XXX Domenica del tempo Ordinario (B) – Con occhi nuovi

 

PER ESSERE DISCEPOLI FINO ALLA CROCE

Ger 31, 7-9; Sal 125; Eb 5, 1-6; Mc 10, 46-52

 

Seguire Gesù è la grande opportunità che l’uomo riceve in dono; seguire il Figlio di Dio venuto a portarci su vie di vita strappandoci dalle vie della morte. Seguirlo, però, è un rischio perché per seguirlo bisogna dire dei no netti al mondo ed al suo modo di pensare; guai a chi pensa secondo gli uomini, secondo il mondo (cfr Mc 8, 33). Per seguirlo bisogna capire chi si sta seguendo: un Messia crocefisso, uno schiavo crocefisso e non un imperatore trionfante. Per seguirlo bisogna lasciarsi alle spalle le logiche con cui noi uomini cerchiamo sempre e solo di salvare noi stessi (Mc 8, 35); per seguirlo bisogna non lasciarsi imprigionare dalle tre libido, potenze capaci di disumanizzarci e di cui, nelle scorse domeniche, l’Evangelo ci ha dato i tre “antidoti”:
– la fedeltà nell’amore (Mc 10, 9-12);
– la condivisione (Mc 10, 21);
– il servizio che è dare la vita (Mc 10, 43-45).

La sezione dell’Evangelo di Marco sulla sequela, però, non si è conclusa lì; oggi c’è la vera conclusione con questo ultimo miracolo di tutto l’Evangelo: la guarigione del cieco Bartimeo.
Una narrazione vivace, simpatica e accattivante che conclude, possiamo dire, tutta l’attività pubblica di Gesù, e fa entrare nel contesto delle ultime polemiche che sorgono tra Gesù ed i suoi nemici, ma soprattutto nella narrazione della Passione.
La conclusione della sezione della sequela è affidata a quest’uomo cieco, che Marco ci indica come vero esempio di sequela; è come se l’Evangelo ci dicesse che non bisogna guardare ai discepoli per capire la sequela, ma a questo piccolo uomo di Gerico. In verità è l’unico miracolato dell’Evangelo ad avere un nome (insieme a Lazzaro, ma lì siamo nel IV Evangelo e siamo in tutto un altro mondo!), e sappiamo quanto il nome abbia importanza nella riflessione biblica e nella sequela del Signore…pensiamo, di contro, al giovane ricco restato senza nome perché incapace di sequela (cfr Mc 10, 22).

In tutta questa sezione, i discepoli si sono mostrati perplessi, esitanti, incapaci di comprendere le parole e le esigenze di Gesù (cfr Mc 10, 26.32.35); Bartimeo, invece, è icona di una sequela immediata e piena di luce Subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada»).
Questo cieco è anche risposta ad una domanda che i discepoli hanno fatto a Gesù davanti alle esigenze radicali del Regno, dinanzi al demone del possesso che aveva raggelato il giovane ricco e che essi sentono che possa raggelare anche loro: «Se è così allora chi mai potrà salvarsi?».
Gesù aveva risposto indicando loro non le vie della loro bravura, delle loro azioni e dei loro meriti, ma la via di Dio che rende possibile l’impossibile: «Tutto è possibile presso Dio» (Mc 10, 26-27). Ora questo cieco mostra che ciò che pareva impossibile, inimmaginabile perfino diviene possibile presso Dio, presso Gesù … diviene possibile ciò che un attimo prima era addirittura impensabile: un cieco vede, uno seduto nell’immobilità ora segue Gesù lungo la via
E’ straordinario: la potenza di Dio rende capaci gli impotenti; quell’uomo immobile nelle tenebre diviene discepolo coraggioso.

Quale la via di accesso a questa possibilità di Dio? Solo una: la fede, ed una fede che si è espressa in preghiera: «Figlio di David, abbi pietà di me»! E’ un grido insistente, che è addirittura considerato fastidioso dai presenti; ma quel grido è la porta spalancata di quel cuore in cui l’ingresso di Dio renderà possibile l’impossibile. Gesù sa leggere quel grido: è grido di fede, è la fede che lo ha salvato, è la fede che gli ha fatto credere che quel Rabbi potesse spalancargli l’oltre e l’impensabile.

Nell’Evangelo di Marco il primo miracolo è quello della liberazione di un indemoniato a Cafarnao (cfr Mc 1, 23-27); questo che leggiamo questa domenica è invece l’ultimo miracolo che Marco ci narra, e non è un caso: Gesù è venuto per liberare l’uomo dalle potenze del male e per introdurlo nella luce che è la sua sequela. Non si rimane liberi dal male e nella luce se non si segue Gesù, se non si mettono i piedi sulle Sue tracce. Chi legge l’Evangelo ha bisogno di luce per poter entrare nella Passione, ha bisogno di uno sguardo altro, uno sguardo che solo Dio può dare, uno sguardo impossibile presso gli uomini. Bartimeo è simbolo di un vedere diverso, illuminato dalla potenza di Dio; solo con un vedere così si può entrare nella Passione ed essere capaci di sostenerne il santo scandalo. Per vedere il Crocefisso e cogliere in Lui il Figlio di Dio c’è bisogno di occhi nuovi, illuminati dalla grazia.

Bartimeo, allora, ci prende per mano e ci conduce nelle ore tenebrose della Passione … ci fa camminare con lui dietro a Colui che ha preso la croce per servire e dare la vita. Bartimeo ci dice che è possibile anche a noi, fragili, ciechi, egoisti, tesi sempre e solo a salvare noi stessi; è possibile anche a noi infedeli, avidi e schiavi di noi stessi essere discepoli fino alla croce nella fedeltà, nella condivisione, nel dono totale di sé!

Nulla è impossibile presso Dio! Nessuno dica, dunque, “non è per me!”…

E’ per te solo se vuoi e se ti fidi! Grida: Figlio di Davide, abbi pietà di me!, e l’impossibile diverrà possibile!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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IV Domenica di Quaresima – Scelti da Lui

            

A PRESCINDERE DAI NOSTRI MERITI

–  1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5, 8-14; Gv 9, 1-14  –

"Gesù Cristo guarisce il cieco nato" (El Greco, 1570)

“Gesù Cristo guarisce il cieco nato” (El Greco, 1570)

Siamo giunti alla domenica detta Laetare (cioè “Rallegrati” che è l’inizio dell’antifona di ingresso di questa celebrazione ripresa da Is 66,10); la luminosità della Quaresima qui si fa esplicita; la radiosa tristezza ci è offerta oggi  chiaramente perché il segno del Cieco nato, che questa domenica leggiamo nell’Evangelo, ci indica Gesù come luce per il mondo e la sua Pasqua, ormai vicina, come “luogo” in cui per sempre questa luce vince le tenebre!

Anche oggi, come domenica scorsa, un racconto articolato ed intrigante del Quarto Evangelo. A differenza dei ciechi degli Evangeli Sinottici, questo cieco di Giovanni non chiede nulla, non sospetta neanche che possa guarire perché la luce la ignora, non sa proprio cosa sia: è cieco dalla nascita. Vive la sua condizione di tenebra, immerso nella tenebra … è Gesù che prende l’iniziativa di accostarsi a lui, e lo fa compiendo subito un gesto creazionale: fa del fango con la terra e la propria saliva e con esso gli unge gli occhi (Giovanni scrive “epéchrisen – cioè “unse” – un composto del verbo “chrio” da cui deriva “Christos”) … con questo gesto Gesù annuncia che è venuto per creare una nuova umanità che, uscita dalle tenebre del peccato, può intraprendere un cammino straordinario di immersione ed identificazione con Lui, il Cristo, il Figlio dell’uomo, il Verbo della vita, l’Inviato di Dio, Colui che narra il Padre … Unto come Gesù, è inviato ad immergersi nell’Inviato (la piscina di Siloe – la parola la  stessa radice del verbo ebraico che significa inviare – assurge qui a simbolo di Cristo stesso, Inviato dal Padre), come Gesù è perseguitato e cacciato fuori, è fatto capace di dire “Io sono” (che nel Quarto Evangelo solo Gesù può dire tanto che neanche il Battista dice Io sono voce ma dice semplicemente “Io voce di uno che grida” cfr Gv 1,23).

Come comprendiamo, è un vero itinerario battesimale che si dipana: dall’incontro con Cristo, all’immersione nell’Inviato di Dio; un itinerario che diviene vita, vita di immersione nel mondo con le sue contraddizioni e le sue resistenze violente al Regno.

E’ importante notare che Gesù, dopo la guarigione, scompare dalla scena e lascia solo colui che era stato cieco, lo lascia da solo, senza altro appoggio che ciò che ha sperimentato nell’incontro con Lui. Il guarito deve così scoprire, nel rapporto con il mondo, cosa aveva significato quel gesto e quella parola di Gesù, cosa aveva significato anche quella sua obbedienza alla parola che Gesù gli aveva detto: Va’ a lavarti alla piscina di Siloe. Colui che s’è lasciato illuminare, trasformare da Lui ora è capace di trovare in se stesso la forza ed il modo per affrontare diversamente la vita.

L’Evangelista Giovanni ci dice in questo racconto che è questa la via battesimale: chi è di Cristo perché unto da Lui, immerso in Lui, obbediente a Lui, ha ricevuto da Lui doni tali da avere di che testimoniare e di che spingersi sempre più avanti nella testimonianza a Colui con cui ormai “fa corpo” in quanto  unto come Lui, immerso in Lui, capace addirittura di dire l’“io sono” che, nel Quarto Evangelo, solo Gesù dice; chi è di Cristo è generato alla luce, ed è luce lui stesso!

E’ davvero straordinario il percorso di quest’uomo guarito, e straordinario può essere il percorso di noi uomini guariti, ricreati, immersi in Cristo, unti da Lui e come Lui, resi capaci di vivere nella luce.

La Quaresima è tempo in cui è necessario ancora riappropriarsi del nostro Battesimo, di rileggere la nostra vita a partire dall’evento-incontro con Lui, da quella scelta che il Signore ha fatto di ciascuno di noi a prescindere dai nostri “meriti”. Sì, perché c’è anche per noi un’elezione gratuita, che ci sceglie anche quando noi non ci siamo. Penso che la prima lettura di questa domenica, tratta dal Primo libro di Samuele, voglia condurci proprio a questa riflessione: siamo stati scelti quando eravamo assenti, e da uno che non guarda le apparenze ma al cuore, al profondo dell’uomo perché è in quel profondo che vuole abitare; Davide è scelto da Dio, attraverso Samuele, tra tutti i suoi fratelli di lui molto più appariscenti, ed è unto dal Profeta senza esitazioni. Tutto ciò comporterà a Davide una vita diversa; una vita di fatiche, di lotte, di persecuzioni, ma anche di vittorie … Davide attraverserà anche il peccato, ma saprà sempre ritrovare il profumo di quell’unzione di gioia con cui Dio l’aveva preferito ai compagni (cfr Sal 45,8).

Davide, il Cieco guarito, i cristiani di cui parla l’autore della Lettera ai cristiani di Efeso chiamati ad essere figli della luce … tutte icone per interpellarci sull’oggi del nostro Battesimo, sulle conseguenze che ha oggi il nostro Battesimo! Che compromissione per Cristo siamo oggi disposti a vivere? Lo spazio della nostra vita quotidiana è segnato da Cristo? Il Cieco guarito ha compiuto il suo esodo dalle tenebre all’adorazione del Signore Gesù; è questo l’esodo battesimale che oggi va verificato, l’esito non deve essere altro che l’adorazione del Signore

Al termine del racconto, Gesù si mostra di nuovo e ciò che l’Evangelista scrive è bellissimo: Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, avendolo trovato gli dice: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” e gli si rivela e gli rivela anche il senso di quella vista che gli ha donato: vedere Lui (“Chi è perché possa credere in Lui?” E Gesù: “E’ colui che parla con te!”), perché se si vede Lui si è entrati nella luce che tutto trasforma, nella luce della vita. Gesù va a trovare colui che era stato cacciato fuori per condurlo al suo ovile: si prende cura di lui, lo porta con sé; se prima lo aveva lasciato solo a testimoniare nella storia e alla storia, ora gli mostra che, in realtà, non era solo ma era accompagnato da una custodia che non viene mai meno. Ormai il guarito, se vuole, gli appartiene.

E questa è anche la nostra vicenda con Lui; per questo allora davvero possiamo rallegrarci accogliendo l’invito di Isaia e della liturgia della Chiesa! L’aurora luminosa che è Cristo Signore colora già di rosa l’orizzonte della storia (il rosa dei paramenti liturgici di questa domenica di gioia attenua sì il violaceo ma tingendolo dei colori della nuova aurora!); la Pasqua che celebreremo ancora ci annuncia che tutto è stato compiuto dall’amore di Dio; ora c’è un frattempo che noi dobbiamo riempire di compromissione gioiosa, adorando Lui, il Cristo, come Signore della nostra vita.

Apriamo con coraggio gli occhi sul suo volto che ci ha scelti, chiamati, amati, legati a sé, inviati nel mondo a compiere le opere di luce di Dio … contemplando il suo volto scopriremo su quel volto la misericordia che ogni giorno ci guarisce e ci illumina; per questo possiamo gioire! La vita in Cristo è vita di lotta, ma non disperata perché non c’è peccato che non trovi perdono e non c’è notte che, nel Risorto, non si tinga di nuovo dei colori dell’aurora!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 




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XXX Domenica del Tempo Ordinario – Bartimeo

LASCIARSI GUARIRE E ILLUMINARE DA DIO

Ger 31, 7-9; Sal 125; Eb 5, 1-6; Mc 10, 46-52

 

E’ strano: i discepoli, quelli che erano con Gesù e si sentivano dalla sua parte (tanto in intimità con Lui da pretendere di “dargli insegnamenti” come Pietro e tanto da chiedergli con sfacciataggine i primi posti come Giacomo e Giovanni) non capiscono chi davvero è Gesù e non si sono ancora compromessi…e qui, invece, a Gerico, incontriamo uno “ai margini”, uno rifiutato, uno zittito che si compromette: è Bartimeo il cieco!

Marco ce lo presenta come “icona” del vero discepolo disposto ad uscir fuori dalla sua condizione, dalla sua cecità, dalla sua mendicità per mettersi sulla strada di Gesù.

Dinanzi alla cecità dei discepoli, di fronte alla passione di Gesù annunziata tre volte ed ormai imminente, Marco, con questo racconto del cieco Bartimeo, ci dice che è necessario lasciarsi guarire ed illuminare da Gesù per poter entrare con Lui nella passione, al seguito di questo Messia altro che i Dodici ancora non riescono a comprendere e ad accettare.

Bartimeo è cieco, e sa di esserlo, e sa di aver bisogno di Gesù; è diventato cieco (infatti chiede di riavere la vista; alla lettera di “ri-vedere”!); la vita, il “mondo” l’hanno reso cieco, e Bartimeo conosce questa sua vicenda di accecamento. E’ quanto accade a tanti…forse a tutti? Si diviene ciechi per i “fumi” del mondo, per le false piste che il mondo prepara perchè si creda “possibile” ed allettante ciò che, alla fine, ci rende ciechi, insensibili, egoisti, bramosi di dominio.

Notiamo che Bartimeo chiama Gesù con un titolo messianico pericoloso (“Figlio di Davide”), pericoloso perchè è un titolo che evoca direttamente una regalità fraintendibile; Gesù, però, questa volta non rifiuta questo titolo, lo accetta; tra poco, infatti, sulla croce, ogni fraintendimento sulla sua regalità verrà spazzato via. Gesù desidera incontrare quel povero che lo aveva chiamato Figlio di Davide. Nessuno sente la voce di Bartimeo e quelli che la sentono vogliono farlo tacere: solo Gesù sente davvero quella voce di povero che chiede luce e salvezza. Chiede che sia chiamato. Quelli che vanno a chiamarlo lo fanno con un invito che non può che essere una chiara allusione a ciò che avviene nel credente che si lascia illuminare da Gesù, ed è disposto a seguirlo per la sua via: Coraggio! Alzati! Ti chiama. Una chiara allusione alla risurrezione: “égheire” è l’imperativo del verbo “egheíro” che è il verbo che il Nuovo Testamento userà per dire la risurrezione di Gesù. E Bartimeo si alza lasciando il mantello che, nella tradizione Biblica, è il segno della dignità e della potenza dell’uomo (pensiamo ad Elia che lascia il suo mantello ad Eliseo investendolo così del suo ministero profetico; cfr 2Re 2,13-14). Il mantello di Bartimeo è la sua vita di prima, la sua condizione di prostrato, di umiliato, di accecato. E Bartimeo si trova dinanzi a Gesù, e Gesù si pone dinanzi alla libertà e alla volontà di Bartimeo: Che vuoi che io faccia?, gli chiede. Bartimeo gli chiede di riavere la vista chiamando Gesù “Rabbunì” che signigica “Maestro mio”: ecco che Bartimeo apre qui la sua libertà alla luce di Gesù. Con Lui Bartimeo dichiara di voler avere una relazione profonda e personale; si apre alla luce che è relazione con questo Maestro che non insegna solo belle parole ma che sta andando a Gerusalemme a dare la vita…Se il cieco di Betsaida (cfr Mc 8, 22-26) era stato guarito “a tappe”, Bartimeo è guarito immediatamente; in più Gesù non lo rimanda a casa. Come non aveva impedito a Bartimeo di gridare il “segreto messianico” (“Figlio di Davide!”) così non gli impedisce di seguirlo sulla strada per Gerusalemme! Ecco il fine del discepolato: gridare chi è Gesù, lasciandosi illuminare da Lui, e seguirlo sulla via verso la Passione.

Questo mendicante, a differenza del giovane ricco, ha un nome che l’Evangelo custodisce e che ci consegna: è icona di quel discepolato che anche i Dodici devono imparare da questo povero. Bartimeo è un insegnamento estremo che Gesù dona a Pietro, che si mette come inciampo tra Lui e Gerusalemme (cfr Mc 8,32-33), dona ai Dodici che disputano sul primato dell’uno sull’altro (cfr Mc 9, 33-37),e dona a Giacomo e Giovanni che vogliono posti di potere (cfr Mc 10,35-40). Bartimeo è l’antitesi del giovane ricco, è la “beatitudine” dei poveri che è resa visibile: un povero che ancora si spoglia per seguire Gesù sulla sua stessa via di spoliazione, sulla via del Figlio di Davide che da re si farà schiavo fino alla croce.

Per l’evangelista Marco, Bartimeo è un invito al suo lettore che – ricordiamolo – era il catecumeno il quale, nel prepararsi al Battesimo, doveva decidere di lasciare la sua vita di prima per seguire questo Dio scandaloso, che si era lasciato “affogare” (alla lettera “battezzare”; cfr Mc 10,38) nella violenza del mondo per raccontare l’amore del Padre. Un invito a gridare a Gesù di poter vedere fino in fondo quello che accadrà a Gerusalemme! Un invito a chiedere a Gesù di non lasciarsi scandalizzare dalla croce, un invito a chiedere occhi per continuare a leggere, senza paura, l’Evangelo con cui imparerà a seguire Gesù sulla sua stessa strada.Per seguire Gesù è necessario contemplare, nella fede, il suo cammino. La sequela è itinerario faticoso che richiede conversione, spoliazione, vendite, scelte di servire e di dare la vita come il Figlio dell’Uomo.on è un caso che tutta questa sezione dell’Evangelo di Marco che riguarda la sequela autentica di Gesù – dalla domanda “Voi chi dite che io sia?” (cfr Mc 8,29) fino all’invito a servire dando la vita come il Figlio dell’uomo (cfr Mc 10,45) – sia racchiusa tra due guarigioni di ciechi: il cieco di Betsaida che pian piano vede (Mc 8, 22-26) e Bartimeo che vede subito e si mette a seguire Gesù immediatamente!

Bartimeo, al termine di questo cammino sulla sequela di Gesù, è davvero per noi provocazione e domanda. Lasciamoci interpellare e gridiamo verso Gesù senza lasciarci mettere a tacere dal mondo che non crede alle novità e che vorrebbe che tutto restasse immutato per custodire un presente imprigionanante ma comodo, forse monotono ma pieno di sicurezze.

La luce che Gesù dona illumina nuovi cammini e chiama a rischi pieni di vita!

Padre Fabrizio Cristarella Orestano




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IV Domenica di Quaresima – Un uomo cieco dalla nascita

LA RADIOSA TRISTEZZA

 1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5, 8-14; Gv 9, 1-14

Siamo giunti alla domenica detta “Laetare” (cioè “Rallegrati” che è l’inizio dell’antifona di ingresso di questa celebrazione ripresa da Is 66,10); la luminosità della Quaresima qui si fa esplicita; la radiosa tristezza ci è offerta oggi  chiaramente perché il segno del Cieco nato, che questa domenica leggiamo nell’Evangelo, ci indica Gesù come luce per il mondo e la sua Pasqua, ormai vicina, come “luogo” in cui per sempre questa luce vince le tenebre!

Anche oggi, come domenica scorsa, un racconto articolato ed intrigante del Quarto Evangelo; a differenza dei ciechi degli Evangeli Sinottici, questo cieco di Giovanni non chiede nulla, non sospetta neanche che possa guarire perché la luce la ignora, non sa proprio cosa sia: è cieco dalla nascita. Vive la sua condizione di tenebra, immerso nella tenebra … è Gesù che prende l’iniziativa di accostarsi a lui e lo fa compiendo subito un gesto creazionale: fa del fango con la terra e la propria saliva e con esso gli unge gli occhi (Giovanni scrive “epéchrisen – cioè “unse” –un composto del verbo “chrio” da cui deriva “Christos”) … con questo gesto Gesù annuncia che è venuto per creare una nuova umanità che, uscita dalle tenebre del peccato, può intraprendere un cammino straordinario di immersione ed identificazione con Lui, il Cristo, il Figlio dell’uomo, il Verbo della vita, l’ Inviato di Dio, Colui che narra il Padre … Unto come Gesù, è inviato ad immergersi nell’ Inviato (la piscina di Siloe – la parola la  stessa radice del verbo ebraico che significa “inviare” – assurge qui a simbolo di Cristo stesso, Inviato dal Padre), come Gesù è perseguitato e cacciato fuori, è fatto capace di dire “Io sono” (che nel Quarto Evangelo solo Gesù può dire tanto che neanche il Battista dice Io sono voce ma dice semplicemente “Io voce di uno che grida” cfr Gv 1,23).

Come comprendiamo è un vero itinerario battesimale che si dipana: dall’incontro con Cristo, all’immersione nell’Inviato di Dio; un itinerario che diviene vita, vita di immersione nel mondo con le sue contraddizioni e le sue resistenze violente al Regno.

E’ importante notare che Gesù, dopo la guarigione, scompare dalla scena e lascia “solo” colui che era stato cieco, lo lascia da solo, senza altro appoggio che ciò che ha sperimentato nell’incontro con Lui. Il guarito deve così scoprire, nel rapporto con il mondo, cosa aveva significato quel gesto e quella parola di Gesù, cosa aveva significato anche quella sua obbedienza alla parola che Gesù gli aveva detto: Va’ a lavarti alla piscina di Siloe. Colui che s’è lasciato illuminare, trasformare da Lui ora è capace di trovare in se stesso la forza ed il modo per affrontare diversamente la vita.

L’ Evangelista Giovanni ci dice in questo racconto che è questa la via battesimale: chi è di Cristo perché unto da Lui, immerso in Lui, obbediente a Lui, ha ricevuto da Lui doni tali da avere di che testimoniare e di che spingersi sempre più avanti nella testimonianza a Colui con cui ormai “fa corpo” in quanto  unto come Lui, immerso in Lui, capace addirittura di dire l’ “io sono” che, nel Quarto Evangelo, solo Gesù dice; chi è di Cristo è generato alla luce ed è luce lui stesso!

E’ davvero straordinario il percorso di quest’uomo guarito e straordinario può essere il percorso di noi uomini guariti, ricreati, immersi in Cristo, unti da Lui e come Lui, resi capaci di vivere nella luce.

La Quaresima è tempo in cui è necessario ancora riappropriarsi del nostro Battesimo, di rileggere la nostra vita a partire dall’evento-incontro con Lui, da quella scelta che il Signore ha fatto di ciascuno di noi a prescindere dai nostri “meriti”. Sì, perché c’è anche per noi un’elezione gratuita che ci sceglie anche quando noi non ci siamo. Penso che la prima lettura di questa domenica, tratta dal Primo libro di Samuele, voglia condurci proprio a questa riflessione: siamo stati scelti quando eravamo assenti e da uno che non guarda le apparenze ma al cuore, al profondo dell’uomo perché è in quel profondo che vuole abitare; Davide è scelto da Dio, attraverso Samuele, tra tutti i suoi fratelli di lui molto più appariscenti ed è unto dal Profeta senza esitazioni. Tutto ciò comporterà a Davide una vita altra, diversa; una vita di fatiche, di lotte, di persecuzioni, ma anche di vittorie … Davide attraverserà anche il peccato ma saprà sempre ritrovare il profumo di quell’ unzione di gioia con cui Dio l’aveva preferito ai compagni (cfr Sal 45,8).

Davide, il Cieco guarito, i cristiani di cui parla l’autore della Lettera ai cristiani di Efeso chiamati ad essere figli della luce … tutte icone per interpellarci sull’ oggi del nostro Battesimo, sulle conseguenze che ha oggi il nostro Battesimo! Che compromissione per Cristo siamo oggi disposti a vivere? Lo spazio della nostra vita quotidiana è segnato da Cristo? Il Cieco guarito ha compiuto il suo esodo dalle tenebre all’adorazione del Signore Gesù; è questo l’esodo battesimale che oggi va verificato, l’ esito non deve essere altro che l’ adorazione del Signore

Al termine del racconto Gesù si mostra di nuovo e ciò che l’Evangelista scrive è bellissimo: Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, avendolo trovato gli dice: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” e gli si rivela e gli rivela anche il senso di quella vista che gli ha donato: vedere Lui (“Chi è perché possa credere in Lui?” E Gesù: “E’ colui che parla con te!”), perché se si vede Lui si è entrati nella luce che tutto trasforma, nella luce della vita. Gesù va a trovare colui che era stato cacciato fuori per condurlo al suo ovile; si prende cura di lui, lo porta con sé; se prima lo aveva lasciato solo a testimoniare nella storia e alla storia, ora gli mostra che, in realtà, non era solo ma era accompagnato da una custodia che non viene mai meno. Ormai il guarito, se vuole, gli appartiene.

E questa è anche la nostra vicenda con Lui; per questo allora davvero possiamo rallegrarci accogliendo l’invito di Isaia e della liturgia della Chiesa! L’ aurora luminosa che è Cristo Signore colora già di rosa l’orizzonte della storia (il rosa dei paramenti liturgici di questa domenica di gioia attenua sì il violaceo ma tingendolo dei colori della nuova aurora!); la Pasqua che celebreremo ancora ci annuncia che tutto è stato compiuto dall’amore di Dio; ora c’è un frattempo che noi dobbiamo riempire di compromissione gioiosa adorando Lui, il Cristo, come Signore della nostra vita.

Apriamo con coraggio gli occhi sul suo volto che ci ha scelti, chiamati, amati, legati a sé, inviati nel mondo a compiere le opere di luce di Dio … contemplando il suo volto scopriremo su quel volto la misericordia che ogni giorno ci guarisce e ci illumina; per questo possiamo gioire! La vita in Cristo è vita di lotta ma non disperata perché non c’è peccato che non trovi perdono  e non c’è notte che, nel Risorto, non si tinga di nuovo dei colori dell’aurora!




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