IV Domenica di Avvento (B) – Offrirsi interamente a Dio

NON UN POCO DI MENO

 

2Sam 7, 1-5.8-12.14.16; Sal 88; Rm 16, 25-27; Lc 1, 26-38 

 

Annunciazione (Andrej Rublev)

Annunciazione (particolare), di Andrej Rublev

In quest’ultima domenica di Avvento leggiamo nuovamente la pagina ricchissima e bellissima dell’Annuncio a Maria.
Gli studiosi si sono chiesti spesso che genere di pagina sia; se un annunzio di nascita, come ce ne sono altre nella Prima Alleanza: si pensi a Isacco (cfr Gen 18), a Sansone (cfr Gdc 13), a Samuele (1Sam 1). O se piuttosto possa essere un racconto di vocazione per una missione, si pensi a Mosè al roveto ardente (cfr Es 3), a Gedeone (cfr Gdc 6), o a Geremia (cfr Ger 1); pare infatti che ce ne siano i tratti: iniziativa di Dio; timore del chiamato; l’offerta di una prova che convinca, seguita dalla promessa della presenza del Signore.
O piuttosto ci troviamo dinanzi ad una pagina di rinnovo dell’alleanza come in Gs 24? Anche questo pare convincente…
Tutte queste somiglianze, che farebbero collocare l’Annunzio a Maria tra gli annunzi di nascita, o tra le vocazioni ad una missione o anche tra i racconti di rinnovo di alleanza, si trovano tuttavia accanto a molte dissomiglianze: l’Annuncio a Maria pare infatti un annunzio di nascita, ma senza essere preceduto da una preghiera perché questa nascita avvenga; ha i tratti di una vocazione, ma senza che si dicano meriti o qualità del chiamato! Compare inoltre un evento mai contemplato prima: in nessuna pagina della Prima Alleanza si ritrova un concepimento senza concorso d’uomo.
Insomma ci accorgiamo che questa pagina di Luca è sì simile ad altre ma non coincide con nessuna! Certo è un racconto di vocazione, ma che contiene l’annunzio di una nascita che stipula una Nuova Alleanza. Capiamo allora – come scrive Bruno Maggioni – che la novità letteraria è indicativa di una novità teologica.

Oggi l’Avvento, con questa pagina lucana, ci presenta la Venuta del Signore nel quadro di una gratuità assoluta. Come già dicevamo, la venuta nella carne del Figlio dell’Altissimo non è preceduta nè da una domanda di Maria, nè da una sua particolare preghiera, nè tanto meno da alcun merito di Maria.

Questo tema centrale della gratuità viene ancor più in risalto se confrontiamo questo Annunzio a Maria con l’annunzio a Zaccaria, con cui Luca ha iniziato il suo evangelo (cfr Lc 1, 5-25). Incontriamo in quel racconto due sposi, Zaccaria ed Elisabetta, descritti come «giusti davanti a Dio»; due che osservano con fedeltà la Legge del Signore: pregano nel loro bisogno – la loro sterilità – e vengono esauditi. Nel racconto che riguarda Maria tutto questo non c’è: non si fa cenno alle virtù di Maria o alla sua giustizia; non si dice che attendesse qualcosa di particolare (e tanto meno una nascita, vista la sua condizione di “promessa sposa” non ancora convivente con Giuseppe!); non si dice che pregasse per avere un particolare ruolo o posto nella storia del suo popolo. Tutto qui è pura grazia!
Già S. Agostino lo sottolineava: «In Maria cerca il merito e non lo troverai, cerca la giustizia e non la troverai». In Lei tutto è pura gratuità.
Inoltre Luca dice di Zaccaria che «entrò nel Santuario del Signore», mentre di Maria che «l’angelo Gabriele fu mandato da Dio ad una vergine di nome Maria» e questi «entrò da Lei»: da un lato c’è l’uomo che entra nella casa di Dio, dall’altro c’è Dio che entra nella casa dell’uomo!

Zaccaria chiede un segno, Maria no…ed il segno le viene offerto gratuitamente (è proprio la gravidanza prodigiosa di Elisabetta!); Zaccaria fa una domanda con cui si rivela un incredulo, Maria fa anch’essa una domanda, ma solo per chiedere un come”…
La ragazza di Nazareth ci dice dunque che anche dinanzi a Dio c’è spazio per le domande… guai a chi non fa domande a Dio! Le prime parole di Maria, infatti, (delle pochissime che dice nell’Evangelo!) sono una domanda che chiede delle spiegazioni, delle luci sulla strada che Lei è già disposta ad intraprendere.

Proprio qui c’è l’annunzio della nascita verginale, un dato che ha una verità grande da consegnarci: un uomo come Gesù non ce lo potevamo dare da soli, un uomo come Gesù può essere solo un dono dall’alto; Lui è uno di noi ma è un dono dall’alto. Il Messia può essere solo dono della grazia e della potenza di Dio; e qui emerge ancora il tema della gratuità! Insomma per capire il santo che nascerà non basta guardare alla discendenza di David, ma bisogna sapere che Lui viene dallo Spirito. L’essere Figlio di David adempie alla promessa, fatta dal Signore tramite il profeta Natan al re David, che vorrebbe costruire il Tempio al Signore: non sarà David a costruire una casa al Signore – dice Natan – ma il Signore farà una casa a David, dandogli una discendenza…
E quest’ultima è solo la linea orizzontale con cui leggere Gesù; c’è poi l’altra linea che occorre cogliere per comprendere l’identità di Gesù: quella verticale, che viene dallo Spirito.

Le parole dell’angelo Gabriele sono un compendio delle Promesse della Prima Alleanza: c’è la profezia dell’Emmanuele (cfr Is 7, 14); c’è – come si diceva prima- la profezia di Natan a Davide (che è oggi la Prima lettura tratta dal Primo Libro di Samuele); c’è poi l’eco della promessa della nascita di Isacco (cfr Gen 18) ma soprattutto c’è l’allusione all’Arca dell’Alleanza: «Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora» (cfr Es 40, 34) con cui si fa chiaro che il titolo di Figlio di Dio per Gesù non è solo un modo di dire, una metafora, ma è la sua realtà più profonda: Dio stesso riempirà la Dimora che Maria sta per diventare!
Le parole di Gabriele affermano che tutte le promesse di Dio ora sono compiute in quell’umile casa di Nazareth, dove Dio è entrato in modo assolutamente gratuito ed imprevedibile. E l’Avvento di Dio è così: gratuito ed imprevedibile!

Il nostro Avvento di quest’anno si chiude così, con questa dichiarazione assoluta di gratuità dinanzi a cui possiamo abbandonare ogni timore.
Alle prime parole dell’angelo, Maria è stata turbata e si faceva domande: si noti che il suo turbamento è riportato da Luca col tempo aoristo (dietaráchthe), ed il farsi domande è riportato all’imperfetto (dieloghίzeto) in quanto l’uno – il timore – è di un momento, l’altro – il farsi domande – dura nel tempo…
Tuttavia Maria riceve da Gabriele l’invito ad andare oltre la paura, perchè il divino, che sempre di primo acchito si teme, ha il volto della gratuità («Hai trovato grazia presso Dio») e la gratuità dà sicurezza, toglie ogni inquietudine perché ci dichiara che l’amore non è condizionato, non si conquista…
L’Evangelo allora è proprio e solo questo: l’amore di Dio è gratuito! Non occorrono meriti, si deve solo accogliere e lasciarlo operare in noi!

L’Avvento approda a questo, e approda ad una parola semplice e grande di Maria: «Avvenga di me secondo la tua Parola»! Il fiat di Maria, che in greco è riportato al tempo ottativo (ghénoito), contiene il senso di gioioso desiderio, e non è dunque un “sì” supino e rassegnato; è un “sì” non solo ad una missione da compiere, ma un fiat che riguarda tutta la sua persona: «Avvenga di me», dice Maria!
Ecco allora l’ultima esigenza dell’Avvento: non si tratta di fare delle cose per la venuta del Signore, per accelerare il suo ritorno, per rendere forte il nostro Maranathà… si tratta di offrirsi tutti interi a quella venuta; si tratta di dare la vita!

Siamo alle solite! Ci dobbiamo davvero convincere che il cristianesimo è questo: dare la vita…e non un poco di meno!
Appena si scende dal livello di questo tutto, l’Evangelo si trasforma in “religione” e si entra in multiformi perversioni che nulla hanno più a che vedere con la Lieta Notizia di Gesù, e con l’Attesa gioiosa del suo Ritorno, che sarà gratuito, liberante ed apportatore di senso pieno all’uomo ed alla sua storia.

Al Veniente che tutto si è dato, tutto si dà e tutto si darà, non si può rispondere se non con un dono totale, con l’offerta di tutto quel che siamo. Non un po’ di meno!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

 

 

 




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Annunciazione, particolare (Beato Angelico, Museo del Prado - Madrid)

CHIAMATI A GENERARE IL FIGLIO

Gen 3, 9-15.20; Sal 97; Ef 1, 3-6.11-12; Lc 1, 26-38

 

Appena iniziato l’Avvento, oggi la Chiesa sosta a fissare lo sguardo sulla Figlia di Sion, su Maria, il “terreno” umanissimo di questo Avvento di Dio. Un “terreno” che la fede della Chiesa ha riconosciuto immacolato “per grazia” e non per merito, immacolato per dono e non per altro, immacolato, in definitiva, in modo totalmente gratuito e senza alcuna “necessità”! Sì, anche questo mistero di Maria non è generato da “necessità”: infatti, non era per nulla necessario che la Madre del Messia fosse “immacolata” e neanche che fosse “vergine”! La Chiesa, cercando di entrare discretamente, in punta di piedi nel pensiero di Dio, dirà semplicemente “era conveniente”… non di più!

In Maria splende la “pura grazia” e così ci viene presentato il motivo più radicale dell’Incarnazione di Dio: l’amore che, per sua natura, è totalmente gratuito. In Maria si compie il mistero altissimo dell’incontro definitivo tra storia ed eterno, tra terra e cielo, tra Dio e uomo; in Lei si compie il mistero altissimo che ci rivela quanto le vie di Dio superino le nostre vie, quanto i suoi pensieri i nostri, quanto il suo amore ecceda ogni nostro pensare all’amore.

Annunciazione (Beato Angelico, particolare - Museo del Prado)

Dinanzi a questo mistero, chi non lo sa leggere parlerà di “mito”: un figlio di Dio nella carne dell’uomo, una madre vergine! Il mondo sorride di questo annunzio che sta al cuore della fede cristiana. Il racconto di Luca, che oggi si ascolta nelle assemblee cristiane, suona per tanti come una bella favola, dipinta a colori pastello (magari come le bellissime “Annunciazioni” del Beato Angelico!), ma nulla più che un bel “mito”… noi cristiani, invece, continuiamo a dire: “Non mito, ma mistero!” Mistero di un incontro tra Dio e uomo, narrato per quel che è narrabile, taciuto per ciò che dicibile non è!

Maria è presentata da Luca in tutta la sua piena umanità: non una “super-donna” ma è un’umile donna plasmata dalla Grazia, una ragazza con un umanissimo amore per il suo promesso, che – colta da questa vocazione unica – chiede le modalità in cui il suo “sì” deve incanalarsi.

A differenza di Zaccaria (Lc 1,11-20) Maria non dubita ma chiede la modalità; ascolta e risponde con un “Eccomi!” pieno di abbandono: infatti, l’ultima parola che Luca fa dire a Maria in questo racconto è “avvenga a me secondo la tua parola”! E cosa avverrà? Maria non lo sa; sa solo che in Lei verrà quel Figlio non atteso così, quel Figlio non del suo Giuseppe ma di Uno tanto più grande di tutti e due…tutto il resto Maria non lo sa…davanti a Lei l’incognito di mille e mille “come”…

Maria ci è mostrata oggi per dirci – come sempre – che tutto quello che ella vive è vocazione della Chiesa; tutto quello che a Lei è donato è dono per la Chiesa! Maria, la piccola ragazza di Nazareth, è NELLA Chiesa, ed è ICONA della Chiesa…

Come Lei, noi discepoli di Cristo siamo chiamati a rallegrarci di Dio; siamo chiamati a riconoscere il Dio-con-noi; siamo chiamati ad essere uomini responsabili e senza pretese di esenzioni e sconti nel reale; siamo chiamati a riconoscere in noi una grazia che ci “precede” e ci inonda al di là dei nostri meriti; siamo chiamati a dire un “sì” pieno ma tante volte al buio ed in abbandono; siamo chiamati, come Lei, a generare il Figlio di Dio alla storia degli uomini, nostri fratelli.

Noi, chiamati a mostrare nella nostra carne il volto del nuovo Adamo, il volto di Gesù! Se il primo Adamo tutto pose sotto il segno della rapina, il nuovo Adamo tutto pone sotto il segno del dono e del dono di sé, del dono d’amore fino all’estremo! Il nuovo Adamo, c’è poco da fare, oggi sarà visibile solo se noi avremo il coraggio di mettergli a disposizione la nostra vera carne di uomini!

Padre Fabrizio Cristarella Orestano




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CREDENDO ALLA PROPRIA INCAPACITA’ CI SI RENDE CAPACI DI DIO 

Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

Oggi la Chiesa contempla uno dei privilegi di Maria…una contemplazione che può ingannare se produce nel credente solo ammirazione ed esclamazioni di meraviglia, come diceva con grande sapienza spirituale S. Teresa di Lisieux; una contemplazione autentica di questo privilegio è leggerlo come mistero, cioè come evento che riguardi la nostra salvezza, come evento che ci conduce a Dio e ci narra la nostra verità creaturale.

Al dogma si giunse dopo secolare dibattito teologico e fu soprattutto il sensus fidei del popolo cristiano suggerire al papa Pio IX il passo decisivo in quel 1864…ma questo ha poca importanza in questa nostra riflessione…oggi celebriamo questo mistero e siamo chiamati a leggerlo nella fede soprattutto a partire dai testi della Santa Scrittura chela Chiesa ci propone.

I testi odierni mirabilmente intrecciano la vocazione dell’umanità a quella della Chiesa, a quella di Maria.

In Maria ci è dunque donata una rivelazione che riguarda l’uomo e la sua destinazione nel sogno di Dio e quindi il ministero, il servizio, chela Chiesadeve svolgere per l’umanità tutta essendo fino in fondo ciò che deve essere.

Nel cosiddetto protoevangelo di Genesi 3 l’umanità è chiamata da Dio ad una lotta di umanizzazione, di liberazione, ad una lotta con il male che la abita e l’insidia; una lotta dura e compromettente ma che è già promessa come vittoriosa alla stirpe della donna…insomma, la prima promessa della Santa Scrittura contiene una rivelazione: noi uomini siamo una stirpe resa capace di schiacciare il capo del serpente antico; in Cristo, nato da donna, nuovo Adamo, l’umanità vincerà la lotta e potrà ingaggiarla giorno dopo giorno nello scorrere della storia con la forza d’amore del Crocefisso Risorto…la Chiesa, suoi Corpo, è primizia di questa umanità che lotta e vince, è seme del Regno veniente…

E Maria? Maria è icona mirabile della via quotidiana di questa lotta. In lei ci è offerto un futuro, un futuro che è grazia e dono di Dio…anzi Maria ci dice che questo futuro è Dio stesso che si fa grazia e dono. Quale via ci indica Maria per affrontare quella lotta per la SANTITA’, per la realizzazione piena dell’essere uomo?

Il discorso è sottile ma limpido e luminoso…Nell’Evangelo di Luca la chiamata di Maria (tale è la scena dell’Annunciazione, una vera narrazione di VOCAZIONE) è preceduta dall’incontro tra Zaccaria, padre del Battista, e lo stesso angelo Gabriele…lì c’è una coppia sterile a cui è concesso di concepire…insomma è dato successo ad un’azione umana senza successo…qui, in Maria non c’è la sterilità, ma la VERGINITA’. Che vuol dire? La verginità è rinuncia ad agire. In Maria, insomma, non c’è azione umana, in Maria è solo dato campo libero all’azione di Dio. Comprendiamo, guardando a Maria, che l’attitudine più alta dell’uomo è la passività, la povertà totale di chi rinuncia all’agire proprio per lasciare posto all’agire di Dio. Un discorso questo oggi davvero duro dinanzi alle stolte presunzioni di onnipotenza dell’uomo. Proclamare la necessità di questo VUOTO è più che mai necessario per smascherare le patetiche illusioni di un uomo che si crede capace di salvarsi da sè, un vuoto in cui riecheggia solo una piccola parola: fiat, sì. Il vuoto abitato dai nostri è l’unico luogo in cui l’Assoluto può entrare incredibilmente tutto! Nella sua vocazione Maria è figura di ogni uomo e di tutta la Chiesa: nella fede, nell’adesione, Maria concepisce l’inconcepibile. E noi Chiesa di Cristo dobbiamo farci oggi una grande domanda: ma noi concepiamo l’inconcepibile o concepiamo e poi partoriamo solo lo scontato, il buon senso che non ha bisogno dell’Evangelo, il concepibile dal mondo egoista e calcolatore?

Maria è Colei che ci dice in umiltà e verità che solo credendo alla propria incapacità ci si rende capaci di Dio…

Per questo Maria è invitata da Gabriele (= forza di Dio; la sola che conti per la salvezza!!) a gioire; è l’ora della gioia per l’umanità perché è ora di gioia per Dio che finalmente può prendere casa con l’uomo suo figlio che ha sempre desiderato, con l’uomo che gli sfuggiva fin dal giardino dell’in- principio…ora il Messaggero può dire in piena verità: il Signore è con te! Gioisce Colei che è riempita  di grazia. Sì, Maria nella gioia, nella responsabilità pienamente umana e nella libertà d’amore si fa terra di Dio per tutta l’umanità…

La Chiesa guarda a Lei, Figlia di Sion, Terra Santa per la tenda del Santo, per scoprire e riaffermare la sua vocazione, quella che l’Autore della lettera agli Efesini canta nel testo che è stato proclamato: la Chiesa è stata scelta da sempre per la santità, la filialità e l’adempimento della Promessa. Così la Chiesa sarà primizia di salvezza…e la primizia chiama un raccolto.

Vocazione della Chiesa è questo raccolto di tutte le genti per quella vittoria sognata da Dio fin dall’in-principio w che ci è stata donata in Cristo Gesù che ha posto la sua tenda di grazia e di misericordia in quella Terra santa che è Maria, icona di ogni via della Chiesa!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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IV Domenica di Avvento – La nostra arroganza verso Dio

VIE CHE SONO ALTRO E OLTRE

  –  2Sam 7, 1-5.8b-12.14a.16; Sal 88; Rm 16, 25-27; Lc 1, 26-38  –  

 

Il nostro tempo è segnato da una grande arroganza dell’uomo; un’arroganza che non solo si esercita verso l’altro uomo, specie se più debole o bisognoso, ma anche verso l’“alto”, verso Dio, verso l’ulteriore, verso il “non misurabile dalle nostre categorie, dai nostri metri, dalle nostre bilance, dal nostro sentire.
Sempre più l’umanità è tentata di guardare solo all’interno dei confini della storia, di quella che può controllare, convinta com’è che le risposte alla storia vengono solo dalla storia.
E Dio?
O lo si esclude, come fa la gran parte degli uomini “emancipati”, o lo si riduce allo spazio di poche occasioni rassicuranti (certe tappe della vita o le feste “irrinunciabili” come il Natale) oppure lo si inquadra nel prevedibile, nella “conservazione” di un esistente che sempre si ripete e nella pretesa, addirittura, di accampare “meriti ” presso di Lui. E così lo si fa andare a finire nel computo dei profitti …
E’ il rischio mortifero che oggi corre il cristianesimo; la via opposta a questa è la fede cristiana … non un cristianesimo che assomma in un gran calderone tradizioni, “religione”, buonismi di varia natura, rassicurazioni, moralismi, controllo, potere, elemosine che fanno sentire “buoni” (magari “per lo meno a Natale!”) e tante altre contraffazioni di questo genere ma fede cristiana che è aprire gli orizzonti della storia, della propria storia ad un ulteriore di Dio che non è deducibile dalla storia ma avviene nella storia, irrompe nella storia.
Davide, nel racconto del Secondo libro di Samuele che oggi ci è proposto, è tentato di “religione”, è tentato di arroganza tanto da voler erigere una casa a Dio come l’ha fatto per sé (si noti che l’ha costruita prima per sé!); a un simile atteggiamento stoltamente presuntuoso, autosufficiente e “religioso” il Signore risponde con una profezia affidata a Natan (il quale pure lui deve “convertirsi” dalla sua approvazione al progetto del re!) in cui ristabilisce gli equilibri: il primato è suo, Davide non si inganni (forse le sue vittorie lo hanno accecato!); la casa la darà il Signore a lui e non sarà né di cedro, né di pietra ma sarà di carne e sarà una casa stabile per sempre.
Parole misteriose che vanno ben oltre la storia di una dinastia (per altro disastrosamente corrotta e annientata in poco più di quattro secoli!), parole che dischiudono una via imprevedibile in cui solo Dio ha primato ed iniziativa.
L’ Avvento di Dio è in questo orizzonte e non in quello del prevedibile o del controllabile. In questa quarta domenica del nostro cammino d’Avvento la liturgia ci chiede di deporre ogni traccia in noi di arroganza e di miopia. La venuta del Signore si accoglie solo nell’umile disponibilità a vie e a logiche che sono “altro” e “oltre” e solo deponendo noi stessi e i nostri progetti.
Quest’ultima tappa di Avvento ci chiede di dare spazio a Dio, ci chiede di divenire noi stessi spazio aperto a Dio, con tutto ciò che siamo.
La scena dell’Annunciazione che oggi riascoltiamo ci presenta un quadro di gratuità da un lato (in Maria non c’è alcun merito!) ma anche, dall’altro, di una piena disponibilità a farsi spazio per Dio cosa questa che implica un rinunziare ai propri progetti riconoscendo la priorità e la grandezza di quelli di Dio.
E’ quello che fa Maria: lei, promessa a Giuseppe, deve volgere le spalle al suo umile e dolce progetto, alla sua promessa al ragazzo che ama, per permettere a Dio di realizzare il suo progetto e compiere le sue promesse. Incredibilmente è Maria, con il suo “” il compimento di quella promessa fatta da Natan ad un re tanti secoli prima.
Certo Maria è opera di Dio totale e gratuita ma l’opera di Dio non annulla l’uomo; lei deve esercitare la sua piena e totale libertà; la “porta” dell’umanità la deve aprire lei, è lei la possibilità umana di risposta.
Dio è presente in tutta la sua realtà in quell’ora di Maria: il Padre l’ha riempita di grazia e la sta interpellando, il Figlio vuole essere accolto e chiamato per nome da lei (Lo chiamerai Gesù! aveva detto Gabriele), lo Spirito è pronto a scendere su di lei per fare del suo corpo di vergine un corpo di madre … ma se questo è vero da parte di Dio, Maria non rinunzia alla sua “parte”: pone domande, cerca risposte, dice il suo “”.
L’avvento di Dio non schiaccia l’uomo ma lo rende responsabile della sua storia e di quella del mondo; l’avvento di Dio non vuole le arroganze e le presunzioni dell’uomo ma chiede all’uomo di essere pienamente e totalmente se stesso; l’avvento di Dio chiede che l’uomo prenda nelle mani coscientemente la propria libertà per poi consegnarla a Lui perché divenga terreno e spazio di una venuta che si faccia stabile dimora di pace e misericordia.




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