QUARTA DOMENICA DI AVVENTO 2017

QUARTA DOMENICA DI AVVENTO 2017

2 Sam 7,1-5.8b-12.14a.16; Sal 88; Rm 16,25-27; Lc 1,26-38

Al termine dell’Avvento, in quest’ultima domenica del ciclo B, le letture bibliche ci riportano davvero al cuore della celebrazione di questo straordinario tempo liturgico così spesso tanto travisato e depauperato: non un tempo di preparazione al Natale, come già dicevamo, ma un tempo di preparazione al Ritorno glorioso di Gesù, un tempo in cui accendere in noi discepoli il desiderio ardente di Lui e del suo avvento finale e intanto esercitarci non solo alla vigilanza per quel ritorno ma anche a riconoscere le sue presenze quotidiane nella storia e nelle nostre vite; il Signore, infatti, è sì Colui che verrà ma è anche Colui che “resta con noi” (cfr Lc 24, 29) per tutti i giorni della storia, fino alla fine dei secoli (cfr Mt 28, 20).

Dicevo che i testi biblici di oggi sono quanto mai adatti a concludere il tempo di Avvento e non perché hanno al centro il celeberrimo passo dell’Annunciazione che ci preparerebbe alla nascita di Colui che è annunziato a sua Madre (in tal senso ci si potrebbe ingannare a leggere questo testo di Luca come preparatorio al Natale!). I testi di oggi – tutti e tre – invece ci mostrano la sensatezza della nostra instancabile attesa del Ritorno di Cristo Gesù, ci mostrano davvero che, come Chiesa, possiamo e dobbiamo stare in atteggiamento di Avvento: è sensato attenderlo perché il nostro Dio è fedele!

La liturgia di questa Quarta domenica di Avvento, infatti, possiamo dire, è un canto alla fedeltà di Dio! La promessa fatta a David per bocca del profeta Natan, che abbiamo ascoltata nel passo del Secondo libro di Samuele, si è realizzata in Gesù, figlio di Maria e figlio di David; è Lui il compimento e la pienezza di quella figliolanza promessa alla casa di David, è Lui la casa stabile, è Lui che siede su di un trono che rimane per sempre alla destra del Padre e il cui Regno non avrà fine! Gabriele dice tutto questo a Maria dandole la sua vocazione, dandole il ministero della maternità del Messia, chiedendole quel libero sì alla potenza dello Spirito che la coprirà per generare in Lei il Figlio dell’Altissimo.

Lo stesso apostolo Paolo, nel testo (che è la chiusa della sua Lettera ai cristiani di Roma) canta il Dio fedele che ha promesso, ha parlato per mezzo dei profeti e che tutto ha compiuto, anche oltre ogni umana attesa, in Gesù suo Figlio inviato per la salvezza di Israele e di tutte le genti.

Al Dio fedele si risponde con l’ascolto e con l’obbedienza della fede; al Dio fedele si risponde chiedendo a Lui un cuore ascoltante (cfr 1Re 3,9) per cogliere e la potenza della promessa e quella Parola che, pronunciata ogni giorno, è rivelativa dell’Emmanuele, del Dio che abita con noi la storia! Come si diceva domenica scorsa, la baita in un modo celato che bisogna imparare a “conoscere” attraverso l’ascolto e l’intelligenza della fede obbediente. Dio è fedele, ci grida la liturgia di quest’ultima domenica di Avvento e se noi siamo infedeli Lui resta fedele (cfr 2Tim 2, 13) e rilancia sempre la sua promessa e non solo la rilancia ma la compie! Ha promesso che tornerà e lo farà!

C’è una pienezza di tempo e per la storia dell’universo e per la nostra storia personale in cui Lui ci visita … L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth ad una vergine, sposa di un uomo della casa di David, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria … ecco lo scoccare dell’ora del Dio fedele in un punto preciso della nostra terra, in un’ora precisa della nostra storia, in cuori precisi di uomini concreti … lì Dio si presenta con la sua visita fedele alla sua promessa! A quella visita si può rispondere con l’ascolto obbediente e con il lasciare campo libero alla parola che Lui fedelmente pronunzia su di noi. Così fece David, così fece Maria

di Nazareth con il suo giovane sposo … lasciarono il campo libero per Dio perché la fedeltà di Dio trovasse dei “complici” per piantare la sua tenda tra gli uomini! La Chiesa è chiamata ad essere “complice” di quella venuta definitiva che trasfigurerà la storia: “Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni! E chi ascolta dica : Vieni!…Colui che attesta queste cose dice: Sì, vengo presto!” (cfr Ap 22,17.20).

Stiamo in attesa vigilante, trasformiamo la nostra storia in un tempo luminoso di speranza del suo ritorno! Vi rendete conto? La nostra attesa già trasfigura la storia! La fa divenire tempo di speranza! La speranza trasfigurerà ogni presente! Dio è fedele!

A natale canteremo con gaudio dolcissimo e forte quella sua fedeltà nella carne del Figlio fatto nostro compagno di viaggio per sempre!

Maranathà, vieni Signore! Maranathà, il Signore viene!

P. Fabrizio Cristarella Orestano

(Henry Ossawa Tanner, L’Annunciazione 1898)

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