TERZA DOMENICA DI QUARESIMA 2018

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA 2018

Es 20, 1-17; Sal 18; 1Cor 1, 22-25; Gv 2, 13-25

Che bello questo Signore Gesù che entra nel Tempio con quella sferza di cordicelle costruita con le sue mani! Che bello non perché viene a fare il moralizzatore, non perché viene Colui che dice alla Chiesa che non deve mischiarsi con mercanti e politici … è facile fare i soliti discorsi biecamente moralistici dinanzi a questa celebre scena.

Ci troviamo, invece, dinanzi ad un racconto rivelativo di un volto e di una misericordia. È rivelativo del volto del Figlio (Gesù dice: La casa del Padre mio!), rivelativo di chi sia davvero il Profeta di Nazareth: è il Figlio venuto nel mondo, è rivelativo di cosa il Figlio sia venuto a compiere … infatti per Giovanni questa scena è chiara: Gesù, nel Tempio scaccia i mercanti di animali per i sacrifici e scaccia i cambiavalute che cambiano il danaro corrente (impuro per il Tempio perché portava impressa l’immagine dell’Imperatore e la Torah vietava le immagini!), con valuta “pura” del Tempio per acquistare gli animali da offrire in sacrificio. Perché Giovanni sottolinea questa precisa azione e finalità di Gesù? Ci ha detto che è Pasqua (la prima delle tre che ci mostrerà nella vicenda di Gesù) e Gesù sta preparando la sua Pasqua, quella che compirà alla fine dell’Evangelo e di nuovo a Gerusalemme; Lui è il solo vero agnello, non c’è più bisogno di vittime animali. Nella terza Pasqua, il 14 di Nisan dell’anno 30, Gesù verrà inchiodato alla croce mentre gli agnelli pasquali sono immolati nel Tempio …

Un gesto allora che rivela l’identità di Figlio di Dio venuto a dare la vita come agnello muto (cfr Is 53,7) ma eloquente del vero volto di Dio.

Questo racconto ci spalanca anche la misericordia … perché? Gesù è Colui che viene a sgombrare dai nostri cuori, dalle nostre vite, tutto ciò che ostacola l’Evangelo … dobbiamo dircelo: in noi lo spazio che spetta a Dio è troppo ingombro di cose, di pensieri, di desideri, di possessi che tolgono spazio a Dio e ci rendono incapaci di essere liberi!

La Quaresima è tempo di deserto e di essenzialità, è tempo di chiedere a Cristo Gesù di venire con la sua sferza misericordiosa a togliere da noi quello che si oppone alla nostra libertà di figli, alla nostra condizione di salvati, alle nostra esistenza pasquale.

Nella prima lettura abbiamo letto il Decalogo, impropriamente detti “I dieci comandamenti” da noi cristiani che lo abbiamo letto come legge morale, come codice comportamentale … in questo testo dell’Esodo c’è invece ancora una pagina di straordinaria rivelazione; infatti il Decalogo inizia con una premessa che spesso saltiamo a piè pari eliminando così dal testo ciò che è più necessario alla sua comprensione: Io sono il Signore tuo Dio che ti ho liberato dall’Egitto … “e poiché ti ho liberato ti ho reso capace di … e così sono formulate le Dieci Parole che dunque non risultano più dei “comandi” (la forma verbale ebraica non va tradotta con un imperativo) ma delle dichiarazioni di possibilità, delle dichiarazioni di futuro se si cammina davvero nella libertà che Dio ha donato. È come se il Signore dicesse: “Poiché ti ho liberato ti ho reso capace di riconoscermi come Dio unico, di non usare il mio nome per i tuoi scopi, di dare tempo alla tua vita e alla mia presenza nella tua esistenza (il sabato, la memoria delle feste!), ti ho reso capace di riconoscere il peso che hanno le tue radici senza fartene imprigionare (i genitori), ti ho reso capace di amare la vita e di non sprecarla (l’uccidere), ti ho reso capace di non rubare, di non tradire l’amore (l’adulterio), di non a ciò che il tuo prossimo possiede neanche col desiderio colmo d’invidia”.

Triste cosa sarebbe essere stati liberati e andarsi a rigettare nella schiavitù, triste cosa sarebbe non accogliere la possibilità di vita che l’opera di Dio compie per noi!

Sulla traccia del Decalogo la rivelazione cristiana ci presenta il mistero pasquale di Gesù che ci ha posti in una condizione tale di libertà da renderci capaci di essere come Cristo capaci di amore fino all’estremo!

La Quaresima è tempo in cui chiedere al Signore, che tutto si è dato per noi, di venire con risolutezza a sferzare ed eliminare tutto l’ingombro che ci fa schiavi e in-capaci di libertà e di amore.

Certo, quella dell’uomo vecchio è una morte, ma una morte che non resta morte; se il vecchio “tempio” elevato da noi a noi stesi sarà distrutto, con Cristo risorgerà un tempio nuovo in cui Dio sarà davvero l’unico Signore!

Questo tempio nuovo siamo ciascuno di noi ma anche tutti noi assieme come fratelli abitati dall’amore del Crocefisso … e resi capaci da quell’amore di quello stesso amore … la Chiesa deve essere segno luminoso della Pasqua, della presenza e dell’amore di Dio. In un suo verso Eugenio Montale scriveva: “Accaddero fatti degni di storia, ma indegni di memoria”. La Chiesa, invece, dovrebbe essere sempre degna della memoria di dio, cioè della vera storia, quella segnata nel libro della vita (cfr Ap 20,15).

P. Fabrizio Cristarella Orestano

(Cecco del Caravaggio, Cacciata dei mercanti dal tempio, 1610-15)

Print Friendly



Leggi anche:

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi