NATALE DEL SIGNORE 2017

NATALE DEL SIGNORE

Notte: Is 9,1-3.5-6; Sal 95; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14

Aurora: Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno: Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1, 1-6; Gv 1, 1-18

Se non è voluto è per lo meno provvidenziale che l’anno solare si chiuda con le celebrazioni del Natale con cui culmina l’Avvento … il Natale, possiamo dire, fa da “cerniera” tra un tempo che finisce e un tempo che si apre. Celebrando l’Incarnazione di Dio, la sua definitiva compromissione con la nostra carne, con la nostra fragilità, con la nostra storia, possiamo volgere lo sguardo al passato come una storia santa in cui Dio c’è stato e c’è e assumendo i fatti del passato in eucaristia, cioè in azione di grazie. A noi è possibile fare questo a nome di tutti gli uomini in quanto noi sappiamo; noi abbiamo conosciuto, come dicono i pastori: Ansiamo a Betlemme a vedere questo grande avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere … sì, ogni anno noi “andiamo a Betlemme” celebrando il Natale e così noi sappiamo e possiamo far diventare Eucaristia tutta la storia passata. La consapevolezza di quello che “si vede” a Betlemme ci conduce anche a guardare dall’altra parte della “cerniera”: verso il futuro che si apre dinanzi a noi dicendo, anche questa volta a nome di tutti gli uomini, un lucido sì al Dio che ci ha amati e ci ama fino a farsi uno di noi … un lucido sì di chi sa che l’ultima parola sulla storia appartiene a Dio ed alla sua promessa. Il garbuglio iniquo della storia va verso un orizzonte su cui Dio dirà una parola certo di giudizio ma anche di salvezza e dunque di senso.

L’ultima parola, allora, appartiene a Dio e a coloro che custodiscono la sua Parola e cercano di ridirla alla storia così terribile dell’umanità! Una storia in cui imperversa ancora e ancora il male e la morte, in cui pare che vinca ancora e ancora la tenebra, in cui ancora e ancora i poveri sono schiacciati e il sangue dell’uomo è versato dall’uomo, una storia in cui tanti e tanti vivono come se non vivessero; una storia che ha bisogno di quella parola che il prologo del IV Evangelo pronunzia con lucida certezza e con invincibile speranza: Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo, venne tra i suoi e i suoi non l’accolsero (cfr Gv 1, 9.11) … ma prima ci aveva rassicurati: La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno sopraffatta (cfr Gv 1,5)!

Questa luce, che è il Dio nella nostra carne, avrà l’ultima parola sulla storia! Questa consapevolezza ci rende testimoni di luce come il Battista (cfr Gv 1,8), questo ci rende capaci come Chiesa di continuare a generare al mondo, come Maria, la carne di Cristo! Come? Accogliendo il mistero della carne di Dio nella nostra povera carne di uomini concretissimi! Poveri noi se pensiamo che l’Incarnazione faccia appello ad una generica umanità senza volto assunta idealmente dal Verbo! L’Incarnazione – per suo statuto! – è appello compromettente a fare della nostra concretissima carne, con le sue precise coordinate di spazio e di tempo, qui, ora, nella nostra concreta condizione di vita, terreno perché Dio abbia ancora carne per salvare la storia! Tutto partì da quella carne del Figlio nato a Betlemme di Giuda al tempo del re Erode e mentre su tutto il mondo imperava Cesare Augusto che aveva imposto la sua terribile pace! Quella carne di Gesù di Nazareth, carne di uomo e carne di Dio, è provocazione alla nostra carne di uomini che hanno scelto di essere suoi discepoli, che hanno scelto di dire sì all’Evangelo di questa vicinanza incredibile tra Dio e uomo! Una vicinanza, quella a cui diciamo sì, molto costosa perché scelse di arrivare fino alla croce! Si badi bene Gesù non è nato a Betlemme per andare in croce! E’ nato per essere uomo e nella sua umanità, in un dato momento della sua storia, ha accettato la croce che la storia stessa gli dava trasfigurando l’iniquità e il delitto degli uomini in luogo di salvezza perché scelse di fare della croce luogo di amore fino all’estremo (cfr Gv 13,1).

Natale fa da “cerniera” tra un tempo che passa e un tempo che viene a noi come dono … celebrare il Natale è sperimentare ancora la bella notizia che è Cristo e si entra nel nuovo anno per andare ad annunziarla per tutte le vie che il tempo che ci è dato ci schiuderà …

Natale è il mistero di amore, tra tutti, che ci tocca certamente anche emotivamente … è giorno carico di sensazioni anche umanissime: ricordi, dolcezze, intimità delle nostre infanzie,

atmosfere nostalgiche, l’incanto del presepe di quando eravamo bambini, le luci, i colori, i sapori, i profumi, il tepore delle nostre memorie … il ricordo di quelli che non ci sono più e che hanno fatto belli i nostri Natali … non disprezziamo tutto questo! No! Immettiamolo invece nel flusso di quell’umanizzazione che l’Incarnazione di Dio ha voluto immettere nella storia, quell’umanizzazione che è il grande compito che i discepoli del Dio fatto uomo non possono delegare ad alcuno! Quelle emozioni, quelle gioie, quelle memorie, quelle tenerezze, quelle nostalgie ci fanno umani, più umani! E allora ben vengano! E’ compito del Natale fare questo per noi! Rendiamo lode se tutto questo a Natale è ancora in noi! Allo stesso tempo, però, dobbiamo volere che tutto ciò non rimanga in superficie come sentimento dolciastro di una notte e di un giorno. Guardiamo al profondo, alla radice di quella gioia, di quelle tenerezze, di quell’emozione: il Verbo era Dio e poi il Verbo divenne carne e venne a piantare la sua tenda in mezzo a noi! La radice è l’incredibile notizia della carne umana di Dio! Questa è l’esclusiva fede dei cristiani! Se il Natale è mistero che ci emoziona viene poi il tempo che, senza disprezzare quell’emozione, ci si deve appropriare di questo mistero, si deve vivere di questo mistero. Il volto umano di Dio deve diventare il mio volto …

Il Natale – già lo dicevano i Padri in modo unanime – è Dio che si fa uomo perché l’uomo diventi Dio! Il compito del discepolo? Diventare il Figlio di Dio! Non un figlio di Dio, ma – si badi bene – il Figlio di Dio!

E’ la meta della nostra emozione, è la ragione di ogni lotta, è la santità che dobbiamo volere! E saremo dono per il mondo! Il mondo lo capisca o non lo capisca!

P. Fabrizio Cristarella Orestano

(Mario Tozzi, Natività, 1943

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