I Domenica di Avvento – La grande, umile lotta

…PER LA PAZIENZA E LA SPERANZA!

Ger 33, 14-16; Sal 24; 1Ts 3,12-4,2; Lc 21, 25-28.34-36

 

L’Avvento, quattro settimane che ci conducono al Natale… quattro settimane in cui si infittisce la notte… giungiamo al cuore dell’inverno e del buio e sempre più grande si fa il nostro grido che chiede la luce.. più si allarga la notte e più noi attendiamo che sorga la luce!

Avvento… memoria di un’attesa vissuta prima da Dio; sì, Dio ha atteso quella pienezza dei tempi per venire tra noi, ha atteso nell’attesa di Israele, ha atteso il sì della Vergine, ha atteso di unire il divino all’umano… ha atteso di spazzare via con la sua venuta le immagini perverse che di lui noi uomini ci siamo fatte : non una potenza senza limiti in una concezione autoritaria e schiacciante, non una generica onnipotenza, ma un bimbo indifeso, un infante (= che non parla e questo è incredibile per il Verbo!)e poi quell’uomo bendato che i soldati di Pilato colpiscono e beffano, il suppliziato del Golgotha…”un Dio che rispetta la libertà dell’uomo fino a farsi uccidere da essa” (Olivier Clèment)!

Avvento: la sua attesa di venire a condividere le nostre gioie e le nostre mortali disperazioni!

Avvento: attesa di un compimento della storia, quando il mondo sarà trasfigurato in Cristo…tempo di grande , umile lotta per la pazienazs e per la speranza!

In questo tempo la liturgia ci invita ad indossare paramenti di un colore diverso da QUELLO della QUARESIMA: noi abbiamo scelto il blu carico che ci ricorda il colore del cielo… ci rivestiamo di cielo per ricordarci che questa è la GRANDE ATTESA: cielo e terra uniti in un unico abbraccio… come avvenne nell’umanità di Cristo, sposa della divinità del Figlio e come avverrà della nostra storia che sarà per sempre unità all’eterno.

La I domenica d’Avvento punta lo sguardo sul compimento che il primo avvento di Cristo nella carne promise e preparò.

Leggiamo oggi un tratto della cosiddetta apocalisse lucana (21, 5-36) con cui il terzo Evangelo chiude il ministero di predicazione di Gesù. Le pietre del Tempio non sono eterne, dice Gesù, creando un malcelato scandalo dei discepoli… ma poi il discorso si fa più ampio ed ad una lettura superficiale pare che Gesù stia parlando della fine del mondo, in realtà non vuole parlarci della fine del mondo ma del fine del mondo. La sorpresa grande è che il mondo nuovo sarà Lui, la sua venuta!! Quando tutto sembrerà perduto e finito a causa di dolori, catastrofi e sconvolgimenti Lui verrà e, come ai discepoli sul lago dirà: “Io sono, non abbiate paura!” (Mc 6,50). Come avere paura se la certezza sarà il suo volto?

Eppure quei dolori, quei mali, quelle tempeste della storia potrebbero essere una trappola in cui la paura diviene terrore paralizzante… Gesù avverte: quell’ora di parto di un mondo nuovo potrebbe essere ora di tentazione… tentazione di non vedere lontano, di imbastire l’esistenza tutta sull’oggi, un oggi imprigionante in cui non c’è più spazio per l’attesa di un futuro, un’esistenza tutt’al più protesa verso un misero futuro, quello che noi siamo capaci di costruire e non quello che Dio in Cristo ci dona! Il pericolo è grande: è quello di spegnere i sogni… di volare basso per salvarsi dalla fine incapaci di comprendere e leggere che si sta vivendo un’ora in cui invece si sta mostrando un fine!

Per attraversare il presente con le sue tensioni e contraddizioni è necessario allora l’ascolto del primo appello dell’Avvento: VIGILATE! Sì, il presente perché il parto del mondo nuovo è già in atto, il mondo nuovo già sta nascendo.

Vigilare è stare attenti perché il cuore non sia invaso da ciò che non è Dio e si perda nel male che pare più forte e vincitore. Vigilare è pregare per lanciare verso Dio il grido della nostra umanità assetata di Lui… Vigilare e pregare gettando le reti su una parola di Gesù, mettendovi fede: la vostra liberazione è vicina!

Una liberazione che si attende non chini sotto il giogo della schiavitù ma già in piedi, ritti nella speranza che ci fa vigili e ci pone nella dignità di figli che si sanno amati e desiderati!

Avvento: tempo per lottare per la speranza! Avvento: tempo per ripetere sussurrandolo nella preghiera e gridandolo nel dolore: Maranathà! Il Signore viene! Vieni, Signore!

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