EPIFANIA DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

EPIFANIA DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

 Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

            Che grande solennità l’Epifania del Signore!

            Grande perché somma in sé una quantità straordinaria di temi e di verità che ci vengono incontro a completamento e a pienezza della contemplazione del Mistero dell’Incarnazione che a Natale abbiamo celebrato.

            Scriveva San Leone Magno: “I Magi sono i rappresentanti di tutta l’umanità. Ciò che essi trovano l’ottengono per tutta l’umanità”. La venuta del Figlio di Dio nella carne, in una carne di Israele, ha lo scopo di incontrare davvero tutti gli uomini di tutte le genti e di ogni latitudine e di ogni tempo! La venuta del Verbo che si fa carne, quella che tecnicamente la teologia chiamerà “kenosis” (abbassamento, annichilimento), ha un’immensa forza comunionale, ha una potenza di attrazione inimmaginabile … il Quarto Evangelo lo affermerà del Crocefisso: Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me (cfr Gv 12, 32) ma, se ci pensiamo bene, questa potenza attrattiva è generata dalla debolezza assunta per amore da Dio in quel Figlio che nasce nella nostra povera, fragile carne. Quello che l’Incarnazione inizia (l’attrazione delle genti nei Magi!) la Croce dell’Innalzato lo porta a compimento! È sempre nella debolezza, attraverso la debolezza: un bambino qualunque sulle ginocchia della madre, un misero crocefisso.

            Ecco dunque il mistero di questa solennità: Gesù, il Figlio amato, venuto nella carne, consente ad ogni uomo di incontrare Dio! Ad ogni uomo!

            Come più volte abbiamo riflettuto in questo tempo, noi credenti, discepoli di questo Gesù, Figlio incarnato, abbiamo un compito straordinario: narrare l’umanità di Dio e di permettere ad ogni uomo di incontrarla … il paradosso è che questo può avvenire nella nostra umanità e nelle nostre debolezze assunte sì ma innestate in Cristo! Se siamo in Cristo la nostra debolezza e la nostra fragile umanità non divengono diaframma tra Dio e il mondo, ma terreno su cui l’umanità, in Cristo, può incontrare Cristo! Questo èp il mistero della Chiesa! Non dobbiamo mai cessare di proclamarlo soprattutto in quest’ora della storia in cui la Chiesa è tanto fragile, piccola, colma di contraddizioni! La Chiesa può alzarsi e risplendere, come canta oggi l’oracolo del Libro di Isaia, perché in essa risplende la luce di Cristo e non la propria luce! E la luce di Cristo risplende in quella miseria e debolezza! Un Chiesa trionfalistica, contrariamente al pensiero di tanti illusi che rimpiangono un passato da non rimpiangere, non mostra Cristo e la sua umanità ma mostra gli splendori di un potere tra i poteri!

            Nell’Epifania però riluce anche la bellezza dell’uomo e della sua ricerca di un oltre! I Magi rappresentano, mi sia consentito dirlo, la “profezia” delle genti … cioè: le genti, le culture, le religioni sono una meraviglia perché appartengono all’umanità, hanno l’umanità e, ove ci siano uomini, ci sono pure le meraviglie di Dio! Anche le genti sognano un oltre, sperano in qualcosa che le liberi dai confini ristretti del visibile … cosa sono, infatti, le religioni se non la appassionata ricerca del senso, dell’oltre, dell’origine, della meta, della vita che vinca il brutale e iniquo morire? Cosa sono le religioni se non l’appassionato domandare al proprio profondo da dove venga quella nostalgia di eterno che abita tutti (lo sappiano dire o non lo sappiano dire!)?

            Nell’Evangelo l’altra “profezia”, quella di Israele, nutrita dalla rivelazione di Dio, incontra il Messia; lo farà in Giovanni il Battista, ultimo profeta che riconosce il Messia Gesù fin dal grembo di sua madre (cfr Lc 1,44) … oggi nel racconto di Matteo, in questa solennità dell’Epifania, assistiamo al commovente incontro tra la “profezia” delle genti, rappresentata dai Magi ed il Messia che essi riconoscono in una carne di uomo: Videro il bambino e sua madre.

            Certo, anche questi rappresentanti del desiderio e della profezia delle genti arriveranno a riconoscere il Messia Gesù grazie alle Scritture ascoltate a Gerusalemme! La “stella” soltanto non può condurli a Lui, hanno bisogno della rivelazione di Dio!

            Che bello riuscire a sentire questo anelito di tutti gli uomini all’oltre di Dio, all’adempimento di una promessa che abita il cuore di ogni uomo semplicemente perché è uomo!

            L’Epifania inoltre (quanti temi questo giorno!) custodisce anche un giudizio, uno svelamento dei cuori! Dinanzi al Messia nato a Betlemme ci può essere il riconoscimento e l’adorazione come per i Magi ma anche il turbamento, il rigetto, l’odio che diventa odioso omicidio come per Erode e per la sua immobile corte! La pagina di Matteo, infatti, ci mostra proprio un dittico drammatico di sentimenti: da un lato turbamento, gelosia, brama di soffocare la vita del neonato, menzogna, parole insinuanti e doppie, da un altro lato gioia, riconoscimento, adorazione, dono, capacità di scegliere e decidere per un’altra via! Se si accoglie, come i Magi, si entra nella stessa logica dell’Incarnazione che è vita, che è dono della vita; se non si accoglie, come Erode, il rifiuto diviene morte! L’Evangelo è netto! Non c’è una terza via! Forse può essere quella dell’indifferenza … ma questa immediatamente diviene morte …

            I Magi si aprono al dono di Dio e divengono essi stessi dono! Quei tesori spalancati davanti al Bambino non sono altro che le ricchezze delle genti, la loro bellezza, il loro anelito di vita, la loro ricchezza spirituale, la loro appassionata ricerca dell’uomo e di ciò che travalica l’uomo.

            Nei Magi tutto questo profondo del cuore di tutte le genti giunge davanti al Figlio di Dio che ha posto la sua tenda in Giacobbe fedele alle promesse fatte ai discendenti di Abramo (cfr Sir 24,8) … l’oro, l’incenso e la mirra (al di là di tutti i significati che sono stati attribuiti a questi doni) sono sostanze che stanno tra cielo e terra, sono realtà che tendono verso l’alto, che indicano un Altro, che mirano ad un oltre … dinanzi  ai Magi risuoni oggi quella parola bellissima del Salmo (69,33): Vita e gioia ai cercatori di Dio! Chi cerca Dio come loro spalanca a Lui i propri tesori e questi acquistano una bellezza e una capacità rigenerativa e comunionale che mai si poteva neanche immaginare!

 

Fabrizio Cristarella Orestano

 

 

Anonimo maestro italiano:  Il viaggio dei Magi– Porta del Duomo di Benevento (sec. XII-XIII)

           

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