Maria Madre di Dio (Anno C) – Custodire il tempo

 

SCORGERE LA GRAZIA DI DIO

 

Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21

 

Il tempo … un grande dono … ogni inizio d’anno ci conduce inevitabilmente a fare una riflessione sul tempo … un grande dono! Qualcuno dirà che il tempo scorre e ci fa più vecchi, ci porta più vicini alla morte … Come chiamarlo “dono”? Il tempo è davvero dono perché ci permette di sperare, di avere futuro, ci permette di convertirci, di cambiare, di crescere, di creare relazioni, di vivere incontri … Il tempo è il grande contenitore della vostra vita … la nostra vita è solo tempo … assieme allo spazio, il tempo è il nostro reale, il nostro quotidiano.

Oggi giustamente si parla tanto della custodia del creato, e il creato è fatto di due cose: lo spazio in cui viviamo e ciò che rende più bello questo spazio, e dunque gli altri viventi che, in qualche modo, sono nostri compagni di esistenza …
Ma se si deve – ed è giusto – custodire lo spazio, il creato, perché non sia inquinato e imbastardito o addirittura ucciso, credo che sia altrettanto nostro dovere custodire il tempo perché non sia inquinato, imbastardito o ucciso …

Il tempo lo si custodisce se lo si riempie di senso, di vita vera, di relazioni autentiche, di umanità palpitante e capace di condivisione, compassione, capace di con-vivenza …
Il tempo è stato abitato da Colui che è al di là del tempo: l’Eterno si è fatto tempo venendo nella storia.
Così come l’Eterno, entrando nel nostro spazio e nel nostro tempo, ha santificato il creato, ha santificato la carne e la materia di questo mondo portandola nel seno di Dio – e il Quarto Evangelo si compiace di dire che «il Verbo divenne sarx», cioè “materia”, “carne peribile”! cfr Gv 1, 14 -, allo stesso modo l’Eterno ha santificato il tempo abitandolo, entrando cioè nel “divenire”.

Il Bambino che in questa ottava di Natale ancora contempliamo con la sua Madre Santissima ci dice proprio questo. Maria osserva, contempla; non comprende tutto ma conserva nel cuore.
Pensiamoci: che significa che “conservava”? Quel Bimbo venuto prima nel suo grembo, poi deposto in fasce nel presepio; quel ragazzo dodicenne che osserviamo per un breve squarcio nell’Evangelo di Luca è un mistero anche per lei … bisogna accoglierlo, c’è bisogno di attesa. Maria conserva nella memoria e nel cuore perché il futuro possa brillare; Maria custodisce gli eventi degli inizi per poter contemplare quello che Dio compirà, quello che Dio giorno per giorno le rivelerà, le farà comprendere. Maria è disposta, ricordando, a stare nel tempo lasciandosi plasmare da Dio e dalla sua parola e da quel Figlio che è davvero suo figlio, ma che è anche il Mistero di Dio che è venuto a cercare l’uomo, che è venuto a santificare il tempo e la terra. C’è bisogno di attesa, e l’attesa mentre guarda al futuro si nutre di “oggi”; ogni “oggi” porta una luce, se lo si sa vivere in modo sensato, pieno.

Il tempo si inquina e si imbastardisce se lo si riempie di non-senso, se lo si perde, se celo si fa scivolare addosso; se diventa solo quel “krònos” che tutto divora ed alla fine divora anche noi; il tempo addirittura lo si uccide quando si spreca; il tempo perduto e sprecato – si badi bene – non è quello in cui, secondo il mondo, non produciamo, non lavoriamo, non facciamo qualcosa di “utile”; il tempo sprecato non è quello della festa, del riposo, del gioco, della gioia, del “sanctum otium” come diceva Agostino… No!
Il tempo sprecato è quello che si perde quando si dimenticano gli altri, è quello che si perde vivendo per se stessi e vivendo come se non si vivesse; è quello che si perde essendo uomini e donne affannati e schiacciati dal “fare”; il tempo è ucciso quando permettiamo al mondo di trasformarci in rotelle di un meccanismo perverso di produzione in cui l’uomo è smarrito e disumanizzato.

L’inizio di un nuovo anno deve portarci una domanda: che ne farò di questo tempo nuovo che mi è dato? E questo non per fare i soliti buoni propositi che puntualmente vengono disattesi per poi essere rimpianti al prossimo 31 di dicembre! Questa domanda servirà solo se ci farà prendere vere decisioni, se ci farà fare veri tagli e vere scelte perché il nostro tempo sia tempo umano, tempo in cui Dio possa entrare a fare di noi quell’alterità a cui siamo chiamati perché Lui è altro (cfr Lv 11, 45: «Siate altro perché io sono altro»), tempo in cui entra la benedizione che è Cristo Signore, benedizione data ad Israele e versata poi su tutte le genti.

La liturgia di questo primo giorno dell’anno si apre con il testo del Libro dei Numeri della benedizione che il Signore consegna ai figli di Aronne perché la dispieghino sul popolo. Israele è dunque il popolo benedetto da Dio su cui risuona per tre volte il Santo Nome di Dio! Israele è il luogo di avvento di quella benedizione che dovrà raggiungere tutte le genti (cfr Gen 12, 3b). In Gesù questo è avvenuto perché Egli è davvero figlio di Abramo! Ecco perché è importante oggi celebrare la “circoncisione” di Gesù: Lui è davvero quella benedizione per tutte le genti perché è davvero ebreo, figlio del Popolo Santo di Dio, circonciso all’ottavo giorno! La carne che ci salva è la carne circoncisa del Figlio di Dio, Figlio di Abramo e Figlio di Davide!

Dio è fedele alla storia, Dio è entrato nel tempo con le sue promesse e le ha realizzate in Cristo, ed in Lui ancora promette compimento! Dio ha preso sul serio il nostro tempo, quello in cui siamo immersi; non ha voluto prescindere dalla storia per darci la salvezza ma l’ha fatto nel Figlio «nato da donna e nato sotto la legge» (cfr Gal 4, 4) … ci chiede di viverlo senza inquinarlo né imbastardirlo, di viverci non da “morti viventi”, fatti ingranaggi di un sistema che ci fa perdere il tempo; ci chiede di vivere attenti ad ogni “oggi”, perché ogni “oggi” è abitato dal Verbo; bisogna solo cogliere nel nostro scorrere dei giorni la Grazia di Dio, la sua presenza che è benedizione!

Così si potrà essere benedizione per la storia!
E’ questa la nostra vocazione! Essere benedizione! Pensateci!
Che altro augurio possiamo farci per questo anno di grazia 2016?

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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 DIO E’ FEDELE

Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21

 

Trittico dell'Ascensione, Circoncisione,(particolare), di Andrea Mantegna - Galleria degli Uffizi, Firenze

Trittico dell’Ascensione, Circoncisione,(particolare), di Andrea Mantegna – Galleria degli Uffizi, Firenze

Il mistero dell’Incarnazione di Dio è benedizione per tutti i figli di Adam, per tutto il creato loro affidato fin dal giardino dell’“in principio” (cfr Gen 2, 15); ed è dono all’umanità tutta, che in Maria diviene terra per Dio!
Il mistero dell’Incarnazione è benedizione che giunge ai figli di Adam ed al cosmo attraverso Israele e attraverso le promesse di cui Israele fu ed è custode.

L’anno nuovo, nell’ottava del Natale, inizia così, con questa benedizione! Oggi dovremmo semplicemente lasciarci inondare dalla piena tenerissima di questa benedizione che ha un nome preciso: Gesù.

Il primo giorno dell’anno la Chiesa lo vuole dedicare non a riti strani e propiziatori, come avviene in tutte le culture, ma ad una serena contemplazione di ciò che è davvero questa benedizione, nella quale possiamo vivere il nostro tempo: quello che ci è dato; quello che misuriamo con le nostre convenzioni ed i nostri calcoli; quello che scorre, e che oggi giunge a declinare un numero preciso, 2015 dell’era cristiana; quel tempo che Dio ha riempito della sua Grazia, e nel quale possiamo gustare la sua presenza che salva! Oggi ci è detto che lo scorrere del tempo sull’orologio, sul calendario, il kronos, in Cristo è stato fatto kairòs, luogo cioè della Grazia, luogo di incontro con l’eterno, di incontro con Dio che trasfigura la storia.

Oggi la Chiesa celebra la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio: “Madre di Dio”,  il più grande titolo mariano … E’ Solennità che rinvia immediatamente a Cristo ed alla verità della sua carne come carne di Dio; non allora in primo luogo una celebrazione mariana, ma ancora una celebrazione della verità dell’Incarnazione di Dio. Il dogma ci dice che Maria, donna di questa nostra umanità, è Madre di Dio perché Colui che da lei nacque, e che legittimamente la chiamava “madre”, è il Verbo eterno di Dio, consostanziale a Dio, Lui stesso Dio! La grandezza paradossale di questa verità della nostra fede, posta dalla Chiesa al primo di gennaio, vuole chiedere ai cristiani di vivere il tempo in un’ottica nuova, in un’ottica di infinita speranza.
Infatti se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati così riempiti ed assunti da Dio, non c’è più spazio per il non-senso, per lo scorrere di una clessidra che si consuma fino al nulla … se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati luogo di Dio, nulla è più senza sbocco, nulla è più senza la possibilità della luce … “Se anche vado nell’oscura valle della morte non temo alcun male” cantò il santo profeta Davide (cfr Sal 23, 4). In Cristo Gesù questo è vero per sempre!

La liturgia di questo primo giorno dell’anno, se la sappiamo scrutare con cuore attento, ci mostra una radice santa di questa grande luce, nella quale ci è data la possibilità di vivere il tempo, la nostra storia in modo diverso …

L’Incarnazione è certamente un “novum” stupefacente ed inatteso, ma è tale perché compimento fedele delle promesse di Dio; in Gesù, Verbo eterno che pone la sua tenda tra noi facendo di una di noi la Madre di Dio, è il nostro salvatore, la nostra speranza, la sola via in cui possiamo trovare la nostra verità di uomini perché è il Messia di Israele, il Figlio di David,  è il Promesso al Popolo dell’Alleanza e delle benedizioni.

Luca  sottolinea tutto ciò con straordinaria acutezza, narrandoci della circoncisione di Gesù all’ottavo giorno dalla sua nascita, secondo le prescrizioni della Torah. A Gesù è stato impresso nella carne il segno dell’Alleanza con Israele, e così è fatto ebreo, ed ebreo per sempre! Così ci ha salvati! Solo così poteva salvarci: è la sua carne ebraica che, segnata dalla circoncisione, è la carne del Messia! Il Messia poteva esserci dato solo da Israele secondo le promesse!

Oggi la liturgia ci dice che non basta che il Figlio di Dio si sia fatto carne e che sia stato deposto nella mangiatoia di Betlemme; è necessario che quella stessa carne venga circoncisa; che sia carne di un figlio di Abramo perché sia il Messia e il Salvatore!
Se dimentichiamo questo, facciamo di Gesù quel che non è, il contrario di quello che è; ne facciamo un messia disincarnato! Se dimentichiamo infatti che il Verbo nato da donna, l’annunziatore del Regno, il Crocifisso, il Risorto è adempimento delle promesse ad Israele in una carne di ebreo, dimentichiamo allora che Egli ci ha salvati, come scrive Paolo (cfr 1Cor 15, 3-4), e come il Simbolo della fede ci fa ripetere ogni domenica, secondo le Scritture, essendo cioè adempimento della Promessa fatta ad Israele Popolo santo di Dio, scelto tra i popoli per essere luogo di questo avvento della benedizione per tutti i popoli (cfr Gen 12, 3).

Per questo oggi la liturgia della Parola si è aperta con la pagina del Libro dei Numeri (cfr Nm 6, 22-27), in cui è consegnata la benedizione che Aronne ed i suoi figli dovevano pronunciare su Israele: la benedizione consisteva nel pronunziare tre volte sul popolo il Santo Nome del Signore; e quel Nome posato sul popolo per tre volte ne definiva la santità, ne proclamava l’alterità. Con l’Incarnazione, il Nome che salva è Gesù! Nome che contiene il Santo Nome del Dio dei Padri, e che proclama che quel Dio salva tutti i popoli (“Jeoshua” significa proprio “JHWH salva”) … Ed oggi quella benedizione, attraverso Gesù Cristo, appartiene a tutte le genti!

Lui, adempimento di tutte le promesse fatte ad Israele; Lui, ebreo e Messia di Israele nella discendenza di David (cfr Lc 2, 27; Mt 1, 20) fa brillare su tutti gli uomini il Volto di Dio; Lui concede la vera pace ai figli di Adam, che di questa pace sono assetati, ma che tragicamente la cercano spargendo sangue, odio e morte …
Chi accoglie Lui accoglie la vera pace, e comincia a desiderare la vera pace senza inganni mondani … Chi accoglie Lui è riempito di quello stupore di cui l’Evangelo di oggi ci ha parlato, l’unica via per non essere chiusi nel “vecchio” e per aprirsi a quella speranza nella quale far scorrere i giorni, costruendo un mondo nuovo nella pace.

Dio è fedele, e sulla sua fedeltà possiamo giocarci i nostri giorni senza temere; possiamo comprometterci con la storia, perché Dio, in Cristo Gesù, non ha temuto di compromettersi con la nostra carne e la nostra storia.

Lasciamo irrompere in noi la pace e la luce di Cristo e tutto sarà nuovo!
Questo è ciò che dobbiamo sperare per l’anno di Grazia che sta iniziando. Il resto sono solo auguri vuoti e parole convenzionali!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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  RIEMPIRE DI DIO IL NOSTRO TEMPO

– CIRCONCISIONE DI GESU’ – 

  

  Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21  –

 

Madonna che legge, Giorgione (Oxford)

Madonna che legge, Giorgione (Oxford)

Il tempo… l’inizio di un nuovo anno solare può essere sempre occasione per leggere e rileggere il valore del tempo… il tempo è il grande “contenitore” di tutto ciò che siamo; se ci pensiamo la nostra stessa vita, la vita di ogni uomo, è racchiusa tra due indicazioni di tempo, una nascita ed una morte; il “frattempo” tra queste due date è la vita di ciascuno, e l’intreccio dei nostri tempi personali crea la grande storia dell’umanità, anche in questo nostro oggi. Tutti quelli che sono i viventi interagiscono e “creano” il sapore, il colore, la bellezza, la bruttezza, la luce o le tenebre di ogni oggi!

La data, in fondo convenzionale, del primo di gennaio ci porta a riflettere su un altro tratto di questo tempo, comune e personale, che è trascorso, e di quel tratto di tempo che nuovamente si apre dinanzi a noi. Un tempo che ci è donato perchè sia “sensato”, perchè sia, cioè, gustato come tempo in cui siano intrecciate relazioni veramente umane, in cui accogliersi, in cui anche dire parole critiche su ciò che imbarbarisce e disumanizza, in cui dire parole di edificazione di un mondo realmente più umano…dire parole e compiere atti umani ed umanizzanti…

Il tempo è lo scorrere dei giorni; è il “kronos che tutto divora; è lo scorrere inesorabile della sabbia nella clessidra; è il girare dei giorni del calendario che più non tornano indietro … è quel correre che ci avvicina sempre più a quella seconda data che conclude la nostra vita…il tempo è anche questo “kronos” inesorabile. La rivelazione, però, ci annunzia una cosa sorprendente: il “kronos” è abitato da Dio, da un Dio che si è voluto far presente nello scorrere del tempo, trasformando così il “kronos” in luogo di grazia, in  “kairòs”, in occasione di vita, di pienezza, di bellezza, di senso.

La prima lettura di oggi  è data dalla pagina del Libro dei Numeri che contiene la cosiddetta Benedizione di Aronne, la benedizione sacerdotale che il Signore consegna a Mosè per il popolo. Benedire non è un atto scaramantico per una generica protezione, benedire non è un atto teso a rassicurare che tutto vada bene; la benedizione è proclamazione di presenza e promessa certa di presenza. Il Signore dice a Mosè che Aronne ed i suoi figli dovranno “porre il Nome sugli israeliti”: infatti la formula di benedizione contiene la triplice ripetizione del Nome di Dio sul popolo; il Nome che assicura la presenza (JHWH cioè COLUI CHE C’E’) è pronunziato tre volte sul popolo donando protezione, luce e sorriso di Dio (è il senso del far brillare il Volto), e quindi amicizia ed amore paterno da parte di Dio. Una presenza che approda al dono dei doni, che è lo shalom, la pace; una presenza capace di trasformare la storia del popolo, una presenza che dona al tempo del popolo di Dio il sapore ed il profumo di Dio!

L’Evangelo ci dice che la benedizione di Dio, la sua presenza, si è fatta carne in Gesù; è Lui la presenza che salva, è Lui la presenza che dona luce, senso, pace … E’ Lui la possibilità di una nuova umanità.

Lo stesso nome del Figlio di Maria contiene una benedizione; è nome che proviene dall’alto (gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito…), è un nome che promette salvezza (Jeshù, cioè “JHWH salva”). Il nome che salva è imposto al Bambino nell’ora della sua circoncisione, nell’ora in cui quel Bambino santissimo è inserito nell’Alleanza per cui il Figlio di Dio, il Figlio di Maria è per sempre figlio della Promessa, figlio del Popolo santo di Israele, e perciò può esserne compimento; e, dunque, può essere Figlio di Davide, Messia e Salvatore! In Gesù si adempiono tutte le promesse della Prima Alleanza, e la sua circoncisione è di capitale importanza per questa storia di fedeltà di Dio!

Il tempo degli uomini è riempito da Dio e dalla sua presenza che salva … il Figlio, entrato nella storia, nel tempo, santifica definitivamente il tempo, ne fa luogo santo; tutta la storia è santificata dallo scorrere in essa dei giorni di Gesù di Nazareth…il suo kronos fa diventare kairòs tutta la storia…luogo in cui davvero è possibile incontrare Dio. Il suo aver respirato l’aria del mondo ha fatto per sempre del kronos un kairòs: ora tocca a noi cogliere questa grazia e annunziarla, ora tocca a noi fare la nostra parte nello scorrere della storia.

Quale questa nostra parte?

Cosa chiedere per noi al Signore all’inizio di questo nuovo anno?

L’Evangelo di oggi ci presenta Maria come modello del discepolato: il discepolo, in fondo, è colui che ha colto il kairòs e fa dunque del suo tempo un tempo di Dio.

L’Evangelo si è aperto con i pastori  che, incredibilmente, annunciano l’Evangelo alla Madre di Dio e a quanti sono lì presso la mangiatoia. I pastori, per Luca, sono i primi evangelizzatori, i primi che, tra gli uomini, portano la buona notizia di Gesù.

E Maria cosa fa? Conserva tutte le parole che le sono state annunziate: il verbo greco è “suntéreo”, che sottolinea la cura con cui Maria conserva dentro di sè quelle parole, non perde nulla, non muta nulla. E’, inoltre, una custodia costante, prolungata, che durerà tutta la sua vita; Luca, infatti, usa per questo verbo il perfetto greco che esprime il prolungarsi, la continuità di un’azione; la vita di Maria diviene un custodire la parola, la vita del discepolo nella storia, nel tempo, è allora un custodire la parola che ha ricevuto, un custodire senza perderne pezzi per strada, senza mutamenti, senza addolcimenti o accomodamenti. Così il kronos diviene kairòs: riempiendo il kronos di questa cura che rende presente ed operante la Parola nella vita del discepolo, la Parola stessa diviene benedizione, presenza.

L’Evangelo però ci dice che questa custodia non è un atteggiamento passivo, quasi un sotterrare la parola perchè non venga rubata, mutata, dimenticata … no! Maria fa anche un’altra cosa, scrive Luca: al custodire,  l’evangelista aggiunge un participio sunballuousa”; Maria cioè custodisce “meditante”. Il verbo “sunbàllein” significa precisamente “confrontare”, “comparare”, “mettere assieme”: insomma Maria collega, confronta, mette assieme le parole che ha ascoltate e che custodisce. Maria è discepola fedele che custodisce la Parola, ma che anche fa crescere in sè la Parola cogliendone le profondità e le implicanze, cogliendone l’ampiezza e comprendendo la direzione che quella Parola prende nella sua vita e nella storia tutta. Pensiamoci: Maria ascolta parole di grandezza dai pastori (e ne aveva ascoltate anche da Gabriele!) circa quel Figlio, ma ora lo vede piccolo, fragile, deposto nella greppia ed avvolto in fasce; Maria deve mettere assieme grandezza e piccolezza, povertà e gloria di Dio … Maria è discepola che deve far entrare nella storia l’incredibile paradosso cristiano, quel paradosso che giungerà a proclamare che un crocefisso dà senso a tutta la storia del mondo, e trasforma per sempre il kronos in kairòs.

Per questo anno che inizia dobbiamo chiedere al Signore LA vera capacità di accogliere la benedizione che è Gesù, custodendo le sue Parole, facendole vivere e crescere nel nostro profondo.

Così questo anno 2014 diverrà anno di grazia!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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CHI DIMENTICA LA STORIA NON E’ DISCEPOLO DI CRISTO 

 LA CIRCONCISIONE DI GESU’

 Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21

 

La solennità di questo primo giorno dell’anno ha preso, dopo la riforma liturgica, un sapore mariano. A questo il Papa Paolo VI aggiunse il tema della preghiera per la pace nel mondo…tutto questo, però, ha messo un po’ da parte il sapore fortemente cristologico che deve avere questa ottava del Natale.

Oggi, infatti, l’attenzione è da porre sulla circoncisione di Gesù la quale, secondo l’Evangelo di Luca che si legge in questo giorno, avvenne all’ottavo giorno dalla sua nascita, come prescritto nella Torah.

Presentazione di Gesù al tempio (Giotto, Cappella degli Scrovegni)

La contemplazione del mistero della circoncisione di Gesù all’inizio dell’anno credo sia importante per contemplare la fedeltà di Dio; una fedeltà che attraversa la storia e compie sempre le sue promesse. Dietrich Bonhoeffer potè scrivere a tal proposito: “Dio non sempre esaudisce le nostre preghiere ma è sempre fedele alle sue promesse”!

Le promesse fatte al popolo santo di Dio si adempiono tutte in Gesù! In Lui, figlio di Abramo, si compiono le benedizioni: la sua circoncisione ci ricorda con forza (ed è gravissimo dimenticarsene!) che Gesù ci salva perché la sua carne, quella nata da Maria Vergine e concepita per opera dello Spirito Santo, è carne di ebreo circonciso! Se così non fosse, in Lui non ci potrebbe essere quella pienezza di benedizione per tutte le genti promessa ad Abramo (cfr Gen 12, 3); se così non fosse, Lui non sarebbe il Messia figlio di Davide il cui regno non avrà fine (cfr 2Sam 7, 11.16). Gesù stesso, a tale proposito, dirà nel Quarto Evangelo: “La salvezza viene dai Giudei” (cfr Gv 4, 22).

La sua circoncisione è allora mistero essenziale perché la fede cristiana possa affondare le sue radici nella Prima Alleanza senza la quale essa non ha storia, non ha fondamenta!

Uno dei peccati più stolti che hanno potuto fare le Chiese è stato quello di voler obliare o mettere da parte tutto questo. E’ la presunzione arrogante che spesso abbiamo avuto di accentuare tanto la “novità” cristiana da farla diventare “assoluta”, cioè “sciolta” da una storia che la precede, la prepara, le dà consistenza! Senza Israele è inconcepibile Cristo, senza Israele si contraddice uno dei pilastri caratterizzanti la fede biblica: la storicità. Noi, infatti, non crediamo in un Dio che si rivela in modo atemporale, ma in un Dio che si rivela tramite la storia e nella storia!

Il suo Figlio, nato da donna, è nato sotto la legge, come scrive Paolo ai cristiani della Galazia; è nato, cioè, in un contesto storico e culturale ben preciso, e come risposta ad una storia attraversata dalla promessa!

La circoncisione di Gesù collega Gesù stesso a questa storia, ed è mistero di salvezza perchè così e solo così anche noi, inseriti in Lui dal Battesimo, siamo fatti parte di quel popolo santo di Dio a cui Egli apparteneva per quel segno nella carne! Tutto questo è molto importante rimarcarlo proprio all’inizio di un nuovo tempo di storia, il nuovo anno! Un anno è un tratto di storia, ed è un “luogo” in cui Dio continua a parlare, in cui vuole essere ravvisato e in cui ancora compie le sue promesse.

Quel Gesù, che è venuto nella nostra carne, che ha assunto la storia del suo popolo per assumere la storia e la carne di tutti gli uomini, è colui che si è dichiarato presente in ogni giorno della storia (cfr Mt 28, 20)! Lì va ravvisato, lì va riconosciuto…nella “mangiatioia” del nostro quotidiano va incontrato questo Dio vicino. La vocazione più grande del cristiano è avere occhi e cuore per scrutare la storia senza ingenuità ma senza pessimismi; senza cinismo ma anche senza fatalismi; con la fede ma senza fideismi che conducono alla morta passività! Chi dimentica la storia, chi se ne tira fuori, chi non ha il coraggio di sentire sulla propria pelle e nella propria carne il peso bruciante della storia non è davvero discepolo di Cristo! Non bisogna aver timore di affermarlo!

Questo nuovo anno, allora, sia sotto questo segno: avere sguardo capace di ravvisare il Cristo vivente nell’oggi, pure così pieno di contraddizioni; avere sguardo capace di leggere, senza illusioni, i  segni dei tempi per comprendere dove l’Evangelo oggi ci vuole condurre!

I cristiani vivano il tempo non come uno scorrere inesorabile di sabbia nella clessidra, ma come una “casa” grande che bisogna arredare di bellezza; una “casa” nella quale riconoscere una presenza capace di far diventare quella stessa “casa” una casa comune in cui condividere, in cui custodirsi reciprocamente, in cui custodire il dono di questa terra che Dio ci ha fatto. Il tempo per il discepoli di Gesù è segnato dalla benedizione che è la sua presenza!

La prima lettura di oggi, tratta dal Libro dei Numeri, ci fa ascoltare la benedizione sacerdotale, quella che i Figli di Aronne erano tenuti a dare al popolo e che ancora oggi essi pronunziano su Israele. Notiamo che per tre volte sul popolo viene pronunziato il Nome di Dio! Quel nome che è presenza e benedizione! Quel Nome di promessa, la rivelazione cristiana lo sa, ha un volto: il volto di Gesù! Il suo volto brilli su di noi durante questo anno che si apre dinanzi a noi; brilli su di noi quel volto in cui c’è promessa e assicurazione di fedeltà; quel volto ci inondi di fedeltà perchè i giorni possano essere riempiti di Evangelo. Costerà! Sarà lotta contro la mondanità seducente e dilagante, ma abbiamo una certezza: Dio è fedele alle sue promesse! Lo è stato nella carne circoncisa del Figlio suo, e lo sarà per noi in questo tempo che ci è dato, un tempo da Lui abitato e santificato ogni giorno!

Sulla sua fedeltà noi possiamo costruire rischiando ogni giorno! Così saremo costruttori di pace!

p. Fabrizio Cristarella Orestano 




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