Domenica delle Palme (Anno C) – Un orrore abitato da Dio

 

CULLA DI UNA STORIA NUOVA

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Lc 22, 14-23, 56

 

Ognuno di noi è l’Adam fatto di no potenti a Dio e alle sue vie; la mano tesa dell’Adam dell’in-principio verso l’albero che proclamava il limite di creatura è storia di tutti i giorni. Noi: una mano tesa a rapire per noi, per salvarci, per aver capacità di salvare la propria vita e di darle l’inebriante sapore della potenza senza limiti e senza barriere.

La Passione di Cristo Gesù è argine alla deriva tremenda di ogni Adam. Gesù capovolge l’Adam, lo conduce al sogno di Dio; non in un in-principio di un’età dell’oro che non è mai esistita, ma verso un futuro inimmaginabile in cui la storia, la nostra storia, può essere trasfigurata. Dobbiamo essere convinti che Cristo non è venuto a riportarci al passato perduto, ma è venuto a portarci al futuro di Dio che è futuro dell’uomo e della storia.

La storia della Passione, che quest’anno leggiamo nella redazione dell’Evangelista Luca, è storia di un radicale rifiuto. Gesù rifiuta fino in fondo di salvarsi con le proprie mani e si getta nelle mani del Padre; mani che non vede, ma che nella fede sa che vi sono oltre la cortina buia e tenebrosa della morte.

La Passione trasfigura la storia! Non bisogna aspettare l’alba di Pasqua per essere avvolti in questa trasfigurazione; lì, nel sepolcro nel giardino, il Padre porrà il sigillo del suo amen sul Figlio eletto e sui suoi passi d’amore nella storia. All’alba di Pasqua coglieremo il frutto meraviglioso ed inaudito di una vittoria che ci schiude una possibilità infinita di vita, che vince davvero la morte!
La Passione è però già trasfigurazione! Questa storia che oggi la Chiesa fa risuonare in tutte le assemblee di credenti, che così entreranno nella Grande Settimana, letta senza Gesù potrebbe essere una solita storia: orrore, ingiustizia, perfidia, avidità, gratuita malvagità, accanimento contro un uomo solo, assenza totale di pietà, cosificazione di un uomo, tradimenti, viltà, fughe, calcoli di potenti, folle manipolate…è tutto l’arsenale di Satana promesso a Gesù fin dalle prime pagine dell’Evangelo: «il diavolo si allontanò da lui per tornare al tempo fissato» (Lc 4, 13); le aberrazioni del cuore umano sono tutte contro Gesù; è il mistero del male annidato nel cuore della storia.
Questo racconto della Passione sarebbe solo orrore se non ci fosse Gesù: lui trasforma tutto, trasfigura tutto…E fa questo solo con la misericordia e l’amore. Questo orrore è abitato dall’Amore di Dio, mostrato a pieno a noi uomini in Gesù. Solo così esso diviene un Evangelo, una bella notizia! Dal pane spezzato come corpo dato e dal calice come sangue versato, fino all’estremo atto d’abbandono di quel «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito», è tutto dono di misericordia che trasforma gli orrori abitandoli di perdono! Tutto questo fino a quella vertigine che mai uomo religioso ha saputo pronunciare: Perdonali!
Così la Passione è culla e origine di una storia nuova e trasfigurata… E’ una possibilità davvero offerta all’umanità, una possibilità di salvezza a caro prezzo (1Cor 6, 20) data agli uomini per abitare anch’essi questa storia di amore e misericordia vicendevole.
La Passione di Cristo, via di salvezza per la storia di ogni Adam; la Passione di Cristo, via da percorrere per i suoi discepoli; la Passione di Cristo è una consegna per noi che ci diciamo suoi discepoli.

Questo Evangelo ci dice dove è la salvezza: ci si salva solo perdendo la vita! E’ il paradosso insostenibile dell’Evangelo, è la stoltezza e la follia (1Cor 1, 25) dell’Evangelo…ma solo chi sostiene questo stolto e folle paradosso entra veramente in una sequela che lo salva e che, incredibilmente, salva il mondo.

Con la Passione il cristiano sa come deve attraversare la storia: senza scorciatoie che evitano il Golgotha. Il cristiano sa dove attingere la vera gioia di una vita bella, buona e felice: nell’amore fino all’estremo (Gv 13, 1), nella misericordia di Cristo sperimentata su di sé e perciò donata ancora.
La Passione è una consegna che ci dà l’incredibile possibilità di salvare la storia; sì, lo possiamo, se abbiamo il coraggio di lasciarci immettere nell’Amore del Crocifisso. Tutto questo è dato e richiesto a noi cristiani: sanare con l’amore e la santità gli orrori della storia; le derive del mondo e quelle dolorosissime della Chiesa di Cristo possono essere sanate solo da uomini e donne che accolgono la consegna della Passione per essere altro! Per essere santi! Accoglieremo la santità, il gran sogno di Dio per noi, se accoglieremo la misericordia che ci salva, come il ladro appeso alla croce che si abbandona ad un perdono misericordioso, e getta alle spalle quell’orrore della storia che il ladro stesso aveva contribuito a costruire col suo coltello insanguinato e con la sua sete di oro.

Entriamo così in questa Pasqua di quest’anno di grazia!
Auguriamo a noi stessi e a tutti i credenti che in questi santi giorni le parole di Gesù non vengano ridette invano nelle nostre liturgie; che quelle parole ci spremano lacrime buone e ci conducano ad una gioia che non tema oscuramenti.

Accogliamo il Signore che viene nelle nostre vite segnate dal male del mondo: «Benedetto il Veniente nel nome del Signore»! (Lc 19, 38). Senza paura lasciamogli piantare la Croce nel nostro profondo, lasciamo che lì esploda l’Amore e la vita del Risorto!

E’ ancora l’ora della Pasqua del Signore!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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I Domenica di Quaresima (Anno C) – Lo stile di Gesù

 

UNA LOTTA COMBATTUTA E VINTA

Dt 26, 4-10; Sal 90; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13

La Quaresima inizia subito mettendoci dinanzi alla necessità del combattimento spirituale e lo fa mostrandoci Gesù che inizia la sua missione di Figlio e Messia proprio combattendo, anzi iniziando a combattere.

L’incarnazione del Figlio non ha voluto assolutamente alcuna esenzione da questa lotta, proprio come tutti i figli di Adam: lotta per una vita che sia umana, lotta per un vita che abbia senso, lotta contro l’amore di sé, lotta per una vita alla presenza di Dio (cfr Gen 17, 1) e secondo la sua volontà. L’Adam esce dal suo nascondiglio ove l’aveva rintanato l’inganno del serpente, il quale gli aveva narrato Dio come rivale e nemico (cfr Gen 3, 8). In Gesù finalmente l’Adam esce pienamente allo scoperto ed affronta la lotta con il serpente antico e vince quella lotta; una lotta che tanti, anche nella Prima Alleanza, avevano combattuto ma mai con una vittoria piena. La Scrittura, infatti, non teme di mostrarci anche il peccato e le cadute dei padri: Abramo che tenta di realizzare da se stesso la promessa dandosi un figlio dalla schiava, senza attendere la promessa di Dio (cfr Gen 16, 1-4); Mosé che vacilla nella fede nel battere per due volte la roccia nel deserto a Meriba (cfr Num 20, 11-13); David che pecca con Betsabea (cfr 2Sam 11-12); Salomone che pecca di idolatria a causa delle sue mogli e concubine (cfr 1Re 11, 4) … uomini che hanno lottato ma non hanno sempre vinto.
Ora Gesù, uscito dal Giordano, è condotto dallo Spirito ad affrontare questo combattimento… gli Evangeli sono chiari su questo: è lo Spirito che lo conduce nel deserto, lì dove deve fare i conti solo con se stesso e con il tentatore; lì deve sperimentare quella parola che vuole contraddire Dio e le sue vie, quella parola che brucia la sua carne umana, carne comune a tutti gli uomini. La tentazione gli brucia dentro, ed è tentazione di assecondare le idee messianiche del suo popolo … in fondo la tentazione è una sola: essere accetto e popolare perché asseconda le attese della gente o essere obbediente alla Parola del Padre, usare la sua identità di Figlio o realizzarla nell’obbedienza povera ed amorosa.

Luca, come Matteo, drammatizza questa tentazione e la ricalca sul frutto proibito del giardino dell’in-principio: «buono da mangiare, bello da vedere, desiderabile per essere come Dio» (cfr Gen 3, 6).
Nella loro forma, le tentazioni sono pienamente accordate allo “stile” del diavolo (Luca così chiama il tentatore), di colui che vuole dividere da Dio, da se stessi, dagli altri! Dividere!
E’ sempre questo lo scopo del tentatore. Qui persegue il suo scopo cercando di far sì che Gesù si centri unicamente su se stesso, sulla sua infinita possibilità di imporsi, visto che è davvero Figlio di Dio! Le tentazioni, lo capiamo subito, sono allacciate direttamente al Battesimo al Giordano, in cui Gesù ha avuto la definitiva rivelazione di essere il Figlio (cfr Lc 3, 21-22), figliolanza che la stessa genealogia dell’Evangelo di Luca ha confermato: da Gesù la genealogia arriva fino ad Adamo, figlio di Dio (cfr Lc 3, 23-38)!
Ora il Figlio provi che è davvero il Figlio, anzi, sfrutti questa sua identità!

La prima tentazione è di ricchezza e di godimento senza fatica: quelle pietre che potrebbero diventare pane gli farebbero saltare ogni fatica umana e gli darebbero immensa ricchezza. Gesù dice no a questa logica di privilegio … c’è ben altro pane di cui si può vivere.
Gesù non disprezza il pane quotidiano (insegnerà a pregare per chiederlo!), ma indica anche altro di cui vivere, e quell’altro, la Parola del Padre, sarà anche via per dare il pane agli affamati nella strada della condivisione e dell’ascolto del bisogno dell’altro.

La seconda tentazione è di puntare al potere; è l’unica tentazione in cui il diavolo non dice “Se sei Figlio di Dio”! Il diavolo qui è audace e sfacciato, chiedendo di essere adorato; così l’Evangelista ci dice una verità cruda che dovremmo sempre ricordare: chi vuole smodatamente il potere (nelle parole del tentatore ricorre la parola “tutto”: Tutti i regni della terra; Ti darò tutta questa potenza) è uno che si prostra al diavolo; chi vuole tutto quel potere adora un altro dio. Gesù oppone anche qui un no fermo e distaccato. No! Riflettiamoci: Lui non ha voluto uno stato cristiano, un partito cristiano, un potere cristiano … “stato”, “partito”, “potere” sono tutte parole incompatibili con cristiano!
Non si può puntare al potere ed essere discepoli di Cristo! Se questo l’avessimo sempre capito, se avessimo gridato i nostri no netti ai tanti “Costantino” che si sono profilati nella storia cristiana; se non ci fossimo illusi alle lusinghe di imperi e corone; se avessimo detto quel no chiaro come lo disse Gesù nel deserto, allora non avremmo tradito l’Evangelo come troppo spesso abbiamo fatto. Gesù non puntò al potere, ma al servizio!

La terza tentazione è terribile perché è la tentazione dell’orgoglio, ed è una tentazione “religiosa”. Luca sposta l’ordine delle tentazioni di Matteo, e pone come culmine delle tentazioni questa del pinnacolo del Tempio; e questo certamente perché tutto l’Evangelo lucano punta a Gerusalemme, la Santa Città, meta di tutto l’Evangelo. Già il racconto dell’infanzia termina con l’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio (cfr Lc 2, 41-50); dal capitolo nono Luca fa iniziare un lungo viaggio di Gesù che ha come meta Gerusalemme e dunque la sua Pasqua e, per tener fermo questo intento, Luca “taglia” ogni andata intermedia di Gesù sempre a Gerusalemme (cfr Lc 9, 51). Tutto l’evangelo termina quindi a Gerusalemme, con gli apostoli che “stavano sempre nel Tempio” (cfr Lc 24, 53). Dunque anche le tentazioni culminano a Gerusalemme, ma questo culmine ci dice anche che la tentazione più subdola e sottile è proprio la tentazione “religiosa”, quella di presumere e pretendere di avere un Dio “a disposizione”, che obbedisca e faccia miracoli per accreditarci e farci avere potere! Terribile!

Lo stile di Gesù è un altro: è l’umiltà e l’obbedienza al Padre.
La pagina di oggi ci interpella e a livello personale e a livello ecclesiale.

Anche come Chiesa, vorrei dire principalmente come Chiesa, siamo tentati di continuo di pensare che se abbiamo soldi, se abbiamo un po’ di potere politico e se (magari!) potessimo fare i miracoli (e forse per questo incoraggiamo una fede miracolistica e chiediamo alche i miracoli per poter proclamare i santi!) avremmo risolto tutti i problemi. Sì, ma ci metteremmo dalla parte del diavolo!

Gesù fece miracoli, ma sempre come “segni”, non come soluzione dei problemi in modo spiccio; e mai per favorire le attese messianiche della gente … Gesù fece i miracoli per rendere credibile la via della Croce; non li fece per eliminare la Croce o per correggere la logica della Croce.
Gesù non saltò l’umano facendo pane dalle pietre, ma volle essere uomo senza esenzioni per essere davvero con noi.
Gesù non volle dominare il mondo con il potere di questo mondo ma divenne Signore attraverso la via dell’amore che fu la via della Croce!
Gesù non si gettò dal pinnacolo del Tempio per mostrare la grandiosità della potenza di Dio, poichè questa sarebbe stata una grandiosità secondo gli uomini che nulla direbbe dell’identità del vero Dio. Buttarsi dal Tempio sarebbe spettacolo, e non rivelazione! Gesù si getterà invece nelle mani del Padre nell’ora suprema dell’amore, nell’ora della Croce (cfr Lc 23, 46).

Le tentazioni ci dicono quale fu lo stile di Gesù, la sua strada; quale fu la sua lotta.

Nel deserto Gesù vinse, ma non vinse solo per sé; nel deserto Gesù immise il principio di questa vittoria nelle fibre dell’umanità tutta. Lottando e vincendo, nel deserto ci condusse già ad una possibilità di vittoria.

Il diavolo si allontanò da Lui in quell’ora, ma già progettando di tornare al tempo fissato: la passione infatti inizierà con «Satana che entrò in Giuda che faceva parte del novero dei dodici» (cfr Lc 22,3).

Nella cena Gesù dirà ai suoi che avevano perseverato con Lui nelle sue prove, nelle sue tentazioni (la parola greca che Luca usa è proprio “perirasmós”, la stessa che viene usata nel passo di oggi!), e ciò è rivelativo del fatto che tutto il cammino di Gesù fu un cammino di lotta, di resistenza nelle tentazioni. Proprio come il nostro cammino … è così! La vita cristiana è questo; chi pensa il contrario è un illuso che rischia di cadere miseramente.
La vita cristiana è lotta, ma una lotta che Cristo ha già combattuto e vinta per noi, ed a cui ci è richiesto di associarci per rendere piena e vera la nostra libertà.

La Quaresima è tempo di esercizio per assumere questa lotta quotidiana!
Con Cristo! Mai da soli!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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IV Domenica del Tempo Ordinario – Un profeta scomodo

 

I PROFETI NON SONO MAI NELLA MAGGIORANZA

 Ger 1, 4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12,31-13, 13; Lc 4, 21-30 

 

Elia e la vedova di Sarepta (G. Lanfranco, Roma)

Gesù suscita stupore negli abitanti di Nazareth, suoi concittadini: “Erano stupiti delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca“…Il loro, però, è uno stupore che “marcisce” a causa dell’interesse personale e dall’utilitarismo…lo stupore “marcisce” perchè affondato nella “religione” che cerca il proprio tornaconto, la propria “salvezza”, che cerca Dio solo per servirsi di Lui…I nazaretani, infatti, del discorso inaugurale del suo ministero che Gesù ha appena pronunziato nella loro sinagoga commentando l’evangelo di Isaia (cfr Is 61,1ss) non colgono nulla! Hanno fisso in cuore solo un pensiero: come usare Gesù?

Hanno sentito dire dei suoi “miracoli” avvenuti a Cafarnao e ora vogliono lo stesso per loro. Su Gesù e sui suoi segni reclamano diritti: sono suoi concittadini! Gesù ha sentito queste loro recriminazioni…ha udito mezze parole, ha avvertito le loro mormorazioni, ha percepito le loro attese…I suoi concittadini hanno proclamato il loro stupore dinanzi alle parole di grazia che ascoltano da Lui, e “grazia” vuol dire “dono”, “gratuità”, vuol dire un dono sovrabbondante ed inaspettato…in realtà, però, essi abbandonano la strada del dono gratuito ed imboccano la via della pretesa, dell’accampare diritti…parlano di “patria”; un’espressione questa sempre “indecente” sulle labbra di un credente! Un’espressione che crea particolarismi, divisioni; una parola pericolosa “patria”, perchè a volte, come ha scritto spesso Enzo Bianchi, diventa facilmente un concetto “contro” gli altri, un concetto che tende a creare barriere e privilegi!

E’ quello che vogliono i nazaretani i quali pretendono che Gesù sia loro…ma, si badi, non perchè hanno capito, come dicevamo domenica scorsa, che Gesù è l’evangelo, ma perchè sperano di poter ricavare da Gesù qualcosa per loro. Il loro stupore “marcisce” perchè non si apre alla fede in quel Gesù che è l’evangelo per loro, sì, ma anche per tutti gli uomini!

Gesù aveva detto, leggendo Isaia: “Lo Spirito del Signore è su di me…e mi invia ad annunziare ai poveri un evangelo”! E loro, i nazaretani, non sono poveri, perchè sono ricchi delle loro pretese; sono ricchi della presunzione che Gesù sia loro proprietà.

Gesù questo non può accettarlo e si pone subito sulla linea dei grandi profeti del passato; anche Elia ed Eliseo fecero grandi miracoli per “quelli di fuori”: la vedova di Sarepta di Sidone, e Naaman il Siro non avevano titoli di pretesa dinanzi al profeta, e neanche dinanzi al Signore…e se Naaman va ad Eliseo chiedendo la guarigione, la povera vedova addirittura non aveva chiesto nulla! Entrambi, però, vengono presentati come incapaci di accampare alcun diritto.

Il problema di fondo è sempre quello di Adam: rigettare la logica del dono per accogliere la logica perversa della pretesa, se non addirittura quella della “rapina”! (cfr Fil 2,6).

I suoi concittadini alla fine, visto che riescono ad “usare Gesù” per i loro scopi, arrivano a progettare di ucciderlo: Gesù o è loro, o è meglio che non sia di nessuno! Questa è la loro logica perversa! Meglio uccidere un “messia” che non serve! La logica di patria è diventata subito una logica “contro” gli altri: contro Gesù che non accondiscende ai loro desideri, contro gli altri che non siano nazaretani, a cui desidererebbero sottrarre sia le parole di grazia che dice Gesù, sia soprattutto i suoi miracoli!

La scena conclusiva di questo racconto di Luca è davvero tragica: lo conducono fuori dalla città e cercano di gettarlo nel vuoto. Scena tragica che ci conduce alla fine della vicenda di Gesù, quando verrà condotto fuori dalla città e gettato nel vuoto della morte.

C’è poco da fare: Gesù è un profeta scomodo da seguire; le sue vie sono vie senza esenzioni, senza “patrie” e senza particolarismi!

Oggi accade un po’ quello che accadeva a Nazareth in quel giorno di rivelazione: tanti si stupiscono di Gesù, lo ammirano, sono interessati a Lui, forse alcuni sono ammirati perfino di alcune opere della sua Chiesa; ma quanto a seguirlo ed a compromettersi per Lui, non se ne parla neanche! E quando qualcuno vuole farlo davvero, il nostro mondo cerca subito di “ricondurlo alla ragione, invitandolo a “non esagerare”, ad essere “sanamente” mediocre!

E’ quello che succede quando lo stupore non diventa fede, è quello che succede  qundo lo stupore inizia a fare i calcoli e non vuole essere strada per vite compromesse.

Gesù è profeta scomodo perchè fa uscire fuori dal banale, ed il banale, per il mondo, è tanto rassicurante! Il banale è poi molto comodo per i potenti che vogliono gestire uomini banali e pronti a vendersi tutto per i propri privilegi sia pure piccoli piccoli!

Seguire Gesù, cogliendo davvero le parole di grazia che sono sulla sua bocca, significa diventare, con Lui, profeti scomodi di un’umanità segnata da quell’amore tanto scomodo, che Paolo canta straordinariamente nel celebre inno all’amore della sua Prima Lettera ai cristiani di Corinto, e che oggi si ascolta in questa liturgia.

Essere profeti scomodi: questa è la vocazione della Chiesa!

Non bisogna però dimenticare una cosa: essere profeti scomodi significa essere sempre “minoranza”. I profeti, ricordiamolo con forza, non sono mai nella maggioranza! Dobbiamo rifletterci: la folla non è mai profetica…è rivoluzionaria  e  violenta (e infatti le grandi rivoluzioni che la storia ricorda ce lo dimostrano!). Per questo le rivoluzioni non cambiano il mondo…checchè se ne dica! Le rivoluzioni abbattono giustamente dei tiranni ma ne creano di nuovi e, a volte, più tremendi dei precedenti. La profezia, invece, lotta per cambiare il mondo attraverso un piccolo gregge minoritario che è disposto a pagare il prezzo della solitudine e dell’incomprensione; la profezia viene sempre trascinata fuori dalla città degli uomini per essere uccisa; lì però parla più autenticamente ancora!

I credenti sono profeti di un mondo nuovo aperto al futuro di Dio, ma paradossalmente il mondo li rigetta e ride di loro, accusandoli di essere superati, vecchi, incapaci di “aggiornarsi”…è una delle tante mistificazioni del mondo per soffocare l’Evangelo!

Gesù a Nazareth oppone alla violenza cieca dei suoi concittadini la ferma volontà di continuare ad essere ciò che è, senza compromessi, senza accomodamenti!

Gesù è nemico di ogni conformismo!

Noi credenti di oggi siamo “complici” di Gesù, o siamo “complici” del mondo che ci vuole innocui, allieneati e conformi al suo quietismo?

P. Fabrizio Cristarella Orestano




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Battesimo del Signore – Vivere da battezzati

ESSERE FIGLI NEL FIGLIO, ARDENTI NEL FUOCO

Is 40, 1-5.9-11; Sal 103; Tt 2, 11-14; 3, 4-7; Lc 3, 15-16.21-22

 

Battesimo di Cristo (Icona, Museo di Belgrado)

Questa domenica conclude, con grandissime prospettive, il Tempo di Natale e ci proietta in quel cammino quotidiano che la liturgia della Chiesa sottolinea come “Tempo ordinario” che non è un tempo “minore”, di minore importanza, ma è la nostra vita appunto “ordinaria”…qualcosa, dunque, di grande importanza!

La domenica del Battesimo del Signore ci ripresenta, come una grande sinfonia, tutti i temi che, in qualche modo, abbiamo udito e contemplato nei giorni del Natale. Risentiamo oggi le parole della consolazione per bocca del Profeta Isaia; infatti, la presenza di Gesù, il Figlio eterno fatto carne, vicinanza estrema di Dio, è davvero consolazione per le vie dolorose della storia, è davvero via dritta e spianata per giungere alla nostra piena umanità, come ha scritto Paolo nel bellissimo testo della Lettera a Tito che abbiamo ascoltato anche nella Notte del Natale: E’ venuto ad insegnarci a vivere in questo mondo…è questa la via della rivelazione cristiana per giungere a Dio…la via dell’uomo!

E il Figlio si immerge nelle acque torbide del nostro peccato, uomo tra gli uomini, infinitamente santo ma in fila con i peccatori, Signore della storia ma sottomesso alla mano del Battista!

Ora di grazia questa discesa nel Giordano; ora di grazia per noi uomini; ora di grazia per lo stesso Gesù che qui termina il suo percorso, diremmo oggi, di discernimento, nella ricerca della sua identità; ora di grazia per Lui che riceve dal Padre quella parola rivelativa: “Tu sei il mio Figlio, l’amato, in te mi sono compiaciuto”!

Finalmente qui Gesù sa pienamente la sua identità di Figlio e la sua missione di salvezza che già il suo stesso solo nome portava. “Gesù” è in ebraico “Jeoshuah” che vuol dire proprio “Il Signore salva”. Con Gesù dalla nostra parte, in fila con i peccatori fino a diventare egli stesso “peccato” appeso alla croce, inizia per noi uomini un tempo nuovo, un tempo di consolazione e di possibilità di vita altra, tempo di compagnia piena e definitiva di Dio. In Gesù si manifesta la vicinanza  estrema di Dio alla storia e ad ogni uomo!

Nel passo di Luca che oggi si ascolta è impressionante un contrasto: il Battista, per dichiarare senza mezze misure di non essere lui il Cristo, sottolinea una infinita distanza tra lui stesso e quel Veniente che battezzaerà in Spirito santo e fuoco; dirà, infatti: “Non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali”. Dio invece, in quel Figlio sceso nel Giordano, grida la sua vicinanza all’uomo e alla storia!

Al Giordano Dio finalmente si rivela per quello che è: Padre e Figlio e Spirito Santo! Così la terra è raggiunta dalla voce del Padre, dalla carne del Figlio, dalla discesa dello Spirito “in forma corporea”; forte richiamo, questo, alla corporeità dell’uomo il quale lì, nella sua carne, dovrà dare accesso a Dio, al suo Soffio rinnovatore.

Se il primo Adam si era nascosto da Dio e i cieli si erano chiusi (cfr Gen 3,8.24), quest’ultimo Adam, Cristo Gesù, si spalanca a Dio nella preghiera e i cieli si aprono sulla storia degli uomini! Luca annota con sottigliezza, infatti, che la manifestazione di Dio avviene dopo il Battesimo e mentre Gesù pregava.

 “Pregava”… sì, è solo nella preghiera che il nostro essere figli si fa chiaro, e può dipanarsi come vita altra, vita di figli e non di schiavi, vita nella storia, “in questo mondo”!

La preghiera è l’“atmosfera” in cui il battezzato può sopravvivere come figlio! Senza questo “respiro” di vita che è la preghiera, pure se “nati” nel Battesimo, si muore soffocati quali figli di Dio!

Gesù di Nazareth nel “respiro” della preghiera scopre il suo vero volto di Figlio ascoltando la voce del Padre; nella preghiera permette ai cieli di aprirsi di nuovo per la storia…il “grido” di Isaia (63,19) riceve finalmente risposta: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”

La teofania del Giordano ci dice che i cieli ormai sono aperti: il Figlio è venuto nella nostra carne, lo Spirito di Dio aleggia di nuovo sulle acque per una nuova creazione (cfr Gen 1,2), la voce del Padre risuona colma di tenerezza e di compiacimento per l’uomo! Ora davvero tutto è possibile all’uomo amato da Dio!

Il Figlio amato sceglierà liberamente e per amore di pagare un prezzo per donarci la santità che è, non stanchiamoci mai di ripeterlo, piena umanità! Il Figlio di Dio, che abbiamo contemplato nella mangiatoia di Betlemme, oggi lo contempliamo “affogato” nelle acque del Giordano sporche del peccato dell’uomo che il Battista immergeva per la conversione, ma lo contempleremo ancora confitto al legno dei maledetti per portare a pieno compimento la sua scelta di essere “con noi”!

Gesù nel suo amore ci ha davvero immersi in Spirito Santo e fuoco nel giorno del nostro Battesimo; in quel giorno santo per ognuno di noi ci è stato fatto un grande dono; in Gesù Dio ci ha fatti suoi e ha acceso in noi un fuoco che brucia tutto ciò che di Dio non è, e ci fa ardere di quell’amore capace di dare la vita! Il solo vero amore, perché vero amore è solo quello che dona la vita!|

Vivere da battezzati è questo! Essere figli nel Figlio ardenti del fuoco di Dio! E’questo il fuoco che dovrebbe scaldare e rinnovare il mondo.

I santi lo fanno!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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