Domenica delle Palme – Nessuna neutralità di fronte alla Passione

 

IL CORAGGIO DI ESSERE PERDUTI PER CRISTO

  –  Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Mt 26, 1-27, 66  –

 

Dal Film "The Passion" di Mel Gibson

Dal Film “The Passion” di Mel Gibson

La Passione… spero che non ci lasci indifferenti questo lungo racconto che la Chiesa oggi fa risuonare in tutta la sua drammatica forza all’inizio della Settimana Santa.

Stiamo entrando nel Santo dei Santi del tempo liturgico della Chiesa, stiamo varcando la soglia di una settimana in cui è scritto il senso di tutta la nostra vita, in cui è scritta la possibilità di vivere la nostra vita sperando e non disperando, amando e non odiando, facendo dei nostri giorni luoghi di bellezza piuttosto che luoghi di “inferno”. Tutto dipende da come si varca questa soglia santissima della Pasqua di Cristo: chi vi entra con stupore e con amore; chi vi entra lasciandosi ferire ed interrogare; chi vi entra lottando con le proprie miserie e sentendo come quella Croce è piantata proprio al cuore della nostra iniquità, questi potrà vivere la sua vita da uomo vero, come il Padre l’aveva pensato fin dall’“in-principio”.

Seguendo Gesù – l’uomo vero – fino all’esito dei suoi giorni, potremo avere il contagio santo con la sua alterità che salva.

Il racconto di Matteo, che quest’anno la Chiesa ci fa leggere, è tutto intessuto di citazioni dell’Antico Testamento, esplicite e implicite… perchè? Solo per mostrare che in Gesù si inverano le attese di Israele? Non solo! La trama di Matteo si intreccia con le parole della Prima Alleanza perché noi cogliamo i fatti di quelle ore entro il quadro di un progetto di Dio; un progetto che chiede a ciascuno di schierarsiNessuna neutralità di fronte alla Passione!

Bisogna aver paura di ascoltare questo racconto senza emozioni, come un copione già noto; come una nenia ascoltata fin dall’infanzia… e dobbiamo aver paura di sentire solo un’emozione superficiale e “carnale” dinanzi al soffrire di Gesù di Nazareth. Bisogna invece schierarsi e rispondere con verità bruciante alla grande domanda che è al cuore degli Evangeli Sinottici: “Tu chi dici che io sia? Chi sono per te? Tu da che parte stai? Hai scelto Dio e le sue strade così contraddicenti il mondo? Hai coraggio di voltare le spalle alla mondanità per accogliere il paradossale cammino della Croce?

Questo cammino è “via amoris”, e non nel senso sentimentale, ma nel senso costoso di una vita da deporre (cfr Gv 10,17).

Una domanda ci deve “tormentare” in questi giorni santi, e soprattutto oggi, ascoltando questo santo racconto: “Me la sento di essere “perduto” per Gesù, per il Regno?” Se non abbiamo il coraggio di essere “perduti” rischiamo di annunziare un Regno che somigli troppo ai regni di questo mondo. La Passione è capovolgimento di tutti i regni mondani…di questo noi cristiani dobbiamo farcene davvero convinti!

Matteo ci fa mettere in viaggio dal Cenacolo al Getsemani; ci fa passare per i palazzi dei poteri umani e ci conduce al Golgotha dove, nelle tenebre più profonde e fino al grido scandaloso dell’abbandono, si staglia la Croce di Cristo, luogo paradossale di rivelazione di Dio. Dall’ora del Golgotha, Dio si può e si deve raccontare solo così! Guai a raccontare il Dio dello splendore abbacinante! Guai a raccontare il Dio delle vittorie potenti… Dio si è raccontato, in Gesù, nell’orrore senza nome della croce, nel buio della notte. Lì e solo lì ha rivelato la luce che dona al mondo speranza e senso.

Il paradosso della Croce di Cristo è deposto lì; la storia è segnata e divisa: da un lato il mondo, con le sue logiche di morte ed il suo rifiuto (i capi, Pilato, il popolo che sbeffeggia), dall’altro una nuova umanità capace di riconoscere nel Crocefisso la luce di Dio; questa nuova umanità è rappresentata, incredibilmente, dai più lontani: il Centurione e i suoi commilitoni, i quali sanno dire: “Davvero costui era il Figlio di Dio”! Il tutto in una fede nuda, essenziale, decisiva.

Ora bisogna fare silenzio e dare spazio alla nostra presa di posizione; senza indifferenza e senza superficiali commozioni… si tratta della vita: della vita di Cristo Gesù data per noi, della nostra vita e del suo senso! Con queste “cose” non si gioca!

Bisogna fare silenzio! D’altro canto il grande racconto di Matteo si chiude così, nel silenzio davanti a un sepolcro chiuso con una gran pietra…Bisogna fare silenzio!

Silenzio dalle parole vuote, silenzio dalle parole gonfie di mondo, silenzio dalle parole che ingombrano il cuore. In questo silenzio potrà risuonare la parola decisiva, “la parola quella della croce” (cfr 1Cor 1,18).

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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Domenica delle Palme – La Passione secondo Matteo

“IL SUO SANGUE RICADA SU NOI…”

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Mt 26, 14-27, 66

 

Ripetere queste parole all’inizio della Settimana Santa ci dà oggi la misura ed il senso di questa celebrazione pasquale nella quale stiamo per entrare.

La Passione secondo Matteo che oggi la Chiesa proclama come immenso “preludio” a questi giorni pasquali ha al cuore queste parole della folla; parole troppo spesso travisate in una lettura antisemita, quasi un’assurda “auto-maledizione” del popolo ebraico. Nulla di più assurdo e di più lontano dalla teologia dell’Evangelo di Matteo che scrive per gli Ebrei per mostrare loro, al popolo dell’Alleanza mai revocata, come Gesù sia il compimento di tutte le attese di Israele, di tutte le promesse fatte ai Padri.

Il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli!”

Non parole di maledizione ma di benedizione! Paradossalmente è proprio così! Matteo si rifà al rito espiatorio dello “Yom kippur” (Giorno dell’espiazione) che prevedeva che il sangue del capro espiatorio (sul quale il Gran Sacerdote aveva caricato tutti i peccati del popolo) venisse asperso sul popolo come segno di infinita misericordia! Quel sangue che ricadeva sul capo dei credenti giudei era allora proclamazione di misericordia e perdono! Insomma Matteo ci sta dicendo che il sangue di Cristo ricade in primo luogo su Israele e lo fa oggetto di misericordia e perdono. Il popolo dell’Alleanza, lo comprenda o meno, è il primo destinatario di quell’amore che perdona nel sangue di Gesù.

Queste parole allora le possiamo ripetere anche noi, dopo Israele, all’inizio di questa Settimana Santa … le possiamo ripetere con cuore colmo di gratitudine e speranza e farne lo sfondo di queste celebrazioni pasquali …

Quel sangue ricade su noi come il sangue dello Yom Kippur e, come scrive Giovanni ci purificherà da ogni peccato (1Gv 1,7). Questa immagine ci suggerisce, in questa Domenica delle Palme, un atteggiamento che è essenziale per la celebrazione dei misteri cristiani e in particolare del cuore di questi misteri che è la Pasqua: stare alla presenza di Dio lasciandoci “impregnare” dalla sua Parola, dalla sua misericordia; deporre ogni pretesa di fare qualcosa per Dio ma lasciare a Lui il primato assoluto.

Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!”: sono questi i giorni in cui non si può e non si deve fuggire dalla “pioggia” straordinaria della liturgia della Chiesa in cui il Signore certamente ci consegnerà Parole per il nostro oggi personale, per il nostro oggi di credenti che cercano sinceramente le sue vie. La Domenica delle Palme ci chiede di essere spazio per la Pasqua di Gesù, di aprire le porte della nostra “città” al suo ingresso da Signore mite, paziente, innamorato dell’uomo, disposto ad affrontare la Passione e la morte per ciascuno di noi. Farsi spazio per la sua Pasqua è accoglierlo come Signore certi della sua grazia ma anche della nostra fragilità (quanto spesso i nostri Osanna si trasformano in Crucifige !); è accoglierlo chiedendogli che lo spazio della nostra esistenza sia sempre uno spazio aperto al suo venire.

Ricada su di noi il suo sangue e quindi anche la sua vittoria! Celebrare la Pasqua è lasciarsi portare con Cristo Gesù fino all’abisso della croce, come ha cantato Paolo nel celebre Inno della Lettera ai cristiani di Filippi, e non per restare nell’abisso ma per lasciarsi trascinare nella gloria che sconfiggerà la morte (cfr Col 2,20; 3,1).

Oggi è iniziata la grande contemplazione del mistero d’amore del nostro Dio; è un tempo santo quello che vivremo in questa settimana, un tempo in cui bisogna che lasciamo che la Grazia operi in noi. Questi giorni saranno un grande racconto e il racconto ci trascina, ci coinvolge, ci porta all’interno di una storia che “ci appartiene”, all’interno di una storia che vuole una chiara presa di posizione. Il lungo racconto della Passione secondo Matteo ci ha chiesto di lasciarci inondare dal sangue che perdona e di prendere posizione dinanzi al Cristo.

Dove siamo in questa storia oggi? Che parte ha oggi questa storia nella mia vita? Dove vuole condurmi concretamente oggi questa storia che “mi appartiene”?

Ci son passati innanzi Pietro con le sue presunzioni e le sue lacrime, gli altri discepoli smarriti, i tre addormentati nell’orto di Getsemani, Giuda e la sua morte insensata, gli uomini religiosi con il loro cieco accanimento, Pilato, l’uomo del potere che pensa a preservare se stesso, sua moglie con i suoi presentimenti, i soldati torturatori, Simone di Cirene caricato di una croce non sua, i due malfattori, le donne coraggiose fino al Calvario, Giuseppe d’Arimetea e la sua pietà, le guardie dinanzi alla gran pietra del sepolcro … su tutti scende quel sangue di misericordia, ma che ne faranno? Dove li condurrà? Dove condurrà noi che ci diciamo discepoli del Crocefisso dopo ventuno secoli?

La misericordia che scende sull’uomo non è atto legale, giuridico con il sapore d’una grazia sovrana … la misericordia che scende dalla croce desidera trasformarsi in vita pasquale, in vita offerta e perciò ritrovata, in vita che non teme di perdersi per amore; e questo in noi come in Cristo! E’ immenso il “sogno” della misericordia pasquale, è vertiginoso ma è proprio questo e non un poco in meno:se avremo ben chiara la meta, il “sogno” del Crocefisso, potremo attraversare questi santi giorni non con una vuota e superficiale commozione che nulla ha a che vedere con l’Evangelo, ma compromessi con la storia del Dio-con-noi fino agli abissi dell’umano. Con Lui quegli abissi non ci spaventeranno più mortalmente e non rimarranno senza speranza!

Entriamo allora nella Pasqua di quest’anno implorando per noi e per la Chiesa tutta una vera Pasqua; costi quel che costi.




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