XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Il “miracolo” della condivisione

IL PANE EUCARISTICO, SEME DI CONDIVISIONE E SERVIZIO

 Is 55,1-3; Sal 144; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21

 

Il racconto della moltiplicazione dei pani (il primo, perché l’Evangelo di Matteo ne racconta un altro molto simile al capitolo successivo) segue la narrazione della morte del Battista; Gesù ne riceve la notizia dai discepoli dello stesso Giovanni che lo avevano sepolto (cfr Mt 14, 1-12). La morte del Precursore è un confine che la vicenda di Gesù qui attraversa. Finito il tempo dell’annunzio iniziale, il tempo dell’attesa (e il Battista incarnava proprio questo annunzio e questa  attesa), il Messia Gesù, che fino a quel momento aveva insegnato nelle sinagoghe, operato guarigioni e annunziato l’Evangelo, deve compiere qualche altra cosa che ancora riveli la sua identità e che possa essere colta da chi ha il cuore disposto a leggere l’opera di Dio nelle trame della storia: deve preparare il banchetto messianico! Il Messia provvede al popolo che salva e provvede accogliendolo ad un banchetto che è comunione e tenerezza. Già i profeti avevano prefigurato i tempi messianici con l’immagine di un banchetto (cfr Is 25, 6-9; e lo stesso passo di Isaia che oggi costituisce la prima lettura) e ancor prima il re Davide aveva inaugurato la presenza dell’Arca Santa nella città di Gerusalemme con un banchetto in cui lui stesso aveva offerto pane ad ogni presente (cfr 2Sam 6,19). Certo poi alle spalle della narrazione ci sono gli episodi simili di Elia ed Eliseo in cui i due profeti danno pane agli affamati (cfr 1Re 17,14 e 2Re 4, 42-44) e poi per Matteo questo miracolo ha pure, e volutamente, una funzione prefiguratrice dell’Eucaristia che sarà il vero banchetto messianico della nuova Alleanza. Matteo, infatti, fa compiere a Gesù gli stessi gesti dell’istituzione dell’Eucaristia durante l’ultima cena (cfr Mt 26,26): Presi i pani e i due pesci … disse la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli …

I miracoli (Giovanni nel suo Evangelo amerà parlare di segni) sono certamente qualcosa di straordinario ma questo miracolo, nello straordinario, custodisce una realtà che dovrà essere assolutamente umile ed ordinaria: quel pane spezzato che, per tutto il tempo della Chiesa, i discepoli dovranno accogliere e riconoscere quale luogo della presenza di Gesù il Messia, quale luogo della sua sollecitudine dinanzi alle nostre stanchezze, alla nostra fame, al nostro dimorare in deserti senza speranza, al nostro vivere in una luce vespertina che ci fa sembrare tanto lontana ed irraggiungibile la casa della comunione e della fraternità; nel tempo della Chiesa il pane eucaristico sarà nutrimento, speranza, forza per camminare nella storia. Il pane eucaristico nel tempo della Chiesa sarà concreta, tangibile ma umilissima presenza che ricorderà, a quanti sapranno lasciarsi sedurre dall’umiltà di Dio, che nulla può separarci dall’amore di Dio, quell’amore che, a pieno, ci è stato mostrato e donato in Cristo Gesù crocefisso e risorto!

Paolo, nel celebre passo della Lettera ai cristiani di Roma che oggi leggiamo, esamina con meticolosa attenzione ogni altezza, ogni profondità, ogni grandezza, ogni dolore, ogni avversità, ogni persecuzione, ogni morte che ci aggredisce e afferma con invincibile certezza che nessuna di queste realtà, pur concretissime e potenti, è più forte dell’amore di dio che Gesù ci ha fatto “conoscere”! Paolo ha sperimentato nella sua carne, nella sua storia, sui suoi sentimenti quanto tutto questo potesse essere vero …

Il passo dell’Evangelo di oggi mostra un gesto di Gesù che va al di là del prodigio e che, come ogni suo gesto consegnatoci dalla Scrittura, ci chiede di guardare oltre; d’altro canto le parabole volevano proprio “educare” l’ascoltatore di Gesù a questo sguardo penetrativo, spiritualmente “intelligente”; Gesù spezza il pane della sua presenza per quelli che hanno avuto il coraggio di lasciare le sicurezze per giungere con Lui al “deserto”, cioè dove non c’è altri che Lui! Lo offre a quelli perché lo consegnino a tutti; il pane che offre, infatti, è pane di condivisione e di comunione; notiamo che, nasce sì da un gesto straordinario di Gesù, ma non obbedisce alle logiche diaboliche che già Gesù aveva respinto nel “suo” deserto delle tentazioni: Fa’ che queste pietre divengano pane! Si badi che Gesù non fa questo, qui non salta la “fatica” che il pane racchiude in sé, non salta la comunione che il pane seminato come grano, curato nella crescita, mietuto, macinato, impastato, infornato e distribuito porta in sé come messaggio umanissimo! In questo “deserto” di Galilea non sono le pietre a trasformarsi in pane ma un pane vero condiviso e offerto si moltiplica, diviene bastante per tutti! E’ il “miracolo” grande della condivisione! E su questo si dovrebbero aprire squarci profondi di riflessione sul nostro modo di vivere nel mondo, nella storia!

I discepoli sono fatti da Gesù ministri, servi di questa condivisione: Li diede ai discepoli e i discepoli alla folla. E qui lo sguardo dell’evangelista e del lettore si stende lontano, verso la vita della Comunità ecclesiale che deve sempre ritrovare questo clima: condivisione e servizio reciproco; condivisione e servizio ricevuti da Gesù stesso: è Lui che prende i pani condivisi e li moltiplica, è Lui che li mette tra le mani dei suoi perché si facciano servi di comunione, servi di una condivisione concreta, fattiva, vitale, esistenziale, costosa.

Di questa dinamica l’Eucaristia è sacramento, è segno potente che custodisce quell’amore da cui nulla potrà mai separarci e dona la forza di condividere e di servire. Se il pane eucaristico non diviene seme di condivisione e di servizio rischia di diventare rito, rischia addirittura di diventare idolo, oggetto di una religione che acquieta e illude di giustizia!

E sarebbe tremendo! Ma forse, purtroppo, è già tante volte tremendo!

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