TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 2018

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gn 3, 1-5.10; Sal 24; 1Cor 7, 29-31; Mc 1, 14-20

Ancora delle vocazioni.

La prima è quella di Giona; un libro, quello che va sotto questo nome, che non è un libro profetico per davvero; è una parabola, un racconto esemplare con varie tematiche tra cui spicca quella dell’universale desiderio di salvezza che abita il cuore di Dio; è la storia di un profeta renitente, di uno che fa fatica a dire “sì”, di uno che oppone le sue ragioni alle ragioni di Dio. Giona è “costretto” in qualche modo da Dio ad acconsentire a una missione che rifiuta con tutto se stesso perché non corrisponde all’idea di Dio che ha sempre avuto; Giona pensa a un Dio solo di Israele, un Dio dei “giusti”, a un Dio che “odia” gli empi, a un Dio che non può volere la vita e la pienezza di vita per quelli “di fuori” … in un tempo in cui Israele è tentato fortemente di integrismo, al ritorno da Babilonia, il breve Libro di Giona è di un graffiante e spiazzante tono polemico. Leggiamo nel Libro di Esdra (9,10) che, al ritorno dall’esilio, i giudei che avevano sposato donne straniere furono obbligati a ripudiarle perché Israele divenisse nuovamente “zerah akodesh”, “razza santa, pura”. Fu un’ora di fanatismo e integrismo … tanti rifiutarono e dovettero andare via rifugiandosi in Samaria (ecco la vera nascita dell’odiato popolo samaritano!); in questa temperie culturale e sociale uno scriba anonimo manifestò il suo dissenso con questo affascinante e fantasioso discorso, dandogli autorità nascondendosi sotto il nome di un profeta del preesilio. Nel suo racconto Giona deve proclamare una parola che non accetta. Il Signore è “furbo”: gli fa dire una parola a doppia faccia e Giona non comprende il gioco: Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta; il verbo però, in ebraico, può essere tradotto diversamente: Ancora quaranta giorni e Ninive sarà capovolta. Cioè? “Sarà mutata, sarà convertita”.

Straordinario! Giona crede di annunziare la vendetta di Dio e invece annunzia la misericordia. Annunzia la possibilità di conversione.

Obbedire a Dio, rispondere alla sua vocazione non è dunque solo dare senso alla propria di vita, non è solo fare della propria vita non perduta, non gettata a mare (Giona era stato gettato in mare dai marinai della nave con cui cercava di fuggire da Dio e dalla sua voce! Nel mare un “dag gadol”, un “pesce grande” lo aveva ingoiato per tre giorni e poi l’aveva portato sulla spiaggia di Ninive…); obbedire a Dio è anche divenire di certo strumento di luce e di salvezza per altri, arrivando persino ad “altri” impensabili.

E’ ciò che avviene anche per i primi chiamati da Gesù nel testo evangelico di questa domenica; i primi quattro chiamati non sono renitenti come Giona; tutt’altro! Subito lasciano le reti e seguono Gesù, lasciano il padre Zebedeo e il loro lavoro e seguono Gesù!

Il loro sì li porterà a una “professione” nuova, sorprendente; Gesù gliela spiega a partire da quello che loro già sono: continueranno a essere pescatori ma di uomini. Un’immagine strana che no ha precedenti nei testi della Prima Alleanza. Pescatori di uomini cioè capaci di togliere gli uomini dal male, dalle acque infide e torbide della mediocrità, della banalità, del perdersi, della morte!

Come faranno?

Marco fa precedere questa chiamata dei quattro dalle parole programmatiche della prima predicazione di Gesù. Essi pescheranno uomini dicendo quello che Gesù diceva già e che prima di Lui, in qualche modo, già diceva il maestro di Gesù, Giovanni il Battista.

Quale il kerygma che i pescatori di uomini useranno? Quale la rete per “prendere” uomini dal mare di morte? Il kerygma di Gesù, un annunzio che usa quattro “temi”; li abbiamo ascoltati e dobbiamo farli risuonare dentro di noi per assumerli e ancora annunziarli.

Il primo è: Il tempo è compiuto. Che significa? Significa che con Gesù la storia della salvezza, la storia dell’umanità ha raggiunto la sua pienezza; è come se la traiettoria della Prima Alleanza fosse giunta alla meta e la meta ha un volto, quello di Gesù! I progetti di Dio non vanno a vuoto; trovano il loro tempo giusto, il tempo della pienezza.

Il secondo è: Il Regno è vicino. In qualche modo il Regno è venuto sulla terra perché sulla terra ha camminato Gesù di Nazareth. Gesù, infatti, è il Regno perché in Lui Dio ha regnato, in Lui Dio ha avuto l’ultima parola, Dio è stato davvero Signore. Il testo però dice “il Regno di Dio è vicino”. Perché? Il Regno, piantato in Gesù nel terreno della storia deve crescere! E’ ancora futuro perché la storia è materia resistente, oscura, bagnata di sangue, di lacrime, di odio, di dolore! Quanto più ci saranno uomini che annunziano la vicinanza del Regno, cioè la vera possibilità del Regno, tanto più la storia potrà essere riplasmata dall’opera di Gesù, il Figlio amato venuto a condividere la nostra umanità. Canterà Isaia: “Come sono belli sui monti i piedi dell’evangelizzatore, di colui che porta il lieto messaggio, che proclama la salvezza e dice a Sion: regna il tuo Dio!” (cfr Is 52,7). C’è bisogno di araldi che con questa “rete” si avventurino sulle acque infide della storia per pescare uomini che vogliano accogliere questa possibilità.

E così eccoci al terzo tema del kerygma di Gesù che i “pescatori” dovranno assumere: Convertitevi. Era già l’esito della parola di promessa (che Giona credeva di minaccia e condanna) che ricevettero i niniviti: si erano convertiti dalla loro condotta malvagia. Il verbo greco che il Nuovo Testamento usa per dire la conversione (“teshuvà” dal verbo “shuv”) sottolinea non tanto, come l’ ebraico suggerisce un’inversione di rotta ma un cambiamento totale di “nous”, di “mente”: Metanoèite, cioè “cambiate nous, cambiate pensiero, togliete il vostro pensiero e sotituitelo con quello di Dio!”

Per fare questo è necessario il quarto tema: Credete all’Evangelo! Gesù chiedeva di fidarsi della bella notizia! Notate che non si dice quale sia il contenuto do questa bella notizia; non si tratta di idee, di bei pensieri, di un bel programma sociale, politico, caritativo (troppe volte anche nella Chiesa pare che l’Evangelo sia ridotto in piani pastorali fatti proprio di idee, programmi, politiche sociali e caritative … tante cose da fare, da realizzare) … l’Evangelo è una persona! Quando Marco scrive ormai sa che l’Evangelo è Gesù con tutta la sua vita, con tutte le sue lotte per essere l’uomo nuovo, con tutto il suo amore che è l’amore stesso di Dio capace di perdere se stesso per amore dell’uomo! Credere all’Evangelo è allora consegnarsi a Gesù e alla sua via. Se ci si fida di questo amore si inizia a vivere di questo stesso amore, di questo “nous” di Dio, si comincia a impastare la

storia con la materia del Regno e si permette alla storia di compiersi davvero secondo il sogno di Dio!

Chi risponde a Dio che passa sulla riva della propria vita, chi risponde a Dio che chiama, permette a Dio, nel suo Cristo, di cambiare la storia con l’amore, con la Bella Notizia che ha il volto, i gesti, le parole, il sangue e la carne di Gesù di Nazareth.

Così si “pescano” gli uomini dai gorghi di morte che il mondo rende mulinelli assetati di vita, mulinelli spietati che portano gli uomini giù, sui fondali senza vita del non-senso, dell’utile, del vuoto, del calcolo, del non-amore, dello spasmodico desiderio di salvare se stessi a ogni costo!

P. Fabrizio Cristarella Orestano

(Giorgio Vasari: Chiamata di Pietro e Andrea – Arezzo, badia delle Sante Flora e Lucilla)

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