“Voi chi dite che io sia?”

DODICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Zc 12, 10-11; Sal 62; Gal 3, 26-29; Lc 9, 18-24

“Se qualcuno vuol venire dietro di me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.”

 

Le nostri idee su Cristo si devono sempre scontrare con la verità che Lui stesso ci rivela, una realtà dura e lontana da ogni nostra proiezione rassicurante, da ogni idea umanamente “alta” su di Lui. La domanda resta martellante nel cammino di ogni cristiano: “Voi chi dite che io sia?”. Una domanda che vuole prima far venir fuori le nostre proiezioni o le nostre idee deboli su di Lui ma che poi ci interpella profondamente e vuole che noi prendiamo posizione … per questo nella nostra cappella monastica la croce lignea porta il “titulum” con questa domanda in greco: ogni giorno dobbiamo essere interpellati dal Crocefisso.

Nel passo di Luca che oggi si legge le parole di Gesù che seguono la risposta di Pietro chiariscono fortemente quale sia la posizione da prendere. E’ la posizione da “crocefisso” … la sequela di Gesù non è seguire uno che ha dato la vita ammirandolo, indicandolo come un bell’esempio morale, quasi facendone un maestro tra i maestri … seguire Gesù significa assumere la sua storia di croce nella propria carne.

E’ impressionante come in Luca la risposta di Pietro, che resta una risposta ambigua in quanto bisognerebbe capire che idea ha Pietro del Cristo di Dio, sia seguita da quell’annunzio della passione che non resta solo un annunzio ma che diventa immediatamente un invito, un invito che specifica la sequela che Gesù chiede ai suoi: Se qualcuno vuol venire dietro di me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Poiché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà. Maestro e discepoli sono così coinvolti da Luca nella stessa via della Croce. Nell’Evangelo di Luca è chiaro che qui siamo alla fine della vita pubblica di Gesù in Galilea; le cose sono cambiate rispetto agli inizi: le folle lo abbandonano e le autorità hanno un’opposizione sempre più violenta. Gesù in questo frangente decide di concentrare le proprie fatiche sulla formazione del suo “piccolo gregge” ma anche i discepoli sono lenti a capire e ad accogliere la sua parola … Gesù sa però che a loro dovrà affidare le vie del Regno. A questo punto Gesù prende una posizione straordinariamente sorprendente: dinanzi a questo rifiuto delle folle, delle autorità e, in fondo, anche dei suoi, Gesù non si ritira sdegnato da quel mondo che lo rifiuta, non si separa, resta con il suo popolo, trasforma così il rifiuto in un atto d’amore. La via che Gesù si appresta ad intraprendere, non fuggendo dal mondo che lo rigetta, sarà la via che aprirà ai suoi la possibilità di capirlo al di là di ogni proiezione “religiosa” o politica che si annidava in loro.

Questo atteggiamento di Gesù è la via per comprendere quella croce di cui sta cominciando a parlare.

La strada che Gesù sta imboccando (al v. 51 di questo stesso capitolo inizierà il viaggio a Gerusalemme, luogo della croce!) non è solo il coraggio di affrontare la solitudine e la violenza che si abbattono su di Lui, è il coraggio di trasformare la solitudine e la violenza di cui è vittima in un gesto di amore. La croce di Gesù scaturisce da un contrasto paradossale in cui c’è tutto l’Evangelo: tutti sono contro Gesù ma Gesù è per tutti. Quel contro e quel per si scontrano e danno vita all’Evangelo: un Dio che ama non riamato, che ama per primo, un Dio che cerca non cercato, che si offre a chi lo schiaccia!

La “necessitas passionis” che qui si dice per la prima volta in Luca (E’ necessario che il Figlio dell’Uomo soffra molto) è deposta non solo sul fatto che il giusto patisce sempre in un mondo ingiusto, che il giusto che rimane dalla parte delle vittime e non accetta nessun compromesso con i carnefici, necessariamente soffre, ma anche sul fatto che Dio non può fare diversamente quando decide di coinvolgersi nella storia dell’uomo fino alla compromissione dell’incarnazione. Dio non può scegliere altre vie se non quella di prendere su di sé tutta la violenza e il rifiuto del mondo … solo così potrà fermare il vortice del male.

Il testo di Luca, con le sue accentuazioni post-pasquali (Gesù parla di risurrezione) vuole assicurare al discepolo che, solo se accetta le estreme conseguenze della debolezza dell’amore crocefisso, potrà permettere all’amore di manifestare la sua potenza più forte della morte.

Gesù chiama con forza il discepolo, chi vuole esserlo, a rinnegare se stesso, cioè a “dire no a se stesso” non nel senso di rinunciare alle legittime esigenze della propria umanità ma nel senso di rompere le catene di quella philautìa che è preminenza dei propri interessi per camminare libero per Dio e per gli altri uomini. E’ quello che Gesù ha fatto!

Segue quel detto di Gesù tra i più duri ed esigenti che l’Evangelo registra, anche forse il meno capito da noi che davvero ne abbiamo paura: Chi vorrà salvare la propria vita la perderà ma chi perderà la propria vita per me la salverà! Un detto che non significa abbandonare le cose “materiali” per volgersi a quelle “spirituali”, non significa abbandonare la vita presente per volgersi a quella dell’ “aldilà” … le parole di Gesù vogliono dirci che tutto quello che siamo deve essere impegnato sulla via dell’amore. Ad ogni costo.

L’uomo crede di salvarsi chiudendosi in sé e conservandosi e Gesù propone una via al rovescio: la vita si salva aprendosi, donandosi, perdendosi.

Qui è in gioco la vita nella sua totalità.

Che ne vuoi fare della tua vita? Guarda al Figlio dell’Uomo che ne ha fatto un dono anche nel rifiuto e nella violenza subiti. Importante è capire che Luca sottolinea che queste parole esigenti e radicali Gesù le dice a tutti. E’ un piccolo particolare che vuole dirci che questa è l’esistenza cristiana tout-court! In più Luca parla di una croce da prendersi ogni giorno: questa di Gesù è una via quotidiana, ordinaria … è la via ordinaria del discepolo; non è riservata a giorni o ad ore particolari … il cristiano è colui che “inventa” ogni giorno le risposte a questa esigenza dell’Evangelo e questo ciascuno nella sua condizione e vocazione; ciascuno però in modo integrale!

A questo punto la possibilità di ingannarsi e di credere ad un Gesù-proiezione dei nostri desideri e delle nostre idee è annullata.

La domanda su Gesù resta martellante e provocatoria ogni giorno:; in fondo è una domanda che ancora ci fa Lui stesso: “Chi sono per te? Che posizione prendi nella storia per me e con me?”

 

 

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