Battesimo del Signore (Anno C) – Un’ora di grazia!

 

 VICINO ALL’UOMO E ALLA STORIA

Is 40, 1-5.9-11; Sal 103; Tt 2, 11-14; 3, 4-7; Lc 3, 15-16.21-22

 

Questa domenica conclude, con grandissime prospettive, il Tempo di Natale e ci proietta in quel cammino quotidiano che la liturgia della Chiesa sottolinea come “Tempo ordinario” che non è un tempo “minore”, di minore importanza, ma è la nostra vita appunto “ordinaria”: qualcosa, dunque, di grande importanza!

Questa domenica del Battesimo del Signore ci ripresenta, come una grande sinfonia, tutti i temi che, in qualche modo, abbiamo udito e contemplato nei giorni del Natale.

Risentiamo oggi le parole della consolazione per bocca del Profeta Isaia: la presenza di Gesù, il Figlio eterno fatto carne, vicinanza estrema di Dio, è davvero consolazione per le vie dolorose della storia; è davvero via dritta e spianata per giungere alla nostra piena umanità, come ha scritto Paolo nel bellissimo testo della Lettera a Tito che abbiamo ascoltato anche nella Notte del Natale: E’ venuto ad insegnarci a vivere «in questo mondo»: è questa la via della rivelazione cristiana per giungere a Dio, la via dell’uomo!

E il Figlio si immerge nelle acque torbide del nostro peccato, uomo tra gli uomini, infinitamente santo ma in fila con i peccatori, Signore della storia ma sottomesso alla mano del Battista!
Ora di grazia questa discesa nel Giordano, ora di grazia per noi uomini, ora di grazia per lo stesso Gesù che qui termina il suo percorso, diremmo oggi, di discernimento, nella ricerca della sua identità; ora di grazia per Lui che riceve dal Padre quella parola rivelativa: «Tu sei il mio Figlio, l’amato, in te mi sono compiaciuto»! Finalmente qui Gesù sa pienamente la sua identità di Figlio e la sua missione di salvezza che già il suo stesso solo nome portava.
Gesù” è in ebraico “Jeoshuah” che vuol dire proprio “Il Signore salva”. Con Gesù dalla nostra parte, in fila con i peccatori fino a diventare egli stesso “peccato” appeso alla croce, inizia per noi uomini un tempo nuovo, un tempo di consolazione e di possibilità di vita altra, tempo di compagnia piena e definitiva di Dio. In Gesù si manifesta la vicinanza estrema di Dio alla storia e ad ogni uomo!

Nel passo di Luca che oggi si ascolta è impressionante un contrasto: il Battista, per dichiarare senza mezze misure di non essere lui il Cristo, sottolinea una infinita distanza tra lui stesso e quel Veniente, che battezzerà in Spirito santo e fuoco; dirà, infatti: «Non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali».
Dio invece, in quel Figlio sceso nel Giordano, grida la sua vicinanza all’uomo e alla storia!
Al Giordano Dio finalmente si rivela per quello che è: Padre e Figlio e Spirito Santo!
Così la terra è raggiunta dalla voce del Padre, dalla carne del Figlio, dalla discesa dello Spirito “in forma corporea”: forte richiamo, questo, alla corporeità dell’uomo il quale lì, nella sua carne, dovrà dare accesso a Dio, al suo Soffio rinnovatore.

Se il primo Adam si era nascosto da Dio e i cieli si erano chiusi (cfr Gen 3, 8.24) quest’ultimo Adam, Cristo Gesù, si spalanca a Dio nella preghiera e i cieli si aprono sulla storia degli uomini! Luca annota con sottigliezza, infatti, che la manifestazione di Dio avviene dopo il Battesimo e mentre Gesù pregava.
«Pregava»… sì, è solo nella preghiera che il nostre essere figli si fa chiaro e può dipanarsi come vita altra, vita di figli e non di schiavi, vita nella storia, «in questo mondo»!
La preghiera è l’“atmosfera” in cui il battezzato può sopravvivere come figlio! Senza questo “respiro” di vita che è la preghiera, pure se “nati” nel Battesimo, si muore soffocati quali figli di Dio!
Gesù di Nazareth nel “respiro” della preghiera scopre il suo vero volto di Figlio ascoltando la voce del Padre; nella preghiera permette ai cieli di aprirsi di nuovo per la storia…il “grido” di Isaia (Is 63, 19) riceve finalmente risposta: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!»

La teofania del Giordano ci dice che i cieli ormai sono aperti: il Figlio è venuto nella nostra carne, lo Spirito di Dio aleggia di nuovo sulle acque per una nuova creazione (cfr Gen 1, 2), la voce del Padre risuona colma di tenerezza e di compiacimento per l’uomo! Ora davvero tutto è possibile all’uomo amato da Dio!

Il Figlio amato sceglierà liberamente e per amore di pagare un prezzo per donarci la santità che è, non stanchiamoci mai di ripeterlo, piena umanità! Il Figlio di Dio, che abbiamo contemplato nella mangiatoia di Betlemme, oggi lo contempliamo “affogato” nelle acque del Giordano, sporche del peccato dell’uomo che il Battista immergeva per la conversione, ma lo contempleremo ancora confitto al legno dei maledetti per portare a pieno compimento la sua scelta di essere “con noi”!

Gesù nel suo amore ci ha davvero immersi in Spirito Santo e fuoco nel giorno del nostro Battesimo; e in quel giorno santo per ognuno di noi ci è stato fatto un grande dono: in Gesù Dio ci ha fatti suoi, e ha acceso in noi un fuoco che brucia tutto ciò che di Dio non è, e ci fa ardere di quell’amore capace di dare la vita! Il solo vero amore, perché vero amore è solo quello che dona la vita!|

Vivere da battezzati è questo! Essere figli nel Figlio ardenti del fuoco di Dio!
E’questo il fuoco che dovrebbe scaldare e rinnovare il mondo.
I santi lo fanno!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




Leggi anche:

Natale del Signore (Anno C) – Dalle labbra di Gesù

 

PAROLE PER LA NOSTRA VITA

 

Notte Is 9, 1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2, 1-14

Aurora Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1, 1-18

 

Oggi è facile fare retorica teologica o retorica di buoni sentimenti, di propositi di rinnovamento… Non vorrei tuttavia parlare in “pretese”, con un linguaggio, cioè da prete scontato!

Vorrei allora tentare altro; vorrei che il Mistero dell’Incarnazione, mistero duro ed esigente, impregnato di un sudore che a Dio non avrebbe dovuto appartenere, di lacrime e sangue che a Dio non avrebbero dovuto appartenere, ci desse uno sguardo duro ed esigente sulla nostra vita, sulla nostra esistenza credente, sulla nostra coscienza ecclesiale …
“La gioia di Dio è passata attraverso la povertà della mangiatoia e la pena della croce, perciò essa è invincibile e inconfutabile” così ha scritto Bonhoeffer; e allora vorrei che oggi ascoltassimo queste esigenze evangeliche dalle “labbra” di Gesù …
Mi sono chiesto: “Cosa ci direbbe Lui per farci celebrare nella verità il suo Natale? Cosa ci direbbe per non farci essere insensati in questi giorni?”
Ed ecco cosa mi viene in cuore … certo è una “simulazione”, ma forse non tanto; mettendosi in ascolto della Parola, che abbondante la Chiesa ci offre in questo giorno santo, le esigenze dell’Evangelo mi paiono lampanti!
E’ bello sentirsele ripetere da Gesù:

«Tra poco canterete con esultanza il “Gloria” … ma prima desidero parlarvi … Vi pare strano? Forse vi pare strano, perché in questo giorno siete abituati a vedermi neonato, e i neonati non hanno parole … Certo, mi rappresentate come uno strano neonato: già con la manina che benedice … ma sono stato un neonato come tutti voi e la mia manina non benediva … Oggi voglio però parlarvi al di là di tutto questo; non vengo a rompere l’incanto del vostro Natale, voglio invece accrescere il vostro incanto di questa notte, incanto pieno di tenerezza; vi parlo perché sono il Vivente, il Veniente … nella notte di Betlemme ero un bimbo come tutti, ma ora vivo per sempre con i segni della Passione, io sono il Risorto, l’Alfa e l’Omega!
Nell’eterno del Padre vi amo con un cuore di uomo perché in questa notte presi la vostra carne tenerissima e tremenda; ho provato il freddo, ma anche il calore del seno di mia Madre; ho provato le gioie di sere liete con amici che si amano, ma ho provato anche la delusione e il tradimento, ho provato le risate di gioia e le lacrime insopprimibili; ho vissuto la vostra vita e la vostra morte … ed è meraviglioso! Vedete? Non so dire: era meraviglioso … dico è meraviglioso!
Tra poco canterete il “Gloria”, come gli angeli nella notte di Betlemme, e le vostre voci giungeranno in cielo: è bella la voce dei figli, è bella la voce dei fratelli, è bella la voce della casa …
Cantate uniti! E’ Natale, <bambini> di ogni età!
Cantate e state uniti! Unitevi davvero, non per conquistare il potere, ma per lasciarlo agli altri; non per dominare il mondo, ma per regalare il dominio a quelli che – senza questo terribile giocattolo – si arrabbiano troppo!
Vi sembro strano? Vi sembro arrendevole? Se è così, sono proprio io! Solo io posso essere così <pazzo> da dire queste cose!
Se cantate il “Gloria” fatelo pure, ma come gente che vuole vivere il Natale a modo mio … d’altro canto io ho <inventato> il Natale …
Come cantarlo? Siate pronti a perdere tutto ciò che agli altri interessa tanto: soldi, potere, successo! Purchè vi lascino le cose sante, e non ne facciano mercato!
Dite ai potenti piccoli e grandi: TENETEVI TUTTO, MA LASCIATECI SOGNARE! Sentirsi più buoni non basta…il mondo attorno a voi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente! C’è bisogno di risposte concrete! Ma non <concrete> come pensa il mondo!
Le risposte concrete sono risposte che vogliono rischio e vita … pensate a come ho rischiato io, e a come è stato il mio vivere … è tutto lì … non barate!
Non vi accontentate della breve pausa natalizia e poi via… peggio di prima: è un’insopportabile contraffazione della PACE che gli angeli cantano stanotte! E’ un’insopportabile contraffazione dei miei sogni che rendono non credibile l’Evangelo!
Per fare questo SOGNATE! Sognare è importante, non come rifugio illusorio nella penombra del vostro privato, ma come forza creativa di chi vuole essere davvero la mia Sposa, mia Chiesa!
Voglio una Sposa che sogna! Se tutti sognate la stessa cosa, il desiderio si avvera! I sogni che muoiono all’alba sono quelli concepiti in solitudine e dimenticati durante il giorno per mancanza di riscontri … siate l’uno il riscontro dell’altro!
Niente ingenuità e vuoto spiritualismo, beninteso! Ma neanche cecità, cinismo e sconforto … e niente BUON SENSO! Oh, quello! … Può uccidere l’Evangelo! Io non sono il buon senso! Siate acrobati dell’incredibile! Io lo sono stato … lo sono … E c’è una regola che gli acrobati sanno a memoria: GUARDARE IN ALTO! Guai ad abbassare gli occhi alle cose sottostanti … si precipita e precipitano anche i sogni!
Con il sogno dell’Evangelo cambieremo il mondo!
Ve la sentite di venire con me a cambiare il mondo con il sogno dell’Amore? Se ve la sentite, allora cantate! A me o tutto o niente!
Se la vostra risposta è TUTTO, se avete il coraggio di chiedere la grazia del TUTTO e del no netto al buon senso, allora cantate, cantate fratelli miei in questa notte di Evangelo, in questa notte di gioia, in questa notte di Natale…»

Forse tutto questo non aiuterà per preparare l’omelia di Natale … perdonate … vuole essere, però, un abbraccio e un augurio a tutti da parte di questa nostra comunità monastica! Santo Natale!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




Leggi anche:

Maria Santissima, Madre di Dio (B) – Circoncisione di Gesù

 

 DIO E’ FEDELE

Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21

 

Trittico dell'Ascensione, Circoncisione,(particolare), di Andrea Mantegna - Galleria degli Uffizi, Firenze

Trittico dell’Ascensione, Circoncisione,(particolare), di Andrea Mantegna – Galleria degli Uffizi, Firenze

Il mistero dell’Incarnazione di Dio è benedizione per tutti i figli di Adam, per tutto il creato loro affidato fin dal giardino dell’“in principio” (cfr Gen 2, 15); ed è dono all’umanità tutta, che in Maria diviene terra per Dio!
Il mistero dell’Incarnazione è benedizione che giunge ai figli di Adam ed al cosmo attraverso Israele e attraverso le promesse di cui Israele fu ed è custode.

L’anno nuovo, nell’ottava del Natale, inizia così, con questa benedizione! Oggi dovremmo semplicemente lasciarci inondare dalla piena tenerissima di questa benedizione che ha un nome preciso: Gesù.

Il primo giorno dell’anno la Chiesa lo vuole dedicare non a riti strani e propiziatori, come avviene in tutte le culture, ma ad una serena contemplazione di ciò che è davvero questa benedizione, nella quale possiamo vivere il nostro tempo: quello che ci è dato; quello che misuriamo con le nostre convenzioni ed i nostri calcoli; quello che scorre, e che oggi giunge a declinare un numero preciso, 2015 dell’era cristiana; quel tempo che Dio ha riempito della sua Grazia, e nel quale possiamo gustare la sua presenza che salva! Oggi ci è detto che lo scorrere del tempo sull’orologio, sul calendario, il kronos, in Cristo è stato fatto kairòs, luogo cioè della Grazia, luogo di incontro con l’eterno, di incontro con Dio che trasfigura la storia.

Oggi la Chiesa celebra la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio: “Madre di Dio”,  il più grande titolo mariano … E’ Solennità che rinvia immediatamente a Cristo ed alla verità della sua carne come carne di Dio; non allora in primo luogo una celebrazione mariana, ma ancora una celebrazione della verità dell’Incarnazione di Dio. Il dogma ci dice che Maria, donna di questa nostra umanità, è Madre di Dio perché Colui che da lei nacque, e che legittimamente la chiamava “madre”, è il Verbo eterno di Dio, consostanziale a Dio, Lui stesso Dio! La grandezza paradossale di questa verità della nostra fede, posta dalla Chiesa al primo di gennaio, vuole chiedere ai cristiani di vivere il tempo in un’ottica nuova, in un’ottica di infinita speranza.
Infatti se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati così riempiti ed assunti da Dio, non c’è più spazio per il non-senso, per lo scorrere di una clessidra che si consuma fino al nulla … se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati luogo di Dio, nulla è più senza sbocco, nulla è più senza la possibilità della luce … “Se anche vado nell’oscura valle della morte non temo alcun male” cantò il santo profeta Davide (cfr Sal 23, 4). In Cristo Gesù questo è vero per sempre!

La liturgia di questo primo giorno dell’anno, se la sappiamo scrutare con cuore attento, ci mostra una radice santa di questa grande luce, nella quale ci è data la possibilità di vivere il tempo, la nostra storia in modo diverso …

L’Incarnazione è certamente un “novum” stupefacente ed inatteso, ma è tale perché compimento fedele delle promesse di Dio; in Gesù, Verbo eterno che pone la sua tenda tra noi facendo di una di noi la Madre di Dio, è il nostro salvatore, la nostra speranza, la sola via in cui possiamo trovare la nostra verità di uomini perché è il Messia di Israele, il Figlio di David,  è il Promesso al Popolo dell’Alleanza e delle benedizioni.

Luca  sottolinea tutto ciò con straordinaria acutezza, narrandoci della circoncisione di Gesù all’ottavo giorno dalla sua nascita, secondo le prescrizioni della Torah. A Gesù è stato impresso nella carne il segno dell’Alleanza con Israele, e così è fatto ebreo, ed ebreo per sempre! Così ci ha salvati! Solo così poteva salvarci: è la sua carne ebraica che, segnata dalla circoncisione, è la carne del Messia! Il Messia poteva esserci dato solo da Israele secondo le promesse!

Oggi la liturgia ci dice che non basta che il Figlio di Dio si sia fatto carne e che sia stato deposto nella mangiatoia di Betlemme; è necessario che quella stessa carne venga circoncisa; che sia carne di un figlio di Abramo perché sia il Messia e il Salvatore!
Se dimentichiamo questo, facciamo di Gesù quel che non è, il contrario di quello che è; ne facciamo un messia disincarnato! Se dimentichiamo infatti che il Verbo nato da donna, l’annunziatore del Regno, il Crocifisso, il Risorto è adempimento delle promesse ad Israele in una carne di ebreo, dimentichiamo allora che Egli ci ha salvati, come scrive Paolo (cfr 1Cor 15, 3-4), e come il Simbolo della fede ci fa ripetere ogni domenica, secondo le Scritture, essendo cioè adempimento della Promessa fatta ad Israele Popolo santo di Dio, scelto tra i popoli per essere luogo di questo avvento della benedizione per tutti i popoli (cfr Gen 12, 3).

Per questo oggi la liturgia della Parola si è aperta con la pagina del Libro dei Numeri (cfr Nm 6, 22-27), in cui è consegnata la benedizione che Aronne ed i suoi figli dovevano pronunciare su Israele: la benedizione consisteva nel pronunziare tre volte sul popolo il Santo Nome del Signore; e quel Nome posato sul popolo per tre volte ne definiva la santità, ne proclamava l’alterità. Con l’Incarnazione, il Nome che salva è Gesù! Nome che contiene il Santo Nome del Dio dei Padri, e che proclama che quel Dio salva tutti i popoli (“Jeoshua” significa proprio “JHWH salva”) … Ed oggi quella benedizione, attraverso Gesù Cristo, appartiene a tutte le genti!

Lui, adempimento di tutte le promesse fatte ad Israele; Lui, ebreo e Messia di Israele nella discendenza di David (cfr Lc 2, 27; Mt 1, 20) fa brillare su tutti gli uomini il Volto di Dio; Lui concede la vera pace ai figli di Adam, che di questa pace sono assetati, ma che tragicamente la cercano spargendo sangue, odio e morte …
Chi accoglie Lui accoglie la vera pace, e comincia a desiderare la vera pace senza inganni mondani … Chi accoglie Lui è riempito di quello stupore di cui l’Evangelo di oggi ci ha parlato, l’unica via per non essere chiusi nel “vecchio” e per aprirsi a quella speranza nella quale far scorrere i giorni, costruendo un mondo nuovo nella pace.

Dio è fedele, e sulla sua fedeltà possiamo giocarci i nostri giorni senza temere; possiamo comprometterci con la storia, perché Dio, in Cristo Gesù, non ha temuto di compromettersi con la nostra carne e la nostra storia.

Lasciamo irrompere in noi la pace e la luce di Cristo e tutto sarà nuovo!
Questo è ciò che dobbiamo sperare per l’anno di Grazia che sta iniziando. Il resto sono solo auguri vuoti e parole convenzionali!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




Leggi anche:

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – Lo sguardo a Gesù

Cristo guarisce i lebbrosi (Monastero di Dečani, Kosovo)

Cristo guarisce i lebbrosi (Monastero di Dečani, Kosovo)

VERO TEMPIO PER RENDERE GLORIA A DIO 

   –   2Re 5, 14-17; Sal 97; 2Tm 2, 8-13; Lc 17, 11-19   –  

 

Su cosa puntare l’attenzione in questo brano dell’Evangelo di Luca? Di primo acchitto, cogliamo subito che questa guarigione dalla lebbra, che è una malattia “teologica” perchè segno – per la tradizione ebraica – del peccato e delle sue conseguenze, avviene mentre Gesù continua il suo “salire a Gerusalemme”, in quel viaggio che per Luca è cuore del suo racconto: un viaggio che è l’andare di Gesù con ferma decisione, “indurendo il suo volto”, verso quell’esodo con il quale avrebbe offerto purificazione a tutti gli uomini! A tutti! Questa totalità del popolo mi pare espressa qui dal numero dieci, che è il numero del “minyan”, cioè il numero minimo di adulti maschi richiesto per la legittimità della preghiera in sinagoga; e questo, perchè simbolicamente il dieci è il numero dell’agire dell’uomo (le dieci dita della mano!) … E’ allora tutto un popolo che qui è visitato dalla grazia di questo nuovo esodo, che purifica da ogni lebbra … Tutto questo è bello ed interessante, ma non è qui il cuore di questo racconto …

Allora parrebbe che il centro sia il tema della gratitudine, tema suggerito anche dalla scelta del passo della Prima Alleanza di questa domenica, il passo del Primo libro dei re in cui Naaman il Siro, guarito anche lui dalla lebbra dal profeta Eliseo, torna per ringraziare! Tuttavia, anche qui, dobbiamo dire, non c’è il vero centro del racconto di Luca…il tema della gratitudine c’è, ma non è banalmente un elogio moralistico della gratitudine che Luca vuole offrirci…

C’è poi un altro tema, che pure è interessantissimo, e che ci collega con il tema della fede, su cui Luca si è a lungo soffermato nelle pagine precedenti; quella fede piccola quanto un granellino di senape, ma potente tanto da rendere possibile l’impossibile. Risalta, infatti, nel racconto, la fede di questi dieci lebbrosi che senza nulla vedere partono, obbedendo alla parola di Gesù, per mostrarsi ai sacerdoti (secondo Lev 14, 1-8) e – scrive l’evangelista –“mentre erano in cammino si trovarono purificati”: è dunque nella loro obbedienza, scaturente dalla fede, che avviene l’impossibile!

Ma neanche qui è il vero centro del racconto … il vero centro è nel ritorno di quell’unico lebbroso che sa dove recarsi per rendere lode al Signore, che sa dove deve andare per sancire per sempre la sua salvezza, che è tanto più di una guarigione! E’ un samaritano che, come nella parabola del Buon samaritano (cfr Lc 10, 29-37), è presentato come superiore per fede anche agli ebrei “ortodossi”; tuttavia qui il samaritano non è un personaggio letterario (come nella parabola del Buon samaritano), ma è un uomo in carne ed ossa: un vero samaritano lebbroso. Cosa fa questo straniero (alla lettera “di altra razza”, in greco “alloghenès”)? Torna da Gesù! Ecco il cuore del racconto! I dieci guariti erano tutti diretti al Tempio per mostrarsi ai sacerdoti, secondo il comando di Gesù: come poteva Gesù sapere se avevano fatto o meno la loro preghiera di ringraziamento lì al Tempio? Avrebbero potuto ringraziare lì Dio per la loro guarigione! Quello che colpisce Gesù, e che Luca vuole sottolineare ai suoi lettori, è che questo samaritano guarito sa dove è il vero tempio per rendere gloria a Dio … Non è lì sul colle di Sion, nello splendido santuario, orgoglio del popolo santo di Dio … No! Il samaritano guarito ha intuito che il santuario vero è lì, nella carne dell’Uomo di Nazareth: è lì che bisognava che lui andasse per rendere grazie; è lì che è necessario prostrarsi, perchè lì Dio è presente ed operante. E’ Gesù il “luogo” della salvezza e quindi della lode! Gli altri nove lebbrosi certamente sono stati guariti, ma non si sono lasciati salvare dall’Unico nel cui nome c’è salvezza: Gesù! (cfr At 4, 12)

L’evangelo di oggi ci invita a puntare lo sguardo su Gesù! Solo se guardiamo a Lui, e riconosciamo ciò che Lui è per l’uomo e per il mondo, possiamo percorrere un vero cammino di fede…perchè solo Gesù ci mostra chi è Dio e chi è l’uomo! Nella sua umanità c’è tutto quello che Dio voleva dirci di sè, tutto quello che Dio, da sempre, ha nel suo cuore per l’uomo!

E’ questo l’invito che anche Paolo ci fa in questa domenica: ricordarsi di Gesù Cristo! Puntare sempre e solo su di Lui! Su di Lui, con cui vivere e morire, su di Lui che rimane fedele anche se noi diventiamo infedeli!

Il samaritano sanato ha capito che non poteva andare da nessuna parte se non da Gesù, per cogliere il senso totale di quella sua guarigione e per far diventare quella sua guarigione salvezza!

La fede cristiana non è uno sguardo di fiducia al divino in modo generico, è sguardo puntato su Gesù di Nazareth, figlio dell’uomo e Figlio di Dio; su di Lui nel cui nome solamente c’è salvezza! E’ dire “Amen” a Lui, consegnarsi a Lui!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




Leggi anche: