Natale del Signore (Anno C) – Dalle labbra di Gesù

 

PAROLE PER LA NOSTRA VITA

 

Notte Is 9, 1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2, 1-14

Aurora Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1, 1-18

 

Oggi è facile fare retorica teologica o retorica di buoni sentimenti, di propositi di rinnovamento… Non vorrei tuttavia parlare in “pretese”, con un linguaggio, cioè da prete scontato!

Vorrei allora tentare altro; vorrei che il Mistero dell’Incarnazione, mistero duro ed esigente, impregnato di un sudore che a Dio non avrebbe dovuto appartenere, di lacrime e sangue che a Dio non avrebbero dovuto appartenere, ci desse uno sguardo duro ed esigente sulla nostra vita, sulla nostra esistenza credente, sulla nostra coscienza ecclesiale …
“La gioia di Dio è passata attraverso la povertà della mangiatoia e la pena della croce, perciò essa è invincibile e inconfutabile” così ha scritto Bonhoeffer; e allora vorrei che oggi ascoltassimo queste esigenze evangeliche dalle “labbra” di Gesù …
Mi sono chiesto: “Cosa ci direbbe Lui per farci celebrare nella verità il suo Natale? Cosa ci direbbe per non farci essere insensati in questi giorni?”
Ed ecco cosa mi viene in cuore … certo è una “simulazione”, ma forse non tanto; mettendosi in ascolto della Parola, che abbondante la Chiesa ci offre in questo giorno santo, le esigenze dell’Evangelo mi paiono lampanti!
E’ bello sentirsele ripetere da Gesù:

«Tra poco canterete con esultanza il “Gloria” … ma prima desidero parlarvi … Vi pare strano? Forse vi pare strano, perché in questo giorno siete abituati a vedermi neonato, e i neonati non hanno parole … Certo, mi rappresentate come uno strano neonato: già con la manina che benedice … ma sono stato un neonato come tutti voi e la mia manina non benediva … Oggi voglio però parlarvi al di là di tutto questo; non vengo a rompere l’incanto del vostro Natale, voglio invece accrescere il vostro incanto di questa notte, incanto pieno di tenerezza; vi parlo perché sono il Vivente, il Veniente … nella notte di Betlemme ero un bimbo come tutti, ma ora vivo per sempre con i segni della Passione, io sono il Risorto, l’Alfa e l’Omega!
Nell’eterno del Padre vi amo con un cuore di uomo perché in questa notte presi la vostra carne tenerissima e tremenda; ho provato il freddo, ma anche il calore del seno di mia Madre; ho provato le gioie di sere liete con amici che si amano, ma ho provato anche la delusione e il tradimento, ho provato le risate di gioia e le lacrime insopprimibili; ho vissuto la vostra vita e la vostra morte … ed è meraviglioso! Vedete? Non so dire: era meraviglioso … dico è meraviglioso!
Tra poco canterete il “Gloria”, come gli angeli nella notte di Betlemme, e le vostre voci giungeranno in cielo: è bella la voce dei figli, è bella la voce dei fratelli, è bella la voce della casa …
Cantate uniti! E’ Natale, <bambini> di ogni età!
Cantate e state uniti! Unitevi davvero, non per conquistare il potere, ma per lasciarlo agli altri; non per dominare il mondo, ma per regalare il dominio a quelli che – senza questo terribile giocattolo – si arrabbiano troppo!
Vi sembro strano? Vi sembro arrendevole? Se è così, sono proprio io! Solo io posso essere così <pazzo> da dire queste cose!
Se cantate il “Gloria” fatelo pure, ma come gente che vuole vivere il Natale a modo mio … d’altro canto io ho <inventato> il Natale …
Come cantarlo? Siate pronti a perdere tutto ciò che agli altri interessa tanto: soldi, potere, successo! Purchè vi lascino le cose sante, e non ne facciano mercato!
Dite ai potenti piccoli e grandi: TENETEVI TUTTO, MA LASCIATECI SOGNARE! Sentirsi più buoni non basta…il mondo attorno a voi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente! C’è bisogno di risposte concrete! Ma non <concrete> come pensa il mondo!
Le risposte concrete sono risposte che vogliono rischio e vita … pensate a come ho rischiato io, e a come è stato il mio vivere … è tutto lì … non barate!
Non vi accontentate della breve pausa natalizia e poi via… peggio di prima: è un’insopportabile contraffazione della PACE che gli angeli cantano stanotte! E’ un’insopportabile contraffazione dei miei sogni che rendono non credibile l’Evangelo!
Per fare questo SOGNATE! Sognare è importante, non come rifugio illusorio nella penombra del vostro privato, ma come forza creativa di chi vuole essere davvero la mia Sposa, mia Chiesa!
Voglio una Sposa che sogna! Se tutti sognate la stessa cosa, il desiderio si avvera! I sogni che muoiono all’alba sono quelli concepiti in solitudine e dimenticati durante il giorno per mancanza di riscontri … siate l’uno il riscontro dell’altro!
Niente ingenuità e vuoto spiritualismo, beninteso! Ma neanche cecità, cinismo e sconforto … e niente BUON SENSO! Oh, quello! … Può uccidere l’Evangelo! Io non sono il buon senso! Siate acrobati dell’incredibile! Io lo sono stato … lo sono … E c’è una regola che gli acrobati sanno a memoria: GUARDARE IN ALTO! Guai ad abbassare gli occhi alle cose sottostanti … si precipita e precipitano anche i sogni!
Con il sogno dell’Evangelo cambieremo il mondo!
Ve la sentite di venire con me a cambiare il mondo con il sogno dell’Amore? Se ve la sentite, allora cantate! A me o tutto o niente!
Se la vostra risposta è TUTTO, se avete il coraggio di chiedere la grazia del TUTTO e del no netto al buon senso, allora cantate, cantate fratelli miei in questa notte di Evangelo, in questa notte di gioia, in questa notte di Natale…»

Forse tutto questo non aiuterà per preparare l’omelia di Natale … perdonate … vuole essere, però, un abbraccio e un augurio a tutti da parte di questa nostra comunità monastica! Santo Natale!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

Pentecoste – Lasciare spazio a Dio

La Pentecoste, Beato Angelico

La Pentecoste, Beato Angelico

 
SE CI APRISSIMO ALLO SPIRITO …

 

At 2, 1-11; Sal 103; 1Cor 12, 3b-7;12-13; Gv 20, 19-23


La Pasqua di Gesù giunge oggi alla pienezza perché la Croce e la Risurrezione puntano qui! Sì, puntano a donare all’uomo la vita nuova, quella nello Spirito! Gesù è venuto tra noi per raccontarci il Padre e per donarci lo Spirito! La missione del Figlio è narrare l’amore di Dio fino all’estremo, quell’amore “costoso” che è capace di salire sulla croce, ma anche quell’amore umilmente vittorioso che non resta nell’ombra di morte e ribalta le pietre tombali che noi uomini avevamo creato per tenerlo prigioniero. La missione del Figlio però non poteva essere solo questo: ci avrebbe mostrato un mondo meraviglioso, quello dell’amore eterno di Dio, ma senza darcelo! Se Pasqua non giungesse a Pentecoste sarebbe una meraviglia straordinaria, ma una meraviglia frustrante e per noi irraggiungibile. Pentecoste è l’ora in cui Dio ci grida che tutto questo è per noi! Paolo scriverà: E’ versato nel nostro cuore! (cfr Rm 5,5).

Pentecoste non è tuttavia un mistero che ci invita a fare qualcosa, è un mistero piuttosto che ci invita a ricevere un “dono”, anzi il Dono per eccellenza. Pentecoste ha un solo bisogno: la nostra recettività.

Sia la Pentecoste di Luca nella celebre pagina di Atti che oggi apre la liturgia della Parola, sia la Pentecoste giovannea (che, ricordiamolo, Giovanni pone nella sera stessa della Risurrezione!) ci mostrano gli apostoli in una posizione del tutto passiva, recettiva … Per Luca è una recettività preparata dall’attesa, dalla preghiera; per Giovanni è una recettività generata dalla tenerezza del Risorto che mostra le ferite dell’amore e che soffia – come nel giorno della creazione dell’Adam nel giardino dell’in-pricipio – lo Spirito che vivifica!

Quello che conta perciò è essere disposti a ricevere il Dono dall’alto; quello che conta è lasciare spazio a Dio nelle nostre vite: diversamente queste saranno prigioniere delle nostre strettoie, dei nostri angusti progetti; rimarranno nell’incomunicabilità più assoluta.

Se noi Chiesa aprissimo davvero le nostre porte allo Spirito, non con le chiacchiere o con i nostri “dovuti” “Veni Creator” ma nel coraggio della verità e nell’accoglienza di Uno che viene anche a sconvolgerci le vite, tra noi aleggerebbe meno aria di mediocrità e di rassegnazione; tra noi non ci sarebbe quel pessimismo mortifero che nulla ha a che vedere con la gloria del Risorto.
Se ci aprissimo allo Spirito non ci sarebbe tra noi quel buonismo che non vede, o cerca di occultare il reale e ci rende immobili e raggelati in situazioni senza via d’uscita.
Se davvero ci aprissimo allo Spirito ed al suo fuoco ci sarebbero tra noi meno manie di protagonismo e di esteriorità; se lo lasciassimo veramente operare con le sue fiamme, tra noi ci sarebbe solo la “febbre” per l’Evangelo e la passione per le “cose” di Dio.
Se lo Spirito avesse mano libera sulla nostra storia, noi Chiesa saremmo più misericordiosi, meno attenti ai peccati degli altri e pronti a dimenticare o a coprire i nostri peccati.
Se lo Spirito, estremo dono del Crocifisso Risorto, trovasse la nostra libertà spalancata a Lui e alla sua azione, porterebbe il suo frutto straordinario: la santità! Sì, la santità con i suoi infiniti colori e con le sue infinite melodie … la santità capace di comporre quell’armonia che l’umanità non conosce anche se, nel profondo, vi anela.

Lo Spirito è dato per la remissione dei peccati, per creare un’umanità riconciliata e riconciliante; e tutto questo che non avviene miracolisticamente o meccanicamente nel mondo! Questo inizia ad “avvenire” nelle nostre vite, nelle nostre piccole comunità che si aprono all’Evangelo: solo chi è disposto a vivere sotto l’azione dello Spirito e non sotto le proprie azioni potrà iniziare quest’opera nuova! E sarà capace di lottare contro la mediocrità, contro il pessimismo, contro il buonismo, contro l’esteriorità, contro dita puntate senza misericordia
Chi vive sotto l’azione dello Spirito non è un uomo “da crociata” contro quelli – gli altri – che sono mediocri, pessimisti, buonisti, esteriori, incapaci di misericordia! E’ invece un uomo che, avendo ricevuto un dono d’amore infinito, scopre in sé la mediocrità, i pessimismi, i buonismi, le esteriorità, le intolleranze …
Chi vuole vivere sotto l’azione dello Spirito permette allo Spirito di “lavare ciò che è sordido, di bagnare ciò che è arido, di sanare ciò che sanguina, di piegare ciò che è rigido, di scaldare ciò che è gelido, di raddrizzare ciò che è sviato”! Glielo permette nella propria vita!

Fidarsi dell’azione dello Spirito è, in fin dei conti, permettergli di condurci anche dove non avremmo voluto (cfr Gv 21,18); chi si fida dello Spirito cambia con Lui la faccia della terra, non con azioni prodigiose o “tocchi di bacchetta magica”, ma con la pazienza dei santi che sanno attendere con un’“attiva passività” (incomprensibile paradosso per il mondo!) l’opera di Dio.

p. Fabrizio Cristarella Orestano