Pentecoste – Fidarsi dell’azione dello Spirito

 PERMETTERGLI DI CONDURCI 

   –  At 2, 1-11; Sal 103; 1Cor 12, 3b-7;12-13; Gv 20, 19-23  – 

 

La Pasqua di Gesù giunge oggi alla pienezza perché la Croce e la Risurrezione puntano qui!

Sì, puntano a donare all’uomo la vita nuova, quella nello Spirito! Gesù è venuto tra noi per raccontarci il Padre e per donarci lo Spirito! La missione del Figlio è narrare l’amore di Dio fino all’estremo, quell’amore “costoso” che è capace di salire sulla croce ma anche quell’amore umilmente vittorioso che non resta nell’ombra di morte e ribalta le pietre tombali che noi uomini avevamo creato per tenerlo prigioniero. La missione del Figlio però non poteva essere solo questo: ci avrebbe mostrato un mondo meraviglioso, quello dell’amore eterno di Dio, ma senza darcelo! Se Pasqua non giungesse a Pentecoste sarebbe una meraviglia straordinaria, ma una meraviglia frustrante e per noi irraggiungibile. Pentecoste è l’ora in cui Dio ci grida che tutto questo è per noi! Paolo scriverà: E’ versato nel nostro cuore! (cfr Rm 5,5).

Pentecoste  però più che mai non è un mistero che ci invita a fare qualcosa, è un mistero che ci invita a ricevere un “dono”, anzi il Dono per eccellenza. Pentecoste ha un solo bisogno: la nostra recettività.

Sia la Pentecoste di Luca nella celebre pagina di Atti che oggi apre la liturgia della Parola, sia la Pentecoste giovannea (che, ricordiamolo, Giovanni pone nella sera stessa della Risurrezione!) ci mostrano gli apostoli in una posizione del tutto passiva, recettiva … Per Luca è una recettività preparata dall’attesa, dalla preghiera; per Giovanni è una recettività generata dalla tenerezza del Risorto che mostra le ferite dell’amore e che soffia, come nel giorno della creazione dell’Adam nel giardino dell’in-pricipio, lo Spirito che vivifica!

Quello che conta è essere disposti a ricevere il Dono dall’alto, quello che conta è lasciare spazio a Dio nelle nostre vite; diversamente queste saranno prigioniere delle nostre strettoie, dei nostri angusti progetti; rimarranno nell’incomunicabilità più assoluta. Se noi Chiesa aprissimo davvero le nostre porte allo Spirito, e questo non con le chiacchiere o con i nostri “dovuti” “Veni Creator”, ma nel coraggio della verità, nell’accoglienza di Uno che viene anche a sconvolgerci le vite, allora tra noi aleggerebbe meno aria di mediocrità e di rassegnazione, tra noi non ci sarebbe quel pessimismo mortifero che nulla ha a che vedere con la gloria del Risorto. Se ci aprissimo allo Spirito non ci sarebbe tra noi quel buonismo che non vede, o cerca di occultare il reale e ci rende immobili e raggelati in situazioni senza via d’uscita; se davvero ci aprissimo allo Spirito ed al suo fuoco ci sarebbero tra noi meno manie di protagonismo e di esteriorità, se lo lasciassimo veramente operare con le sue fiamme, tra noi ci sarebbe solo la “febbre” per l’Evangelo e la passione per le “cose” di Dio. Se lo Spirito avesse mano libera sulla nostra storia, noi Chiesa saremmo più misericordiosi, meno attenti ai peccati degli altri e pronti a dimenticare o a coprire i nostri peccati; se lo Spirito, estremo dono del Crocifisso Risorto, trovasse la nostra libertà spalancata a Lui e alla sua azione, porterebbe il suo frutto straordinario: la santità! Sì, la santità con i suoi infiniti colori e con le sue infinite melodie … la santità capace di comporre quell’armonia che l’umanità non conosce anche se, nel profondo, vi anela.

Lo Spirito è dato per la remissione dei peccati, per creare cioè un’umanità riconciliata e riconciliante. Questo non avviene miracolisticamente o meccanicamente nel mondo! Questo inizia ad “avvenire” nelle nostre vite, nelle nostre piccole comunità che si aprono all’Evangelo! Solo chi è disposto a vivere sotto l’azione dello Spirito e non sotto le proprie azioni potrà iniziare quest’opera nuova! E sarà capace di lottare contro la mediocrità, contro il pessimismo, contro il buonismo, contro l’esteriorità, contro il diti puntati senza misericordia … chi vive sotto l’azione dello Spirito non è un uomo “da crociata” contro quelli, gli altri, che sono mediocri, pessimisti, buonisti, esteriori, incapaci di misericordia! E’ invece un uomo che, avendo ricevuto un dono d’amore infinito, scopre in sé la mediocrità, i pessimismi, i buonismi, le esteriorità, le intolleranze … Chi vuole vivere sotto l’azione dello Spirito permette allo Spirito di “lavare ciò che è sordido, di bagnare ciò che è arido, di sanare ciò che sanguina, di piegare ciò che è rigido, di scaldare ciò che è gelido, di raddrizzare ciò che è sviato”! Glielo permette nella propria vita!

Fidarsi dell’azione dello Spirito è, in fin dei conti, permettergli di condurci anche dove non avremmo voluto (cfr Gv 21,18); chi si fida dello Spirito cambia con Lui la faccia della terra non con azioni prodigiose o “tocchi di bacchetta magica”, ma con la pazienza dei santi che sanno attendere con un’ “attiva passività” (incomprensibile paradosso per il mondo!) l’opera di Dio.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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