IV Domenica di Pasqua – Il Pastore bello

LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO

  –  At 4, 8-12; Sal 117; 1Gv 3, 1-2; Gv 10, 11-18  – 

 

  E’ la domenica del pastore buono o bello (il significato principale della parola greca “kalós” è infatti “bello”); al centro di questa domenica c’è questo pastore bello di quella bellezza che è armonia, assoluto rifiuto di doppiezza, assoluto rifiuto di ogni ricerca di interesse personale…questo pastore è solo Gesù!

Con questo tratto dell’evangelo di Giovanni oggi ci viene data una chiave interpretativa ulteriore per leggere la Pasqua di Gesù; perchè quella croce? perchè quella tomba vuota? perchè quelle ferite che vanno a cercare gli uomini nelle loro fragilità e paure? Il “perchè” è in questa “identità” di Gesù; infatti il protagonista di di quella storia pasquale è pastore bello-buono …il suo “segreto” sta tutto nel dare la vita . E’ un pastore che si può seguire, di Lui ci si può fidare perchè non è mercenario , non vuole, cioè, salvare se stesso e non fugge dinanzi ai lupi!

La passione di Gesù ce l’ha confermato: non solo non è fuggito ma nel Getsemani ha chiesto esplicitamente a quelli che erano venuti a catturarlo di prendere lui e di lasciar andare i suoi (cfr Gv 18, 8); non li ha abbandonati nelle mani dei lupi anche se le pecore lo hanno abbandonato e si son lasciate disperdere ha continuato ad amarle e a dare per loro la vita.

Così Gesù si presenta come colui che, a “caro prezzo”, conduce chi gli appartiene ad un’unica meta; l’“ovile” di questo pastore bello è l’intimità con il Padre, la sua stessa intimità, quella che Egli vive eternamente; il pastore bello non è geloso di quell’intimità e della conoscenza che ne deriva, non la ritiene un tesoro da custodire con gelosia (cfr Fil 2, 6), ma una “casa” da aprire a tutti e senza limitazioni di alcun tipo: ci sono altre pecore che non sono di questo ovile, pure quelle devo condurre …

La conoscenza che il pastore ha delle sue pecore è una conoscenza personale, penetrativa, compromettente; questa conoscenza non è nè superficiale, nè utilitaristica, è una conoscenza amorosa tanto che è modellata nientemeno che sulla conoscenza che Gesù ha del Padre suo! Straordinario! Lui riversa su di noi quella stessa conoscenza e intimità , stende su di noi quella stessa logica di amore scevra di possesso soffocante che egli vive nell’eterno con il Padre. La sua relazione con le “pecore” è relazione di possesso, infatti ripete più volte “le mie pecore”, ma di un possesso che non le soffoca, non le schiavizza, non le rende numero senza volto. Infatti per le sue pecore egli depone la sua vita! Notiamo che qui Giovanni usa lo stesso verbo che, nella scena della lavanda dei piedi , userà per dire che Gesù “depone le sue vesti” (cfr Gv 13,4), vesti che significano lì, in quella vigilia della Pasqua, proprio la vita deposta per amare fino all’estremo !

Gesù che, liberamente, depone la sua vita ci apre dinanzi una prospettiva di libertà grande e totale, della libertà più grande e totale…ci mostra una via su cui ci invita a seguirlo. A noi che spesso siamo portati a subire un “destino” o a lottare per schivare i cosiddetti “colpi della sorte”, Gesù mostra un’altra possibilità: vivere la vita in pienezza di libertà dandole sempre il sapore del libero dono; dalle piccole morti quotidiane alla morte finale è possibile trasformare tutto in atto libero nell’amore!

Il pastore bello-buono è tale perchè fa della sua vita un dono; e questo non in modo ideale o intenzionale ma in modo concreto, giorno dopo giorno…e lo farà fino alla croce! La garanzia dell’autenticità del pastore buono è tutta lì: dà la vita! In questo le sue pecore lo riconoscono ed imparano a fidarsi di Lui.

Questa vita deposta è il comando del Padre, dice Gesù; è lì, cioè, la volontà del Padre. Lui è venuto per questo. Certamente non è venuto per morire ma certo è venuto per fare della sua vita un dono senza remore e senza risparmi. La Pasqua di Gesù è questo!

Essere uomini pasquali significa allora ascoltare la voce di questo pastore e seguirlo. Dove? Sulla via del dono, sulla via dell’unità: Ascolteranno la mia voce e diverranno un sol gregge e un solo pastore ! Pensiamoci: l’ unità è possibile solo nell’ottica del dono ! Infatti per essere uno con i fratelli devo essere disposto a donare, a deporre, tutto ciò che proclama il mio io a discapito dell’altro, tutto ciò che “grida” me e le mie idee e visioni tanto da diventare diaframma con l’altro…devo deporre quella terribile volontà di salvare me stesso (ricordiamo che fu l’estrema tentazione di Gesù che si senti gridare, stando in croce, “salva te stesso”…cfr Mc 15,30), di salvare i miei interessi. Solo chi è capace di deporre così la sua vita sarà discepolo del pastore bello-buono ! Solo così si brilla della sua bellezza .

Un giorno Dostoevskij scrisse: “La bellezza salverà il mondo” (da “L’idiota”) e questa espressione si è letta sempre in chiave estetico-artistico (che sarà pure vero!) ma mi piace leggervi un di più! Quale la bellezza che davvero “salverà il mondo”? E’ la bellezza di questo pastore che è tutto per l’altro, per gli altri , che non si preoccupa di salvare se stesso ma di salvare gli altri! C’è una bellezza incommensurabile in questo vivere così la propria vita; Gesù è stato capace di questa bellezza e perciò la salvato il mondo, questo mondo afflitto dalla “bruttezza”, dalla bruttezza del profitto, del calcolo, del contraccambio, del “salvare se stessi” crocifiggendo di continuo gli altri e soprattutto i deboli! Questa bruttezza ogni giorno uccide il mondo e lo inonda di lacrime e sangue! La bellezza che davvero salverà il mondo è quella del Cristo crocefisso, luce di speranza che accende il fuoco dell’amore sulla terra resa fredda da ogni ripiegamento su se stessi, da ogni scelta egoistica ed escludente, da ogni scelta di morte al servizio del profitto ad ogni costo!

E’ la bellezza di quell’evangelo che Pietro proclama dinanzi al Sinedrio nel passo di Atti che oggi si ascolta: In nessun altro – se non in Gesù! – c’è salvezza! E’ vero! E’ così perchè Lui è bellezza assoluta perchè Lui è dono assoluto !

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