Corpus Domini – Il dono di Dio

UN DONO DA ACCOLGIERE

Gen 14, 18-20; Sal 109; 1Cor 11,23-26; Lc 9, 11b-17

 

Pane che rivela, Pane che sfama, Pane per il cammino, Pane che è una presenza: la festa solenne del Corpus Domini contiene una serie di temi che desiderano condurci ad una profonda meditazione su quel Pane e quel Vino che, nell’ oggi della Chiesa è, con la Parola e con la vita fraterna, uno dei grandi doni del Risorto e perciò anche una grande responsabilità.

La prima lettura è la pagina di  Genesi della fugace e suggestiva apparizione del re e sacerdote Melkisedek che offre pane e vino come sacrificio di comunione con Abramo. Melkisedek, figura del Messia, offre pane e vino in un sacerdozio ricevuto dall’alto, da Dio (non è infatti né ebreo, né tantomeno un levita: il patriarca Levi non è ancora nato!) figura del sacerdozio del Messia. Il re Melkisedek  è solo una figura di ciò che avverrà nella storia di salvezza, una figura carica di tali suggestioni da essere cantata nel Salmo 109 (110) e ripresa dall’autore della Lettera agli Ebrei (/,1-19).

Il passo dell’Evangelo di Luca che oggi ascoltiamo ci conduce a Colui che realizzerà quella figura: Gesù. Lui che nutre il popolo con il pane della Parola e con il pane per il cammino… Gesù dà un pane che è prosieguo della Parola che ha annunziato e visibilità di quella Parola che sana, insegna e consola. Nella tentazioni nel deserto Gesù aveva detto che Non di solo pane vive l’uomo (cfr Lc 4,4) ma della Parola che la bocca di Dio pronunzia, ed ora qui, ancora in un deserto, consegna la Parola ma pure il pane. Nel deserto di Giuda Gesù fu tentato di prendere il pane rinunziando alla Parola del Padre, qui i discepoli sono tentati di lasciare le folle che hanno ascoltato la Parola senza il pane. Gesù unifica! Dopo aver parlato dona loro anche il pane. Rivela così di essere il compimento di quel cammino nel deserto in cui Israele fece il suo Esodo verso la libertà con la forza di un pane altro, la manna, un pane che veniva da Dio! Gesù rivela, nella moltiplicazione dei pani, il suo volto, la sua identità e lo fa in uno scenario che richiama quello dell’Esodo (deserto, lontananza dai villaggi, la folla radunata a gruppi): è Lui che dà il pane e quel pane è lui stesso! La moltiplicazione dei pani è allora, come tutti i miracoli di Gesù, un segno rivelativo: nasce da una compassione che accoglie e diviene rivelazione. Il lettore dell’Evangelo lo sa, lo sente…qui si sta parlando di un altro pane, quello che Gesù ha consegnato alla sua Chiesa per i secoli del suo pellegrinare nella storia e che, come dice Paolo nel passo della Prima lettera ai cristiani di Corinto, è trasmesso nella Chiesa di generazione in generazione perché si possa sperimentare la presenza tenera e forte del Signore risorto.

Luca ci ha mostrato questo dono del pane non solo in un contesto simile a quello dell’Esodo ma pure in un contesto che richiama il racconto pasquale dei discepoli di Emmaus che narrerà al capitolo 24; infatti il sole sta declinando (Luca usa lo stesso verbo qui e lì quando i due dicono che il giorno già volge al declino), i gesti che Gesù compie sono in parallelo e con il racconto della Cena del Signore e con quello della Cena in Emmaus. Quel pane dato alle folle è allora prefigurazione del suo Corpo, un pane spezzato e condiviso che è eloquenza di una vita tutta donata, una eloquenza da cogliere in ogni Eucaristia, una eloquenza da far esplodere nella storia da parte di uomini e donne fatti Eucaristia in un’umile capacità quotidiana di amore fino all’estremo.

La solennità di oggi, sottolineata da tante processioni eucaristiche, non mira a farci guardare l’Eucaristia, mira invece a farci più consapevoli della preziosità di quel dono di sé che Gesù ci ha fatto e che va custodito nelle vite dei credenti. Un dono da accogliere come principio di trasfigurazione delle nostre vite.

L’Eucaristia non è una cosa sacra, neanche la più sacra che abbiamo, l’Eucaristia è una Persona viva, l’Eucaristia è Gesù con tutta la sua vita e la sua morte, è Gesù che nella Chiesa cerca accoglienza dai cuori degli uomini.

L’Eucaristia è un sogno di Dio che viene da lontano perché prefigurato già nell’Antica Alleanza; realizzato da Gesù nella sua vita donata è affidato alla Chiesa per lo scorrere dei secoli; un sogno “tragico” di Dio perché trova sempre resistenze nei cuori dei cristiani stessi che si accostano a quella mensa troppe volte cosificando quel pane e facendo diventare le loro Eucaristie un’opera meritoria o una devozione o un precetto da adempiere, un rito da farsi con precise cerimonie e non un’ora di incontro vitale e trasformante. Un’ora di incontro in cui la Parola ed il Pane, il Cristo che parla e il Cristo che ama fino all’estremo, ci vengono dati perché il nostro cammino di cristiani nella storia sia cammino credibile in una differenza reale dal mondo che sceglie cammini di morte, di insensatezza, di solitudine; cammini di egoismo che chiudono gli occhi sul dolore degli altri uomini.

La solennità di oggi, al termine dei giorni pasquali, ci ricorda che la forza e la bellezza della Pasqua di Cristo hanno un “tabernacolo” santo nel Corpo e Sangue di Cristo che continua a dimorare nella Chiesa e nella storia, antidoto ad ogni dimenticanza di Cristo, antidoto alla mediocrità declinata in tutte le forme perché dolce comando a fare questo in memoria di Lui, ad essere, cioè, amore spezzato, come Gesù che ancora tutto si consegna.

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