Mercoledì delle Ceneri – Fragile è la nostra fedeltà

CHINIAMO IL CAPO

    –   Gl 2, 12-18; Sal 50; 2Cor 5, 20-6,2; Mt 6, 1-6.16-18   –

 

L’inizio della Quaresima ormai per tanti che pur si dicono cristiani (e guai a contraddirli in questa loro rassicurante certezza!) è diventato qualcosa di assolutamente vuoto, insignificante, incomprensibile … così questo giorno e gli altri trentanove che lo seguono (per non parlare della Settimana Santa!) sono vissuti come giorni uguali agli altri, senza alcun tono particolare, senza nulla che si muova o voglia muoversi nel profondo … è questo uno dei tanti sintomi-causa del dileguarsi della vita cristiana nel popolo cristiano! E’ sintomo perché ci rivela la mondanizzazione dei credenti ma è anche causa perché la Quaresima non è un tempo accessorio e quasi “pittoresco” dell’essere cristiani. E’ qualcosa di essenziale e se manca produce impoverimento evangelico nei cuori. E’ un tempo che serve infatti alla nostra vita interiore, che la fa crescere di anno in anno verso quella pienezza che l’Evangelo ci propone.

La Quaresima nacque nella Chiesa antica come preparazione prossima al Battesimo di coloro che si erano convertiti a Cristo e che, nella notte pasquale, sarebbero stati accolti nella Comunità cristiana. Quando la Chiesa non ebbe quasi più adulti da battezzare i quaranta giorni precedenti alla Pasqua non scomparvero ma furono custoditi perché la Chiesa comprese che tutto il suo corpo aveva bisogno continuo di ritornare a quella fonte di vita pasquale. Il dono di vita nuova che abbiamo ricevuto nella nostra Pasqua personale che è il Battesimo, spesso, troppo spesso, è dimenticato, oltraggiato, rinnegato, addirittura tradito da noi credenti. Sì, siamo creature nuove ma spesso preferiamo essere vecchi, siamo stati salvati dal Nuovo Adamo obbediente fino alla croce e vittorioso sulla morte ma ci ritroviamo spesso dinanzi al Vecchio Adamo a chiedergli di guidarci nella disobbedienza e nella dimenticanza di Dio.

Nel Battesimo ci siamo dati ad un Signore, Gesù Cristo, abbiamo aderito a Lui e gli abbiamo cantato il nostro Osanna proclamandolo Re delle nostre vite e, in tanti giorni benedetti, l’abbiamo fatto davvero con tutto il cuore, ma poi l’abbiamo spesso dimenticato inchinandoci ad altri Signori. Non è un caso che le ceneri che oggi vengono poste sul nostro capo sono prodotte bruciando i rami d’ulivo della scorsa Domenica delle Palme: è segno del nostro Osanna che è diventato tante volte uno spietato Crucifige e quindi cenere, è segno che la signoria di Cristo sulla nostra vita è stata negata dal peccato. Quella cenere di oggi ci ricorda quanto fragile è la nostra fedeltà, quanto è labile il nostro Osanna

E questo è tristezza! Dobbiamo chinare il capo penitente se ci rendiamo conto di questi tradimenti, di queste miserie, di queste meschinità, di queste mediocrità.

In questa tristezza, però, splende la luce della speranza che le parole di Paolo nella Seconda lettera ai cristiani di Corinto che oggi leggiamo accendono in noi: Lasciatevi riconciliare con Dio! Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fede peccato in nostro favore … ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza. La speranza accende in noi la gioia! Questa compresenza di tristezza e gioia nel tempo di Quaresima ha permesso ad un teologo ortodosso (Alexander Schmemann) di definire la Quaresima “radiosa tristezza”: la tristezza deriva dalla verità della nostra miseria e dei nostri “no” all’amore, la luce deriva dalla tenerezza di Dio che non si stanca di noi, che continua a tenderci la mano santa della riconciliazione. Paolo, infatti, non dice Riconciliatevi con Dio ma Lasciatevi riconciliare con Dio … chi compie la riconciliazione non sono i nostri buoni sentimenti e i nostri buoni propositi ma la grazia di Dio. I propositi, i gesti quaresimali, la penitenza, l’ascesi servono a piegare i nostri cuori recalcitranti a spalancarsi liberamente all’opera di riconciliazione, a scaldare i nostri cuori raggelati dal peccato perché possano riprendere il cammino nella vita nuova, quella che Cristo è venuto a donarci e che è già nostra con il Battesimo! Certo, perché la Quaresima non è per quelli che Cristo non lo conoscono (per quelli “di fuori), la Quaresima è per noi credenti, per noi che possediamo il dono ma che non lo viviamo a pieno, che a volte lo dimentichiamo, disprezziamo, tradiamo. Ma il dono è nostro!

Questa cenere che oggi la Chiesa si pone sul capo è memoria del nostro peccato (l’Osanna divenuto cenere!), è memoria senza illusioni della nostra fragilità e della nostra morte. La memoria della morte ridimensiona sempre i nostri orgogli, le nostre manie di grandezza, la nostra stolta presunzione di potere tutto (Siamo polvere ed in polvere torneremo!), è memoria della lotta per piegare le nostre vite all’adorazione dell’unico Dio per voltare le spalle agli idoli. E’ la necessità dell’ascesi, cioè dell’esercizio duro per ottenere una crescita, un progresso nella vita morale e  spirituale. Ascesi infatti deriva  dal verbo greco “askèin” che significa proprio “esercitare”, “praticare”. L’ ascesi è necessaria perché ci pone in modo sano di fronte alle cose e alle creature. L’ascesi è rinunziare a certe cose, è accoglierne altre vivendole in modo regolare e sapiente, praticarne altre nelle quali dobbiamo esercitare la nostra libertà.

Il mondo sarà ironico verso chi pratica l’ascesi e oggi tanto più lo è: provate a parlare di digiuno, di continenza, di limitazione dei desideri personali … troverete ironie, sorrisetti condiscendenti, sarete presi per bigotti …

Certo l’ascesi non fa la santità ma le prepara la via, è strumento di lotta che contraddice l’uomo vecchio e lo incammina verso l’Evangelo.

Gesù, nel passo di Matteo che oggi si legge, ci indica degli strumenti ascetici: l’ elemosina (lotta contro il possesso), il digiuno (lotta contro il desiderio), la preghiera (lotta contro l’idolatria di sé: dare tempo a Dio è dargli la vita, è proclamarlo Signore).

Sono vie da percorrere coraggiosamente, senza i soliti sconti: questo tempo di radiosa tristezza è il tempo favorevole. La meta è la Pasqua e non solo quella del calendario, soprattutto quella che può e deve sempre più afferrare la nostra vita.




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