DOMENICA DEL CRISTO RE (2018)

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’ UNIVERSO

Dn 7,13-14; Sal 92; Ap 1,5-8; Gv 18,33b-37

L’anno liturgico termina con questa domenica mostrandoci il senso di tutta la storia che noi viviamo; un anno è un tratto di storia e, al termine di questo ulteriore pezzo di cammino che ci è stato dato, questa liturgia ci ripete dove risiede e la meta e il senso della storia stessa, di tutta la storia.

La regalità di Cristo, la sua signoria sulla storia è ciò per cui noi discepoli possiamo essere certi che un “porto” esiste per l’approdo, che una dimora verso cui la storia cammina c’è per davvero.

La sua signoria contraddice tutte le presunzioni dei poteri di questo mondo. Non a caso il Papa Pio XI volle questa solennità nel 1925 mentre i totalitarismi iniziavano a mostrare il volto disumano e mortifero e tanti uomini e donne (troppi anche tra quelli che si dicevano cristiani!) erano disposti ad applaudire, ad acclamare, a riempire le piazze, addirittura esano disposti a dare la vita per logiche nazionalistiche, particolaristiche, fondate sul “contro” gli altri, i supposti diversi … si pensi all’italianità di triste memoria fascista, o alla grandezza della razza germanica di stampo nazista, al “messianismo” comunista e proletario sovietico!

In tempi ambigui come i nostri (non temiamo di dircelo!) è salutare non solo non essere dimentichi della storia (che stoltezza minimizzare i segni che vediamo ed obliare gli orrori del passato!) ma soprattutto è salutare volgere lo sguardo a Gesù il Cristo, il solo che, con la sua logica, davvero può dare al mondo un volto umano, un volto umano per tutti!

Il tema del Regno è essenziale per i tre Evangeli sinottici soprattutto nella predicazione di Gesù, per il Quarto Evangelo questo tema ha un rilievo straordinario solo alla fine della vicenda storica di Gesù, infatti nel racconto della Passione Giovanni fa riapparire il tema del Regno per ben dodici volte. Nel brano evangelico di questa solennità di Cristo Re ecco uno di questi casi. È una scena questa che ha per protagonisti Gesù e il Procuratore romano Pilato.

Anche gli altri evangelisti riportavano la domanda di Pilato sulla pretesa regalità di Gesù … lì la risposta suona secca ed essenziale: Tu lo dici. Giovanni invece ci pone dinanzi ad un dialogo vero e proprio con una chiara definizione di cosa sia questo Regno di Gesù. Una definizione su cui bisogna fermarsi; è in due dimensioni. Una prima definizione e al negativo: Il mio regno non è di questo mondo, non è di quaggiù. Gesù vuole che a Pilato sia chiaro: il Regno di cui stanno parlando non è un progetto politico, né tantomeno un sistema di potere e di poteri che si intersecano, non è una strategia economica o militare, non è un piano sociale. Gesù sottolinea le suo Regno alla dimensione militare per significare tutto ciò che questo Regno non è … è in questa estraneità che si vede quanto questa regalità sia radicalmente altro rispetto a quelle mondane: non ci sono guardie del corpo, legioni terrene, eserciti … tutte cose estranee al Regno e Gesù contrappone tutto questo terribile armamentario alla sua solitaria debolezza che è lì dinanzi a Pilato.

Ah, se la Chiesa avesse sempre colto questa estraneità! Quanti sentieri perversi e sviati avrebbe evitato, quante menzogne avrebbe evitato di avallare, quante complicità mondane avrebbe fuggito e quanta verità di se stessa avrebbe saputo proclamare! Di certo avrebbe avuto meno prestigio presso i regnanti di questo mondo, forse non avrebbe vestito i paludamenti del potere ammantandoli di sacralità … la storia però non si fa con le ipotesi e con i “se” … è tempo però di spogliare la regalità di Cristo da ogni trionfalismo becero e complice dei poteri del mondo!

La regalità di Cristo si fonda su qualcosa di diverso; ed è la seconda dimensione della definizione del suo Regno che Gesù dà a Pilato: la sua regalità si fonda sulla testimonianza resa alla verità. Per la Scrittura tutta e per Giovanni in particolare, e con una tonalità tutta sua, la parola “verità” (in ebraico hemet, in greco alethèia) ha risonanze molteplici. È la bontà del Padre, è la sua fedeltà alle promesse di salvezza, è la conoscenza che ci è data del vero volto di Dio, è annunzio di questo Regno; la verità è l’Evangelo che Gesù è venuto a portare, la verità è Gesù stesso (Io sono la verità cfr Gv 14,6).

Comprendiamo allora perché Giovanni ci presenti questo confronto nell’ora culmine della vita di Gesù: è il confronto tra due regni antitetici. I due regni antitetici e inconciliabili sono, da un lato quello imperiale che continua ad esistere e ad opprimere l’umanità fino ad oggi in forme diverse. Questo regno imperiale, di cui Pilato è rappresentante, per esistere, per fondarsi e durare ha bisogno di sangue, di lacrime, di menzogne, di rabbia dei poveri oppressi, di sopraffazione; ha bisogno di creare continuamente nemici da odiare e combattere (attenti a noi oggi!!).

Dall’altro canto c’è il Regno altro di quel Galileo prigioniero che dice di testimoniare la verità … un Regno che si fonda su un’impensabile alleanza tra Dio e uomo che ha bisogno solo di adesione colma d’amore … solo così si entra in questo Regno! Un Regno che paradossalmente non ha bisogno di sangue se non quello del suo Re e Signore!

Gesù scardina tutte le sensate proposte della secolare logica di Roma, logica che per il mondo è quella vincente!

La verità che Gesù propone non solo Pilato non la conosce ma non la vuole e non la può conoscere, In tutto l’Evangelo, infatti, Gesù proclama una logica che è totalmente opposta a quella dell’Impero e degli imperi che con mille e molteplici facce hanno preteso di fare la storia dell’umanità. Per Gesù la verità, la radice di ogni bene, è nel dono di sé, nel perdersi per amore, nel consegnarsi non salvando se stessi. Il Regno, di cui Gesù stesso è il volto, ha come legge il servizio colmo di amore e non il dominio, non si edifica prevaricando e distruggendo i sogni degli uomini ma si edifica sulla giustizia e fiorisce dando all’ uomo la forza e la concreta possibilità di realizzare i suoi sogni di vera umanità. Il suo è un piccolo Regno, è un seme che sarà sempre nascosto nella terra della storia … però viene da Dio e perciò è indistruttibile.

Tutta la liturgia di questa domenica lo dice con fermezza: nella visione apocalittica del Libro di Daniele c’è un Figlio dell’uomo rivestito da Dio di un potere eterno che mai tramonterà e mai sarà distrutto. Lo stesso Salmo 92 (93) parla di un trono che è saldo fin dal principio e che è eterno. Il Cristo della visione dell’Apocalisse di Giovanni, nella seconda lettura, si presenta come Alfa e Omega della storia! Che consolazione! È Lui la prima e l’ultima parola della vicenda umana; Lui è Colui che è, che era e che viene! Capite? In Lui tutte e tre le dimensioni del tempo sono abbracciate: presente, passato e futuro.

Nessun trionfalismo in tutto ciò! Questo Regno è un regno che ha un trono paradossale: la croce! Se preso sul serio questo Regno ha però una possibilità incredibile: pur senza eserciti, senza potere politico né potere economico può seminare terrore tra le file del male. Sì, se ci voltiamo a guardare anche solo i mesi trascorsi di questo anno che si sta chiudendo vediamo che la storia continua ad essere un groviglio di contraddizioni, continua ad essere il teatro dei giochi delle potenze e delle superpotenze, continua ad essere il luogo in cui si gioca sulla pelle dei poveri e dei deboli, è il triste teatro di sofismi più o meno raffinati in cui si osa affermare che la tenebra è luce e la luce tenebra (cfr Is 5,20) … e oggi ci sarà pure qualcuno (Dio ne scampi!) che oserà predicare la regalità di Cristo contro gli altri, contro le altre fedi! … Eppure la solennità di oggi ci dice che dentro questo fango della storia c’è una logica misteriosa, quella del Regno di Cristo, che agisce paziente!

Dove?

Nel cuore di quelli che dicono sì a questo Regno e non agli imperi mondani, nel cuore di quelli che per questo Regno sono disposti a pagare un prezzo per essere come il Signore e Maestro testimoni di una verità in cui vince solo chi è capace di perdersi!

Dove si collocheranno le Chiese? Noi stessi dove ci collochiamo?

Abbiamo davvero il coraggio di non stare dalla parte degli infiniti Pilato che, con il loro “buon senso” mondano, si oppongono al Regno di Cristo?

P. Fabrizio Cristarella Orestano

Nikolay Nikolaevich Ge: “Cos’è la verità?”( 1890)

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