III Domenica di Pasqua – Incontrare il Risorto!

… IN MEZZO ALLA SUA CHIESA

  –  At 3, 13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2, 1-5; Lc 24, 35-48  – 

Incontrare il Risorto! Fare esperienza che Lui sta in mezzo alla sua Chiesa… ecco l’unica via per lasciarsi afferrare dalla forza rinnovatrice della Pasqua.

Per questa sua presenza il Risorto non sceglie la via dello straordinario, ma la via dell’ordinario di uomini che si fanno testimoni con tutta la loro vita, l’ordinario di un pane spezzato che si può accogliere nella fede come luogo di quella presenta, l’ordinario delle Scritture ormai tutte illuminate dalla Pasqua di Gesù…

L’apparizione di Gesù nel cenacolo la sera della Pasqua è, per Luca, segnata, nella sua straordinarietà, da una ordinarietà disarmante! Agli Apostoli che credono di vedere un fantasma Gesù chiede di tornare nell’ordinario: è proprio Lui! In carne ed ossa! E’ davvero importante questa sottolineatura; è importante contro ogni “spiritualismo” nella vita cristiana ed ecclesiale! Ricordiamolo sempre: quando si toglie la corposità della storia al Cristo, quando lo si priva della sua vera umanità, quando si pretende di leggere la Risurrezione senza “carne e ossa”, si giunge a vivere una vita di Chiesa non compromessa con la storia, una vita di Chiesa che di continuo tenta di dimenticare la “carne e le ossa” degli uomini! Ed è il vero tradimento del cristianesimo!

Nel racconto di Luca, invece, Gesù non solo parla di carne ed ossa, ma chiede anche del cibo …e del cibo terrestre …del cibo che stava su quella tavola di uomini spaventati ed ancora rinchiusi nelle loro incredulità! E mostra loro le mani e i piedi …certo perchè sono segnati dalla croce, certo perchè portano quelle ferite con cui li ha amati, ma anche perchè quelle mani e quei piedi li riconducano a quel quotidiano che avevano vissuto con Lui…in Luca Gesù non dà appuntamento ai suoi in Galilea, e questo perchè per Luca era importante sottolineare Gerusalemme da cui poi tutto dovrà ripartire (Luca è anche l’aurore degli Atti degli apostoli), ma ugualmente con questo semplice gesto di mostrare loro le mani e i piedi li riconduce al loro passato, al principio della loro storia con Lui. Sono quelle le mani che accompagnavano il suo parlare, sono quelle le mani che avevano carezzato il dolore di tanti, sono quelle le mani che avevano stretto in gesti ed abbracci pieni di fraternità, sono quelle le mani che avevano sanato tanti sofferenti, sono quelle le mani che avevano spezzato per loro il pane…fino a quell’ultima sera; sono quelli i piedi che avevano camminato lungo le strade della Galilea, che lo avevano condotto fin sulla riva del lago dove li aveva cercati, sono quelli i piedi degli infiniti passi che Gesù aveva compiuto per andare verso gli uomini, sono quelli i piedi con cui risolutamente era incamminato verso Gerusalemme (cfr Lc 9, 51).

E’ tutto l’Evangelo che Gesù richiama così al loro cuore; la sua vita con loro, la sua dolorosa passione…ed ora gli sta davanti vivo, risorto! E’, insomma, tutto l’Evangelo che li va a visitare nella loro paura, quell’Evangelo che avrà bisogno delle loro mani e dei loro piedi per attraversare il mondo, i secoli…Quei loro piedi di uomini, “cominciando da Gerusalemme”, dovranno percorrere il mondo per annunziare l’Evangelo; quello loro povere mani sono orami custodi di una testimonianza da consegnare ancora…quelle loro mani devono “spiegare” le Scritture ormai rese palpitanti di vita dalla Risurrezione, quelle loro mani dovranno spezzare il pane della sua presenza fino alla fine dei secoli, quelle loro mani dovranno guarire chiunque soffre, accarezzare chi non è amato, benedire ogni uomo, sporcarsi per accogliere e condividere ogni dolore…come Lui aveva fatto!
Così, solo così, saranno testimoni!

Nel suo discorso dopo la guarigione dello storpio (l’abbiamo ascoltato nella pagina di Atti) Pietro ormai ne è ben cosciente: le sue parole sono gravide di verità senza paura (“avete rinnegato il Santo e il Giusto”) ma sono gravide di una verità che diventa subito Evangelo: “avete ucciso l’autore della vita che Dio ha risuscitato dai morti”! E notiamo che anche qui, nonostante la nuova traduzione, non c’è nessun ma (ma Dio l’ha risuscvitato dai morti) ma c’è un che Dio ha risuscitato: la Risurrezione non è mai un “ma“, quai fosse una rivalsa o vendetta di Dio, ma è un sì tenerissimo che risponde incredibilmente al no spietato dell’umanità! Ecco perchè è un Evangelo! Di questo Evangelo Pietro sa di essere, con i suoi fratelli, testimone ; questa testimonianza è testimonianza di misericordia, di perdono. Gesù l’aveva detto in quella sera di Pasqua: “nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione ed il perdono dei peccati”. Ed è quanto Pietro sta facendo: Convertitevi – dice – dunque e cambiate vita, perchè siano cancellati i vostri peccati !

Coloro che hanno incontrato il Risorto non possono che fare questo: essere ministri, servi della misericordia ma senza paura della verità! Nessuna verità però è tanto tremenda da non essere sotto la potenza della misericordia…perfino l’uccisione del Messia è avvolta di perdono!

La ragione ce la dice la Prima lettera di Giovanni che pure ascoltiamo oggi: abbiamo un “parácletos” presso il Padre, Gesù Cristo il Giusto che è sacrificio di espiazione per i nostri peccati, e non solo per i nostri, ma anche per il mondo intero! Nessuna paura, dunque!
Ecco l’Evangelo! Un Evangelo che però ha bisogno dei nostri piedi e delle nostre mani, ha bisogno della nostra umanità piena (“carne ed ossa”) per correre per il mondo! Certo la potenza dello Spirito che Gesù ha promessso renderà possibile le conversioni e le vite nuove ma lo Spirito e la Sposa-Chiesa devono essere assieme nell’evangelizzazione, nella testimonianza e nell’invocazione (cfr Ap 22, 17)!

La Chiesa-Sposa non deve cercare e predicare lo straordinario ma, con la sua ordinarietà, fatta straordinaria dall’Evangelo, deve farsi testimone con i gesti e con i passi di Cristo Gesù! Quando i nostri gesti non sono quelli di Gesù ed i nostri passi percorrono le vie mondane, l’Evangelo resta chiuso e sigillato ed il mondo resterà prigioniero delle sue stesse catene, di quelle catene che Gesù ha spezzato “a caro prezzo”!
Questo è tradimento dell’Evangelo, è rendere vana la croce di Cristo (cfr 1Cor 1, 17).

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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