XV Domenica del Tempo Ordinario – L’invio dei Dodici a due a due

UN NUOVO INIZIO!

Am 7, 12-15; Sal 84; Ef 1, 3-14; Mc 6, 7-13

 

L’Evangelo di oggi ci conduce ad un nuovo inizio, un nuovo “arché”… se infatti Marco aveva aperto il suo racconto dicendo che c’era un inizio dell’Evangelo e questo inizio, questo “arché”, è stato l’apparizione di Giovanni il Battista che preparava la venuta dell’Inviato, del Messia (cfr Mc 1,1-4), qui il Messia Gesù proclama un inizio nell’invio dei Dodici…è l’inizio della “corsa dell’evangelo” per le strade del mondo (cfr 2Ts 3,1); Marco, infatti, scrive che Gesù iniziò (“érxato”, aoristo del verbo “archèo”= “iniziare”) ad inviare i Dodici a due a due” e li chiama per questo e dona loro la sua “exousìa”, la sua potenza, quella che la gente gli aveva riconosciuto fin dal principio della sua azione e predicazione (cfr Mc 1,27).

La cosa sorprendente è che questa “exousìa”, questo “potere” è accompagnato da un’estrema povertà di mezzi visibili…i Dodici sono inviati spogli…in una condizione risibile per chi ha la pretesa di annunziare qualcosa che deve cambiare il mondo!

La solennità e severità di questo nuovo “arché” è specchiata in una sconcertante povertà di mezzi umani e mondani. E’ come se Marco volesse dirci che non è la ricchezza dei mezzi che fa correre l’Evangelo ma solo l’autenticità degli evangelizzatori che è luogo della potente grazia di Dio. Gesù non invia dei singoli ma delle coppie, “due a due”; certo questo per l’usanza giudaica di viaggiare in coppia per motivi molto pratici ma certo questa insistenza e questa sottolineatura vogliono dire anche altro; se era usanza comune di viaggiare “due a due” perchè ribadirlo? Credo che i motivi siano due e lo stesso Evangelo ci suggerisce questa risposta; andare “due a due” è garantire la presenza del Signore Gesù con gli evangelizzatori: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (cfr Mt 18,20). Portare l’Evangelo è portare Gesù agli uomini, è proporre Lui, il suo volto, la sua vita che parla di Dio, che narra Dio. E tutto questo può avvenire solo nella reciproca carità. Agostino, commentando questo passo, si chiede: “Perchè due a due?” e si risponde: “Perchè due è il numero minimo per l’amore!” Cristo verrà narrato e reso presente dagli evangelizzatori, dagli inviati a patto che lo narrino nel loro reciproco amore fraterno, a patto che lo narrino non fidandosi dei mezzi del mondo!

Gesù, nel suo invio, lascia loro solo ciò che è necessario a “camminare”: bastone e sandali!

Camminare” è una caratteristica di Gesù stesso; il testo evangelico di oggi è preceduto dalla notazione che “Gesù percorreva i villaggi insegnando” … Gesù, come scrive in un suo bellissimo libretto Christian Bobin (ed. Qiqajon), è “L’uomo che cammina”, che non si stanca di percorrere le strade del mondo alla ricerca dell’uomo, alla ricerca dell’ulteriore; così i suoi discepoli, i suoi inviati: “uomini che camminano” e che camminano amandosi e fidandosi della potenza della parola che portano e non dei mezzi con cui la portano!

Un grande rischio ecclesiale di oggi è il dispiegamento dei mezzi e delle potenze mondane con l’illusione che queste cose siano al servizio dell’Evangelo; in realtà la parola di questo evangelo di oggi ci dice che mezzi mondani e potenze mondane non sono a servizio dell’Evangelo ma a detrimento di esso; chi infatti si fida dei mezzi mostra di non credere alla potenza di quella parola che annunzia, mostra di essere come il mondo e perciò sconfessa l’Evangelo!

E’ duro ammetterlo in tempi come i nostri, così ubriachi delle proprie potenze e dei propri mezzi; è duro ma proprio così! Gesù l’ha detto con cruda chiarezza.

La potenza della parola annunziata libera dal male e dalla sofferenza…ma non costringe nessuno! Marco ci tiene a sottolineare che l’evangelizzatore deve mettere in conto anche la possibilità del fallimento, del rifiuto. Fu questa anche l’esperienza dei profeti e Amos, nel tratto del suo libro che passa oggi come Prima lettura, ha detto che la sua profezia fu accompagnata, nel suo inizio, dal rigetto, dal rigetto di quei potenti che non vogliono che la una parola di Dio sconvolga le loro vie ed i loro progetti. Amos però sa che quella parola non può essere taciuta; non continua a profetizzare perchè è gradito ed applaudito ma solo perchè è stato il Signore ad inviarlo, Lui lo ha “preso” dalla sua precedente vita e l’ha posto al servizio di una possibilità nuova, quella che essi non stanno accogliendo.

Ai Dodici Gesù chiede anche un gesto profetico per coloro che non accoglieranno l’Evangelo: quella polvere scossa a testimonianza per loro. E’ questo certo un gesto di presa di distanza ma è anche gesto che ribadisce la strada che gli inviati hanno percorso per loro, per quell’annunzio…è la polvere dei sandali, è la fatica del cammino fatto, è la strada percorsa passo dopo passo per andare a cercare i loro cuori e le loro vite. E’ come dire: “quello che dovevamo dirvi ve l’abbiamo detto; questa polvere è testimone della fatica e del cammino che abbiamo fatto per voi e per quella parola di cui ci fidiamo, ora tocca a voi fare la vostra fatica…se volete!” Il gesto precede poi l’andare altrove: nessun fallimento o rifiuto deve fermare la corsa dell’Evangelo. Marco qui vuole mettere in guardia la Chiesa dal “fissarsi” su certe persone o certi ambienti…un “fissarsi” che potrebbe diventare una pretesa o una costrizione, oltre a diventare un vero blocco alla Parola che, per sua natura, vuole correre a cercare altri uomini su cui versarsi e a cui aprire nuovi orizzonti.

L’Autore della Lettera ai cristiani di Efeso ci ha poi aperto un varco di comprensione sullo scopo di questo Evangelo che deve correre per il mondo: ad esso si crede per partecipare al mistero della volontà di Dio che è la ricapitolazione di tutto in Cristo. Il verbo “anakefalèo” che si traduce con “ricapitolare” va bene inteso; cosa è l’opera della “ricapitolazione”? E’ la re-intestazione o, meglio ancora, la re-destinazione” di tutto a Dio.

Insomma, l’opera di Cristo e della sua salvezza, l’opera dell’Evangelo, è far ritornare tutto al suo vero ed unico destinatario che è Dio! Il creato era indirizzato a Dio e l’uomo, con il suo peccato l’ha  invece “destinato” ad altro, a se stesso, alla mondanità; Cristo l’ha re-intestatoal Padre.

Chi evangelizza è al servizio di questa “re-intestazione”, spinge gli uomini a trovare la loro vera “destinazione”, la vera “destinazione” della loro storia, il senso profondo della loro esistenza, delle loro lotte, delle loro speranze!

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