IV Domenica del Tempo Ordinario – Le beatitudini

ECCO GESU’

 Sof  2, 3;3,12-13; Sal 145; 1Cor 1, 26-31; Mt 5, 1-12

 

Se è vero, come è vero, che il miglior modo di intendere le Dieci Parole, con cui al Sinai fu sancita l’Alleanza tra il Signore e Israele, non è come un imperativo (per cui le abbiamo chiamate impropriamente Comandamenti), ma traducendo quella forma verbale tipicamente semitica con “Tu sarai capace di …”, questo in qualche modo è vero anche per questa notissima pagina delle Beatitudini di Matteo.

Sul monte Gesù non dà una nuova legge (per lo meno non in primo luogo) ma ci dice cosa è possibile ormai a chi lo segue e accoglie la nuova umanità che Lui è.

Le Beatitudini, come più volte abbiamo detto, sono Gesù! E’ Lui che incarna quell’uomo nuovo capace di assumere la storia senza fuggirla, senza farsi scudo degli altri, senza pretendere esenzioni, senza girare le spalle al dolore ed al desiderio bruciante d’un oltre.

Gesù è la Terra promessa dell’umanità; Lui è l’ “utopia” verso cui possiamo viaggiare sicuri … Lui è il Regno che sta annunziando dall’inizio del racconto di Matteo … e allora chi lo segue è in cammino verso quella Terra promessa che Lui è!

Ciò che Gesù afferma con le Beatitudini è quello che Lui vive, ma non solo! E’ quello che Lui con la sua carne (che è anche la nostra!) comunica ad ogni carne. In altre parole Gesù non solo ci ha detto la via (nell’Evangelo di Giovanni dirà: Io sono la via. Cfr Gv 14,6)  ma, con la sua umanità, immette in noi la capacità di percorrere quella via.

Lui, il povero, l’afflitto, il mite, l’assetato di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, il pacificatore, il perseguitato per la giustizia, ci rende capaci di vivere concretamente la sua vita, ci rende capaci di camminare verso il Regno da poveri, da afflitti, da assetati di giustizia, da misericordiosi, da puri di cuore, da pacificatori, da perseguitati per la giustizia …

Traduce acutamente Andrè Chouraqui (nella sua straordinaria versione francese della Bibbia) quel “Beati” con “en marche”, cioè in cammino … certo è una scelta parziale la sua, scelta che privilegia il camminare rispetto alla gioia profonda di camminare così con Cristo, ma ci suggerisce che la beatitudine evangelica non è una condizione statica, ma profondamente dinamica. La beatitudine è un  cammino entusiasmante, è un aver trovato senso autentico alla vita; la beatitudine è lotta contro un mondo che dice, con violenza e forza di persuasione, perfettamente l’opposto!

La beatitudine è “resistenza” al grido del mondo che ci chiama, come scrive Paolo nella seconda lettura di oggi tratta dalla sua Prima lettera ai cristiani di Corinto, “stolti”, “deboli”, “ignobili”, “da disprezzare”, “nulla” … E’ così: il mondo dinanzi al cristiano dice queste parole di scherno anche quando cerca di ostentare un educato rispetto … In fondo – pensiamoci bene – San Francesco (per esempio … ) lo si rispetta ma, in fondo, il mondo lo considera per lo meno “un po’ strano” … e se uno facesse come lui subito verrebbe bollato come pazzo … è così!

I beati dell’ Evangelo sono uomini e donne che portano su di sé lo sguardo ironico del mondo, che il mondo stesso definisce perdenti o, più elegantemente, degli illusi … magari dei sublimi illusi (oggi si deve essere tolleranti!), ma sempre illusi che non hanno capito come va la vita!

Gesù, invece, con sovrana sapienza siede sul monte, scrive Matteo, e proclama una verità sul mondo e sulla storia, una verità che non ha nulla dell’ideologico perché è una verità testata sulla sua carne.

Dal Monte delle Beatitudini la Parola di Gesù, che la scorsa domenica abbiamo visto sorgere nel suo inizio che illumina le tenebre, crea un uomo nuovo mostrando l’uomo nuovo. Da lì tutto può cambiare; Gesù ne è certo e l’Evangelo di Matteo, se leggiamo con intelligenza, ci mostrerà questa via nuova che scaturisce da quella parola pronunciata con autorità!

Infatti, dopo i tre capitoli del Discorso sul monte che si apre con le Beatitudini, Matteo fa seguire, nei capitoli ottavo e nono, dieci miracoli (di cui uno è un esorcismo): quei prodigi non sono messi lì a caso, ma mostrano che capacità ha la Parola nuova che Cristo ha pronunciato su di noi: purifica (lebbroso Mt 8,1-4), dà la fede (il centurione 8, 5-13), rende capaci di servire (suocera di Pietro 8,14-15), libera dal male (gli indemoniati di Gadara 8, 23-34), libera dall’immobilismo del peccato (il paralitico 9,1-8), libera dall’impurità perché il Cristo se ne fa carico ( l’emorroissa 9,20-22), dona la vita (la resurrezione della figlia di Giairo 9, 18-19.23-26), illumina (i due ciechi 9, 27-31), dona la capacità di parlare (il muto 9, 32-34) per annunciare l’Evangelo … Insomma la Parola di Gesù, la Parola che è Gesù, che inizia ad espandersi e si compendia nelle Beatitudini, ci fa uomini nuovi; e i capitoli ottavo e nono di Matteo ce lo raccontano mostrandoci la Parola in azione a curare, guarire e illuminare.

Le Beatitudini allora non sono legge morale, sono Evangelo! Sono cioè buona notizia per l’umanità. Lo sono perché Gesù in esse si narra e ci narra cosa ha fatto di noi uomini: ci ha fatti capaci di essere come Lui, con Lui; capaci di attraversare la storia non come crede il mondo miope e meschino, ma come sogna Dio … chi fa così mostra che il Regno è venuto perché è Dio la via a cui dà credito, sono le sue logiche che regnano sui suoi passi perché si è lasciato afferrare da Cristo (cfr Fil 3,12)!

Se le Beatitudini le sentiamo così non ci appariranno più una sublime chimera o una via per pochi “strani”, ma una vera possibilità donata a chi vuole seguire Gesù, perché sa che con Lui si trova senso alla vita, perché sente che il mondo non gli basta!

 

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