V Domenica del Tempo Ordinario – Sale della terra e luce del mondo

ESSERE DENTRO, DISPOSTI A COMPROMETTERSI

 Is 58, 7-10; Sal 111; 1Cor 2,1-5; Mt 5, 13-16

 In ogni cristiano è in atto una lotta; c’è poco da fare, se eliminiamo la consapevolezza di questa lotta in noi credenti in Cristo lo facciamo solo per appiattire la nostra vita cristiana, lo facciamo solo perché tutto scorra in modo banale e rassicurante, in modo quietistico; troppe volte nella Chiesa i cristiani, a tutti i livelli di responsabilità, agiscono solo per controllare che tutto proceda secondo uno schema solito, metodico, osservante ma non compromettente; non si vogliono sbalzi, non si vogliono lotte che producano messe in discussione; non si vogliono vere svolte! E’ tristemente così! E lo è, in primo luogo, nelle nostre singole vite.

La verità è invece un’altra: in chi segue Cristo proprio l’Evangelo genera una lotta senza quartiere tra due sapienze; quella del mondo e quella di Gesù Cristo e del suo Evangelo.

Paolo, nel tratto della sua Prima lettera ai cristiani di Corinto che oggi ascoltiamo, ce lo dice e lo fa, in fondo, narrando la lotta che lui stesso ha dovuto combattere: sapere solo Cristo crocefisso è voltare le spalle ad ogni altra sapienza … prima di andare a Corinto (ci narra At 17, 13-34) Paolo aveva tentato di battere le piste della sapienza del mondo, anzi della sapienza umana più sapiente che c’era al suo tempo, quella greca. Ad Atene, infatti, tentò un annunzio della fede non dico attraverso la sapienza umana, ma certo con un compromesso con essa: aveva parlato del Dio ignoto di cui aveva visto un’ara e aveva rivelato di conoscerlo; per parlarne però aveva creduto di dover saltare a piè pari la croce; si lanciò così a parlare della sola resurrezione … ad Atene Paolo fallì perché la sapienza mondana non ricevette lì alcun colpo mortale da una sapienza diversa; così Paolo a Corinto andrà solo con la sapienza di Cristo che è la sapienza assurda, ignominiosa, vergognosa, scandalosa della croce: Ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocefisso! E la fede di quei Corinti nacque fondandosi sulla sapienza di Dio che contraddice le sapienze sagge e piene di buon senso del mondo.

Insomma il cristianesimo è rottura con il mondo! Le beatitudini, che domenica scorsa la liturgia ha fatto risuonare in tutta la Chiesa, ce lo hanno proclamato con forza e con la loro polemica elencazione di ciò che il mondo considera il peggio: povertà, pianto, mitezza, fame e sete, purezza, pacificazione, misericordia che perdona, persecuzione … il peggio o quanto meno vie che non pagano. Sono però queste le vie di Cristo e di questi crocefisso per amore.

Su questa linea dobbiamo oggi ascoltare il prosieguo del discorso sul monte che la liturgia ci propone: imboccare la via della potenza debole di Dio è diventare qualche altra cosa ma non per se stessi ma proprio per quel mondo che è ingannato dalla sua stessa sapienza.

Notiamo infatti che Gesù dice ai suoi, che sono disposti ad imboccare l’alterità delle Beatitudini, che essi sono sale della terra e luce del mondo. “Della terra” e “del mondo”. Insomma se accolgono il sapore nuovo di Cristo la terra (e ricordiamo che l’uomo è l’adam, cioè il fatto con l’adamah che significa terra!) comincerà ad avere un altro sapore, quello di Cristo; come il sale essi saranno nascosti e invisibili ma daranno alla terra il suo vero sapore portandovi quello di Cristo. Lo dovranno dare “dall’interno” perché il sale o sta “dentro” le cose o, dall’esterno, mostra solo un inutile biancore. Essere “dentro” significa essere disposti a compromettersi, a incontrarsi e scontrarsi con le insipienze e le corruzioni del mondo. Gesù fece così: diede all’umanità sapore di Dio lasciandosi toccare dai lebbrosi, lasciandosi sommergere dal male che l’uomo si porta addosso (cfr Mt 8,17) e sentendone l’orrore fino alla lotta nel Getsemani, lasciandosi baciare dal traditore, lasciandosi inchiodare al legno dei maledetti … In questo nascondimento Gesù ha fatto risplendere la luce pasquale! Per questo Paolo ad Atene fallì: volle parlare di luce di resurrezione saltando il nascondimento della croce! Capiamo così che le due immagini che Gesù usa sembrano solo opposte (il sale si nasconde per essere quel che deve essere e la luce che non si deve nascondere ma anzi deve avere visibilità!); in realtà non sono opposte ma sono inestricabilmente legate l’una all’altra.

Per Gesù fu così: l’estremo nascondimento della croce è stato il brillare più alto! La gloria di Dio è luminosa sulla croce tanto che il centurione ed i soldati gridano: Veramente costui era il Figlio di Dio! (cfr Mt 27,54).

La lampada è posta sul lucernario della croce, e da lì illumina i lontani … lo fa però in un nascondimento estremo, su quel legno in cui nessuna gloria pare possa risplendere.

Il discepolo di Gesù o lo segue in questa contraddizione o non lo segue affatto! Il discepolo di Gesù deve avere il coraggio di fare la fine del sale perchè solo così risplenderà come luce.

Il sale non si deve preoccupare di “fare” il sale, deve esserlo … la luce non si deve preoccupare di “fare” la luce, deve esserlo … quando si è sale e si è luce poi bisogna avere un altro coraggio quello di farsi collocare dalla mano di Dio: nel mondo, sul lucerniere. Sapendo che nel mondo ci sarà l’incontro-scontro con l’iniquità ed il non-senso e che il lucerniere ha la forma della croce.

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