Natale del Signore (B) – Nel cuore di ogni uomo

 

ALLA SCOPERTA DELLA “STANZA BELLA

 

Notte Is 9, 1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2, 1-14

Aurora Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1, 1-18

 

Pastori, Monastero di Ruviano

Pastori (Icona, Monastero di Ruviano)

Il Natale viene sempre per riportarci nella fede, nell’autentica fede cristiana ad un senso di piena fiducia in un compimento e in una verità cui tutti aneliamo. Sì, tutti vi anelano, anche quelli che imboccano vie di non-senso, di morte, di violenza, di avidità, di prevaricazione (e a volte – troppo spesso – anche noi credenti siamo contagiati da queste vie insensate, le scegliamo e ne percorriamo dei bei tratti!); vi anelano poi anche quelli che hanno nel più profondo un desiderio di senso e di pienezza…
Ce ne convinciamo a partire dai nostri sogni più radicati, a partire da quella “stanza segreta” che ciascuno di noi sente dentro, e in cui albergano affetti, ricordi, dolcezze, nostalgie, desideri di pace; ove albergano le cose più “sante” che sono patrimonio della nostra piccola storia personale… E se questo è vero per me, questo luogo profondo – mi dico – sarà vero per tutti gli uomini, anche per quelli che giudichiamo “cattivi”, quelli che compiono nefandezze.

Il Natale viene a ricordarci la bellezza dell’uomo, al di là di ogni pessimismo, di ogni lettura disperata del reale e della storia, non perché ci infonde un senso di passeggera bontà (questa è una delle mistificazioni del Natale), ma perché ci ricorda che l’uomo è bello-buono (cfr Gen 1, 31) in quanto viene dalle mani di Dio, e perché Dio stesso l’ha creato perchè fosse sua dimora, tanto che, in un giorno benedetto e santissimo di questa storia, Lui si fece uomo e volle abitare in mezzo a noi.

Il Natale allora viene a togliere dalla storia la disperazione; viene a dire all’uomo che non è parte di un gorgo insensato di eventi, che non è una dei miliardi e miliardi di “formiche” che si sono affannate su questa terra per poi cadere nel nulla. Il Natale viene a dirci che non siamo nè senza senso nè abbandonati. Non siamo venuti dal caso, e non siamo abbandonati a noi stessi ed a quel vortice di egoismi e ingiustizie che abbiamo creato con la terribile “legge del più forte”.

Natale ci racconta di un Dio che sceglie di farsi compagno dell’uomo, e che viene a vivere con noi e per noi; che viene a vivere per insegnarci a vivere in questo mondo, come scrive Paolo nella sua Lettera a Tito che stanotte si legge in tutte le nostre liturgie.
Natale viene a dirci che, tra le tenebre che noi abbiamo prodotto, una luce brilla!
Natale viene ad assicurarci che davvero nel cuore di ogni uomo c’è quella “stanza bella”, e che bisogna gridare a tutti di aprirla e leggerne il contenuto, di aprirla e darvi accesso a quel Dio che non volle guardare a distanza l’umano, ma lo fece suo e suo per sempre.

Natale viene a garantire che Dio è fedele, e che nessuna sua parola va a vuoto; che le sue promesse si realizzano ed anche al di là di ogni immaginazione, anche al di là di ogni promessa stessa; le fedeltà di Dio trascendono sempre le sue stesse promesse, realizzano di più di quanto la promessa aveva fatto intravedere e sperare!
Nessuna promessa messianica, infatti, aveva mai osato sognare che il Messia sarebbe stato Dio stesso! Eppure, nella mangiatoia di Betlemme, Maria avvolge in fasce il suo figlio che però è anche il Figlio eterno di Dio, che è la Parola fatta carne, come scriverà Giovanni (cfr Gv 1, 14); è cioè Colui che dona senso a tutto, e che viene ad abitare la nostra umanità. E, se la Parola si è fatta carne, il senso può abitare l’uomo, la sua carne, la sua storia.

Natale viene a spazzar via ogni insano pessimismo, ogni disperazione: camminiamo verso un compimento, un compimento tanto più grande di quanto avremmo potuto immaginare a partire dalla Promessa!

Natale, però, non viene a portarci un passeggero ottimismo!
Natale è esigente perché ci narra l’amore di Dio e la sua compromissione con noi e per noi. E’ esigente perché chiede ai credenti di farsi spazio per Dio, perché Lui continui a piantare la sua tenda tra di noi. Dio ha bisogno di “terra” per compiere le sue promesse! Non possiamo prestargliela, no! Bisogna dargliela, tutta e con fiducia.

Questo è il compito di noi cristiani, dare la nostra “terra” a Lui, per tutti…perché Lui venga ogni giorno, e venga poi nell’ultimo giorno! A noi è richiesta questa consegna del nostro “terreno”, della nostra umanità…a noi è richiesta questa consegna per tutti gli uomini, in favore di tutti gli uomini.

Oggi siamo chiamati a credere che l’uomo (ogni uomo!) è oggetto dell’amore di Dio: Pace in terra agli uomini amati dal Signore, così cantano gli angeli del Natale…e noi, per questa pace, abbiamo la vocazione di consegnare il nostro “terreno”…
Lo fece Israele, lo fece Maria, lo fece Giuseppe…e venne Gesù, “il più bello tra i figli dell’uomo” (cfr Sal 45, 3) e in quella bellezza di Lui c’è ogni bellezza e bontà che possiamo sognare. Se anche noi faremo lo stesso nella nostra generazione, Gesù verrà ancora, nel nostro oggi, e porterà bellezza e compimento a questa storia tante volte immersa nel sangue, nella tenebra e nel non-senso, ma chiamata da Dio ad essere ben altro.
Ecco perchè la storia ha bisogno di santi, di uomini che sappiano dare “terreno” a Dio, il loro “terreno”, uomini disposti a lasciarsi “espropriare”…

Natale chiede santi! Solo vivendo questa lotta per la santità potremo decentemente fare Natale! Il resto è folklore, è dolciume senza dolcezza, è luce artificiale, è illusione di bontà che dura un giorno, e di una pace che è solo piccola ed ingannevole tregua.

p. Fabrizio Cristarella Orestano