XX Domenica del Tempo Ordinario – La preghiera di una donna

Apostola e Profetessa del Signore

 Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28

Oggi un passo evangelico davvero difficile, per certi versi imbarazzante … gli Evangeli ci mostrano spesso un Gesù duro, netto, sferzante … ma con gli ipocriti, con quelli che presumono d’essere giusti, con quelli che usano o disprezzano gli altri, non con i sofferenti, i poveri, gli ultimi, i peccatori. Qui, invece, Gesù è duro con una povera donna piena di dolore a causa di una figlia tormentata dal male; ed ecco un Gesù prima incurante (Non le rivolse neppure una parola), poi netto in un programma ben chiaro al suo cuore e alla sua vocazione (“Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”) e poi ancora, vorrei dire, offensivo (“Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”) e, in Matteo, rispetto alla narrazione di Marco, è ancor più duro in quanto Marco gli faceva dire: “Lascia prima che si sazino i figli”, insomma i cagnolini devono aspettare ma poi avranno il pane … qui in Matteo non è così: non c’è alcun turno da aspettare! Sì, è vero che Gesù non dice “cani” ma “cagnolini”, ma è pur sempre vero che la parola rimane offensiva, dura e, sulle labbra di un ebreo, anche con il sapore di un “luogo comune”: cani era il modo spregiativo di riferirsi ai “non ebrei”, ai pagani!

Insomma un Gesù che non ci aspettiamo e che a volte ci si arrampica sugli specchi per “difendere” (come sono strani i credenti che pretendono di “difendere” Dio!!); è più semplice pensare che qui l’Evangelo ci voglia mostrare il lato umanissimo di un Gesù che, convinto delle sue vie e prospettive ne esclude altre! In Matteo, si badi bene, rispetto al racconto di Marco, Gesù non sconfina dalla terra di Israele, va solo verso i territori pagani … è la donna che sconfina e  che quindi lo mette dinanzi ad una realtà con cui fare i conti: gli altri, i lontani, i “cani” che però possono essere luogo di una fede grande.

Nel suo percorso umanissimo (non dimentichiamo mai l’autentica formulazione della fede cristiana che dice che Gesù è vero uomo!) Gesù deve “convertirsi”, non nel senso di passare dal male al bene, ma nel senso originario di “voltarsi verso”, di mutare vie, di accogliere una volontà del Padre ulteriore, una volontà altra che si mostra “in itinere”; la donna cananea, possiamo dire, è un’inviata a Gesù per dirgli di spalancare gli orizzonti!

La Chiesa di Matteo, destinataria dell’Evangelo, una comunità tutta proveniente in massima parte dal giudaismo e malata di particolarismo, ne aveva probabilmente molto bisogno … e ne ha bisogno oggi la nostra società pure malata di paura dell’altro, del diverso, dello straniero; in questa situazione, che è purtroppo sotto i nostri occhi, noi cristiani non possiamo e non dobbiamo permettere che tra noi allignino mentalità “protezioniste”, “esclusoniste” che gioiscono del disagio del profugo, dello straniero, del diverso; non possiamo permettere accesso al cuore delle comunità ecclesiali di logiche che, falsamente si schierano in difesa dell’ identità cristiana ma lo fanno contro gli altri e solo per difendere i propri benesseri!

Ad un comunità che corre questi rischi Matteo narra questa storia straordinaria del Figlio di Dio che si lascia “convertire” dalla preghiera di una donna che non avanza diritti ma chiede grazia, che non pretende di essere come il popolo delle promesse e dell’alleanza, ma chiede di essere accolta per quello che è! Alcune Chiese dell’oriente cristiano bene fanno a venerare questa donna pagana e anonima con il titolo grande di “Apostola e Profetessa del Signore”, in quanto inviata dal Padre al Figlio perché aprisse il cuore alla rivelazione alle genti. In fondo così facendo Gesù doveva ancora porsi come compimento di parole come quelle di Isaia che oggi abbiamo ascoltate; parole di un “sogno”: Il Tempio di Gerusalemme casa di preghiera per tutti i popoli!

Già il segno della moltiplicazione dei pani che, possiamo dire, incornicia con la sua duplice narrazione (cfr Mt 14,13-21 e Mt 15,29-39) il passo di oggi, ci diceva che il pane che il Messia dà ai figli è sovrabbondante tanto che ne avanzano ceste e nell’uno e nell’altro caso; insomma c’è anche il pane per i cagnolini che per la fede, come quella donna cananea, si trasformano in figli, parte del popolo santo che Dio si è scelto!

Gesù qui abbatte le barriere del “luogo comune” ed attiva la corsa dell’Evangelo per tutte le strade del mondo. E’ incredibile ma il Maestro ha “imparato” dall’umile ma grande fede di una povera donna! E’ il mistero grande, umile e sublime della vera incarnazione di Dio! Il passo di oggi ce la fa prendere sul serio!

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