V Domenica di Quaresima – La Domenica “di Lazzaro”

NON IMMORTALITA’ MA RESURREZIONE

 Ez 37, 12-14; Sal 129; Rm 8, 8-11; Gv 11, 1-45

 

Prima di entrare nell’attesa della Grande Settimana, oggi la liturgia ci conduce all’ultima tappa del cammino quaresimale … l’ultima sosta è presso una tomba, è lì dove si sprigiona tanfo di morte! E’ lì perché un percorso di liberazione, di novità di vita, se non giunge ad un faccia a faccia con la morte rischia di diventare pericolosamente “disincarnato”, cioè dimentico del fatto tragico che noi siamo fatti di materia peribile! La morte è quella realtà che di continuo ci tiene in pugno, è quella realtà che ci minaccia di continuo e che, alla fine, ci vincerà; per quanto possiamo sforzarci di dimenticarla, di rimuoverla, di ironizzarci, di allontanarla con mille espedienti patetici, per quanto possiamo diventare cattivi  perché ne abbiamo paura(cfr Eb 2,15), alla fine la morte verrà … è cosi! Un vero percorso di libertà deve allora condurci dinanzi al suo orrore perché se veniamo liberati da tutto ma non dalla morte nulla avrà senso e la libertà non sarà vera libertà.

In questa domenica “di Lazzaro” il nostro cammino quaresimale ci mostra Gesù che pronuncia una parola di vita non per prevenire la morte ma nella morte.

Il racconto di Lazzaro inizia, infatti, con quel rinviare di Gesù l’arrivo presso l’amico malato … una scelta che pare incomprensibile ad una lettura superficiale; in realtà a Gesù non interessa più fare un miracolo che scampi dalla morte, a Gesù (al Quarto Evangelista ed al suo progetto teologico) interessa mostrare di essere capace di raggiungerci e salvarci nella morte. La morte di Lazzaro è per la vita perché solo se si attraversa la morte si può approdare alla resurrezione. Ricordiamo che il cristianesimo non è annunzio di immortalità ma di resurrezione! Lazzaro, per essere il segno che Gesù voleva darci,  non doveva essere preservato dal sepolcro e dal suo orrore, doveva scendervi; è lì, infatti, che il Salvatore deve andarlo a cercare. Nel capitolo precedente dell’Evangelo di Giovanni Gesù aveva detto di essere il Pastore bello-buono che chiama le sue pecore per nome e le fa uscire … (cfr Gv 10,3), si è presentato come quel pastore che è venuto perché le sue pecore abbiano la vita e l’abbiano in sovrabbondanza (cfr Gv 10, 10); ecco che ora qui c’è una “pecora”, una “pecora” amata che è preda della morte e che è precipitata nell’ombra della tomba;  Lazzaro, l’ amico amato è  questa “pecora” e Gesù farà per lui quanto aveva detto: gli griderà di uscire fuori e lo farà chiamandolo per nome dandogli la vita

Questo segno di Lazzaro per il Quarto Evangelo è un segno grandioso perché pone Gesù già faccia a faccia con la morte … è un segno grandioso perché anticipa quello scontro che avverrà alla fine dell’Evangelo e nel quale la morte sarà inghiottita dalla vittoria (cfr 1Cor 15,54).

Perché questo faccia a faccia sia possibile Gesù non può preservare Lazzaro dal morire ma lo deve chiamare dalla morte. Penso che questo sia fondamentale per capire l’ “umanità” dell’Evangelo di Gesù: è dell’uomo passare per la morte, è disumana l’immortalità! E’ nel passare per la morte che si “vince” la morte ed è quanto farà Gesù che, sul morire, non pretenderà sconti; nel capitolo successivo dell’Evangelo, dinanzi all’“ora” che sta per scoccare Gesù dirà: Ora l’anima mia è turbata; che dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! (cfr Gv 12,27)

L’ultima domenica di Quaresima ci mostra il Figlio di Dio che piange sulla nostra morte e questo ci colma di speranza perché le nostre lacrime si confondono con le sue; anche noi piangiamo sulla morte di chi amiamo e sulla nostra (non atteggiamoci ad eroi misticheggianti che non temono la morte!! La morte – la nostra – ci fa paura e ci fa versare lacrime di dolore e di paura!) e ascoltare oggi il singhiozzare di Gesù ci consegna un grande dono: la compagnia di Dio nel nostro pianto.

Nella domenica della Samaritana potemmo contemplare la stanchezza di Cristo seduto al nostro pozzo, e quella stanchezzaper noi” ci narrava la sua ricerca dei nostri passi perduti verso la morte e l’idolatria, oggi il suo pianto ci racconta la sua ricerca dei nostri passi perduti addirittura nel buio della morte.

Il racconto della resurrezione di Lazzaro è veramente il grande preludio alla sua discesa all’inferno per cercare quell’Adam che nella morte precipita ogni giorno.

Per darci un segno, l’estremo, Gesù va cercare Lazzaro nella sua morte e da quel momento, nel Quarto Evangelo, i segni terminano perché finalmente si giunge a quello che i segni tutti indicavano: il mistero della morte e risurrezione di Gesù. E’ l’ora ormai in cui Gesù scenderà nella morte per cercarci, scenderà nella valle oscura dei nostri passi per ricondurci alla luce (cfr Sl 23,4).

Marta e Maria sono accompagnate da Gesù nella lettura del gran segno che si compie sotto i loro occhi e per coglierlo dovranno imparare a distogliere lo sguardo da Lazzaro e dalla sua tomba inattesamente svuotata e dovranno volgerlo a Gesù, solo a Lui: Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se morisse vivrà! Come al solito l’Evangelo ci chiede di puntare a Lui il nostro profondo. L’uscita dalle tenebre e dall’ombra di morte è possibile solo in un’ adesione vitale a Lui: Credi tu?

La domanda finale di questa Quaresima credo che sia proprio questa: Credi tu? Ti fidi di questa via nella quale è possibile fare Pasqua con Cristo crocifiggendo l’uomo vecchio e dando spazio all’uomo nuovo, senza l’illusione di saltare a piè pari l’umano, il suo dolore ed il suo morire?

La risurrezione di Lazzaro, secondo il racconto del Quarto Evangelista, costerà la vita a Gesù (cfr Gv 11,47; 12,10). E’ proprio così: lottare con la morte “costa la vita” ed è quanto chi si fa discepolo di Cristo Gesù deve saper mettere in conto. Il discepolo di Cristo deve saper dire, senza la spavalderia arrogante ma fragile di Tommaso: Andiamo anche noi a morire con lui!

Sia questa Pasqua un andare a morire con Lui non per amore della morte e del soffrire ma per amore della vita che non è mai a basso prezzo; sia un passare coraggioso per la morte ma certi che la voce di Cristo griderà il nostro nome chiedendoci di uscir fuori e liberandoci!

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