Il lavoro


 

L’oziosità è la nemica dell’anima. Perciò in certi tempi i fratelli devono occuparsi in lavori manuali, e in altri nella divina lettura. Crediamo di ordinare così le une e le altre ore: cioè, che dalla Pasqua sino al primo di Ottobre, uscendo la mattina da Prima, lavorino in quello ch’è di necessità, sin quasi all’ora quarta. Dall’ora quarta sin quasi a Sesta attendano alla lettura. Dopo Sesta, levandosi da mensa, si riposino nei loro letti in perfetto silenzio; o se per avventura qualcuno volesse leggere, legga così, che nessuno ne sia disturbato. Si dica l’officio di Nona più presto, verso le ore due e mezzo; e poi di nuovo lavorino i fratelli in ciò che occorre sino al Vespro. Se poi la condizione o la povertà del monastero chiedesse che i monaci dovessero di per sé raccogliere le biade, non se ne lamentino: poiché allora son veri monaci, quando vivono col lavoro delle loro mani; come fecero i nostri Padri e gli Apostoli. Ma tutto si faccia moderatamente in riguardo di quelli che sono di piccolo cuore. […] Né un fratello si unisca ad altro fratello in ore incompetenti. Nella Domenica tutti attendano alla lettura, tranne quelli che sono destinati ai varii officii. E se vi fosse taluno tanto negligente ed ozioso, che non voglia o non possa meditare o leggere, gli si dia un lavoro da fare, onde non stia senza far nulla. Ai fratelli infermi o delicati s’imponga tale faccenda o lavoro, che fuggendo l’ozio non siano oppressi dalla soverchia fatica, e l’abbiano poi ad abborrire. Alla debolezza de’ quali l’Abbate deve avere gran riguardo.  (Tratto dalla Regola di San Benedetto – “Del lavoro giornaliero” Cap. 48°)


I monaci hanno sempre vissuto del lavoro delle loro mani. Il lavoro manuale è importante per la vita dell’uomo e quindi anche per la vita monastica. I monaci di Ruviano producono dipinti su legno, su vetro e su alabastro, e sul terreno del Monastero sono stati inoltre piantati 500 olivi che hanno anche bisogno di cura e lavoro.

Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!  (Romani 10, 14-15)

Oltre al lavoro manuale la Comunità svolge un “lavoro” per l’Evangelo: tutto quello che concerne il primo annunzio con lo strumento dell’Esperienza!

 

C’è poi l’attività accademica di P. Gianpiero presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Sezione San Tommaso) ed il ministero della Parola con produzione di corsi e ritiri anche fuori sede.

Padre Fabrizio è stato invitato anche all’estero (in Corea del Sud, in Guinea Bissau e quest’anno in Mozambico) per tenere corsi di Esercizi Spirituali.

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