Domenica delle Palme – Diamo accesso a Cristo, Re e Signore

LA GRANDE SETTIMANA, CHE HA FATTO SANTI TUTTI I NOSTRI GIORNI

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Lc 22, 1- 23. 56

 

“Entrata in Gerusalemme” (Beato Angelico, Museo nazionale di San Marco – Firenze)

Noi dobbiamo entrare nella Pasqua di Gesù, ma è soprattutto la Pasqua di Gesù che deve prendere possesso delle nostre vite, dei nostri concretissimi giorni, delle nostre dinamiche umane, dei nostri occhi affinché vediamo a partire dalla Croce di Cristo, dei nostri passi affinché camminiamo secondo l’Evangelo…

Inizia oggi la Settimana Santa, la Grande Settimana…è una settimana santa perché è davvero un tempo “altro” che ciascun battezzato dovrebbe vivere non perché sia un’isola “santa”  in mezzo a giorni “profani” (lasciamo queste distinzioni ai pagani!) ma perché sono giorni che hanno fatto “santi” tutti i giorni, perché dalle ore di quell’aprile dell’anno 30 nulla è più come prima … e beati gli occhi ed i cuori che sanno cogliere questa alterità.

Ogni anno la comunità credente si ferma per ritrovare quelle radici di santità, di alterità, di possibilità di uscire davvero dalle asfissie mondane … e la radice è in una passione … è in un soffrire!

Noi cristiani non siamo dei fanatici del dolore per il dolore (sarebbe insanità!), né possiamo essere gente che non sa gustare la gioia (siamo gli uomini della Risurrezione, che poi è la meta della Settimana Santa!), ma noi sappiamo ed annunziamo che in questa passione è racchiuso il più grande “segreto” di Dio, il più grande “segreto” dell’uomo: l’amore senza limiti o riserve, senza calcoli o “mondane sapienze” … l’amore “folle” che ama per l’amore, che ama il non-amabile, che sana amando, che dice il senso della vita dando la vita!

Nella sua Passione Gesù certamente racconta Dio, ma racconta anche l’uomo! Svela chi è Dio al di là di tutte le mistificazioni, rivelando così anche chi è davvero l’uomo, e quale la meta dei suoi affanni e delle sue ricerche. Il racconto della Passione – che non vorrebbe commenti – è racchiuso, in questa narrazione di Luca, tra due consegne: la consegna di Gesù ai suoi in quel pane spezzato ed in quel calice versato, senza paura dell’“assedio” di satana che ha “espugnato” il cuore di Giuda e si annida nelle paure e nelle presunzioni di Pietro; e la consegna al Padre nell’ora suprema di morire sul legno dei maledetti. Gesù si consegna agli uomini, e lo fa ne gesto eucaristico dando loro il pane del suo corpo ed il calice del suo sangue; si consegna all’assurdo bacio di Giuda che a sua volta lo consegna ai capi, i quali lo consegnano a Pilato che lo consegna ad Erode che lo riconsegna a Pilato che infine lo consegna alla croce … e tutte queste consegne si versano nella grande consegna piena di fiducia, animata dalla sola fede: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Sulla croce il Figlio di Dio si consegna nella fede al Padre … sì, Lui crede, si fida, si abbandona e lo fa gettandosi, proprio come noi quando viviamo nella fede, in mani che sono al di là della terribile cortina del dolore, del male subito, della solitudine … al di là del velo nero della morte …

Per Luca (a differenza di Marco e di Matteo) il velo del Santo dei Santi si lacera poco prima della morte di Gesù … è, nella teologia lucana, il varco che il Padre apre per l’“esodo” del Figlio, un “esodo” in cui egli è “primogenito di una moltitudine di fratelli” (cfr Rm 8, 29)  di cui il primo, paradossalmente, sarà il ladro appeso alla croce al suo fianco.

In quella passione il nuovo Adam fa il contrario perfetto del primo Adam, che non si fidò, si nascose da Dio e chiuse il “velo” dell’accesso a Dio per sé e per la storia … il nuovo Adam, Cristo Gesù, in questa Passione dolorosissima, inchioda alla croce la disobbedienza dell’Adam, le sue presunzioni, il suo oblio di Dio, la sua diffidenza nei confronti dell’amore di Dio, il suo fuggire dalla sua presenza e dalle sue mani di Padre … e si affida a quelle mani obbediente e sottomesso, capace di passare di consegna in consegna per giungere all’atto supremo in cui è tutto davvero abbandonato al Padre; in quell’ora non ha nemmeno parole sue, ma compie la consegna con le parole del Salmo 31 a cui aggiunge una parola sola, quella che Lui solo  poteva dire: Padre!

Nell’Evangelo di Luca la prima parola che Gesù dice è quella di Lui dodicenne nel Tempio: “Non sapete che devo essere nelle cose del Padre mio?” … l’ultima parola è “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”! Capiamo così che tutto l’Evangelo secondo Luca è una grande “inclusione” tra questi due “Padre” … è dunque tutto una rivelazione del Padre attraverso la vita, le parole, i gesti di Gesù suo Figlio. Il culmine di questa rivelazione è proprio in quella dolorosissima passione che perciò è anche beatissima.

Il nuovo Adam ha riedificato ciò che il primo distrusse … e l’ha fatto in una sublime semplicità: fidandosi senza ragioni umane, proclamando una paternità che dando a Dio il suo vero volto, dona il vero volto anche ad ogni uomo. Non c’è malfattore che ora non possa passare attraverso quel velo lacerato per avere accesso a Dio qui come nell’eternità.

Vivere la Pasqua è lasciarsi invadere da questa fiducia di Gesù, è dare accesso a Lui, come Signore, all’interno delle “mura” delle nostre esistenze … la processione delle palme con cui oggi si apre la liturgia non è una “rievocazione storica” ma è un atto “celebrativo”: è dare vero accesso al Cristo Re e Signore nelle nostre vite sapendo che Lui ci viene, ma viene a piantarvi la sua Croce, luogo d’amore fino all’estremo e di abbandono fiducioso nelle mani del Padre! In fondo il cristiano vero è altro, perché vive di questo amore e di questo abbandono.

Fiorisca la Pasqua in questa Santa Settimana che si apre dinanzi ai nostri passi. Beviamone ogni parola ed ogni gesto … è la  Santa Settimana che ogni anno ci è donata per verificare il nostro esodo dalla mondanità e per rinvigorirlo “tenendo fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della nostra fede” (cfr Eb 12,2).

P. Fabrizio Cristarella Orestano

Santissima Trinità – La fonte della storia

ECCO IL NOSTRO DIO!

Dt 4, 32-34.39-40; Sal 32; Rm 8, 14-17; Mt 28, 16-20

Tutte le feste cristiane fanno riferimento ad un evento di salvezza che è accaduto nella storia, ad eventi puntuali in un tempo ed in un luogo precisi; così le feste ebraiche, così le feste cristiane: l’incarnazione, la Natività del Signore, la sua Pasqua di croce e risurrezione (questa addirittura sottolineata, nei simboli di fede, con “sotto Ponzio Pilato” per collocarla precisamente nella storia!), l’Ascensione del Signore, la Pentecoste. Oggi no. Nella festa di oggi non c’è la celebrazione di un evento di salvezza, ma la contemplazione della fonte di tutti gli eventi di salvezza, della fonte della storia stessa: la Trinità Santissima .
Ecco il nostro Dio! Eterna circolarità di vita e di amore , eterno abbraccio di un Padre che sempre inizia ad amare, di un Figlio che si lascia generare ed amare, di uno Spirito che è l’Amore spirato dal Padre e che il Figlio gli ridona in un abbraccio di eterna unità!
Ecco il nostro Dio! Ma, per quanto cerchiamo di entrare nel Dio “in sè” questo ci riconduce sempre al Dio “per noi”, “con noi”! Infatti la meraviglia straordinaria è che l’Eterno Amore di questo Dio-Comunione si dona tutto a noi e, in Gesù Cristo, si è mostrato, si è narrato e ha preso casa per sempre in noi …
Il volto trinitario di Dio è il grande dono che Gesù ci ha fatto: Lui ce lo ha rivelato , Lui ce lo ha narrato : è il suo essere Figlio che ci ha rivelato che c’è un Padre , è la sua promessa di un altro Paraclito che ci ha rivelato lo Spirito Santo che tutto vivifica e che è il Dono che ci fa Chiesa, attestandoci – come scirve Paolo nel testo della Lettera ai cristiani di Roma che abbiamo ascoltato – che siamo figli di Dio e coeredi di Cristo !
La “finale” dell’Evangelo di Matteo, che oggi si proclama, ci dice che questo mistero eterno di amore che Gesù ci ha rivelato “a caro prezzo”, con la sua croce, vuole riflettersi sul volto della Chiesa !
Questa “finale” dell’Evangelo di Matteo, in realtà, è una “porta” che si spalanca sulla storia: tutto deve essere toccato dall’Evangelo di Gesù e i discepoli, radunati sul monte in Galilea, sono inviati ad annunziare il volto del Dio trino “immergendovi” tutte le genti. L’annunzio del “volto” di Dio è affidato al “volto” della Chiesa e questa finale dell’Evangelo di Matteo ci descrive benissimo l’identità della Chiesa di Cristo; sì, se si leggono con profondità queste righe di Matteo, vi si scopre l’identità di questa Comunità inviata, incredibilmente, a cambiare la faccia della terra con l’annunzio della Buona Notizia dell’amore di Dio.
“Quando lo videro gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano ”: è una comunità adorante ma attraversta da ombre, da dubbi ; la fede è così…sempre “vespertina” – come dicevano i Padri della Chiesa – piena di luci e di ombre. La Comunità dei credenti nella storia sarà sempre le due cose assieme: adorante (sa che la vita proviene solo da Dio!) e piena di ombre (dubbi, peccati, infedeltà).
La Chiesa, poi, è inviata da Cristo a portare il suo Evangelo alle genti partecipando così alla comunicazione della salvezza a tutti gli uomini; la sua non è missione particolare ma universale :a tutte le genti…
Gesù usa quattro verbi intensissimi: “andate”, “ammaestrate”, “battezzando” e “insegnando ”…
Andare”: una comunità allora non immobile, statica, attendista ma inquieta di santa inquietudine, che cerca l’uomo ovunque l’uomo sia; non c’è luogo o stato di vita che possa essere estraneo alla Chiesa di Cristo.
Ammaestrare”, questo secondo verbo mi pare che richiami fortemente, più che un insegnamento dottrinale, una testimonianza di vita: la Chiesa è maestra quando è testimone di un modo altro di stare tra gli uomini nella storia, è maestra quando mostra delle relazioni fraterne che siano inimmaginabili da ogni logica mondana; è maestra quando vive l’amore intra-ecclesiale , quello che Giovanni, nel suo Evangelo, farà dare da Gesù come “comandamento estremo” (cfr Gv 13,34).
C’è poi il verbo “battezzare” che non richiama solo ad un rito sacramentale da compiere ma ad una consegna da fare: “nel nome”, infatti, è un’espressione che designa destinazione. Battezzare “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” è allora dire che le genti devono essere immerse nell’amore trinitario perchè quella è la destinazione di ogni uomo, quella è la patria cui bisogna giungere; Paolo dirà la stessa cosa, con altro linguaggio, quando parlerà di Gesù come di Colui che ha ricapitolato tutto che significa proprio che ha “re-intestato ” tutto il Creato alla sua vera, unica e primitiva destinazione: Dio! (cfr Ef 1,10)
Insomma tutti gli uomini devono essere riconsegnati all’amore di Dio e l’opera della Chiesa è proprio e solo questa; la Chiesa, con tutte le sue fragilità ed ombre, ha la vocazione di “insegnare” le vie di Dio.
Il quarto verbo è, infatti, “insegnare”; insegnare a fare ciò che Gesù ha comandato; nei secoli la Chiesa sarà custode del deposito dell’Alleanza e dovrà insegnare con la parola, con l’esempio, con la liturgia, con la lotta quotidiana per la giustizia, con lo schierarsi sempre con le vittime e mai con i caranefici, a vivere l’Evangelo!
Questi quattro verbi catapultano, in questa pagina di Matteo, quei poveri uomini certo adoranti ma attraversati da paure e da ombre, verso un orizzonte così vasto da parere assolutamente impossibile alle loro forze…quei quattro verbi catapultano noi, Chiesa di oggi, attraversata da “veleni” e mediocrità, da slanci di santità e generosità e da rigurgiti di logiche di potere e mondanità, verso orizzonti che paiono impossibili in questo tempo di disaffezione e di “riduzione”…eppure per quei poveri Undici e per noi, ancor più poveri, si dischiude la più grande speranza e certezza: l’Emmanuele, Dio-con-noi ! Come l’Evangelo di Matteo si era aperto, così si chiude. Se nel primo capitolo Giuseppe aveva ascoltato dall’Angelo l’annunzio che il grembo della sua Sposa era gravido, per opera dello Spirito Santo, dell’Emmanuele, del Dio-con-noi (cfr Mt 1,22-23), così qui la Chiesa ascolta dalle labbra dell’Emmanuele stesso che, per tutta la storia, ella sarà piena della sua presenza : Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei secoli .
Questa presenza è l’unica forza che la Chiesa deve avere! Guai quando confida in altre forze! Questa presenza è la consegna del Dio trino alla storia degli uomini! E’ la via incredibile. ma umanissima, per cui l’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo cercherà nei secoli i cuori di tutti gli uomini !
I Tre si affidano a fragili mani, rese forti dalla certezza stessa di quell’esserci di Dio.
E’ solo chi crede davvero a queste parole di Cristo Gesù che riesce, nella Chiesa, a realizzare la propria vocazione e nonostante le sue ombre e fragilità; solo chi crede davvero a questa promessa del Risorto riesce a far brillare sul proprio viso un riflesso della Trinità Santissima, del suo mistero di amore; solo una Chiesa che si fida di quella promessa può essere capace di mostrare alla storia le strade dell’Evangelo, le strade dell’eterno.

Domenica delle Palme – La Passione trasfigura la storia

BENEDETTO IL VENIENTE!

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Lc 22, 14-23,56

 

Ognuno di noi è l’Adam fatto di no potenti a Dio e alle sue vie; la mano tesa dell’Adam dell’in-principio verso l’albero che proclamava il limite di creatura è storia di tutti i giorni; noi: una mano tesa a rapire per noi, per salvarci, per aver capacità di salvare la propria vita e di darle l’inebriante sapore della potenza senza limiti e senza barriere.

La Passione di Cristo Gesù è argine alla deriva tremenda di ogni Adam. Gesù capovolge l’Adam, lo conduce al sogno di Dio; non in un in-principio di un’età dell’oro che non è mai esistita, ma verso un futuro inimmaginabile in cui la storia, la nostra storia può essere trasfigurata. Dobbiamo essere convinti che Cristo non è venuto a riportarci al  passato perduto, ma è venuto a portarci al futuro di Dio che è futuro dell’uomo e della storia.

La storia della Passione, che quest’anno leggiamo nella redazione dell’Evangelista Luca, è storia di un radicale rifiuto, Gesù rifiuta fino in fondo di salvarsi con le proprie mani e si getta nelle mani del Padre; mani che non vede ma che nella fede sa che vi sono oltre la cortina buia e tenebrosa della morte.

La Passione trasfigura la storia! Non bisogna aspettare l’alba di Pasqua per essere avvolti in questa trasfigurazione; lì, nel sepolcro nel giardino, il Padre porrà il sigillo del suo amen sul Figlio eletto e sui suoi passi d’amore nella storia; all’alba di Pasqua coiglieremo il frutto meraviglioso ed inaudito di una vittoria che ci schiude una possibilità infinita di vita che vince davvero la morte!

La Passione è però già trasfigurazione! Letta senza Gesù questa storia che oggi la Chiesa fa risuonare in tutte le assemblee di credenti che così entreranno nella Grande Settimana, potrebbe essere una solita storia: orrore, ingiustizia, perfidia, avidità, gratuita malvagità, accanimento contro un uomo solo, assenza totale di pietà, cosificazione di un uomo, tradimenti, viltà, fughe, calcoli di potenti, folle manipolate…è tutto l’arsenale di Satana promesso a Gesù fin dalle prime pagine dell’Evangelo: il diavolo si allontanò da lui per tornare al tempo fissato (Lc 4,13); le aberrazioni del del cuore umano sono tutte contro Gesù; è il mistero del male annidato nel cuore della storia.

Questo racconto della Passione sarebbe solo orrore se non ci fosse Gesù: lui trasforma tutto, trasfigura tutto…E fa questo solo con la misericordia e l’amore. Questo orrore è abitato dall’Amore di Dio mostrato a pieno a noi uomini in Gesù. Solo così esso diviene un Evangelo, una bella notizia! Dal pane spezzato come corpo datoe dal calice come sangue versato, fino all’estremo atto d’abbandono di quel Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito, è tutto dono di misericordia che trasforma gli orrori abitandoli di perdono! Tutto questo fino a quella vertigine che mai uomo religioso ha saputo pronunciare: Perdonali!

Così la Passione è culla e origine di una storia nuova e trasfigurata…E’ una possibilità davvero offerta all’umanità, una possibilità di salvezza a caro prezzo (1Cor 6,20) data agli uomini per abitare anch’essi questa storia di amore e misericordia vicendevole.

La Passione di Cristo, via di salvezza per la storia di ogni Adam; la Passione di Cristo, via da percorrere per i suoi discepoli; la Passione di Cristo è una consegna per noi che ci diciamo suoi discepoli.

Questo Evangelo ci dice dove è la salvezza: ci si salva solo perdendo la vita: è il paradosso insostenibile dell’Evangelo, è la stoltezza e la follia (1Cor 1,25) dell’Evangelo…ma solo chi sostiene questo stolto e folle paradosso entra veramente in una sequela che lo salva e che, incredibilmente, salva il mondo.

Con la Passione il cristiano sa come deve attraversare la storia: senza scorciatoie che evitano il Golgotha. Il cristiano sa dove attingere la vera gioia di una vita bella, buona e felice: nell’amore fino all’estermo (Gv 13,1), nella misericordia di Cristo sperimentata su di sé e perciò donata ancora.

La Passione è una consegna che ci dà l’incredibile possibilità di salvare la storia; sì, lo possiamo, se abbiamo il coraggio di lasciarci immettere nell’Amore del Crocifisso. Tutto questo è dato e richiesto a noi cristiani: sanare con l’amore e la santità gli orrori della storia; le derive del mondo e quelle dolorosissime della Chiesa di Cristo possono essere sanate solo da uomini e donne che accolgono la consegna della Passione per essere altro! Per essere santi!

Accoglieremo la santità, il gran sogno di Dio per noi, se accoglieremo la misericordia che ci salva, come il ladro appeso alla croce che si abbandona ad un perdono misericordioso che si getta alle spalle quell’orrore della storia che il ladro stesso aveva contribuito a costruire col suo coltello insanguinato e con la sua sete di oro.

Entriamo così in questa Pasqua di quest’anno di grazia!

Auguriamo a noi stessi e a tutti i credenti che in questi santi giorni le parole di Gesù non vengano ridette invano nelle nostre liturgie; che quelle parole ci spremano lacrime buone e ci conducano ad una gioia che non tema oscuramenti.

Accogliamo il Signore che viene nelle nostre vite segnate dal male del mondo: Benedetto il Veniente nel nome del Signore! (Lc 19,38). Senza paura lasciamogli piantare la Croce nel nostro profondo, lasciamo che lì esploda l’Amore e la vita del Risorto!

E’ ancora l’ora della Pasqua del Signore!

V Domenica di Quaresima – Come il chicco

LA CROCE CI DICE TUTTO

Ger 31, 31-34; Sal 50; Eb 5, 7-9; Gv 12, 20-33

 

E’ giunta l’ora…”
Questa ultima domenica di Quaresima ci proclama che il compimento è alle soglie…i giorni santi della Pasqua sono prossimi…è una vigilia carica di una grande tensione di attesa; sarebbe poco, però, se questa tensione riguardasse solo l’attesa di giorni, certo santissimi, di liturgie, certo profonde, di gesti antichi, certo carichi di esigenze evangeliche…sarebbe pocoperchè l’ “ora” di Gesù è già scoccata; celebrare la Pasqua è ripetersi con forza che l’ora di Gesù è il nostro oggi; ogni nostro giorno, tutta la nostra vità è ormai l’ora di Gesù.
E dunque ci chiediamo: tensione verso che cosa?
Verso quei compimenti a cui ciascuno di noi deve dare accesso; oggi è tempo di nuovi compimenti dell’evangelo che portino l’ora di Gesù, che è già scoccata, nei punti più segreti e profondi delle nostre vite; è l’ora di dire dei e dei no che riguardano questo oggi preciso, quest’epoca della nostra vita contrassegnata da questa grazia, da queste fragilità, da questi peccati, da queste gioie, da queste abitudini buone e da queste abitudini cattive, da queste malattie e da questi sogni, da questi slanci e da queste viltà…in tutte queste cose, ciascuno deve dirsi: E’ l’ora di Gesù …
E’ ora in cui è necessario deporre se stessi per lasciarsi portare dal Signore Gesù lì dove Lui è … è ora in cui “rifare” quell’alleanza che è il fondamento della nostra vita di credenti…è ora in cui Dio sia Dia e, come ha scriito Geremia nel passo di oggi, noi siamo suo popolo; con tutto ciò che questo significa.
Alle soglie dei giorni santi della Grande Settimana, quest’anno la liturgia, per condurci a questo rinnovamento dell’Alleanza, ci presenta un racconto di Giovanni che ha dell’enigmatico: alcuni greci, dei pagani, dunque, degli uomini provenienti dai Gojm, si accostano al gruppo di Gesù e fanno una domanda precisa: Vogliamo vedere Gesù! Quando Filippo ed Andrea vanno a riferirlo a Gesù, piomba su Gesù la paura e la trepidante attesa dell’ora che si rivela imminente; di quell’ora che, fin dal principio del Quarto Evangelo, era come sospesa su Gesù e su tutta la storia. Gesù, infatti, trasale turbato all’annunzio dei due discepoli che dei greci lo cercano; perchè? Perchè era comune coscienza, al tempo di Gesù, che quando i pagani avrebbero cercato il Messia , quella sarebbe stata l’ora della rivelazione piena del Messia. E Gesù sa che quell’ora sarebbe stata sì ora di nozze ma di nozze di sangue ; Gesù sa che gettare fuori il principe di questo mondo sarà opera costosa ed avrà il prezzo del suo sangue.
Giovanni, nel suo racconto della Passione, non narra dell’agonia nell’orto di Getsemani; in Giovanni, Gesù va in quell’orto solo perchè sa che Giuda verrà lì, e lì liberamente si consegna; per Giovanni la vera agonia del Messia è qui; qui subisce l’attacco della paura, il desiderio di fuga (“E che devo dire, passi da me quest’ora”?) e qui avviene la sua piena consegna nelle mani del Padre. E’ qui che Gesù dice una parola di totale e definitiva compromissione: Padre, glorifica il tuo nome! Cioè, “Padre, rendimi capace di attraversare quest’ora mostrando la tua gloria” e lo sappiamo, per Giovanni la gloria di Dio non è gloria di trionfo ma è la gloria paradossale di un Crocefisso; è lì, sulla croce, che Gesù dirà davvero chi è Dio , lì griderà al Padre il suo amore perchè gli uomini riconoscessero il suo amore fino all’estremo (cfr Gv 13,1). Sul momento quei greci non ricevono risposta, ma la risposta vera la riceveranno poi: dalla croce Cristo attirerà tutti a sè. E’ alla croce che il Figlio di Dio dà “appuntamento” a tutti gli uomini.
Da lì scaturirà il giudizio; scaturirà cioè il discernimento di tutto; la croce dirà la verità su tutto. Le braccia spalancate del Crocefisso possono essere colte come braccia che accolgono e danno perdono e pace…ma quell’Uomo con le braccia spalancate, e inchiodato al legno degli infami, può essere colto da altri come stoltezza infinita di un’impotenza incapace di salvare, che ha posto nella potenza la sua fiducia.
La croce svela tutto: ci dice chi è il Padre (è il Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito ; Cfr Gv 3, 16), ci dice chi è il Figlio Gesù (è colui che ha amato fino all’estremo ; Cfr Gv 13,1); ci dice chi sono i discepoli (sono coloro che fuggono tranne il discepolo amato che lo segue fino al Golgotha; cfr Gv 18,8 e 19,26); ci dice chi è il mondo (è tutto ciò che ha inchiodato il Figlio al legno dei maledetti ma che, essendo oggetto dell’amore di Dio , deve essere attratto dal Figlio; cfr Gv 12,32).
La via dell’ora è dunque chiara ma è costosa …infatti in questo passo di Giovanni, Gesù consegna alla Chiesa – e oggi consegna a noi in questa Quinta domenica di Quaresima – la parola sul chicco di grano che deve cadere a terra e morire per dare frutto…Se nei Sinottici il chicco sparso dal Seminatore è la Parola dell’Evangelo, qui in Giovanni, il chicco di grano che deve scendere nella terra e spezzarsi, provare l’orrore della morte per dare vita, è una metafora potente e dolcissima di ciò che Gesù è venuto a fare: Padre, per questo sono venuto ! esclama Gesù in questo racconto giovanneo. Gesù si abbandona all’ora ed è pronto per entrare nella Passione che sarà amore fino all’estremo … Lo straordinario è che Gesù invita anche noi a seguirlo: Se uno mi vuol servire mi segua e là dove sono io sarà anche il mio servitore. Stare dove è Lui: certo, nell’intimità del Padre ma prima, stare dove Lui è, è stare sulla croce di un amore costoso .
Una parola questa che il Quarto Evangelo dice con forza a chi già si proclama Chiesa di Cristo, a coloro che, come noi, si proclamano suoi discepoli e “servitori ”; insomma, non si può seguire Gesù e “amare” la propria vita, pensare di “salvarla”, di preservarla, di metterla “sotto chiave” perchè nulla e nessuno la tocchi! Si può essere di Gesù solo se si è disposti a donare la vita, fino all’estremo e senza compromessi, senza “barare”; è necessario entrare nell’ora del Figlio dell’uomo!
Solo così il principe di questo mondo, il diavolo, il divisore, verrà gettato fuori dalla storia; Gesù l’ha fatto, l’ha gettato fuori perchè il diavolo è brama di potere, di prevaricazione, è “salvare stessi” a prezzo degli altri, che si possono e devono “perdere” per i “miei interessi”… Gesù ha gettato fuori il principe di questo mondo, perchè è stato pronto a chinarsi ai piedi degli uomini, a contatto con le loro miserie e vergogne…chi sta ai piedi dei fratelli, chi, come il chicco di grano, è disposto a cadere in terra per dare frutto, getta fuori il principe di questo mondo, colui che presiede la mondanità e proclama di continuo le buone ragioni dell’ “ego”, le buone ragioni della “propria vita”, delle “proprie cose”, dei “propri progetti” al di sopra di tutto…anche di Dio…anzi, prima di tutto, al di sopra di Dio!
Eccoci pronti, dunque, ad entrare nella Santa Settimana ma non per ripetere riti antichi e suggestivi, ma per decidere di dare accesso all’ora di Gesù nelle nostre vite!
E sarà la Pasqua del Signore !