Immacolata Concezione (Anno C) – Maria, terra di Dio

 

L’IMPOSSIBILE CHE SI FA POSSIBILE

 

Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11.12; Lc 1, 26-38

 

Secondo il racconto di Genesi, che oggi si ascolta, Eva aveva peccato perché aveva creduto ad una menzogna insinuante del tentatore: il serpente striscia e si insinua, proprio come la tentazione, specie la più sottile!
«Puoi non essere più creatura e puoi diventare come Dio …» e il “terreno” di Eva diventa “terreno” di morte e di miseria, di dolore e di maledizione, parole queste che il testo di Genesi enumera con sgomento!
Tuttavia il “terreno” di Eva non è un terreno primordiale, un’origine infausta che sta solo in un “in-principio” di cui portiamo nostro malgrado i segni. Non è così! Una tale lettura di queste pagine forti e paradossalmente luminose del Libro della Genesi è un vero errore, un errore che in qualche modo potrebbe deresponsabilizzarci. Il “terreno” di Eva è il nostro “terreno” quotidiano, è il “terreno” infestato dai nostri “no” alla creaturalità, dai nostri “no” a Dio e alla sua signoria, “no” sottili e, a volte, inconfessati e inconfessabili. I nostri “terreni” generano morte perché è vero che noi vogliamo essere come Dio, noi stessi misura del bene e del male, del vivere e del morire, dei tempi e degli spazi che appartengono solo a Dio. Eva è figura potente che evoca il buio dell’uomo, di quell’uomo che, creato per generare vita (il nome di Eva è evocativo di vita!) finisce per generare morte.

Oggi Eva è posta dalla liturgia della Chiesa a fare da sfondo antitetico all’icona di Maria, la Vergine di Nazareth.

Al cuore dell’Avvento, oggi Maria ci è posta innanzi come “terra” feconda perché accoglie il seme di Dio e così genera Dio nella carne, rimanendo con fermezza creatura e creatura umile e colma di stupore. Se Eva agisce e, con le sue mani, strappa il frutto di morte e disobbedienza, Maria sceglie di “non agire” per permettere a Dio la sua azione, la sua opera. Maria, nel notissimo passo di Luca dell’Annunciazione, fa domande, chiede, ma lo fa solo per essere più obbediente, chiede per mettere tutte le sue azioni solo sotto il segno della più vera obbedienza.
Maria scopre che c’è un primato di Dio nella sua vita, che Dio ha guardato a Lei “prima”, e non rispondendo a sue azioni di “giustizia”. Maria si sente chiamata da Gabriele colmata di grazia con un nome cioè che rivela un “prima” in cui lei stessa non ha parte. In fondo, dire che Maria è l’Immacolata è affermare questo “prima” gratuito di Dio.

Maria, diversamente da Eva, diversamente da noi, non ha la presunzione di avere tutto nelle sue mani, non ha la presunzione di voler controllare tutte le possibilità, non ha la presunzione del potere “assoluto”, sciolto cioè dalla coscienza di essere creatura.

La sua verginità, paradossalmente feconda, ci racconta con fermezza che nulla è impossibile a Dio. La verginità di Maria, così come la sterilità di Elisabetta che genera il Battista, o – prima ancora – quella di Sara che genera Isacco, e quella di Anna che genera Samuele, ci spalanca dinanzi l’impossibile che Dio fa possibile con la sua grazia e la sua misericordia.

Come dicevamo, Gabriele chiama Maria “riempita di grazia”: è più esatto infatti tradurre il testo di Luca con «Rallegrati, riempita di grazia!» perché Maria è tale non per sua virtù, per suoi meriti, per sua potenza … è “piena di grazia” perché riempita di grazia.
Il primato è sempre di Dio, e Maria lo riconosce; diversamente da Eva, Maria si dichiara serva della Parola che in lei deve solo trovare il “terreno” per piantare la sua tenda di vera carne.
Maria offre al Messia, al Figlio dell’Altissimo, all’Atteso, la sua carne di creatura e, dalla sua carne, germina Dio! La sua carne di donna, fatta madre dalla grazia, diverrà in Gesù carne di Dio. E’ vertiginoso!

La solennità di oggi celebra dunque non tanto un privilegio di Maria ma soprattutto il sogno di Dio su di lei, il compimento in lei dell’evangelo della grazia. Nella sua “povera” carne di donna splende una possibilità offerta agli uomini: la possibilità di essere terra di Dio … rimanendo terra ma essendo tutta di Dio. Il mistero di oggi è la santità di Maria, è il suo essere stata “messa da parte” dal progetto di Dio. Il Signore l’ha prescelta e salvata, l’ha separata dal terreno “infestato” di Eva, l’ha fatta terreno santo, nuovo su cui il Figlio poteva piantare la sua tenda.

Maria è “tutta santa”, così come dicono le Chiese d’Oriente volgendo in forma positiva l’appellativo occidentale di Immacolata, perché Dio così l’ha voluta per l’incarnazione del Figlio. Gesù, che percorrerà le strade degli uomini facendosi carico di tutte le loro miserie, dei loro orrori, dei loro peccati, nasce da una carne come la nostra, ma tutta di Dio fin dal momento del suo concepimento.

Maria è tutta di Dio, e la sua verginità ne è conferma; e lo è cosciente e consapevole, felice della sua condizione di creatura e di chiamata: Maria obbedisce e non vuole fare né un po’ di più, né un po’ di meno di quanto Dio le chiede … Maria si fa disponibile a che la Parola avvenga in lei.

Nel nostro percorso di questi giorni Maria è per noi figura straordinaria dell’Avvento per il suo essere terreno libero, disponibile, accogliente e perciò fecondo della Parola. Maria è icona dell’Avvento perché la sua attesa è rivolta tutta, da quell’ora del suo , a Colui che cresce dentro di lei e da lì deve portare pace e salvezza a tutte le genti.

Così deve essere anche per noi che siamo chiamati a far crescere Cristo in noi (cfr Ef 4, 13) fino alla pienezza.

La Vergine Immacolata, Madre del Signore, la Figlia di Sion in cui si compie ogni promessa, ci insegni ad essere, con gioia e coraggio, terreno di un Avvento che è maturazione piena in noi di Cristo, compimento di ogni verità dell’uomo.

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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La Vergine di Antonello da MessinaIL PRIMATO DELLA GRAZIA

Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1, 26-38

 

Domenica scorsa, nel presentarci il Battista, la pagina dell’Evangelo citava le parole profetiche di Isaia: Preparate la via del Signore (Is 40,3). La venuta del Signore è dono di grazia che cerca le “vie” da noi preparate, che cerca un assenso pieno e coraggioso al suo irrompere e la solennità di oggi è qui, al cuore dell’Avvento, a dirci che le vie preparate poi, in fondo, sono opera di Grazia!

Maria è certamente una via preparata al Signore, è certamente un sentiero che, sul terreno accidentato della storia, scorre su colli appianati e burroni e valli riempiti…Maria è però via approntata da Dio.

Maria, allora, è oggi al centro di questa liturgia, per dirci che davvero basta la Grazia, come Paolo dice con forza nella sua Seconda lettera ai cristiani di Corinto (12,9). La “via” che Maria fu per la venuta del Figlio di Dio fu “via” approntata solo dalla Grazia! Una “via” che certamente donò il suo pieno assenso al dono di Grazia e alle grazie che gratuitamente le erano date, una “via” che di cero permise l’accesso di Dio nella sua vita e nella storia degli uomini, una “via” però tutta frutto di Grazia e assolutamente non di merito.

La solennità di oggi potrebbe essere definita proprio la celebrazione del primato della Grazia. Maria è Colei che restituisce a Dio il suo primato, la sua piena signoria; la liturgia  oggi canta: La Grazia che Eva ci tolse ci è ridata in Maria…In Lei il dono di Grazia è stato pienamente accolto…Il racconto delle conseguenze del primo peccato ci ha narrato, nella prima lettura,  quello che avviene in noi ogni qual volta rubiamo a Dio il suo primato, ogni qual volta non permettiamo alla Grazia di irrompere al di là delle nostre potenze o impotenze. Il racconto, tratto dal Libro della Genesi, non ci narra una storia primordiale in senso cronologico, ma una storia primordiale in ciascuno di noi…Dove sei? è la domanda di Dio che spesso ci trova fuggiaschi, nascosti, vergognosi…è la domanda che spesso ci trova “accusatori” e mai consapevoli di quel che si è: la donna che tu mi hai posto accanto…il serpente mi ha ingannata…

            In un giorno di Nazareth la domanda primordiale risuonò nel cuore di Maria e trovò un “Eccomi” pieno…la “via” di Eva fu “via” di fuga e nascondimento, la “via” di Maria fu “via” di offerta di sé, fu “via” di consapevolezza di una identità tutta relativa a Dio…Se infatti l’angelo l’ha chiamata colmata di Grazia, dandole un nome nuovo, Maria si percepisce tutta esistente per il Signore: Eccomi, sono la serva del Signore…Avvenga in me la tua Parola.

La Chiesa ha compreso che in Maria la Grazia era stata eminentemente preveniente; la “via” davvero era stata approntata dal Signore; la Chiesa ha proclamato questo mistero di grazia che è l’Immacolata andando ben oltre gli intenti devozionali che forse animavano tanti questo titolo.  L’Immacolata è annunzio di un primato di Dio che opera preparando la creatura  ad essere  terra per il suo Avvento.  Il sì di Maria è certo un sì libero e pienamente umano ma fiorisce su un terreno salvato dalla Grazia fin dal primo istante del suo concepimento.  Maria non è diminuita da questo nella sua umanità; e d’altro canto come poteva essere luogo dell’umanità di dio se le fosse stata tolta l’umanità che è libertà concreta ed esercitata fino in fondo?

Contemplando il mistero di Maria non dobbiamo essere portati solo allo stupore e all’ammirazione ma soprattutto alla lode a Dio che in Lei ci annunzia che la salvezza, la gioia, la pienezza di senso non le si acquista a forza di accumulo di meriti ma accogliendo soltanto un dono! Un dono di cui l’umanità è destinataria fin dal principio, fin dalle profondità di quel “sogno” di Dio da cui è fiorita la creazione…il racconto di Genesi ce lo dice con le sue straordinarie categorie narrative; l’inganno in cui l’uomo cade è quello di pensare a quel dono come qualcosa da rubare o da conquistare. Le mani ladre e sospettose di Adam e della sua donna sono le nostre mani che cercano, in un delirio religioso pervertito, di accumulare per lo meno dei meriti per comprare il dono

In Maria Dio ci dice che i doni non si comprano, si accolgono soltanto con mani aperte, disarmate e grate.

Maria fu tutta accoglienza e ricevette il Dono: incredibilmente, Dio stesso nella sua carne, incredibilmente Dio stesso che, nato da Lei, si chiamerà Gesù. L’angelo le dice il nome del Figlio di Dio che da lei nascerà, nome che dice la salvezza: Gesù significa, infatti, Dio salva…sì, Dio salva, in cambio di niente…Bisogna solo accoglierlo!

Al cuore dell’Avvento Maria ci mostra il volto della vera attesa e accoglienza; al cuore dell’Avvento Maria ci è mostrata dal Padre come narrazione di una Grazia che tutto dona e nulla chiede se non un sì, se non mani aperte e cuore spalancato.

Il dono certo è grande e desta timore…anche Maria ha temuto. Ma poi come Lei siamo chiamati a capire che non è importante la paura, è più importante fidarsi di un’offerta d’amore che spalanca porte di infinito e di vita piena…un fidarsi che spalanca le porte al venire di Dio.




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Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11.12; Lc 1, 26-38

Secondo il racconto di Genesi che oggi si ascolta, Eva aveva peccato perché aveva creduto ad una menzogna insinuante del tentatore (il serpente striscia, si insinua … proprio come la tentazione, specie la più sottile!): “Puoi non essere più creatura e puoi diventare come Dio” e il “terreno” di Eva diventò “terreno” di morte e miseria, di dolore e maledizione (parole tutte che il testo di Genesi enumera con sgomento!) … il “terreno” di Eva però, si badi bene, non è un terreno primordiale, un’origine infausta che sta solo in un “in-principio” di cui portiamo, nostro malgrado i segni. Non è così!

Una lettura così di queste pagine forti e paradossalmente luminose del Libro della Genesi è un vero errore, un errore che in qualche modo potrebbe deresponsabilizzarci. Il “terreno” di Eva è il nostro “terreno” quotidiano, è il “terreno” infestato dai nostri “no” alla creaturalità , dai nostri “no” a Dio e alla sua signoria , “no” sottili e, a volte, inconfessati e inconfessabili. I nostri “terreni” generano morte perché è vero che noi vogliamo essere come Dio , misura noi stessi del bene e del male, del vivere e del morire, dei tempi e degli spazi che appartengono solo a Dio. Eva è figura potente che evoca il buio dell’uomo, di quell’uomo che, creato per generare vita (il nome di Eva è evocativo di vita!) finisce per generare morte.  Oggi Eva è posta dalla liturgia della Chiesa a fare da sfondo antitetico all’icona di Maria, la Vergine di Nazareth.  Al cuore dell’Avvento oggi Maria ci è posta innanzi come “terra” feconda perché accoglie il seme di Dio e così genera Dio nella carne rimanendo con fermezza creatura e creatura umile e colma di stupore . Se Eva agisce e, con le sue mani, strappa il frutto di morte e disobbedienza, Maria sceglie di “non agire” per permettere a Dio la sua azione, la sua opera. Maria, nel notissimo passo di Luca dell’Annunciazione, fa domande, chiede, ma lo fa solo per essere più obbediente , chiede per mettere tutte le sue azioni solo sotto il segno della più vera obbedienza .  Maria scopre che c’è un primato di Dio nella sua vita, che Dio ha guardato a Lei “prima” e non rispondendo a sue azioni di “giustizia”. Maria si sente chiamata da Gabriele colmata di grazia con un nome cioè che rivela un “prima” in cui lei stessa non ha parte. In fondo, dire che Maria è l’Immacolata è affermare questo “prima” gratuito di Dio.  Maria, diversamente da Eva, diversamente da noi, non ha la presunzione di avere tutto nelle sue mani, non ha la presunzione di voler controllare tutte le possibilità, non ha la presunzione del potere “assoluto”, sciolto cioè dalla coscienza di essere creatura.  La sua verginità, paradossalmente feconda, ci racconta con fermezza che nulla è impossibile a Dio; la verginità di Maria (come la sterilità di Elisabetta che genera il Battista, o prima ancora quella di Sara che genera Isacco o quella di Anna che genera Samuele) ci spalanca dinanzi l’impossibile che Dio fa possibile con la sua grazia e la sua misericordia.  Come dicevamo, Gabriele chiama Maria “riempita di grazia” (così è più esatto tradurre il testo di Luca: Rallegrati, riempita di grazia !) perché è tale non per sua virtù, per suoi meriti, per sua potenza … è “piena di grazia” perché riempita di grazia.  Il primato è sempre di Dio, e Maria lo riconosce … diversamente da Eva, Maria si dichiara serva della Parola che in lei deve solo trovare il “terreno” per piantare la sua tenda di vera carne.  Maria offre al Messia, al Figlio dell’Altissimo, all’Atteso, la sua carne di creatura e, dalla sua carne germina Dio! La sua carne di donna, fatta madre dalla grazia, diverrà in Gesù carne di Dio. E’ vertiginoso!  La solennità di oggi celebra dunque non tanto un privilegio di Maria ma soprattutto il sogno di Dio su di lei, il compimento in lei dell’evangelo della grazia. Nella sua “povera” carne di donna splende una possibilità offerta agli uomini: la possibilità di essere terra di Dio … rimanendo terra ma essendo tutta di Dio. Il mistero di oggi è la santità di Maria, è il suo essere stata “messa da parte ” dal progetto di Dio. Il Signore l’ha prescelta e salvata, l’ha separata dal terreno “infestato ” di Eva, l’ha fatta terreno santo, nuovo su cui il Figlio poteva piantare la sua tenda.  Maria è “tutta santa” (come dicono le Chiese d’oriente volgendo in forma positiva l’appellativo occidentale di Immacolata ) perché Dio così l’ha voluta per l’incarnazione del Figlio. Gesù che percorrerà le strade degli uomini facendosi carico di tutte le loro miserie, dei loro orrori, dei loro peccati, nasce da una carne come la nostra ma tutta di Dio fin dal momento del suo concepimento.  Maria è tutta di Dio (e la sua verginità ne è conferma) e lo è cosciente e consapevole, felice della sua condizione di creatura e di chiamata; Maria obbedisce e non vuole fare né un po’ di più, né un po’ di meno di quanto Dio le chiede … Maria si fa disponibile a che la Parola avvenga in lei.  Nel nostro percorso di questi giorni Maria è per noi figura straordinaria dell’Avvento per il suo essere terreno libero, disponibile, accogliente e perciò fecondo della Parola. Maria è icona dell’Avvento perché la sua attesa è rivolta tutta, da quell’ora del suo sì , a Colui che cresce dentro di lei e da lì deve portare pace e salvezza a tutte le genti.  Così deve essere anche per noi che siamo chiamati a far crescere Cristo in noi (cfr Ef 4, 13) fino alla pienezza.  La Vergine Immacolata, Madre del Signore, la Figlia di Sion in cui si compie ogni promessa ci insegni ad essere, con gioia e coraggio, terreno di un Avvento che è maturazione piena in noi di Cristo compimento di ogni verità dell’uomo.

P. FABRIZIO CRISTARELLA ORESTANO




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