III Domenica del Tempo Ordinario – L’oggi

UN PASSATO CHE ABBIA RILEVANZA E SENSO PER IL FUTURO

Ne 8, 2-4a.5-6.8-10; Sal 18; 1Cor 12, 12-30; Lc 1, 1-4.4, 14-21

 

I testi biblici di questa domenica ci permettono di fare una riflessione essenziale per la nostra vita di uomini e di uomini cristiani.

Luca scrive il suo Evangelo per i cristiani della terza generazione; provengono dal paganesimo e non hanno conosciuto né Gesù,  né quelli che lo avevano incontrato; uomini e donne, dunque, lontani dal Cristo nello spazio e nel tempo; sanno che la venuta di Cristo ha annunziato un’ultima venuta ma questa non è così imminente come pareva. E allora? Come mettere radici in un passato sempre più lontano e come camminare verso un futuro anch’esso sempre più lontano? E’ possibile che dei fatti del passato abbiano una forza di salvezza per l’oggi e preparino il domani?

L’oggi tante volte è buio ed il futuro è oscuro…questo era il sentire dei cristiani a cui Luca si indirizza, ma questo è anche il nostro scenario: è il problema della storia; non un problema astruso, ma un problema reale e fortemente esistenziale…un problema che pone domande al nostro vivere concretissimo: cogliere nell’oggi un passato che abbia rilevanza e senso per il futuro; questo per vivere sensatamente l’oggi e preparare il domani.

L’uomo è un animale storico; ha dei limiti ma si sente costretto in quei limiti; l’uomo di continuo cerca se stesso e così cerca altro e si scopre, tante volte, cercatore dell’Altro…Certamente la morte è il suo limite immenso…l’uomo, troppo grande per bastare a se stesso, come scriveva Pascal, sa che dovrà scontrarsi con la morte. L’angoscia è inevitabile.

Qui si pone la promessa di Dio; il Dio della Bibbia promette all’uomo salvezza…Dio gli sussurra che è possibile un mondo buono, con il cielo aperto, è possibile quell’altro che l’uomo neanche osava sognare; Dio si è accostato all’uomo promettendogli salvezza, educandolo ad una vera speranza; il Dio biblico chiede all’uomo fiducia perché possa accogliere la salvezza. In Israele, Dio si è scelto un lembo di terra in cui ha seminato la parola della speranza, della salvezza; lì l’ha coltivata e ad un certo momento ha aperto una breccia nel muro della storia. Di questa fatica di Dio nessuno se ne è accorto, neanche i vicini: la grande storia ha soffocato con i suoi frastuoni la storia di Dio con noi

All’inizio del suo Evangelo, Luca ci prende per mano e ci conduce a quell’apertura: è la storia di Gesù di Nazareth…lì il muro è stato abbattuto! Lì c’è una porta per uscire dall’angoscia. Luca sa che per mezzo di Gesù c’è un oggi di salvezza. Per questo inizia il suo racconto accreditandosi come uno storico della salvezza. Ci sono delle cose che si compirono che hanno dei precisi testimoni oculari e questi sono stati fatti servitori della Parola. La Parola di promessa ora ha un volto ed una carne: Gesù! In Lui ogni oggi può essere adempiuto dalla promessa; in Lui ogni oggi può conoscere la salvezza. Il terzo Evangelista ci terrà a sottolinearlo, da questo momento nella sinagoga di Nazareth, all’incontro con il piccolo pubblicano Zaccheo (Lc 19,9 Oggi la salvezza è entrata in questa casa) E fino al ladro appeso alla croce (Lc 23,43: Oggi sarai con me nel Paradiso).

La salvezza che la Scrittura ci annunzia non è una teoria di salvezza, la nostra salvezza è un avvenimento, una persona: Gesù di Nazareth. In Lui si adempiono le parole della promessa; in Lui è data all’uomo, immerso nelle tenebre ed angosciato nel vicolo cieco della morte, la vera luce; in Lui è data una liberazione dalle catene che disumanizzano l’uomo pretendendo di essere vie di salvezza.

La storia allora non è più un groviglio cieco e disperato; si spalanca alla storia un oggi nuovo che apre le vie del futuro mostrando la saldezza delle radici di una storia in cui Dio ha fatto irruzione con la sua promessa e con l’adempimento di essa.

L’oggi nuovo ha un volto, ha il sapore di una vicenda: il volto di Gesù di Nazareth, la sua vicenda che narra Dio ed il suo amore.

L’irruzione di Dio, della sua Parola, come già narra il libro di Neemia nel celebre tratto che oggi passa nella liturgia, conduce alla gioia e alla comunione; passa certo per lacrime di compunzione su un passato segnato da morte e infedeltà, ma approda alla gioia di un banchetto festoso che si fa comunione con i poveri; la Parola accolta trasforma l’oggi in un tempo santo: questo giorno è consacrato al Signore (Ne 8,10). L’oggi in cui Dio abita, dall’oggi di Gesù di Nazareth, ha una nuova forza: la gioia che proviene dal Signore (Ne 8,10).

I presenti nella sinagoga di Nazareth in quel giorno della visita di Gesù sono per noi un’icona di ciò che ci è richiesto perché tutto questo ci tocchi: gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi sopra di lui. Ecco, non si può distogliere lo sguardo da Lui: solo Gesù, il Figlio di Dio nella nostra carne, è il liberatore e il salvatore. Non ce ne sono altri! Lui, l’inviato a portarci un Evangelo che ci deve e può far esultare.

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