XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Tra noi non è così

ABBANDONIAMO LA LOGICA DEL POTERE

Is 53,2-3.10-11; Sal 32; Eb 4, 14-16; Mc 10, 35-45

 

Eccoci oggi a quella terza dimensione della vita dell’uomo che deve essere attraversata dalla novità dell’Evangelo per una vera sequela di Gesù. E’, dopo quella dell’amore  e del possedere, la dimensione del potere. Ogni uomo esercita un “potere”, anche quello che pare il più debole … magari sarà, per esempio, il potere di suscitare compassione o il potere di obbligare un altro ad aiutarlo … E’, comunque, una dimensione altamente necessaria alla formazione dell’uomo e della sua personalità ma è anche la dimensione più ambigua e pericolosa se non incanalata in una via di libertà.

Per arrivare al passo dell’Evangelo la liturgia di questa domenica, non a caso, ci fa ascoltare prima due pericopi in cui i protagonisti sono in una condizione di prova, di dolore; il breve tratto del Quarto carme del Servo sofferente del Libro di Isaia addirittura ci mostra un disprezzato, uno schiacciato dal dolore, uno a cui Dio ha chiesto di portare questo carico tremendo … sì, alla fine c’è un esito di luce ma prima c’è uno che così, con questa via costosa, renderà giusti gli ingiusti … è uno tutto proteso agli altri … lui stesso non è nell’orizzonte dei suoi stessi interessi, non calcola per se stesso, guarda gli altri, di loro si prende cura dimenticandosi.

L’autore della Lettera agli Ebrei, poi, è confortato dal fatto che Gesù conosce, ha sperimentato la nostra debolezza perché anche Lui l’ha attraversata per lottarvi … il Servo di Isaia (che la Chiesa legge come tipo del Cristo!) e il Gesù compassionevole della Lettera agli Ebrei sono, in fondo, la risposta alla domanda di Giacomo e Giovanni.

I due fratelli desiderano gustare ed esercitare, almeno un po’, il potere del Messia. Ancora si fa chiaro quanto il sentire ed il capire di Gesù sia distante da sentire e dal capire dei Dodici. La Passione annunciata già tre volte non ha prodotto nulla nel moto dei loro desideri e dei loro pensieri. Cercano altre cose, hanno altre priorità; la loro sequela è ancora inquinata. Pensano ad un trono e quindi parlano di posti privilegiati … posti di “potere” … è così palese la loro voglia di accaparrarsi potere che gli altri dieci, dice Marco, si sdegnano con loro. La prospettiva dei due fratelli è totalmente accecata … non hanno sentito gli annunzi di una via di umiliazione e riprovazione? Gesù starà davvero su un “trono” ma il suo “trono” sarà quello della croce ed alla sua destra e alla sua sinistra ci saranno i due ladroni … loro, anzi, in quell’ora di “trono” fuggiranno (il racconto di Marco è in tal senso, solo il Quarto Evangelo dirà che il Discepolo amato era ai piedi della croce!). Certo, più tardi, essi berranno quel calice di Gesù e saranno immersi (alla lettera “battezzati”) in quel dolore ed in quella riprovazione … ma devono fare un cammino. Quale? Quello della sequela di Gesù; dovranno seguirlo però non per quel che si proietta di Lui ma per quello che Lui è! Come è frequente questa opera di proiezione! Il rischio è grande: seguire un Gesù che non esiste, un Gesù che è costruito dalle mani dell’uomo, un Gesù che alla fine risulta un idolo bello e buono! E’ terribile!

I suoi discepoli, dice Gesù, devono uscire dalle strettoie del potere e dei primi posti … tra di loro deve vigere una logica diversa da quella dei “capi” secondo il mondo … questi dominano e schiacciano, i discepoli devono sentire risuonare nel loro cuore, come un martello, il “grido” di Gesù di questo passo di Marco: Tra voi non è così! Notiamo il verbo: è! Non dice sianon è, infatti, un augurio, un consiglio … no! O è così o non si è sua Chiesa!

Scrive Enzo Bianchi che questo è un presente costituzionale della Comunità cristiana. Cioè: la Comunità cristiana è costituita su questo modello e non può avene nessun altro modello mondano! Quando la Chiesa assume altri modelli diventa spazio di potere e, di conseguenza, di schiavitù. Il modello è solo il Figlio dell’uomo! Insomma,  si è discepoli del mondo e dei suoi piccoli o grandi “imperi”, o si è discepoli del Crocifisso? Per Lui chi, nella Chiesa, vuole avere grandezza deve sapere che deve perseguire la grandezza del servo (“diàkonos”) e chi vuole essere il “primo” deve scegliere il primato dello schiavo (“dulos”)! Il Figlio dell’uomo ci ha serviti facendosi schiavo (assunse la condizione di schiavo, scrive Paolo nell’inno cristologico di Fil 2,5-11). Il servizio che il Figlio dell’uomo ha vissuto non è stato una serie di prestazioni umilissime e piene di bontà e condiscendenza, per lo meno non solo questo! Il suo servizio è stato “dare la vita”! L’Evangelo torna sempre su questo punto: dare la vita!

Non ci somo mezze misure! Un cristianesimo di mezze misure non è più cristianesimo; diventa religione tra le religioni, tutt’al più via consolatoria, rifugio … Gesù non è venuto a portare questo nella storia, è venuto a cambiare la storia e questo “sogno” l’ha affidato alle nostre mani!  Seguendo Lui è possibile cambiare la storia. Come? Trasformando le tre libido, vivendole per quel che il Padre aveva posto nel cuore della sua creatura nell’in-principio: un amore fedele, una piena condivisione, un servizio fino a dare la vita … Così nascerà e si svilupperà l’uomo nuovo, a immagine del Cristo.

Siamo convinti che chi vive l’ “amore” senza fedeltà e come appagamento dei suoi desideri; che chi accumula e preferisce la tristezza del possesso e la sua immobilità alla gioia della condivisione; che chi vive per dominare e schiacciare gli altri trasformandoli in propri schiavi non è il vero uomo? Siamo convinti che è una “sfigurazione” dell’uomo, una terribile contraffazione che il mondo vuole farci passare come vero uomo e come “normalità”?

E’ terribile: il mondo vuole convincerci che la santità sia anormale e che quell’uomo infedele, avido e dominatore sia normale e capace di realizzare se stesso!

Credere all’Evangelo di Gesù Cristo è fare di quella anormalità della santità la via quotidiana fatta di lotte alle dinamiche mondane esterne a noi, e soprattutto a quelle che ci abitano.

La sequela di Gesù, indirizzando le tre libido, conduce l’uomo alla sua verità. E’ necessario, però, stare con Lui perché solo da Lui si impara questa via nuova così stravolgente il comune sentire del mondo!

Padre Fabrizio Cristarella Orestano

Print Friendly



Leggi anche:

Con le parole chiave , , , , . Aggiungi ai preferiti : permalink.
Add Comment Register



Lascia un Commento