Santissima Trinità – La fonte abissale di tutti gli eventi di salvezza

FONTE DELLA CREAZIONE, DELLA BELLEZZA, DI OGNI SALVEZZA E FONTE DELL’UOMO

Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5, 1-5; Gv 16, 12-15

 

Icona della Trinità (di Andrej Rublëv, Mosca, Galleria statale di Tret’jakov)

Festa strana quella di questa domenica, strana perché diversa dalle altre. Non è, infatti, una festa che ci fa fare memoria di un evento di salvezza; tutte le feste cristiane sono storiche, nel senso di essere legate inscindibilmente ad un’azione di salvezza puntuale nella nostra storia di salvati. Oggi no…oggi la liturgia ci fa contemplare la fonte abissale di tutti gli eventi di salvezza. Oggi la liturgia, con questa festa fa, in modo particolare, ciò che in fondo fa sempre: volgere lo sguardo al Volto di Dio che è un Volto trinitario. Dopo aver celebrato la Pasqua, cuore del mistero di salvezza che ha afferrato la nostra esistenza, contempliamo con stupore la fonte di quell’Amore che ci ha cercati e ci ha conquistati a caro prezzo (cfr 1Cor 6,20); la fonte non è una solitudine innamorata ma una comunione innamorata, la fonte è un amore eterno che vive di amore e vuole traboccare amore: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Ecco la fonte della creazione, ecco la fonte della bellezza, ecco la fonte di ogni salvezza, ecco la fonte dell’uomo, creatura meravigliosa e terribile. L’uomo, meraviglia di un cuore palpitante immagine di Dio; l’uomo, terribile nella sua vera libertà che gli può far salire vette impensabili o precipitarlo in abissi di non-senso; l’uomo, bisognoso di una misericordia senza limiti, l’uomo, bisognoso di una meta che risponda alla sua sete di infinito.
La Trinità che è Dio è fonte e meta, è misericordia e compagnia nel quotidiano camminare nella storia. Narrare il Dio trinitario è il nostro modo di balbettare quel Dio che Gesù ci ha mostrato.
Il testo dal Libro dei Proverbi che oggi ci introduce nella ricerca della Parola di Dio, ci mostra la Sapienza di Dio che, fin dall’in-principio, è mezzo di creazione e luogo di delizia di Dio…da sempre la Chiesa riconosce nella Sapienza,nella Santa Sofìa (quate chiese e basiliche sono dedicate alla Santa Sofìa!) il volto del Figlio per mezzo del quale tutto è stato creato (cfr Col 1,15-20; Gv 1,2-3; Eb 1,2) e tutto è stato redento; la Sapienza, si dice nel Libro del Siracide (24,8) ha ricevuto un ordine da Dio: Fissa la tenda in Giacobbe; e, nella pienezza dei tempi, davvero pose la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14) e ci narrò del Padre nel suo amore fino all’estremo, fino alla croce e, risuscitato al terzo giorno, effuse sui suoi e sul mondo lo Spirito, il Terzo dell’Amore eterno; Paolo, nel breve tratto della Lettera ai cristiani di Roma che oggi ascoltiamo, ci dice con forza rivelativa ma pieno di pudore per l’indicibilità del mistero, che questo Amore eterno, lo Spirito, è stato versato nei nostri cuori.

In questa straordinaria dinamica lo Spirito ancora conduce a Cristo, la Verità e, nella Verità, attingiamo alla tenerezza del Padre. Scopriamo così che la Trinità Santissima non è solo la fonte e la meta meravigliosa del nostro cammino storico, ma è anche il cammino stesso…può essere il cammino stesso, può essere l’atmosfera nella quale vivere ed operare (cfr At 17,28: in Dio viviamo, ci muoviamo ed esistiamo). Il discepolo di Cristo, frutto della sua croce e risurrezione, è chiamato a vivere respirando l’Amore trinitario.

Lo Spirito che il Figlio promette verrà a donare ciò che appartiene al Figlio ed al Padre, donerà se stesso e sarà nel discepolo principio di verità. Lo Spirito, dice Gesù nelle parole dell’Evangelo di Giovanni che la liturgia oggi propone, annunzierà le cose future non nel senso che sarà rincipio di divinazione trasformando i discepoli in indovini, ma nel senso che sarà capacità per interpretare la storia alla luce di Gesù; lo Spirito sarà guida perché i discepoli sappiano decifrare il senso della storia. Lo Spirito è il dono del Figlio che ci rende possibile il leggere i segni dei tempi (cfr Mt 16, 2-3; Lc 12, 54-57). Lo Spirito così è fonte della nostra fedeltà di credenti alla storia; una fedeltà alla storia da viversi con una vera adesione all’Evangelo di Gesù.

Ecco che il mistero trinitario non è solo una luce da contemplare ma è il mistero del senso ultimo della storia, mistero che concretamente dirige i nostri passi, le nostre scelte di credenti nel fuoco dell’amore che è il nostro Dio: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.

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