Maria Madre di Dio – Da kronos a kairos

IL TEMPO: LUOGO DELLA GRAZIA E DI INCONTRO CON DIO

 

Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21

 

Il mistero dell’Incarnazione di Dio è benedizione per tutti i figli di Adam, è benedizione per tutto il creato che ai figli di Adam è affidato fin dal giardino dell’ “in principio” (cfr Gen 2,15); il mistero dell’Incarnazione è dono all’umanità tutta che in Maria diviene terra per Dio! E’ benedizione che ai figli di Adam ed al cosmo giunge attraverso Israele e attraverso le promesse di cui Israele fu de è custode.

L’anno nuovo, nell’ottava del Natale, inizia così, con questa benedizione! Oggi dovremmo semplicemente lasciarci inondare dalla piena tenerissima di questa benedizione che ha un nome preciso: Gesù.

Il primo giorno dell’anno la Chiesa lo vuole dedicare non a riti strani e propiziatori come in tutte le culture avviene, ma ad una serena contemplazione di ciò che è davvero questa benedizione nella quale possiamo vivere il nostro tempo, quello che ci è dato, quello che misuriamo con le nostre convenzioni ed i nostri calcoli, quello che scorre e che oggi giunge a declinare un numero preciso, 2011 dell’era cristiana, quel tempo che Dio ha riempito della sua Grazia e nel quale possiamo gustare la sua presenza che salva!

Oggi ci è detto che lo scorrere del tempo sull’orologio, sul calendario, il kronos, in Cristo è stato fatto kairos, luogo cioè della Grazia, luogo di incontro con l’eterno, di incontro con Dio che trasfigura la storia.

Oggi la Chiesa celebra la Solennità della Madre di Dio, il più grande titolo mariano … è Solennità che rinvia immediatamente a Cristo ed alla verità della sua carne come carne di Dio; non allora in primo luogo una celebrazione mariana ma ancora una celebrazione della verità dell’Incarnazione di Dio. Il dogma ci dice che Maria, una donna della nostra stessa natura, è Madre di Dio perché Colui che da lei nacque e che legittimamente la chiamava “madre” è il Verbo eterno di Dio con-sostanziale a Dio, Lui stesso Dio! La grandezza paradossale di questa verità della nostra fede, posta dalla Chiesa al primo di gennaio, vuole chiedere ai cristiani di vivere il tempo in un’ottica nuova, in un’ottica di infinita speranza.

Infatti se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati così riempiti ed assunti da Dio non c’è più spazio per il non-senso, per lo scorrere di una clessidra che si consuma fino al nulla … se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati luogo di Dio nulla è più senza sbocco, nulla è più senza la possibilità della luce … Se anche vado nell’oscura valle della morte non temo alcun male (cfr Sal 23,4). Il Cristo Gesù questo è vero per sempre!

La liturgia di questo primo giorno dell’anno, se la sappiamo scrutare con cuore attento, ci mostra una radice santa  di questa grande luce nella quale ci è data la possibilità di vivere il tempo, la nostra storia in modo diverso …

L’Incarnazione è certamente un “novum stupefacente ed inatteso ma è tale perché compimento fedele delle promesse di Dio; in Gesù, Verbo eterno che pone la sua tenda tra noi, facendo di una di noi la Madre di Dio, è il nostro salvatore, la nostra speranza, la sola via in cui possiamo trovare la nostra verità di uomini perché è il Messia di Israele, è il Promesso al Popolo dell’Alleanza e delle benedizioni. Questo Luca lo sottolinea con straordinaria acutezza narrandoci della circoncisione di Gesù all’ottavo giorno dalla sua nascita secondo le prescrizioni della Torah. A Gesù è stato impresso nella carne il segno dell’Alleanza con Israele e così è fatto ebreo, ed ebreo per sempre! Così ci ha salvati! Solo così poteva salvarci: è la sua carne ebraica che, segnata dalla circoncisione, è la carne del Messia! Il Messia poteva esserci dato solo da Israele secondo le promesse! Oggi la liturgia ci dice che non basta che il Figlio di Dio si sia fatto carne e che sia stato deposto nella mangiatoia di Betlemme, è necessario che quella carne venga circoncisa, che sia carne di un figlio di Abramo perché sia il Messia e il Salvatore! Se dimentichiamo questo facciamo di Gesù quel che non è, il contrario di quello che è, ne facciamo un messia disincarnato! Se dimentichiamo infatti che il Verbo nato da donna, l’annunziatore del Regno, il Crocifisso, il Risorto è adempimento delle promesse ad Israele in una carne di ebreo, dimentichiamo che Egli ci ha salvati, come scrive Paolo (cfr 1Cor 15,3-4), e come il Simbolo della fede ci fa ripetere ogni domenica, secondo le Scritture, essendo cioè adempimento della Promessa fatta ad Israele Popolo santo di Dio, scelto tra i popoli per essere luogo di questo avvento della benedizione per tutti i popoli (cfr Gen 12,3).

Per questo oggi la liturgia della Parola si è aperta con la pagina del Libro dei numeri in cui è consegnata la benedizione che Aronne ed i suoi figli dovevano pronunciare su Israele … quella benedizione oggi appartiene a tutte le genti attraverso Gesù Cristo! Lui, adempimento di tutte le promesse  fatte ad Israele, Lui ebreo e Messia di Israele fa brillare su tutti gli uomini il Volto di Dio, Lui concede la vera pace ai figli di Adam che di essa sono assetati ma che tragicamente la cercano spargendo sangue, odio e morte …

Chi accoglie Lui accoglie la vera pace, comincia a desiderare la vera pace senza inganni mondani … chi accoglie Lui è riempito di quello stupore di cui l’Evangelo di oggi ci ha parlato e che è l’unica via per non essere chiusi nel “vecchio” e per aprirsi a quella speranza nella quale far scorrere i giorni costruendo un mondo nuovo nella pace.

Dio è fedele e sulla sua fedeltà possiamo giocarci i nostri giorni senza temere, possiamo comprometterci con la storia perché in Cristo Gesù Dio non ha temuto di compromettersi con la nostra carne e la nostra storia.

Lasciamo irrompere in noi la pace e la luce di Cristo e tutto sarà nuovo; questo è ciò che dobbiamo sperare per l’anno di Grazia che sta iniziando. Il resto sono solo auguri vuoti e parole convenzionali!

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