III Domenica di Avvento – Gaudete!

GIOITE SEMPRE NEL SIGNORE!

Sof 3,14-18; Sal Is 12,2-6; Fi1 4,4-7; Lc 3,10-18

 

E’ la domenica della gioia! Gaudete!, gioite sempre nel Signore! esorta Paolo nel testo di Filippesi di oggi, facendo eco al profeta Sofonia che invita Israele ad esultare per la salvezza! Il canto tra le letture questa domenica non è un salmo ma un inno di Isaia al Dio della gioia! Giunge poi il testo dell’Evangelo…e ad una lettura superficiale pare che la gioia scompaia; c’è di nuovo la figura rude schietta di Giovanni il Battista.

Domenica scorsa il profeta aveva invitato alla speranza smascherando il male e dichiarando che è possibile uscirne…oggi tutto inizia con una domanda esemplare della folla: Che fare? Giovanni risponde mantenendosi sulle linee tradizionali dell’antico profetiamo di Israele: convertirsi e volgersi a Dio ma nella FRATERNITA’, nella GIUSTIZIA e nella CONDIVISIONE! Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha! E chi ha cibo faccia lo stesso! I Profeti di Israele hanno sempre negato l’economia dell’accentramento e del possesso; esperienza dell’esodo insegnò a vivere nell’economia del DONO; il dono…cosi il Signore scelse di essere con il suo popolo…

Ecco che ai soldati ed ai pubblicani Giovanni dà un principio che oggi è certamente attuale e che sicuramente meriterebbe molto pin spazio di riflessione: Luca pare faccia dare a questi soldati e pubblicani delle risposte minimalistiche, in realtà l’evangelista suppone, senza voler essere pudico e menzognero che il cristiano vive in un sistema di iniquità; in questo sistema è chiamato ad esercitare la misericordia! Nell’oceano di male di una società e di una storia ingiusta il cristiano è colui che è chiamato a far trasparire la sua grazia, la sua misericordia. Questa via di umile grazia e misericordia, calati in quel quotidiano pure tessuto di inique ingiustizie, prepara la via al Signore e alla sua definitiva rivelazione nella misericordia e nella condivisione…infatti il Dio di cui Gesù presenterà il vero volto è appunto il Dio che CONDIVIDE la nostra umanità e la nostra storia (l’INCARNAZIONE) e fa misericordia senza limiti (il mistero PASQUALE).

Qui se abbiamo cuore ascoltante riceviamo in questo tratto dell’evangelo l’annunzio della gioia; certo, e all’interno di una predicazione forte, impegnativa e compromettente ma è annunzio di pura gioia! Giunge il più forte! Risponde Giovanni al popolo che sta appuntando su di lui le sue speranze…La profezia ha suscitato la speranza ed ora deve indirizzare la speranza: essa e più grande e non si ferma all’immersione che compiva Giovanni…c’è uno più forte, c’è un’altra immersione.

Alla fine del suo discorso le parole di Giovanni tornano ad essere dure, parla di ventilabro e di fuoco inestinguibile…l’adempimento della profezia però sarà più grande, più ampio delle stesse parole del profeta: Gesù il Messia verrà a compiere un discernimento tra bene e male rivelando i pensieri di molti cuori (Lc 2,35) ma lo farà nella mitezza e nella misericordia, disarmato fino alla croce! Tra pochi versetti nel terzo evangelo Gesù entrerà in scena, e Luca ci prepara dicendo che il Battista consolando evangelizzava: irrompe la BUONA NOTIZIA ed è consolazione, ed è gioia…

Avvento: c’è una lotta da compiere, dicevamo nelle scorse settimane, oggi la Santa Scritturaci dice quale è l’atmosfera di questa lotta: a una lotta dura, vera, a volte lacerante ma deve avvenire nella GIOIA! Voglio dire con forza che la gioia e un’arma potente per questa lotta contro la mediocrità, contro il rimanere prigionieri di limitati orizzonti che si risolvono solo in un presente senza sbocchi. Interroghiamo la nostra GIOIA; essa da chi dipende? E’ figlia della promessa di Dio allora è permanente, o la facciamo dipendere dalle cose di questo mondo, dalle sue vicende più o meno secondo i nostri progetti e i nostri schemi? Una gioia solo cosi è asfittica, muore presto e lascia l’amaro in bocca…le nostre piccole gioie quotidiane non vanno negate o obliate ma devono respirare in grande, in uno sfondo forte di una gioia che non si esaurisce qui e ora, una gioia che ha radici in alto e dona ali forti alla speranza. Paolo pronuncia il grande segreto: Rallegratevi NEL SIGNORE sempre, ve lo ripeto rallegratevi! NEL SIGNORE: il Signore è l’habitat e la scaturigine della gioia!

Il MARANATHA’ da cantare questa domenica è pieno di esultanza, ha il colore rosaceo dell’aurora (come quello dei sacri paramenti di questa domenica), ha il sapore della speranza che figlia della Promessa ed il cuore della Promessa ela GIOIA, quella vera che solo Dio sa dare…quella che il credente ha gustato quando ha incontrato Cristo Vivente nella sua vita!!

 

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