Domenica delle Palme – Diamo accesso a Cristo, Re e Signore

LA GRANDE SETTIMANA, CHE HA FATTO SANTI TUTTI I NOSTRI GIORNI

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Lc 22, 1- 23. 56

 

“Entrata in Gerusalemme” (Beato Angelico, Museo nazionale di San Marco – Firenze)

Noi dobbiamo entrare nella Pasqua di Gesù, ma è soprattutto la Pasqua di Gesù che deve prendere possesso delle nostre vite, dei nostri concretissimi giorni, delle nostre dinamiche umane, dei nostri occhi affinché vediamo a partire dalla Croce di Cristo, dei nostri passi affinché camminiamo secondo l’Evangelo…

Inizia oggi la Settimana Santa, la Grande Settimana…è una settimana santa perché è davvero un tempo “altro” che ciascun battezzato dovrebbe vivere non perché sia un’isola “santa”  in mezzo a giorni “profani” (lasciamo queste distinzioni ai pagani!) ma perché sono giorni che hanno fatto “santi” tutti i giorni, perché dalle ore di quell’aprile dell’anno 30 nulla è più come prima … e beati gli occhi ed i cuori che sanno cogliere questa alterità.

Ogni anno la comunità credente si ferma per ritrovare quelle radici di santità, di alterità, di possibilità di uscire davvero dalle asfissie mondane … e la radice è in una passione … è in un soffrire!

Noi cristiani non siamo dei fanatici del dolore per il dolore (sarebbe insanità!), né possiamo essere gente che non sa gustare la gioia (siamo gli uomini della Risurrezione, che poi è la meta della Settimana Santa!), ma noi sappiamo ed annunziamo che in questa passione è racchiuso il più grande “segreto” di Dio, il più grande “segreto” dell’uomo: l’amore senza limiti o riserve, senza calcoli o “mondane sapienze” … l’amore “folle” che ama per l’amore, che ama il non-amabile, che sana amando, che dice il senso della vita dando la vita!

Nella sua Passione Gesù certamente racconta Dio, ma racconta anche l’uomo! Svela chi è Dio al di là di tutte le mistificazioni, rivelando così anche chi è davvero l’uomo, e quale la meta dei suoi affanni e delle sue ricerche. Il racconto della Passione – che non vorrebbe commenti – è racchiuso, in questa narrazione di Luca, tra due consegne: la consegna di Gesù ai suoi in quel pane spezzato ed in quel calice versato, senza paura dell’“assedio” di satana che ha “espugnato” il cuore di Giuda e si annida nelle paure e nelle presunzioni di Pietro; e la consegna al Padre nell’ora suprema di morire sul legno dei maledetti. Gesù si consegna agli uomini, e lo fa ne gesto eucaristico dando loro il pane del suo corpo ed il calice del suo sangue; si consegna all’assurdo bacio di Giuda che a sua volta lo consegna ai capi, i quali lo consegnano a Pilato che lo consegna ad Erode che lo riconsegna a Pilato che infine lo consegna alla croce … e tutte queste consegne si versano nella grande consegna piena di fiducia, animata dalla sola fede: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Sulla croce il Figlio di Dio si consegna nella fede al Padre … sì, Lui crede, si fida, si abbandona e lo fa gettandosi, proprio come noi quando viviamo nella fede, in mani che sono al di là della terribile cortina del dolore, del male subito, della solitudine … al di là del velo nero della morte …

Per Luca (a differenza di Marco e di Matteo) il velo del Santo dei Santi si lacera poco prima della morte di Gesù … è, nella teologia lucana, il varco che il Padre apre per l’“esodo” del Figlio, un “esodo” in cui egli è “primogenito di una moltitudine di fratelli” (cfr Rm 8, 29)  di cui il primo, paradossalmente, sarà il ladro appeso alla croce al suo fianco.

In quella passione il nuovo Adam fa il contrario perfetto del primo Adam, che non si fidò, si nascose da Dio e chiuse il “velo” dell’accesso a Dio per sé e per la storia … il nuovo Adam, Cristo Gesù, in questa Passione dolorosissima, inchioda alla croce la disobbedienza dell’Adam, le sue presunzioni, il suo oblio di Dio, la sua diffidenza nei confronti dell’amore di Dio, il suo fuggire dalla sua presenza e dalle sue mani di Padre … e si affida a quelle mani obbediente e sottomesso, capace di passare di consegna in consegna per giungere all’atto supremo in cui è tutto davvero abbandonato al Padre; in quell’ora non ha nemmeno parole sue, ma compie la consegna con le parole del Salmo 31 a cui aggiunge una parola sola, quella che Lui solo  poteva dire: Padre!

Nell’Evangelo di Luca la prima parola che Gesù dice è quella di Lui dodicenne nel Tempio: “Non sapete che devo essere nelle cose del Padre mio?” … l’ultima parola è “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”! Capiamo così che tutto l’Evangelo secondo Luca è una grande “inclusione” tra questi due “Padre” … è dunque tutto una rivelazione del Padre attraverso la vita, le parole, i gesti di Gesù suo Figlio. Il culmine di questa rivelazione è proprio in quella dolorosissima passione che perciò è anche beatissima.

Il nuovo Adam ha riedificato ciò che il primo distrusse … e l’ha fatto in una sublime semplicità: fidandosi senza ragioni umane, proclamando una paternità che dando a Dio il suo vero volto, dona il vero volto anche ad ogni uomo. Non c’è malfattore che ora non possa passare attraverso quel velo lacerato per avere accesso a Dio qui come nell’eternità.

Vivere la Pasqua è lasciarsi invadere da questa fiducia di Gesù, è dare accesso a Lui, come Signore, all’interno delle “mura” delle nostre esistenze … la processione delle palme con cui oggi si apre la liturgia non è una “rievocazione storica” ma è un atto “celebrativo”: è dare vero accesso al Cristo Re e Signore nelle nostre vite sapendo che Lui ci viene, ma viene a piantarvi la sua Croce, luogo d’amore fino all’estremo e di abbandono fiducioso nelle mani del Padre! In fondo il cristiano vero è altro, perché vive di questo amore e di questo abbandono.

Fiorisca la Pasqua in questa Santa Settimana che si apre dinanzi ai nostri passi. Beviamone ogni parola ed ogni gesto … è la  Santa Settimana che ogni anno ci è donata per verificare il nostro esodo dalla mondanità e per rinvigorirlo “tenendo fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della nostra fede” (cfr Eb 12,2).

P. Fabrizio Cristarella Orestano




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BENEDETTO IL VENIENTE!

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Lc 22, 14-23,56

 

Ognuno di noi è l’Adam fatto di no potenti a Dio e alle sue vie; la mano tesa dell’Adam dell’in-principio verso l’albero che proclamava il limite di creatura è storia di tutti i giorni; noi: una mano tesa a rapire per noi, per salvarci, per aver capacità di salvare la propria vita e di darle l’inebriante sapore della potenza senza limiti e senza barriere.

La Passione di Cristo Gesù è argine alla deriva tremenda di ogni Adam. Gesù capovolge l’Adam, lo conduce al sogno di Dio; non in un in-principio di un’età dell’oro che non è mai esistita, ma verso un futuro inimmaginabile in cui la storia, la nostra storia può essere trasfigurata. Dobbiamo essere convinti che Cristo non è venuto a riportarci al  passato perduto, ma è venuto a portarci al futuro di Dio che è futuro dell’uomo e della storia.

La storia della Passione, che quest’anno leggiamo nella redazione dell’Evangelista Luca, è storia di un radicale rifiuto, Gesù rifiuta fino in fondo di salvarsi con le proprie mani e si getta nelle mani del Padre; mani che non vede ma che nella fede sa che vi sono oltre la cortina buia e tenebrosa della morte.

La Passione trasfigura la storia! Non bisogna aspettare l’alba di Pasqua per essere avvolti in questa trasfigurazione; lì, nel sepolcro nel giardino, il Padre porrà il sigillo del suo amen sul Figlio eletto e sui suoi passi d’amore nella storia; all’alba di Pasqua coiglieremo il frutto meraviglioso ed inaudito di una vittoria che ci schiude una possibilità infinita di vita che vince davvero la morte!

La Passione è però già trasfigurazione! Letta senza Gesù questa storia che oggi la Chiesa fa risuonare in tutte le assemblee di credenti che così entreranno nella Grande Settimana, potrebbe essere una solita storia: orrore, ingiustizia, perfidia, avidità, gratuita malvagità, accanimento contro un uomo solo, assenza totale di pietà, cosificazione di un uomo, tradimenti, viltà, fughe, calcoli di potenti, folle manipolate…è tutto l’arsenale di Satana promesso a Gesù fin dalle prime pagine dell’Evangelo: il diavolo si allontanò da lui per tornare al tempo fissato (Lc 4,13); le aberrazioni del del cuore umano sono tutte contro Gesù; è il mistero del male annidato nel cuore della storia.

Questo racconto della Passione sarebbe solo orrore se non ci fosse Gesù: lui trasforma tutto, trasfigura tutto…E fa questo solo con la misericordia e l’amore. Questo orrore è abitato dall’Amore di Dio mostrato a pieno a noi uomini in Gesù. Solo così esso diviene un Evangelo, una bella notizia! Dal pane spezzato come corpo datoe dal calice come sangue versato, fino all’estremo atto d’abbandono di quel Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito, è tutto dono di misericordia che trasforma gli orrori abitandoli di perdono! Tutto questo fino a quella vertigine che mai uomo religioso ha saputo pronunciare: Perdonali!

Così la Passione è culla e origine di una storia nuova e trasfigurata…E’ una possibilità davvero offerta all’umanità, una possibilità di salvezza a caro prezzo (1Cor 6,20) data agli uomini per abitare anch’essi questa storia di amore e misericordia vicendevole.

La Passione di Cristo, via di salvezza per la storia di ogni Adam; la Passione di Cristo, via da percorrere per i suoi discepoli; la Passione di Cristo è una consegna per noi che ci diciamo suoi discepoli.

Questo Evangelo ci dice dove è la salvezza: ci si salva solo perdendo la vita: è il paradosso insostenibile dell’Evangelo, è la stoltezza e la follia (1Cor 1,25) dell’Evangelo…ma solo chi sostiene questo stolto e folle paradosso entra veramente in una sequela che lo salva e che, incredibilmente, salva il mondo.

Con la Passione il cristiano sa come deve attraversare la storia: senza scorciatoie che evitano il Golgotha. Il cristiano sa dove attingere la vera gioia di una vita bella, buona e felice: nell’amore fino all’estermo (Gv 13,1), nella misericordia di Cristo sperimentata su di sé e perciò donata ancora.

La Passione è una consegna che ci dà l’incredibile possibilità di salvare la storia; sì, lo possiamo, se abbiamo il coraggio di lasciarci immettere nell’Amore del Crocifisso. Tutto questo è dato e richiesto a noi cristiani: sanare con l’amore e la santità gli orrori della storia; le derive del mondo e quelle dolorosissime della Chiesa di Cristo possono essere sanate solo da uomini e donne che accolgono la consegna della Passione per essere altro! Per essere santi!

Accoglieremo la santità, il gran sogno di Dio per noi, se accoglieremo la misericordia che ci salva, come il ladro appeso alla croce che si abbandona ad un perdono misericordioso che si getta alle spalle quell’orrore della storia che il ladro stesso aveva contribuito a costruire col suo coltello insanguinato e con la sua sete di oro.

Entriamo così in questa Pasqua di quest’anno di grazia!

Auguriamo a noi stessi e a tutti i credenti che in questi santi giorni le parole di Gesù non vengano ridette invano nelle nostre liturgie; che quelle parole ci spremano lacrime buone e ci conducano ad una gioia che non tema oscuramenti.

Accogliamo il Signore che viene nelle nostre vite segnate dal male del mondo: Benedetto il Veniente nel nome del Signore! (Lc 19,38). Senza paura lasciamogli piantare la Croce nel nostro profondo, lasciamo che lì esploda l’Amore e la vita del Risorto!

E’ ancora l’ora della Pasqua del Signore!




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