VENTISEIESIMA DOMENICA ORDINARIA 2018

VENTISEIESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Nm 11, 25-29; Sal 18; Gc 5, 1-6; Mc 9, 38-48

Il racconto di Marco continua a sottolineare, anche questa domenica, l’incapacità dei Dodici di comprendere la via paradossale di Gesù: una via di libertà totale a cui si accede attraverso il farsi schiavo. L’ “insospettabile” Giovanni si fa portavoce di una gelosia di potere, qui non più personale ma “di gruppo”: non era dei nostri, dice Giovanni di questo esorcista “abusivo” perché fuori dalla cerchia “canonica” di Gesù! Gesù è fermo: Non glielo impedite! Gesù non è un esclusivista, non è “integrista”: Non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Gesù dichiara invalida la posizione dei discepoli; il problema è sapere che se ne fa del nome di Gesù! Gesù invita qui a guardare dentro e non fuori per stigmatizzare gli esterni … il problema è che quelli di dentro un giorno rinnegheranno e tradiranno … specie se si sentono “al sicuro”; il problema è per quelli di dentro che se ne vanno, non per quelli di fuori che, addirittura, possono usare il nome di Gesù per compiere opere di liberazione.

L’antico detto patristico, attribuito a S. Cipriano di Cartagine, “extra ecclesiam nulla salus” (“fuori dalla chiesa nessuna salvezza”), spesso impugnato in modo integrista da certi cristiani, è in realtà un detto che non vuole colpire e mandare all’inferno quelli di fuori, ma è un monito a quelli “di dentro” che “sanno” e che abbandonano la Chiesa palesemente o, più tremendamente, nel profondo di loro stessi con scelte mortifere pur rimanendo apparentemente “dentro”! Non a caso Marco fa seguire a questo episodio una serie di detti di Gesù sul tema dello “scandalo”!

Lo scandalo è opera di quelli di dentro che fanno danno dentro facendo inciampare i “piccoli”. I discepoli non stessero a guardare fuori impedendo questo o quello agli esterni, pensassero a custodire l’Evangelo che è stato loro consegnato … pensassero a togliere ciò che è inciampo nelle loro stesse vite: la mano, l’ occhio, il piede da tagliare sono le azioni (mano), i desideri (occhi), le direzioni e le scelte (piede) che impediscono l’accesso al Regno, che portano lontano da Cristo e dalla sua scelta di fondo che è quella di essere offerta d’amore capace di prendere su di sé la violenza del mondo per spegnerla. La scelta d’amore di Gesù non si fece accusa o esclusione (pensiamo alle sue parole dalla croce, parole di perdono per i crocifissori e di accoglienza del brigante crocefisso!) ma divenne tensione all’unità dei dispersi

Il racconto di Marco continua a sottolineare, anche questa domenica, l’incapacità dei Dodici di comprendere la via paradossale di Gesù: una via di libertà totale cui si accede attraverso il farsi schiavo … Marco ha fatto passare dinanzi ai nostri occhi prima Pietro che si fa inciampo a Gesù nel suo andare a Gerusalemme, poi i Dodici tutti che disputano miseramente su presunti ed agognati primati, oggi l’“insospettabile” Giovanni che si fa paladino di un integrismo che Gesù non tollera in alcun modo.

Gesù è fermo: Non glielo impedite! Forse i discepoli credevano di ottenere un elogio da Gesù per il loro “zelo”, ma Gesù mostra loro che hanno uno “zelo cattivo” perché geloso ed esclusivista.

Il problema, dice Gesù, non è far parte di una cerchia, il problema è il “nome di Gesù”: l’esorcista sconosciuto agisce “nel nome di Gesù” e riesce a compiere l’esorcismo; si badi che all’inizio di questo stesso capitolo (9, 18b) si dice che i discepoli, richiesti di un esorcismo dal padre del fanciullo epilettico, “non ne hanno avuto la forza”… come mai? Forse perché pretendevano di agire nel loro stesso nome e non nel nome di Gesù; qui, invece, c’è un tale che, nel nome di Gesù, ci riesce!

Gesù non è un esclusivista, non è “integrista”: Non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Gesù agisce come già aveva agito Mosè

con il giovane Giosuè, come abbiamo ascoltato nella Prima Lettura di questa domenica; anche lì c’è qualcuno che “profetizza” senza essere parte del gruppo dei settanta designati da Mosè e Giosuè, anch’egli preso da uno “zelo cattivo”, vorrebbe impedirlo ma Mosè dice con forza che quella non è una via di Dio, anzi proclama parole di tutt’altro tono: Fosserro tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito!

Gesù invita i suoi ad avere il suo stesso sguardo libero e capace di accogliere il “buono” da qualunque parte venga e per farli convinti di questa sua linea associa i Dodici a Lui stesso: Chi non è contro di noi è per noi!

Quello di Gesù non è uno stolto “buonismo”: ci sono quelli che sono contro, esistono e sono gli avversari di Gesù, quelli che lo inchioderanno alla croce; con questi Gesù non è stato “buonista”, li ha chiamati “ipocriti e sepolcri imbiancati”! Gesù però non crea dei nemici, non ha l’ossessione di riconoscere nemici dovunque … qui, infatti, si tratta di un’altra situazione: si tratta del rischio di fare della Chiesa (chiaramente questo è il problema di Marco e della Chiesa nascente!) una setta o una èlite; ci sono alcuni di fuori che, nella loro condizione, sono per il Regno!

Per mettere in guardia da settarismi e chiusure Marco introduce qui, come dicevamo, il tema dello “scandalo”. Guai a chi fa inciampare i “piccoli”! In greco “skandalon” indica una pietra che fa inciampare i passi di un viandante.

Chi sono questi “piccoli”? Per comprendere questo termine credo che bisogna riferirsi alla terminologia paolina (in 1Cor 8-10 e Rm 14) in cui si dice che nella Chiesa ci sono i “deboli” e i “forti”; i “deboli” (i “piccoli” dice qui Gesù) sono quei credenti non illuminati, poco istruiti, privi di scienza, la cui fede è ancora debole e soggetta agli scandali … la loro coscienza non può essere ferita dai “forti”! Addirittura Gesù qui dice che è meglio suicidarsi che essere fonte di scandalo per questi “piccoli”, lo dice con un’immagine brutale, quella della macina di asino da mettere al collo, una grossa pietra tonda che un asino girava su un perno per macinare olive o grano; il rischio, poi, per Gesù è anche scandalizzare se stessi, inciampando e andando a finire nella Geenna, luogo delle immondizie e del non-senso!

Il discorso è duro per quelli di dentro … Lo scandalo sarà nei secoli la cattiva vita dei discepoli di Gesù … la vita non evangelica di chi è custode dell’Evangelo è inciampo verso il Regno per tanti e specie per i fragili, per i semplici, per i poveri … e, ricordiamolo, questi sono i prediletti del Regno!

L’Evangelo oggi, ancora una volta, ci mette dinanzi alla responsabilità che ci è affidata; aver ricevuto l’Evangelo non è privilegio che ci mette al riparo ma è responsabilità per un dono ricevuto e da donare ancora.

Vite non compromesse per l’Evangelo non annunziano l’Evangelo, ma lo occultano! È questa la verità! Non bisogna trovare scappatoie a questa verità!

P. Fabrizio Cristarella Orestano

(Scavi archeologici di Cafarnao, macina)

Print Friendly, PDF & Email
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi