VI Domenica di Pasqua – La speranza

RISPONDERE A CHI DOMANDI RAGIONE

 At 8, 5-8; 14-17; Sal 65; 1Pt 3, 15-18; Gv 14, 15-21

 

Il tempo della Chiesa, si dice in linguaggio teologico, è un “frattempo” tra la prima venuta del Cristo ed il suo ritorno alla fine della storia.

Questo “frattempo” è il tempo della nostra vita credente, del nostro oggi. E’ però un “frattempo” segnato dalla Pasqua di Cristo! Non è un “frattempo” fatto solo di attesa di un futuro ma un “frattempo” che è anche un presente segnato dalla vera possibilità per i discepoli di Cristo di vivere ricolmi di speranza, di vivere di una presenza che, per quanto misteriosa, sarà tangibile ed operante nelle loro vite.

Questa presenza promessa è il Paraclito. Con questo termine (che il Nuovo Testamento registra solo nel Quarto Evangelo) si intende lo Spirito Santo nella sua missione di “difensore”; in greco, infatti, “parácletos” significa “avvocato”, “difensore”, “chiamato in aiuto”. E’ una presenza che consola (il termine può avere anche questo significato) perché è accanto e difende. Ma chi difende? Verrebbe subito da pensare che difenda il credente dagli assalti del mondo che lo perseguiterà; infatti più avanti Giovanni farà parlare Gesù circa le persecuzioni che i suoi subiranno (cfr 16, 2-3) e già nei Sinottici Gesù aveva detto che, dinanzi ai tribunali degli uomini, lo Spirito Santo avrebbe messo sulle labbra dei discepoli perseguitati le parole di verità e di difesa (cfr Mt 10,17.20; Lc 12, 11-12) ma qui siamo nel Quarto Evangelo e Giovanni, lo sappiamo, va sempre oltre!

Il Paraclito qui è il difensore di Dio e dei suoi “diritti” su di noi dinanzi alla mondanità che vuole soffocare la luce! Già la venuta del Verbo nella carne di Gesù di Nazareth è stata presenza di un primo Paraclito che è venuto a rivelare il volto del Padre, che è venuto a consegnare agli uomini la verità del suo volto difendendo Dio dalle maschere perverse che gli uomini pongono sul suo volto … Gesù è il Primo Paraclito venuto a difendere il diritto d’amore del Padre riconsegnandogli a prezzo del suo sangue “i figli dispersi” (cfr Gv 11,52); ora inizia il tempo in cui, al cuore del credenti, verrà donato un Altro Paraclito! Un’espressione questa che ci fa ben capire che è Gesù il Primo Paraclito. L’ Altro Paraclito verrà e sarà una presenza costante che difenderà i credenti in quanto difenderà Dio nei loro cuori, nelle loro vite, nella vita della comunità. Il Paraclito è il grande dono pasquale e lo abbiamo visto al capitolo 20 di Giovanni quando il primo gesto del Risorto è mostrare il suo corpo trafitto ma vivente e soffiare lo Spirito per la remissione dei peccati!

Il “frattempo” della Chiesa è allora il tempo di questa presenza rassicurante ma scomoda; rassicurante perché lo Spirito è la mano di Dio che guida la Chiesa a camminare nella via che è Cristo, nella verità che è Cristo gustando la vita vera che è ancora Lui! E’ presenza scomoda perché lo Spirito “grida” i diritti di Dio quando noi cediamo ai compromessi con il mondo, “grida” a chi apparteniamo e “grida” il caro prezzo della nostra salvezza. Paolo scriverà che lo Spirito prega in noi con gemiti inesprimibili (cfr Rm 8,26); sì, è lì, ad agire nel cuore dei credenti, come Gesù promette in questa pagina giovannea: Egli dimora presso di voi e sarà in voi.

Il  “frattempo” della Chiesa è colmato di questa presenza che, invisibile e inconoscibile per il mondo, è invece esperibile a pieno per i credenti. Il mondo riceverà una rivelazione che è conseguenza di questa presenza invisibile: la testimonianza d’amore dei discepoli. La sola presenza dei discepoli di Gesù dovrebbe portare al mondo la potenza di difesa e di consolazione dello Spirito; è quello che accade nella pagina di Atti in cui Pietro e Giovanni donano lo Spirito ai credenti di Samaria; i discepoli sono resi capaci dallo Spirito di rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che li abita, come scrive Pietro nel testo che oggi pure ascoltiamo. Mi pare davvero straordinario quel mettere assieme “ragione” (“lògos”) e “speranza” (“elpís”); la speranza, infatti, è per il mondo molte volte illusoria e irragionevole, è illogica … chi invece ha conosciuto Cristo sa che c’è una ragione della speranza: Cristo crocefisso e risorto con il suo amore che contraddice il mondo, la ragione sono quei gemiti inesprimibili del Paraclito che vive in lui e che gli grida Dio chiamandolo “Padre!” (cfr Rm 8,15-16) e indicandogli Cristo Gesù come unica via da percorrere nella storia!

Possiamo dare ragione della nostra speranza e dobbiamo farlo ma Pietro ci esorta a farlo senza arroganze e senza condanne inappellabili ma mostrando la ragione della speranza con la mitezza di Cristo. Sarà questa mitezza, sarà questa misericordia, questa dolcezza che racconterà Dio al mondo! Non ci sono altre vie perché questa è la via di Cristo, è la via che è Cristo!

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