Natale del Signore – Mistero Altissimo!

   “SOGNO” DI UNA NUOVA UMANITA’

  –  Notte: Is 9,1-3.5-6; Sal 95; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14

Aurora: Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno: Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1, 1-6; Gv 1, 1-18   –

  

 

E’ ancora Natale! E’ giorno di mistero altissimo che introduce nei nostri cuori credenti una gioia schietta, pura, semplicissima. E’ giorno in cui la Chiesa tutta ed in essa ogni figlio della Chiesa senza distinzioni di gradi e dignità, senza distinzioni di ministeri altissimo o umilissimi, riceve ancora con forza e dolcezza un Evangelo che chiede solo di essere riaccolto nel profondo della vita di ciascuno. E’ l’Evangelo di un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16).

Cogliere questo mistero in questo giorno santissimo deve essere luce per far diventare santissimo ogni giorno…cogliere questo mistero è rendersi conto, nella fede, che la rivelazione cristiana ci consegna un Dio che cerca la nostra umanità, che non è antagonista dell’umanità come gli dèi indifferenti, invidiosi e vendicativi delle genti, ma che si immerge nell’umanità non da estraneo, che si consegna all’uomo facendosi uomo, che viene a parlare con le nostre parole fatte di suoni, vibrazioni, toni, pensieri…che viene a compiere i nostri gesti quotidiani, a volgere sul mondo i sguardi di occhi carne, che viene a toccare con mani di uomo le realtà del creato, che viene a piangere le nostre lacrime e a ridere le nostre risate, a provare le nostre tenerezze e le nostre tristezze, a condividere i nostri stessi amori per chi chiamiamo madre, padre, amico…a lottare le nostre lotte, a sentire le nostre frustrazioni per il male che pare schiacciare il bello ed il bene, a fremere dei nostri fremiti di “santa collera” dinanzi alle ingiustizie del mondo; un Dio che in una carne di uomo è venuto a narrarci chi è davvero l’uomo e chi è davvero Dio.

In Gesù ci è dato un Dio così; Dio in una storia umana senza sconti! L’umanità di Dio è un’umanità costosa venuta a consegnarci, come scrive Giovanni nel prologo del suo Evangelo, la grazia e la verità. La grazia è l’autoconsegna di Dio a ciascuno di noi, autoconsegna gratuita che ha solo per radice un amore appassionato e senza mezze misure; la verità, che Lui ci ha narrato in modo definitivo, è il volto del Padre e il volto dell’uomo.

Lasciamoci oggi prendere dalla gioia perché Dio è con noi, in Gesù ci ha voluti, ci ha amati, ci ha cercati; in Gesù ha sentito il caldo grembo di una madre e le braccia amorose e forti di un padre…il mistero del Natale ci fa soffermare innanzi al suo nascere come uomo vero in mezzo ad uomini veri, concreti: Maria e Giuseppe, i pastori sono l’umanità radunata “in nuce” dalla carne di Dio.

Questo amore che ci ha amati ci spinge oggi all’amore fraterno…si dice una frase stereotipa che a Natale tutti sono più buoni…al di là dello stereotipo e delle mielosità che si sono create e ripetute attorno a questo giorno, quella frase dice qualcosa di vero. E’ così perché Natale è un appello a stringersi l’un l’altro in una gioia vera…è giorno in cui possiamo sentirci amati e come bimbi piccoli, anche se abbiamo i capelli bianchi e gli occhi stanchi, possiamo provare cosa significa essere felici di essere abbastanza piccoli per ricevere doni, per essere “viziati” senza un secondo fine…

A Natale possiamo e dobbiamo sentirci piccoli e, come una volta, mettere da parte le diffidenze, slanciarci nella fiducia dell’amore, stringerci gli uni agli altri nella comunità ecclesiale nella comune coscienza di un’adesione al Dio della vita e per esserne assieme testimoni. Dimentichiamo la nostra indegnità e peccato per consegnarli ad un amore più forte.

Il segreto della Chiesa dovrebbe essere questo: vivere di questo amore che ci ha amati per primo (cfr 1Gv 4,19) e che, da Betlemme al Calvario, si è narrato in un uomo in cui Dio ha posto la sua tenda; il segreto della Chiesa dovrebbe essere questo calore di fratelli stretti l’uno all’altro in concrete comunità che raccontino al mondo, con la loro umanità, l’umanità di Dio ed il suo amore. Il mondo ha bisogno di riapprendere la gioia e la riapprenderà solo se noi ci lasciamo invadere da essa.

Dinanzi a tutto questo rimane il mistero della scelta che il Signore ha fatto proprio di noi, con le nostre miserie e infedeltà…ma questo mistero va guardato solo con occhio grato fuggendo la perversione di sentirsi privilegiati e vivendo questa  elezione come responsabilità per il mondo entro il quale siamo posti come umile lievito e basta. La scelta di Dio va vissuta con un canto di gratitudine che prenda le mosse dal canto di Maria: Ha guardato l’umiltà della sua serva…cose grandi ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome! (cfr Lc 1,48-49)

In questo giorno santissimo dobbiamo pensare ad una Chiesa così, ministra di gioia per il mondo; ministra di verità certamente con serietà e senza mediocrità ma pure senza maschere arcigne.

Cantiamo la gioia dell’ Emmanuele ad un mondo che ha più che mai bisogno di sentire che la gloria di Dio è pace vera per gli uomini tutti e gli unici angeli che possono cantare questo “Gloria” siamo noi cristiani che sappiamo di essere stati amati dalla carne di Dio!

Forse leggendo queste parole penserete che ci siamo fatti prendere la mano anche noi dall’ottimismo e dal buonismo del Natale, che dimentichiamo le infedeltà della Chiesa e le ferite che ci infliggiamo nella santità della fraternità, che dimentichiamo quanto poco ci vogliamo bene nelle comunità cristiane, che dimentichiamo gli scandali e le mondanità cui diamo accesso nella casa della Sposa di Cristo, che dimentichiamo quanto siamo sempre più poco incidenti noi credenti su una società egoistica, alla ricerca spasmodica di benessere e privilegi a scapito dei poveri, che dimentichiamo come stiamo ferendo questa terra bellissima insozzandola e riempiendola di rifiuti che deturpano ed avvelenano…

Non dimentichiamo queste cose ma non dimentichiamo neanche che il cristianesimo è forza vera se custodisce il “sogno” e l’ “utopia” dell’Evangelo!

Vogliamo e dobbiamo scommettere sulla possibilità che ha la comunità dei credenti di essere vera Chiesa di Cristo e non apparenza di essa, vogliamo e dobbiamo scommettere sulla volontà di tanti nella Chiesa di “sognare” le vie dell’Evangelo e di perseguirle a qualunque costo. Vogliamo e dobbiamo credere che l’ Emmanuele è davvero con chi vuole cantare la gloria di Dio in questo mondo assetato di gioia.

O crediamo a questo o tutto è vano e non vale la pena la fatica di essere dell’Evangelo!

Al Bimbo di Betlemme diciamo con fermezza gioiosa: Per la tua Incarnazione noi crediamo al tuo “sogno” di una nuova umanità, di una storia disegnata dalle mani di un uomo che ha imparato da Te, come ha detto Paolo questa notte, a “vivere in questo mondo”!

Sì, ci crediamo!

E così sarà natale non in un’illusione buonista ma nella fede che la carne di Dio non è stata vana, dalla mangiatoia alla croce.

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