Santa Famiglia

NON C’E’ EGITTO CHE DURI PER SEMPRE

Sir 3,2-6.12-14; Sal 127; Col 3, 12-21; Mt 2,13-15.19-23

 

 

Contemplare con gioia il mistero dell’Incarnazione è attitudine necessaria e vitale, ma è un’attitudine che subito si scontra con la storia di peccato in cui il nostro Dio si è voluto immergere proprio con l’Incarnazione.

La storia non è un’oasi di pace, la storia rigurgita sangue e dolore ed il Figlio di Dio vi si immerge senza sconti e senza privilegi.

E’ nato nel grembo caldo di una famiglia umana, una famiglia contemporaneamente ordinaria e straordinaria. La sua ordinarietà, coniugata con la sua straordinarietà, fa sì che oggi la Chiesa guardi a quella famiglia come modello per le nostre famiglie. Siamo convinti che questa esemplarità è un po’ azzardata in quanto troppo straordinaria è quella Famiglia ma è pur vero comunque che quella Famiglia ci dice una verità per la nostra vicenda di uomini concreti segnati dal dono della fede: non c’è nessuna esenzione per chi crede! Quanto è meschina quell’idea (madre di tanti “delusi” da Dio!) per la quale chi crede e compie le opere della giustizia dovrebbe essere esentato dal dolore, dai patimenti fisici e morali, dall’emarginazione! Quanto è misera e calcolatrice questa concezione di una fede che metta al riparo dalla vita!

Il racconto evangelico di oggi ci dice perfettamente il contrario, e ci ricorda che il solo giusto è stato minacciato da una spada assassina dal principio della sua vicenda umana fino al concretarsi di quell’antica minaccia di Erode sulla croce piantata sul Golgotha. Nessuna esenzione al Figlio di Dio nella carne degli uomini, nessuna esenzione per colei che fu madre e vergine dell’Emmanuele, nessuna esenzione per Giuseppe, figlio di Davide e uomo giusto!

La vicenda, che Matteo si compiace di narrarci per motivi più teologici che strettamente storici (Luca ignora questa fuga in Egitto!), contiene nel suo svolgersi l’indicazione di ciò che davvero occorre al credente per percorrere le strade della storia.

Ancora Giuseppe ne è umile maestro: ascolta e obbedisce!

Nell’ultima domenica d’Avvento l’abbiamo visto in quell’obbedienza che lo ha trasformato, dicevamo, da ragazzo innamorato con un suo progetto, in ultimo dei Patriarchi della Prima Alleanza, da custode di un piccolo sogno con confini precisi segnati da una bottega, una casa come le altre, una sposa feconda a custode del più grande sogno di Dio: essere per sempre per noi uomini l’Emmanuele, il Dio-con-noi.

Quell’obbedienza consegna a Gesù la discendenza davidica, quell’obbedienza permette a Dio di chiamare “figlio” quel bambino e permette a Israele di chiamarlo “Nazoreo”. Giuseppe è sempre connesso con i nomi di Gesù: lui lo chiama Gesù (cfr Mt 1,21), andando in Egitto permette a Dio di chiamarlo mio figlio (Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio) e, stabilendosi a Nazareth permette al popolo di Israele di chiamarlo Nazoreo e quindi riconoscerlo come colui che Dio aveva promesso (Nazareth ha la stessa radice di “neser” che significa “germoglio”: Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (cfr Is 11,1); Da sempre germoglio è il suo nome (cfr Sal 72,17).

A Giuseppe tocca questa obbedienza che dà il nome al Verbo eterno di Dio: Gesù, Figlio, Nazoreo; il suo nome proprio, la sua qualità di Figlio di Dio, il suo essere adempimento delle attese di Israele.

L’Evangelo di oggi mostrandoci l’opera di obbedienza di Giuseppe ci fa guardare all’Incarnazione con tutta la sua crudezza; oggi ci è detto il perché profondo dell’Incarnazione di Dio: il Verbo divenne carne (cfr Gv 1,14) per seguirci negli esili e nelle miserie, per fare strada con noi in un nuovo, continuo esodo in cui desidera che anche noi tutti siamo figli chiamati dall’Egitto… L’esilio per la Scrittura fu esperienza dell’Egitto e di Babilonia, due esperienze diverse: l’Egitto fu un esilio diventato schiavitù a causa del peccato degli altri (il Faraone, gli aguzzini…), Babilonia fu esilio causato invece dall’infedeltà di Israele; il Figlio di Dio vivendo l’esilio comincia quella ricerca dell’uomo negli inferi subiti o creati dalla propria iniquità…Nel tornare dall’esilio, Gesù giunge a Nazareth e lì riceve il nome di germoglio, perché inizio di una nuova storia di libertà… Isaia aveva cantato: Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse; la stirpe di Iesse (padre del re Davide) pareva secca per sempre ed il Messia sembrava un sogno impossibile ma ecco che quel tronco secco è fiorito per la Grazia di Dio e per l’obbedienza di Giuseppe figlio di Davide…ma non è solo quel tronco secco di Iesse che in Gesù fiorisce ma in Lui fiorisce il ceppo di tutta l’umanità che è  infecondo di pace, di bene, di amore perché asservito dal peccato; fiorisce di una santità che non si può dare da sola; la salvezza infatti viene dal grembo di una Madre vergine per dirci che l’uomo nuovo Gesù solo Dio poteva darcelo! L’uomo nuovo può essere solo accolto come dono, proprio come fecero Maria con il suo grembo e Giuseppe con la sua obbedienza.

A Nazareth il Figlio di Dio entra nell’umile quotidiano; il Dio-con-noi è davvero con noi e santifica ogni ferialità, ogni riposo e fatica, ogni gioia ed ogni dolore, ogni amore ed ogni timore…l’esodo di Dio verso l’uomo ed il suo mondo è iniziato perché si compia l’esodo dell’uomo verso il mondo di Dio.

Maria e Giuseppe compagni di questo esodo e di quella quotidianità sono davvero primizia di una nuova storia in cui Cristo è cuore dei giorni. In tal senso ogni comunità umana, a partire da quella familiare, scopre nell’Evangelo un segreto che è fonte di vera pace e di senso: la presenza di Cristo che è presenza di Dio perché Lui è l’Emmanuele.

Il germoglio (“neser” cfr Is 11,1) è il consacrato di Dio (“nazir” cfr Gdc 13,5.7) che fa fiorire l’umanità nuova rendendola santa con la sua santità.

Lo straordinario di tutto questo è che ci vien detto che questa nostra povera carne può essere davvero luogo di santità! E se il peccato fa scorrere sangue innocente e costringe i giusti all’esilio non dobbiamo temere perché Dio compie ogni sua parola e promessa e l’Emmanuele è Dio-con-noi anche negli esili, nelle ingiuste fughe e non-senso dell’odio del mondo.

Non c’è “Egitto” che duri per sempre!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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NE PORTIAMO I SEGNI NELLA CARNE?

Veglia Gen 1,1-2,2; Gen 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14;Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-28; Rm 6,3-11; Mc 16, 1-8 Messa del giorno At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4 (opp. 1Cor 5,6b-8); Gv 20,1-9 (sera Lc 24,13-35)

 

E’ la Pasqua del Signore! E’ il suo passaggio definitivo per le nostre morti, per le nostre miserie, per le strade impervie e desolate della nostra storia! Le ha percorse tutte queste nostre strade: le strade del quotidiano bello, pieno di senso, di no di uomini e donne da amare, da trarre fuori da dolori e lutti; le strade dell’amicizia più vera e della fraternità senza condizioni, le strade della verità di Dio da proclamare senza arroganza ma anche senza diminuzioni o addolcimenti…strade che hanno incrociato le vie dell’odio e della miseria del mondo! Qui Gesù ha scelto di salire sulla croce e di amare fino all’estremo …mentre gli uomini gli gridavano il loro “no”, Dio, in Cristo Gesù, ha gridato loro il suo “sì”.

Il Signore passa per gridare questo “” all’uomo ed oggi è il giorno santissimo di questo “sì”; giorno di luce per questo suo passare ; è passato per le nostre vite e ora ci chiede se vogliamo andare con Lui oltre; le donne che, nel mattino di Pasqua, vanno al sepolcro ci vanno con il carico del loro passato e del loro dolore; quante lacrime sono mescolate a quei preziosi profumi che portano per quel cadavere da ungere per un “sempre” ineluttabile perchè è il “sempre” della morte…sono ancora legate al passato e ad un passato gonfio ormai solo di lacrime e nostalgie senza risposta…ma il futuro irrompe dove esse non lo attendevano: Non è qui! E’ risorto! Vi precede! Sì, ci precede …ci precede in un esodo dal morire, in un esodo dal nulla…ci precede perchè l’amore ha forza per correre avanti…il discepolo amato, ci racconta l’Evangelo, corse più veloce di Pietro …ma, prima ancora, aveva corso più veloce il Figlio amato, aveva corso avanti spinto dall’amore, aveva corso la sua vita meravigliosa amando ed era salito sulla croce per proclamare che quella vita così era la vera vita dell’uomo! Era salito sulla croce per fare di quel suo amore un atto concreto, un atto costoso, capace di generare un modo nuovo, un modo “altro” di essere uomo, di essere davvero vivi !

C’è un segreto profondo nella Pasqua di Gesù, ed è un segreto che si consuma tutto nell’intimità tra Gesù ed il Padre suo; è questo segreto la cosa più importante della Pasqua; più importante del sepolcro vuoto ed anche più importante degli incontri che il Risorto avrà con i suoi. Gesù è il Figlio che è andato a cercare i figli prodighi e perduti e, per loro, si è fatto prodigo e perduto anch’egli (cfr Lc 15, 11-32)! Prodigo, perchè ha speso tutta la vita che il Padre gli aveva dato, fino all’ultima goccia di sangue, di volontà, di se stesso…si è fatto perduto perchè è stato annoverato tra gli empi (cfr Is 53,9), nella morte vergognosa degli schiavi, si è fatto maledizione per i maledetti (cfr Gal 3,13), si è fatto peccato per i peccatori (cfr 2Cor 5,21)…il segreto stupefacente è che il Padre lo è andato a cercare lì nel silenzio tremendo del sepolcro…lì dove la vita tace, dove il buio non ha spiragli, lì dove la speranza è morta, lì dove la morte regna incontrastata e comincia a distruggere ciò che è ogni uomo è stato!

Lì il Padre gli ha spalancato le braccia e l’ha stretto a sè dando vita e risurrezione al Figlio morto per amore…l’abbraccio dello Spirito ha fatto fiorire la vita dal sepolcro di Gerusalemme…e allora tutto è stato diverso…Tutto è diverso!…

Sì, qui sulla nostra terra tutto pare andare come sempre, si soffre, si dispera, si piange e si muore…ma tutto non è più come prima!! Ora nelle zolle di questa nostra terra è seminato un seme di vita che riguarda tutti! In quell’abbraccio ritrovato tra il Padre e il Figlio nel buio di quel sepolcro di Gerusalemme, il Padre ha ricevuto dal Figlio, tra le braccia, la moltitudine degli uomini !

In quest’alba di Pasqua siamo stretti in quell’abbraccio assieme al corpo di Gesù martoriato per amore!

Per Cristo, con Cristo ed in Cristo!”…diciamo in ogni Eucaristia, ed è così: per Cristo , attraverso di Lui, con Cristo, insieme a Lui perchè senza di Lui non possiamo far nulla (cfr Gv 15,5), in Cristo, intimamente legati a Lui; siamo sua carne, suo corpo, innestati vitalmente in Lui che ha preso la nostra carne senza vergognarsene ma assumendola e amandola!

Gesù, il Figlio, era venuto a cercarci e ci aveva trovato nel fondo dell’inferno del dolore colmo di “perchè?” senza risposta; lì ci aveva caricati sulle sue spalle di Pastore buono e bello (cfr Gv 10,14), e ora ci porta nell’abbraccio di tenerezza infinita del Padre che lo ama eternamente, ed eternamente ama, in Lui, anche noi…

E’ l’Evangelo! E’ la buona notizia: siamo amati, abbiamo speranza; la morte non sarà l’ultima parola nè su di noi, nè sulla storia! L’Evangelo è Gesù…l’Evangelo è la Risurrezione, Gesù è la buona notizia; con tutto ciò che ha detto e fatto non poteva restare nella morte! La buona notizia è la sua Risurrezione !

Risurrezione: parola insensata ed estranea alle conoscenze dell’uomo! Parola incomprensibile per il mondo che crede solo nella morte e serve la morte e si serve della morte! Risurrezione: parola che noi credenti in Cristo abbiamo la vocazione di proclamare al mondo mostrandone i segni nella nostra carne!

Portiamo i segni della Risurrezione? Porta i segni della Risurrezione solo chi porta prima i segni della croce: segni di un amore che costa e che si sceglie nella libertà più piena…porta i segni della Risurrezione chi ama con Lui e come Lui (cfr Gv 13, 34) ed è perciò afferrato in un vortice di senso che fa rifiorire i giorni, le fatiche dei giorni, le lotte dei giorni, perfino il dolore dei giorni!

Vivere da risorti è la grande possibilità che quest’esodo nuovo ci offre…Ricordiamo le Dieci Parole : “Io sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù …perciò tu sarai capace di …” (cfr Es 20, 2). Nell’ora della Risurrezione, nell’ora del compimento dell’esodo, il Signore ci dice: “Io sono il Signore che ti ho condotto alla libertà dell’amore fino all’estremo, l’ho fatto scendendo sulla strada costosa della croce fino ai tuoi inferni di schiavitù! Per questo sarai capace di… vivere da risorto, da uomo nuovo, da figlio e non più da schiavo. Sarai capace di camminare nella storia seminando amore e sapendo che la meta è lì dove sono io, assiso alla destra di Dio…sarai capace di camminare nella storia pensando alle cose di lassù !”

Cantiamo l’alleluia allora non come un canto rituale, ma come un grido di giubilo che erompe da cuori davvero liberati!

E’ la Pasqua del Signore!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 




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