricchezza e di godimento senza fatica: quelle pietre che potrebbero diventare pane gli farebbero saltare ogni fatica umana e gli darebbero immensa ricchezza. Gesù dice no a questa logica di privilegio … c’è ben altro pane di cui si può vivere.
Gesù non disprezza il pane quotidiano (insegnerà a pregare per chiederlo!), ma indica anche altro di cui vivere, e quell’altro, la Parola del Padre, sarà anche via per dare il pane agli affamati nella strada della condivisione e dell’ascolto del bisogno dell’altro.

La seconda tentazione è di puntare al potere; è l’unica tentazione in cui il diavolo non dice “Se sei Figlio di Dio”! Il diavolo qui è audace e sfacciato, chiedendo di essere adorato; così l’Evangelista ci dice una verità cruda che dovremmo sempre ricordare: chi vuole smodatamente il potere (nelle parole del tentatore ricorre la parola “tutto”: Tutti i regni della terra; Ti darò tutta questa potenza) è uno che si prostra al diavolo; chi vuole tutto quel potere adora un altro dio. Gesù oppone anche qui un no fermo e distaccato. No! Riflettiamoci: Lui non ha voluto uno stato cristiano, un partito cristiano, un potere cristiano … “stato”, “partito”, “potere” sono tutte parole incompatibili con cristiano!
Non si può puntare al potere ed essere discepoli di Cristo! Se questo l’avessimo sempre capito, se avessimo gridato i nostri no netti ai tanti “Costantino” che si sono profilati nella storia cristiana; se non ci fossimo illusi alle lusinghe di imperi e corone; se avessimo detto quel no chiaro come lo disse Gesù nel deserto, allora non avremmo tradito l’Evangelo come troppo spesso abbiamo fatto. Gesù non puntò al potere, ma al servizio!

La terza tentazione è terribile perché è la tentazione dell’orgoglio, ed è una tentazione “religiosa”. Luca sposta l’ordine delle tentazioni di Matteo, e pone come culmine delle tentazioni questa del pinnacolo del Tempio; e questo certamente perché tutto l’Evangelo lucano punta a Gerusalemme, la Santa Città, meta di tutto l’Evangelo. Già il racconto dell’infanzia termina con l’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio (cfr Lc 2, 41-50); dal capitolo nono Luca fa iniziare un lungo viaggio di Gesù che ha come meta Gerusalemme e dunque la sua Pasqua e, per tener fermo questo intento, Luca “taglia” ogni andata intermedia di Gesù sempre a Gerusalemme (cfr Lc 9, 51). Tutto l’evangelo termina quindi a Gerusalemme, con gli apostoli che “stavano sempre nel Tempio” (cfr Lc 24, 53). Dunque anche le tentazioni culminano a Gerusalemme, ma questo culmine ci dice anche che la tentazione più subdola e sottile è proprio la tentazione “religiosa”, quella di presumere e pretendere di avere un Dio “a disposizione”, che obbedisca e faccia miracoli per accreditarci e farci avere potere! Terribile!

Lo stile di Gesù è un altro: è l’umiltà e l’obbedienza al Padre.
La pagina di oggi ci interpella e a livello personale e a livello ecclesiale.

Anche come Chiesa, vorrei dire principalmente come Chiesa, siamo tentati di continuo di pensare che se abbiamo soldi, se abbiamo un po’ di potere politico e se (magari!) potessimo fare i miracoli (e forse per questo incoraggiamo una fede miracolistica e chiediamo alche i miracoli per poter proclamare i santi!) avremmo risolto tutti i problemi. Sì, ma ci metteremmo dalla parte del diavolo!

Gesù fece miracoli, ma sempre come “segni”, non come soluzione dei problemi in modo spiccio; e mai per favorire le attese messianiche della gente … Gesù fece i miracoli per rendere credibile la via della Croce; non li fece per eliminare la Croce o per correggere la logica della Croce.
Gesù non saltò l’umano facendo pane dalle pietre, ma volle essere uomo senza esenzioni per essere davvero con noi.
Gesù non volle dominare il mondo con il potere di questo mondo ma divenne Signore attraverso la via dell’amore che fu la via della Croce!
Gesù non si gettò dal pinnacolo del Tempio per mostrare la grandiosità della potenza di Dio, poichè questa sarebbe stata una grandiosità secondo gli uomini che nulla direbbe dell’identità del vero Dio. Buttarsi dal Tempio sarebbe spettacolo, e non rivelazione! Gesù si getterà invece nelle mani del Padre nell’ora suprema dell’amore, nell’ora della Croce (cfr Lc 23, 46).

Le tentazioni ci dicono quale fu lo stile di Gesù, la sua strada; quale fu la sua lotta.

Nel deserto Gesù vinse, ma non vinse solo per sé; nel deserto Gesù immise il principio di questa vittoria nelle fibre dell’umanità tutta. Lottando e vincendo, nel deserto ci condusse già ad una possibilità di vittoria.

Il diavolo si allontanò da Lui in quell’ora, ma già progettando di tornare al tempo fissato: la passione infatti inizierà con «Satana che entrò in Giuda che faceva parte del novero dei dodici» (cfr Lc 22,3).

Nella cena Gesù dirà ai suoi che avevano perseverato con Lui nelle sue prove, nelle sue tentazioni (la parola greca che Luca usa è proprio “perirasmós”, la stessa che viene usata nel passo di oggi!), e ciò è rivelativo del fatto che tutto il cammino di Gesù fu un cammino di lotta, di resistenza nelle tentazioni. Proprio come il nostro cammino … è così! La vita cristiana è questo; chi pensa il contrario è un illuso che rischia di cadere miseramente.
La vita cristiana è lotta, ma una lotta che Cristo ha già combattuto e vinta per noi, ed a cui ci è richiesto di associarci per rendere piena e vera la nostra libertà.

La Quaresima è tempo di esercizio per assumere questa lotta quotidiana!
Con Cristo! Mai da soli!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) – Il rifiuto del profeta

 

…E TU NON SPAVENTARTI

Ger 1, 4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12, 31-13,13; Lc 4, 21-30

Interessante e stimolante l’Evangelo di questa domenica; è il seguito di ciò che leggevamo domenica scorsa del discorso nella Sinagoga di Nazareth. Gesù non commenta esegeticamente, come abbiamo visto, il testo del Libro di Isaia che ha letto, ma ne proclama il compimento nella sua persona, nella sua presenza, nella sua azione.
La meraviglia dei nazaretani si muta in ira e addirittura in propositi omicidi, ed il passaggio avviene sotto un chiara provocazione di Gesù stesso che previene la loro reazione dopo aver ascoltato dalle loro labbra meravigliate quella domanda, che troviamo anche negli altri Evangeli, circa la sua origine ordinaria e nota: «Non è il figlio di Giuseppe?». Gesù previene la loro obiezione più grande e più grave alla sua opera ed alla sua persona: vorrebbero miracoli a loro beneficio e questo accampando un primato ed una pretesa su Gesù e la sua opera, quasi come se Gesù appartenesse loro per diritto “di campanile”.

Il racconto ci fa chiaro che il discorso nella Sinagoga di Nazareth non è il primo atto pubblico di Gesù dopo il Battesimo al Giordano e dopo il suo soggiorno nel deserto, ci sono stati già e predicazione e miracoli avvenuti altrove in Galilea, tanto che la sua fama si è diffusa e fa sorgere nei suoi concittadini pretese, recriminazioni e gelosie.
Sta di fatto che Luca opera una scelta: aprire la vita pubblica di Gesù con questo discorso rivelativo della sua missione come compimento di una parola di promessa e con il rifiuto dei suoi, prima sotterraneo e poi addirittura violento.

Perché questa scelta?
Perché l’Evangelo vuole essere un’ampia illustrazione del mistero del rifiuto del Messia. Un rifiuto che, sia chiaro, non è solo di Israele ma dell’uomo in quanto tale. E’ l’uomo, infatti, che è contraddetto paradossalmente dal Messia che annunzia l’oggi” di Dio e la liberazione dei prigionieri e dei miseri …
Viene da chiedersi: ma perché l’uomo si sente contraddetto da un Salvatore? Mi pare che la risposta possa essere solo nel fatto che l’uomo vorrebbe salvarsi da solo, o vorrebbe usare Dio a proprio piacimento quasi come un possesso da mettere in atto nel bisogno e nello “straordinario” e non nell’ordinario della vita! Certo: nell’ordinario Dio disturba, intralcia, è esigente, vuole essere “Signore” … chi vuole miracoli vuole, di contro, un Dio “al servizio”, un Dio “usabile”, un Dio che non può essere proclamato “Signore” perché non gli si vuol dare un primato, ma lo si vuole usare.

E’ la perniciosa “via dei miracoli” (non a caso dico così! Chi ha orecchi per intendere intenda!), via che svia l’Evangelo in religione e pone sul volto di Dio ancora maschere perverse ed irreali! Gesù non accetta questa via, né può accettare di appartenere ad una città (sia pure la sua!), ad una popolazione!

Gesù è universale, la sua patria è il mondo, e Gesù lo grida con forza e fermezza facendo riferimenti universalistici già contenuti nella Prima Alleanza: l’episodio della vedova di Zarepta (cfr 1Re 17, 1ss) e la guarigione di Naaman il Siro da parte di Eliseo (cfr 2Re 5, 1-19)!
Nessuno possiede Dio; tutti, invece, sono chiamati a farsi possedere da Lui e dal suo amore, e questo comporta che a Lui ci si consegni.

La reazione violenta dei nazaretani conclude l’episodio tragicamente, mostrandoci il dramma del rifiuto del Messia che sarà il nodo centrale della vicenda di Gesù. Luca ci dà qui, già all’inizio del suo Evangelo, una via per capire questo dramma. In primo luogo il rifiuto che Gesù qui subisce e quello che si concretizzerà nell’ora del Golgotha; non è un fatto isolato, né è un fatto del passato. E’ qualcosa che ogni generazione di discepoli dovrà provare.

Gesù, infatti, dice: «Nessun profeta è ben accetto in patria»
Il rifiuto dei profeti è qualcosa che è sempre accaduto e sempre accadrà. Ce lo testimonia anche Geremia nel testo che oggi leggiamo dal libro dei suoi oracoli, e che è il racconto della sua vocazione: «Tu non spaventarti …ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno».

La sorte di tutti i profeti è questa, e Gesù neanche qui ha voluto esenzioni; Lui, che è il profeta più grande, ha subito il grande rifiuto, quello della croce. Questa non fu il frutto della malvagità e della sclerocardìa di giudei e romani di quella generazione, ma è il frutto della comune durezza di cuore di tutte le generazioni.

Ogni discepolo di Gesù allora lo sappia: nel Battesimo fu unto profeta e, se vuole essere fedele a quel dono battesimale, si deve aspettare persecuzione e rifiuto.

Quando nei secoli cristiani sono emersi profeti disposti a vivere l’Evangelo con radicalità e hanno gridato i loro “no” al mondo e alla Chiesa stessa hanno subito persecuzione, rifiuto, e molto spesso hanno versato il sangue. Proprio come il loro Signore! La verità è che se non subiamo persecuzione è perché non siamo profeti, perché non mostriamo il volto contraddicente ed esigente del Dio, di Gesù Cristo.

La finale del passo di oggi, poi, ci mostra Gesù che passa in mezzo ai suoi concittadini infuriati e se ne va … mostrandosi libero e sovrano.
Pare un anticipo dell’esito pasquale della Croce: la Risurrezione. La corsa dell’Evangelo non è arrestata dalla violenza dei nazaretani, così come non ci riuscirà la violenza dei crocifissori.

I profeti capaci di patire e di morire per l’annunzio delle esigenze dell’Evangelo sono più vivi che mai, come il loro Signore che è risorto!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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I Domenica di Quaresima – Togli la tentazione e nessuno si salverà

E’ LO SPIRITO A CONDURCI NEL DESERTO

Dt 26, 4-10; Sal 90; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13

 

 La Quaresima inizia nel deserto!

L’Evangelo con cui la Chiesa ogni anno inizia questo tempo “favorevole” (un tempo, cioè, che può “favorire” la nostra piena adesione al Signore!) è quello del racconto delle Tentazioni di Gesù nel deserto. Quest’anno è il racconto di Luca che ci prende per mano e ci conduce in questo nuovo deserto quaresimale in questo anno di grazia.

Il deserto…è il luogo in cui si rimane con se stessi, in cui è possibile fare i conti con se stessi, è il luogo in cui si scopre l’emergere dal profondo di noi delle dominanti mondane che vorrebbero fagocitarci e possederci. Il deserto è il luogo in cui è necessario riconoscere che dal profondo di noi emerge la tendenza a “salvare se stessi”, a volere per sé gli altri per usarli, a volere per sé le cose per usarne, a volere per sé il potere per essere assolutamente indipendenti da chiunque! Moti tutti che sorgono da dentro l’uomo, e che sono sua responsabilità…non dipendono dagli altri, dalle loro provocazioni o miserie…il deserto è utilissimo anche per questo: ci riconduce a noi come responsabili dei nostri moti negativi e ci impedisce di accusare gli altri (che non ci sono!); perfino Gesù, vero Dio e vero uomo, non potette non sperimentare queste dominanti mondane che gli insorgevano da dentro per la scelta di Dio di condividere “in tutto la nostra condizione umana” (cfr Eb 2, 17-18).

Il deserto è “icona” di questo tempo di Quaresima perché questo tempo è un tempo per stare difronte a noi stessi, direi, con brutalità, senza darsi sconti, senza chiudere gli occhi; è un tempo per invocare da Dio una più grande conoscenza di sé; per permettere alla Parola di essere scudo e baluardo dinanzi alle onde del mondo, che vorrebbero invadere la nostra umanità disumanizzandola.

Il racconto evangelico delle Tentazioni ci suggerisce una cosa di capitale importanza: è lo Spirito che conduce Gesù nel deserto! E anche per noi è così: non è la nostra buona volontà a spingerci nel deserto quaresimale, è lo Spirito che vuole condurci in questo deserto per un “faccia a faccia” con la nostra verità. Un “faccia a faccia” doloroso e faticoso, ma in cui la presenza dello Spirito è garanzia di un’autentica possibilità di lotta e di una lotta “non disperata”!

Il cammino di Quaresima è un cammino che vuole, in fondo, solo una cosa: la ripresa coraggiosa del primato di Dio nel cuore del credente. Un primato che si può proclamare quando si è “conosciuto” il Signore, si è fatta, cioè, vera esperienza di essere amati e salvati, quando si è fatta esperienza di figliolanza!

Il testo del Deuteronomio che si legge in questa domenica ci fa fare una lettura dell’opera di salvezza definitiva che Dio ha compiuto, ci racconta in modo sintetico l’esperienza dell’Esodo in cui Israele “conobbe” il Signore… L’esito di quell’esperienza fu una terra di libertà. In quella terra di libertà però Israele deve imparare a riconoscere il primato di Dio e la salvezza che viene solo da Lui; solo se farà questo rimarrà radicalmente libero! L’offerta delle primizie, che il Deuteronomio prescrive, va proprio in questa direzione: deporre davanti a Dio quei frutti e prostrarsi è riconoscere la sua signorìa, il suo primato, la sua paternità. Quando Israele non lo farà (o lo farà solo ritualmente!) cadrà nell’idolatria, e potrà giungere a servirsi di Dio per avere potere o farsi valere.

Nel deserto Gesù è tentato proprio su questo primato di Dio, di quel Dio che, nel Battesimo al Giordano, gli si è rivelato come Padre. (cfr Lc 3, 21-22). Una paternità che va riconosciuta e vissuta, non usata! Le tentazioni che Luca racconta (in diverso ordine rispetto a Matteo) sono quelle che può subire il credente, la Chiesa; le subì già Israele. E’ la tentazione di far coincidere il progetto messianico, il progetto dell’Evangelo, con un progetto sociale e politico, o la tentazione di una manifestazione spettacolare e risolutiva della “religione”. Per ben due volte il diavolo si rivolge a Gesù con una parola terribile: Se sei figlio di Dio…è terribile perché mette in gioco la figliolanza, ciò che Lui è…mette in gioco e in dubbio l’esito del faticoso cammino di comprensione di sé che Gesù ha compiuto fino al Battesimo al Giordano. Sulla parola paterna di Dio Gesù scommette tutta la sua vita, per quella parola farà bruciare di amore tutta la sua fedeltà…e ora, proprio su quella parola di dichiarazione di figliolanza, il tentatore insinua il suo veleno…

Il demonio, infatti, cerca di insinuare il dubbio sulla figliolanza in modo subdolamente strumentale: quello che vorrebbe è che Gesù usasse la paternità di Dio e non le fosse obbediente nell’amore “fino all’estremo”. Vorrebbe che Gesù, profittando di quella figliolanza, imboccasse una via disumana: saltare la fatica dell’umano e della storia. E’ il contenuto della prima tentazione: le pietre da far diventare pane sono l’icona terribile di una fatica da saltare…il pane, infatti, non si fa con le pietre ma con una molteplice fatica (dal contadino al fornaio) tesa a dare cibo e vita agli uomini.

Gesù, che è venuto ad umanizzare l’uomo, non può e non vuole avallare questa via miracolistica e deresponsabilizzante…Dio non è un ponte che scavalca l’umano, è invece la strada per attraversarlo e gustarlo fino in fondo…

La terza tentazione per Luca è a Gerusalemme, meta di tutto il suo Evangelo e quindi anche della via anti-evangelica che il diavolo propone a Gesù. Questa tentazione a Gerusalemme è la suprema perché è la tentazione della “religione”: buttarsi giù dal Tempio può apparire un gesto che manifesta la grandezza e la potenza di Dio, un gesto che “rivelerebbe” la sua gloria! Il problema è che la gloria di Dio non è uno spettacolo stupefacente, la gloria di Dio è lo spettacolo della croce! Solo in quello spettacolo (Luca dirà “theorìa” cfr Lc 23,48) ci sarà la vera rivelazione di Dio! Anche per questa tentazione il diavolo la gioca sul dubbio della figliolanza…un uso, lo ripeto, strumentale del dubbio; perché il dubbio porti all’uso di Dio.

Il diavolo è sottile perché sa che chi usa Dio gli toglie il primato e la signoria, chi usa Dio (o pretende di farlo) lo cosifica, e proclama se stesso signore di tutto, perfino di Dio che usa come strumento per i propri fini.

Nella seconda tentazione Dio non è neanche nominato dal diavolo perché in questa tentazione egli vorrebbe sostituirsi a Dio davanti a Gesù, tanto che osa chiedergli adorazione! Una mostruosità senza fine: Dio in adorazione della perversione e del potere! Dinanzi a questa tentazione seducente ed inebriante di un potere senza limiti ma comprato con l’unica moneta che lo ottiene, l’“adorazione” del male, è Gesù che proclama il nome liberante di Dio, e ancora citando la Scrittura (cfr Dt 6, 13)…

Gesù vinse realmente le tentazioni perché veramente ebbe fame e pensò di soddisfarla saltando le fatiche degli uomini; veramente si sentì inebriare dalla visione di un potere inimmaginabile; veramente sentì bruciargli dentro la tentazione di usare Dio per soggiogare gli uomini…veramente sudò sangue dinanzi all’orrore della croce e di una morte che il mondo gli gridava “inutile” e “insensata”…

Gesù, con la forza dell’amore per il Padre e per gli uomini suoi fratelli, con l’amore per la Parola contenuta nelle Scritture attraversò la tentazione! E fu inizio del suo esodo, inizio della sua Pasqua! Per attraversare davvero la tentazione, infatti, Gesù alla fine morì sulla croce per amore del Padre e degli uomini; lì superò l’estrema tentazione di salvare se stesso con le sue mani e lo fece consegnandosi alle mani “invisibili” del Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (cfr Lc 23, 46).

Attraversare le tentazioni è principio di esodo anche per noi…questo attraversamento sarà la nostra Pasqua. Gesù ci ha preceduti e ci ha aperto una strada. Come scriverà Agostino: “Ha vinto per no”.

Su quella sua vittoria iniziamo questa Quaresima per giungere all’esodo pasquale assieme a Gesù. Con Lui sarà possibile attraversare la nostra esistenza di uomini segnati dalla tentazione dell’autosufficienza e della gloria. Con Lui sarà possibile riaffermare il nostro essere figli consegnati alle mani del Padre. Con Lui, percorrendo le strade delle Scritture, opporremo al mondo i nostri “no” in quella lotta che ci salva perché  come diceva S. Antonio il Grande: “Chi non avrà conosciuto la tentazione non potrà entrare nel Regno dei cieli, togli la tentazione e nessuno si salverà”.

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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IV Domenica del Tempo Ordinario – Un profeta scomodo

 

I PROFETI NON SONO MAI NELLA MAGGIORANZA

 Ger 1, 4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12,31-13, 13; Lc 4, 21-30 

 

Elia e la vedova di Sarepta (G. Lanfranco, Roma)

Gesù suscita stupore negli abitanti di Nazareth, suoi concittadini: “Erano stupiti delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca“…Il loro, però, è uno stupore che “marcisce” a causa dell’interesse personale e dall’utilitarismo…lo stupore “marcisce” perchè affondato nella “religione” che cerca il proprio tornaconto, la propria “salvezza”, che cerca Dio solo per servirsi di Lui…I nazaretani, infatti, del discorso inaugurale del suo ministero che Gesù ha appena pronunziato nella loro sinagoga commentando l’evangelo di Isaia (cfr Is 61,1ss) non colgono nulla! Hanno fisso in cuore solo un pensiero: come usare Gesù?

Hanno sentito dire dei suoi “miracoli” avvenuti a Cafarnao e ora vogliono lo stesso per loro. Su Gesù e sui suoi segni reclamano diritti: sono suoi concittadini! Gesù ha sentito queste loro recriminazioni…ha udito mezze parole, ha avvertito le loro mormorazioni, ha percepito le loro attese…I suoi concittadini hanno proclamato il loro stupore dinanzi alle parole di grazia che ascoltano da Lui, e “grazia” vuol dire “dono”, “gratuità”, vuol dire un dono sovrabbondante ed inaspettato…in realtà, però, essi abbandonano la strada del dono gratuito ed imboccano la via della pretesa, dell’accampare diritti…parlano di “patria”; un’espressione questa sempre “indecente” sulle labbra di un credente! Un’espressione che crea particolarismi, divisioni; una parola pericolosa “patria”, perchè a volte, come ha scritto spesso Enzo Bianchi, diventa facilmente un concetto “contro” gli altri, un concetto che tende a creare barriere e privilegi!

E’ quello che vogliono i nazaretani i quali pretendono che Gesù sia loro…ma, si badi, non perchè hanno capito, come dicevamo domenica scorsa, che Gesù è l’evangelo, ma perchè sperano di poter ricavare da Gesù qualcosa per loro. Il loro stupore “marcisce” perchè non si apre alla fede in quel Gesù che è l’evangelo per loro, sì, ma anche per tutti gli uomini!

Gesù aveva detto, leggendo Isaia: “Lo Spirito del Signore è su di me…e mi invia ad annunziare ai poveri un evangelo”! E loro, i nazaretani, non sono poveri, perchè sono ricchi delle loro pretese; sono ricchi della presunzione che Gesù sia loro proprietà.

Gesù questo non può accettarlo e si pone subito sulla linea dei grandi profeti del passato; anche Elia ed Eliseo fecero grandi miracoli per “quelli di fuori”: la vedova di Sarepta di Sidone, e Naaman il Siro non avevano titoli di pretesa dinanzi al profeta, e neanche dinanzi al Signore…e se Naaman va ad Eliseo chiedendo la guarigione, la povera vedova addirittura non aveva chiesto nulla! Entrambi, però, vengono presentati come incapaci di accampare alcun diritto.

Il problema di fondo è sempre quello di Adam: rigettare la logica del dono per accogliere la logica perversa della pretesa, se non addirittura quella della “rapina”! (cfr Fil 2,6).

I suoi concittadini alla fine, visto che riescono ad “usare Gesù” per i loro scopi, arrivano a progettare di ucciderlo: Gesù o è loro, o è meglio che non sia di nessuno! Questa è la loro logica perversa! Meglio uccidere un “messia” che non serve! La logica di patria è diventata subito una logica “contro” gli altri: contro Gesù che non accondiscende ai loro desideri, contro gli altri che non siano nazaretani, a cui desidererebbero sottrarre sia le parole di grazia che dice Gesù, sia soprattutto i suoi miracoli!

La scena conclusiva di questo racconto di Luca è davvero tragica: lo conducono fuori dalla città e cercano di gettarlo nel vuoto. Scena tragica che ci conduce alla fine della vicenda di Gesù, quando verrà condotto fuori dalla città e gettato nel vuoto della morte.

C’è poco da fare: Gesù è un profeta scomodo da seguire; le sue vie sono vie senza esenzioni, senza “patrie” e senza particolarismi!

Oggi accade un po’ quello che accadeva a Nazareth in quel giorno di rivelazione: tanti si stupiscono di Gesù, lo ammirano, sono interessati a Lui, forse alcuni sono ammirati perfino di alcune opere della sua Chiesa; ma quanto a seguirlo ed a compromettersi per Lui, non se ne parla neanche! E quando qualcuno vuole farlo davvero, il nostro mondo cerca subito di “ricondurlo alla ragione, invitandolo a “non esagerare”, ad essere “sanamente” mediocre!

E’ quello che succede quando lo stupore non diventa fede, è quello che succede  qundo lo stupore inizia a fare i calcoli e non vuole essere strada per vite compromesse.

Gesù è profeta scomodo perchè fa uscire fuori dal banale, ed il banale, per il mondo, è tanto rassicurante! Il banale è poi molto comodo per i potenti che vogliono gestire uomini banali e pronti a vendersi tutto per i propri privilegi sia pure piccoli piccoli!

Seguire Gesù, cogliendo davvero le parole di grazia che sono sulla sua bocca, significa diventare, con Lui, profeti scomodi di un’umanità segnata da quell’amore tanto scomodo, che Paolo canta straordinariamente nel celebre inno all’amore della sua Prima Lettera ai cristiani di Corinto, e che oggi si ascolta in questa liturgia.

Essere profeti scomodi: questa è la vocazione della Chiesa!

Non bisogna però dimenticare una cosa: essere profeti scomodi significa essere sempre “minoranza”. I profeti, ricordiamolo con forza, non sono mai nella maggioranza! Dobbiamo rifletterci: la folla non è mai profetica…è rivoluzionaria  e  violenta (e infatti le grandi rivoluzioni che la storia ricorda ce lo dimostrano!). Per questo le rivoluzioni non cambiano il mondo…checchè se ne dica! Le rivoluzioni abbattono giustamente dei tiranni ma ne creano di nuovi e, a volte, più tremendi dei precedenti. La profezia, invece, lotta per cambiare il mondo attraverso un piccolo gregge minoritario che è disposto a pagare il prezzo della solitudine e dell’incomprensione; la profezia viene sempre trascinata fuori dalla città degli uomini per essere uccisa; lì però parla più autenticamente ancora!

I credenti sono profeti di un mondo nuovo aperto al futuro di Dio, ma paradossalmente il mondo li rigetta e ride di loro, accusandoli di essere superati, vecchi, incapaci di “aggiornarsi”…è una delle tante mistificazioni del mondo per soffocare l’Evangelo!

Gesù a Nazareth oppone alla violenza cieca dei suoi concittadini la ferma volontà di continuare ad essere ciò che è, senza compromessi, senza accomodamenti!

Gesù è nemico di ogni conformismo!

Noi credenti di oggi siamo “complici” di Gesù, o siamo “complici” del mondo che ci vuole innocui, allieneati e conformi al suo quietismo?

P. Fabrizio Cristarella Orestano




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