III Domenica del Tempo Ordinario – Il Regno di Dio si è avvicinato!

GESU’ NON CHIEDE TANTE COSE, CHIEDE NOI STESSI

Gn 3, 1-5.10; Sal 24; 1Cor 7, 29-31; Mc 1, 14-20

Il Regno di Dio si è avvicinato! E’ il “grido” di Gesù che inizia a predicare. In questa parola di Gesù di Nazareth c’è un nuovo inizio per l’umanità tutta … e questo grido si speranza dirompe dopo che Giovanni fu consegnato … l’evangelo di Gesù contraddice la tenebra del mondo che ha consegnato Giovanni il Battista alla morte. Quell’iniquità che porterà il profeta del Giordano alla morte violenta non è una tenebra che tutto ricopre ma è contraddetta da Colui su cui è sceso lo Spirito (cfr Mc 1,10) e che ha affrontato il deserto e la tentazione, traversando il deserto e vincendo la tentazione (cfr Mc 1, 12-13).
Gesù ora sa che il Regno si è avvicinato perché sa Lui chi è, e che vie deve percorrere nella storia: Gesù sa di essere il Figlio amato e il Cristo e sa che la lotta contro il male che divide e lacera l’uomo è, per Lui e per coloro che vorranno seguirlo, l’unica via da percorrere … Per questo quell’evangelo (Il Regno di Dio si è avvicinato !) è seguito subito da un ordine: “Convertitevi e credete all’evangelo!”
Qualcuno vorrebbe che, diplomaticamente, si dicesse “un invito”! Sento però in quelle parole il suono di una via perentoria, necessaria, non eludibile … se è vero che il Regno si è fatto vicino è necessario che cambi qualcosa, e l’unica cosa che può e deve cambiare è il cuore dell’uomo.
Il Regno di Dio si è avvicinato! E’ dunque necessario volgere il volto verso questo Regno. “Convertirsi”, infatti, in ebraico ha in sé l’idea di “volgere le spalle” a qualcosa, a qualcuno, per rivolgersi verso qualcosa di diverso, di altro … verso Dio; insomma la “conversione” (in ebraico la “teshuvà ”) è cambiare via. D’altro canto “conversione” è, per il greco del Nuovo Testamento, “metànoia ”, cioè “mutamento di pensiero, di mente” … “conversione” è mutare il nostro pensiero con il “pensiero” di Dio, accogliere i suoi progetti che sono tanto diversi dai nostri progetti (cfr Is 55,8). “Conversione” è avvicinarsi e volgersi a Colui che si è fatto vicino!
Il Regno di Dio si è avvicinato! E’ un’espressione ebraica che significa che Dio si è fatto presente , si è fatto storia! Il Nuovo Testamento sa che questo farsi storia di Dio ha una radicalità impensabile: si è fatto storia non solo perché è intervenuto nella storia attraverso delle azioni e delle parole affidate ai profeti, ma si è fatto storia perché è “diventato ” un frammento di questa storia: Gesù di Nazareth!
In quel “diventare ” (in Gv 1,14 è detto con chiarezza: Il Verbo divenne carne cioè “o lògos sàrx eghèneto”) c’è il grande “scandalo” della rivelazione cristiana: Dio diviene, l’immutabile entra nel tempo, nel “divenire”; davvero Dio si è fatto vicino; davvero il Regno si è fatto “prossimo” al nostro divenire
Tutto questo proclama un’urgenza; non c’è da fare rimandi dinanzi al Regno che si è fatto vicino, dinanzi a questo Dio che decide di entrare nel nostro “divenire”, nella nostra storia! Se la storia è diventata “luogo” di Dio, questa è una provocazione a che le nostre storie divengano “luoghi” di Dio.
La scena evangelica che Marco oggi ci narra vuole sottolineare l’urgenza di dare una risposta al “passare” di Dio nella storia. Un “passare” che però non è casuale nelle nostre vite, un “passare” che è mirato a custodire il mistero dell’ “elezione ”! Sì, proprio quei pescatori vengono scelti.
Un passare di Dio che è appello ma anche opera di nuova creazione … l’appello di Dio contiene in sé anche una promessa. Sempre. Accade anche nella predicazione di Giona a Ninive nel testo che oggi si ascolta come prima lettura; il profeta è mandato a Ninive a dire una parola che bisogna bene intendere: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà capovolta! Le nostre traduzioni dicono sarà distrutta! E’ una traduzione lecita ma così conterrebbe solo una minaccia; in realtà la parola in ebraico è volutamente ambigua: sarà capovolta, cioè cambierà, si volgerà a Dio, “si convertirà”; è allora sì una minaccia, perché la parola contiene un’idea di distruzione, ma contemporaneamente è una promessa perché quella stessa parola contiene l’idea di un capovolgimento che è un rinnovamento. E’ quello che accadrà: Ninive, nel racconto parabolico del libro di Giona, sarà capovolta, farà incredibilmente penitenza e muterà il suo volto. Giona che aveva interpretato le sue stesse parole solo come minaccia e non come un “evangelo”, ne resterà infatti deluso; in fondo voleva vedere la distruzione della città perversa; dovrà invece imparare la lezione della misericordia di Dio e delle sue “vie che sono diverse dalle nostre vie” spesso miopi, più spesso incapaci di credere che è il passare di Dio nelle nostre vie di morte o di non senso che basta a trasformare e a dare senso.
Riconosciuto questo passare di Dio ed il suo appello urgente bisogna poi fare come i pescatori del lago. I quattro, infatti, devono operare la scelta di lasciare quello che hanno e quello che sono per “avvicinarsi” a Gesù, per iniziare a “fare storia” con Lui. Sia Simone ed Andrea, che Giacomo e Giovanni “lasciano ” le reti gli uni e il padre gli altri due.
L’urgenza di questa scelta è sottolineata dal racconto di Marco con quel “subito ” con cui Simone ed Andrea seguono Gesù e con quel lasciare il lavoro a metà di Giacomo e Giovanni (il padre ed i garzoni ancora sulla barca).
E’ appello all’urgenza e chi legge l’Evangelo è chiamato a coglierlo con tutta la sua forza; urgenza dichiarata anche da Paolo nel testo di oggi della Prima lettera ai cristiani di Corinto in cui si dice con chiarezza che il tempo si è fatto breve e che passa la scena di questo mondo . Insomma il Regno venuto in Gesù Cristo chiede delle decisioni nette e radicali, chiede di volgere le spalle al passato per guardare verso gli orizzonti del Regno stesso. Il passato viene trasfigurato da Colui che chiama, non viene bruciato in un rogo totalizzante quasi che quel che è stato non conti più nulla; i pescatori del lago vengono trasformati in pescatori di uomini; rimangono pescatori, il loro passato è recuperato, la loro identità custodita ma trasformata per le esigenze del Regno.
Il Signore fa sempre così: anche con Davide aveva fatto lo stesso. Preso da dietro il gregge di suo padre Iesse, il Signore lo fece pastore di Israele suo popolo (cfr 1Sam 16,11 e 2Sam 5,2).
La nostra umanità è assunta da Colui che chiama e quella stessa umanità, con tutto ciò che è, entra in una storia nuova con la possibilità di spendere se stessa, le sue energie, le sue potenzialità ed il suo stesso passato, per le urgenze del Regno.
Chi è chiamato deve operare una scelta ma senza l’illusione di essere lui l’artefice della vita nuova che da lì parte e si sviluppa; chi è chiamato dice i suoi “no ” e i suoi “ ” netti davanti all’urgenza del Regno perché riconosce un’opera previa del Signore; riconosce che lo sguardo del Signore che si posa su di lui; Marco per ben due volte dice che Gesù vide Simone e Andrea e che andando un poco oltre vide Giacomo figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello … E’ quello sguardo posato sulle loro vite che diventa la forza di quegli abbandoni necessari per obbedire al Regno vicino .
Quello che da ora in poi conterà per i pescatori del lago sarà il seguire Lui , sarà lo stare con Lui . Il problema è sempre lì: smettere di seguire se stessi e le proprie vie, i propri tempi, le proprie esigenze ed iniziare a seguire non un progetto affascinante ma Lui, Gesù che passa sulle rive dei nostri laghi quotidiani e non ci chiede tante cose, ci chiede di dargli noi stessi. Non ci chiede le reti, non ci chiede le barche, il padre, il lavoro di prima … no, queste cose non ce le chiede, ci domanda invece di lasciarle , quello che ci chiede è di dargli noi stessi !
Ecco l’urgenza. Ogni rimando porta ritorni a strade mediocri quando non ammorbate dal tanfo del non-senso!

Print Friendly



Leggi anche:

Taggato , , , , , , , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento