Epifania del Signore – Manifestazione della carne di Dio

…CHE ACCOGLIE E SALVA

 Is 60,1-6; Sal71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2, 1-12

  

C’è un dramma che si agita dentro ognuno di noi; è una divisione drammatica che scopriamo nel profondo di noi stessi: “Mi gioco o no nel seguire i desideri del cuore? Nel seguire quei desideri che per il mondo sono strani, scomodi, contro-tendenza, a volte giudicati folli … li seguo o rimango nella banale comodità quotidiana senza affrontare “viaggi”, ricerche, capovolgimenti, confronti pericolosi?” Dalla risposta che diamo a questa domanda dipendono molte cose. I Magi sono “icona” dell’uomo che vive una santa inquietudine dinanzi a se stesso, a Dio, alla storia … i Magi di cui Matteo solo ci narra la straordinaria “avventura” (e qui poco conta farsi domande sul genere letterario di questo brano o sulla verosimiglianza storica del racconto!) ci sono consegnati dalla Scrittura per permettere alla nostra riflessione sull’Incarnazione di Dio di fare un passo ulteriore e direi definitivo.

Epifania del Signore significa “Manifestazione del Signore” … il manifestarsi di Dio, per prima cosa, ci chiede di fare i conti con qualcosa in cui realmente ci imbattiamo: in un Dio che ci cerca e a noi si manifesta. Si manifesta incarnandosi, scegliendo cioè un “luogo” leggibilissimo in cui tutti potessimo riconoscerlo e trovarlo: la nostra carne, la nostra umanità.

La manifestazione richiede subito che ci sia chi colga questa manifestazione … l’Epifania del Signore ha in sé la richiesta di partire da sé per dare accesso nel proprio “mondo” a Colui che si è manifestato! L’ Epifania è dono che però chiede un “viaggio” rischioso!

L’Epifania che oggi celebriamo è porta spalancata ad ogni uomo, ad ogni storia, ad ogni razza … nessuno è escluso da questo dono che ci è venuto attraverso Israele e attraverso le promesse che Israele stesso ha custodito; per quanto si possa essere “lontani” il dono è per tutti! Il problema è scegliere di “giocarsi” per questo dono …

L’Evangelo di Matteo ci dice, nei suoi primi due capitoli, che a “giocarsi” rischiando è chiamato sia l’Israele fedele che i pagani … dell’Israele fedele Giuseppe è immagine e compimento: è partito dalla terra dei suoi desideri e dei suoi sogni per approdare nella terra dei progetti di Dio, nella terra dei sogni di Dio. Giuseppe si è “giocato” la vita con questi sogni di Dio. Lo stesso deve fare chi viene da “lontano”, il pagano, lo straniero; ed ecco i Magi: lasciano quello che hanno, le loro terre e meravigliosamente si mettono a seguire una stella!

Questo “partire” permette loro di mettersi inconsapevolmente in sintonia con i desideri di Dio. Essi non lo sanno ma seguendo quella stella sono divenuti cassa di risonanza alla prima parola che Dio rivolge all’uomo nel giardino dell’ “in principio”. Lì il Signore aveva chiesto all’Adam: Dove sei? Ora l’umanità diviene, nei Magi, eco di quell’antica domanda: Dov’è il re dei giudei che è stato partorito? I Magi sono segno di quella ricerca dell’uomo che desidera la vita (cfr Sal 34,13) e che usa le sue facoltà, la sua intelligenza e i desideri del suo cuore per mettersi in “viaggio”; Matteo ci dice che uomini così possono approdare a conoscere il “dove” della vita che è il “dove” di Dio solo se giungono a Gerusalemme e lì alle Scritture: solo la rivelazione contenuta nelle Scritture che Israele custodisce (Gerusalemme) può far approdare i cuori dei “cercatori di Dio” a quel “dove” impensabile dalla nostra intelligenza: il “dove” è una Madre, un Bambino, una gioia pura che esplode lì a Betlemme, “luogo” che le Scritture hanno indicato. Lì si ferma la stella ed iniziano a muoversi i cuori … i Magi si prostrano ed adorano: atti questi assolutamente irrazionali che riconoscono in quel Bambino la fonte della vita; e a quel Bambino dischiudono i loro tesori: le ricchezze della loro umanità che li hanno condotti a cercare Dio ed il suo Messia; ora quelle ricchezze vengono consegnate al Messia perché egli le assuma e le illumini ancora.

I Magi sono allora una prima risposta a quella domanda drammatica di cui dicevamo all’inizio; c’è però anche una seconda possibile risposta: “Non vale la pena mettersi in gioco, non vale la pena lasciare le certezze, non vale la pena seguire una stella … è meglio rimanere nelle proprie sicurezze e nel proprio recinto di mura …” E’ quanto fa Erode abbarbicato com’è al suo tremendo potere che vive solo di paure e  di menzogne, è quanto, più tragicamente, fanno gli Scribi di Gerusalemme che custodiscono la Santa Scrittura e sanno il “dove” di Dio ma non si muovono e anzi si fanno strumento di una violenza che cercherà Dio solo per ucciderlo.

Magi che hanno deciso che valeva la pena giocarsi troveranno la Vita e l’adoreranno, gli altri pretenderanno di sopraffare la Vita e la Luce … dinanzi a Dio ed alla sua impensabile presenza tra noi le vie possibili sono queste: quella dei Magi, quella di Erode, quella degli Scribi

I Magi aprono al Messia i loro tesori, Erode cerca di eliminarlo dal suo orizzonte perché teme che gli faccia ombra e contraddica la sua sete di potere, gli Scribi restano indifferenti, arroccati nelle loro certezze “religiose”, immobili perché incapaci di “sognare” con la Scrittura. Lo “sta scritto” per loro non è via di ulteriore ma solo terreno di possesso e certezze rassicuranti.

I Magi no! Alla fine partono da Betlemme ancora più “sognatori” … ancora meno arroccati in certezze imprigionanti … giunti al “dove” di Dio sono davvero liberi … liberi di credere più a un sogno che ad un re potente (Avvertiti in sogno di non tornare da Erode per un’altra strada fecero ritorno al loro paese) … Ora la loro è davvero un’altra strada.

I Magi sono primizia di tutta l’umanità a cui la domanda “Dove sei?” ha ricevuto da Dio stesso una risposta: “Dove sei? Se ti nascondi io vengo a cercarti e lo faccio nella tua stessa carne, nella tua fragilità, nella tua storia … vengo a cercarti ed accendo in te il desiderio di “oltre” perché possa sollevare lo sguardo verso le stelle e possa anche tu domandare “dove?. In quei “dove?” intrecciati ci incontreremo.”

Quando gli uomini incontrano Dio, Dio non disdegna i loro tesori; li accoglie, li trasforma e ne fa ancora luogo della sua Incarnazione. All’Epifania scopriamo che l’Incarnazione non cessa mai perché Cristo, manifestandosi ad ogni carne chiede a quella carne di poter essere luogo della sua presenza, chiede a quella carne di divenire terra di Dio!

La Manifestazione del Signore nel Bambino di Betlemme è disarmata e disarmante e prepara la Manifestazione suprema disarmata e disarmante che si compirà nella Pasqua di Croce e Risurrezione. La luce dell’Epifania si apre alla luce della Pasqua, piena Manifestazione della carne di Dio che accogli e salva.

Per questo motivo anche oggi la Chiesa, per antichissima tradizione, annunzia il giorno della Pasqua di questo anno di grazia 2011.

Lasciamoci scaldare dalla luce di Cristo, diamo accesso alla luce di Cristo che vuole abitarci ed indicarci la via della vita.

 

II Domenica dopo Natale – In principio era il Verbo

IL PRINCIPIO DI TUTTO

Sir 24, 1-4.8-12; Sal 147; Ef 1, 3-6.15-18; Gv 1, 1-18

 

Ancora una sosta questa domenica per contemplare il mistero dell’Incarnazione di Dio, mistero che il nostro cuore non dovrebbe stancarsi mai di contemplare per permettere che esso plasmi la nostra concreta carne di uomini, perché questa sia disposta a seguire Gesù fino alla croce, fino a quell’amore fino all’estremo (cfr Gv 13,1) che è la meta dell’Evangelo di Giovanni, di cui in questa liturgia leggiamo lo stupefacente inizio: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio

Ecco dov’è l’“archè”, il principio di tutto: è presso Dio … da lì tutto parte perché lì è la fonte dell’amore, di quella Sapienza che tutto ha creato e che, come già dice il testo del Libro del Siracide che costituisce la prima lettura, ha radice nel cielo ma pone la sua tenda in Giacobbe.

Contemplare la Sapienza di Dio è contemplare Gesù: è Lui la Santa Sophia, la Santa Sapienza che è conoscenza, progettualità, sogno, sapore di “oltre” e di Dio! Chi incontra Gesù accoglie la Sapienza di Dio, in Lui noi possiamo conoscere le logiche di Dio, le sue vie, le sue parole che danno vita eterna; Lui ci racconta Dio, come canta Giovanni nel Prologo dell’Evangelo: Dio nessuno l’ha visto mai, il Figlio unigenito che è rivolto verso il seno del Padre, lui l’ha raccontato

Cogliere questa Sapienza, questa Gloria (Noi vedemmo la sua gloria, ha confessato Giovanni nelle prime righe del suo Evangelo) è però cogliere qualcosa di totalmente altro dalle sapienze mondane! Davvero! Aderire alla Santa Sapienza che è Gesù, alla Parola che Lui è significa mettersi su una strada in cui Dio ci chiede solo una cosa, quella che ci è detto nel testo della Lettera ai cristiani di Efeso che oggi pure si legge: Essere santi e immacolati nell’ “agàpe”… Essere discepoli di quella Santa Sapienza è imboccare la strada controcorrente che l’“agàpe” chiede senza sconti, perché l’amore vero sconti non ne vuole e non ne sopporta. Da Betlemme al Golgotha il Verbo fatto carne sceglie la via in cui la gloria di Dio è solo e sempre “gloria crucis” … Chi vuole essere discepolo di Colui che a Natale abbiamo guardato con tenerezza questo deve saperlo; il rischio altrimenti è essere innamorati di un “surrogato” dell’Evangelo!

Paolo, nella sua Prima lettera ai cristiani di Corinto lo scriverà a chiare lettere: Noi predichiamo Cristo crocifisso … potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini (cfr 1Cor 1,23-25). E’ così: ogni qual volta ci si “scontra” con Cristo Gesù la via che ci è proposta è quella di una sapienza “altra” che contraddice quelle mondane perché la gloria di Dio Gesù l’ha mostrata nell’amore fino all’estremo che è la croce. Infatti, quando Giovanni scrive noi abbiamo visto la sua gloria intende solo la gloria della croce, la gloria  di quell’amore che può gridare Tutto è compiuto (oppure potremmo tradurre: Fino all’estremo!) solo dalla croce!

Nel Quarto Evangelo non ci sono gli angeli del Natale che cantano il Gloria ma solo Gesù lo “canta” mostrando la gloria del Padre suo, dando la vita e narrando così il vero volto di Dio.

Accogliamo allora oggi questo “canto” del Verbo fatto carne, accogliamo questo “canto” che per narrare Dio sceglie il linguaggio non di un amore astratto e fatto di buoni sentimenti ma un amore fatto di carne e sangue, di lotte e sudori, di rifiuti dolorosi (Venne tra la sua gente ma i suoi non lo hanno accolto) e brucianti delusioni; fatto di quotidianità che intreccia amicizie, amori, attenzioni, passioni, sogni, speranze, ricerche appassionate della volontà del Padre, memorie di persone amate e di incontri tra cuori e vicende … Insomma un amore che davvero si è fatto storia … una storia che è la nostra, e Gesù l’ha vissuta essendo la Sapienza di Dio, portandovi il sapore della Sapienza di Dio; da allora quando ci vogliamo confrontare con Lui ci tocca sempre confrontare la nostra sapienza con la sua, le nostre vie con le sue; il sapore che Lui ha dato alla vita e quello che gli diamo noi (i Padri ameranno questo parallelo tra il “sàpere” ed il “sapère” !) …

Il confronto, se siamo onesti, ci porterà a dover riconoscere che la sua sapienza ha un “sapore” migliore delle nostre pur raffinate sapienze, che le sue vie sono tanto migliori delle nostre vie asfaltate, illuminate ed eleganti; se siamo onesti riconosceremo che in quella Sapienza che è Cristo c’è il sapore di Dio e l’autentico sapore dell’umano e che le sue vie portano alla pace, alla Grazia e alla Verità. E, se siamo onesti, anche dalle profondità della nostra povertà e delle nostre incapacità di capire tutto, diremo a Lui che è la Santa Sapienza, a Lui che è il Verbo fatto carne le stesse parole che un giorno gli disse Pietro: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna! (cfr Gv 6, 68)

Natale del Signore – Mistero Altissimo!

   “SOGNO” DI UNA NUOVA UMANITA’

  –  Notte: Is 9,1-3.5-6; Sal 95; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14

Aurora: Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno: Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1, 1-6; Gv 1, 1-18   –

  

 

E’ ancora Natale! E’ giorno di mistero altissimo che introduce nei nostri cuori credenti una gioia schietta, pura, semplicissima. E’ giorno in cui la Chiesa tutta ed in essa ogni figlio della Chiesa senza distinzioni di gradi e dignità, senza distinzioni di ministeri altissimo o umilissimi, riceve ancora con forza e dolcezza un Evangelo che chiede solo di essere riaccolto nel profondo della vita di ciascuno. E’ l’Evangelo di un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16).

Cogliere questo mistero in questo giorno santissimo deve essere luce per far diventare santissimo ogni giorno…cogliere questo mistero è rendersi conto, nella fede, che la rivelazione cristiana ci consegna un Dio che cerca la nostra umanità, che non è antagonista dell’umanità come gli dèi indifferenti, invidiosi e vendicativi delle genti, ma che si immerge nell’umanità non da estraneo, che si consegna all’uomo facendosi uomo, che viene a parlare con le nostre parole fatte di suoni, vibrazioni, toni, pensieri…che viene a compiere i nostri gesti quotidiani, a volgere sul mondo i sguardi di occhi carne, che viene a toccare con mani di uomo le realtà del creato, che viene a piangere le nostre lacrime e a ridere le nostre risate, a provare le nostre tenerezze e le nostre tristezze, a condividere i nostri stessi amori per chi chiamiamo madre, padre, amico…a lottare le nostre lotte, a sentire le nostre frustrazioni per il male che pare schiacciare il bello ed il bene, a fremere dei nostri fremiti di “santa collera” dinanzi alle ingiustizie del mondo; un Dio che in una carne di uomo è venuto a narrarci chi è davvero l’uomo e chi è davvero Dio.

In Gesù ci è dato un Dio così; Dio in una storia umana senza sconti! L’umanità di Dio è un’umanità costosa venuta a consegnarci, come scrive Giovanni nel prologo del suo Evangelo, la grazia e la verità. La grazia è l’autoconsegna di Dio a ciascuno di noi, autoconsegna gratuita che ha solo per radice un amore appassionato e senza mezze misure; la verità, che Lui ci ha narrato in modo definitivo, è il volto del Padre e il volto dell’uomo.

Lasciamoci oggi prendere dalla gioia perché Dio è con noi, in Gesù ci ha voluti, ci ha amati, ci ha cercati; in Gesù ha sentito il caldo grembo di una madre e le braccia amorose e forti di un padre…il mistero del Natale ci fa soffermare innanzi al suo nascere come uomo vero in mezzo ad uomini veri, concreti: Maria e Giuseppe, i pastori sono l’umanità radunata “in nuce” dalla carne di Dio.

Questo amore che ci ha amati ci spinge oggi all’amore fraterno…si dice una frase stereotipa che a Natale tutti sono più buoni…al di là dello stereotipo e delle mielosità che si sono create e ripetute attorno a questo giorno, quella frase dice qualcosa di vero. E’ così perché Natale è un appello a stringersi l’un l’altro in una gioia vera…è giorno in cui possiamo sentirci amati e come bimbi piccoli, anche se abbiamo i capelli bianchi e gli occhi stanchi, possiamo provare cosa significa essere felici di essere abbastanza piccoli per ricevere doni, per essere “viziati” senza un secondo fine…

A Natale possiamo e dobbiamo sentirci piccoli e, come una volta, mettere da parte le diffidenze, slanciarci nella fiducia dell’amore, stringerci gli uni agli altri nella comunità ecclesiale nella comune coscienza di un’adesione al Dio della vita e per esserne assieme testimoni. Dimentichiamo la nostra indegnità e peccato per consegnarli ad un amore più forte.

Il segreto della Chiesa dovrebbe essere questo: vivere di questo amore che ci ha amati per primo (cfr 1Gv 4,19) e che, da Betlemme al Calvario, si è narrato in un uomo in cui Dio ha posto la sua tenda; il segreto della Chiesa dovrebbe essere questo calore di fratelli stretti l’uno all’altro in concrete comunità che raccontino al mondo, con la loro umanità, l’umanità di Dio ed il suo amore. Il mondo ha bisogno di riapprendere la gioia e la riapprenderà solo se noi ci lasciamo invadere da essa.

Dinanzi a tutto questo rimane il mistero della scelta che il Signore ha fatto proprio di noi, con le nostre miserie e infedeltà…ma questo mistero va guardato solo con occhio grato fuggendo la perversione di sentirsi privilegiati e vivendo questa  elezione come responsabilità per il mondo entro il quale siamo posti come umile lievito e basta. La scelta di Dio va vissuta con un canto di gratitudine che prenda le mosse dal canto di Maria: Ha guardato l’umiltà della sua serva…cose grandi ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome! (cfr Lc 1,48-49)

In questo giorno santissimo dobbiamo pensare ad una Chiesa così, ministra di gioia per il mondo; ministra di verità certamente con serietà e senza mediocrità ma pure senza maschere arcigne.

Cantiamo la gioia dell’ Emmanuele ad un mondo che ha più che mai bisogno di sentire che la gloria di Dio è pace vera per gli uomini tutti e gli unici angeli che possono cantare questo “Gloria” siamo noi cristiani che sappiamo di essere stati amati dalla carne di Dio!

Forse leggendo queste parole penserete che ci siamo fatti prendere la mano anche noi dall’ottimismo e dal buonismo del Natale, che dimentichiamo le infedeltà della Chiesa e le ferite che ci infliggiamo nella santità della fraternità, che dimentichiamo quanto poco ci vogliamo bene nelle comunità cristiane, che dimentichiamo gli scandali e le mondanità cui diamo accesso nella casa della Sposa di Cristo, che dimentichiamo quanto siamo sempre più poco incidenti noi credenti su una società egoistica, alla ricerca spasmodica di benessere e privilegi a scapito dei poveri, che dimentichiamo come stiamo ferendo questa terra bellissima insozzandola e riempiendola di rifiuti che deturpano ed avvelenano…

Non dimentichiamo queste cose ma non dimentichiamo neanche che il cristianesimo è forza vera se custodisce il “sogno” e l’ “utopia” dell’Evangelo!

Vogliamo e dobbiamo scommettere sulla possibilità che ha la comunità dei credenti di essere vera Chiesa di Cristo e non apparenza di essa, vogliamo e dobbiamo scommettere sulla volontà di tanti nella Chiesa di “sognare” le vie dell’Evangelo e di perseguirle a qualunque costo. Vogliamo e dobbiamo credere che l’ Emmanuele è davvero con chi vuole cantare la gloria di Dio in questo mondo assetato di gioia.

O crediamo a questo o tutto è vano e non vale la pena la fatica di essere dell’Evangelo!

Al Bimbo di Betlemme diciamo con fermezza gioiosa: Per la tua Incarnazione noi crediamo al tuo “sogno” di una nuova umanità, di una storia disegnata dalle mani di un uomo che ha imparato da Te, come ha detto Paolo questa notte, a “vivere in questo mondo”!

Sì, ci crediamo!

E così sarà natale non in un’illusione buonista ma nella fede che la carne di Dio non è stata vana, dalla mangiatoia alla croce.

Maria Madre di Dio – Da kronos a kairos

IL TEMPO: LUOGO DELLA GRAZIA E DI INCONTRO CON DIO

 

Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21

 

Il mistero dell’Incarnazione di Dio è benedizione per tutti i figli di Adam, è benedizione per tutto il creato che ai figli di Adam è affidato fin dal giardino dell’ “in principio” (cfr Gen 2,15); il mistero dell’Incarnazione è dono all’umanità tutta che in Maria diviene terra per Dio! E’ benedizione che ai figli di Adam ed al cosmo giunge attraverso Israele e attraverso le promesse di cui Israele fu de è custode.

L’anno nuovo, nell’ottava del Natale, inizia così, con questa benedizione! Oggi dovremmo semplicemente lasciarci inondare dalla piena tenerissima di questa benedizione che ha un nome preciso: Gesù.

Il primo giorno dell’anno la Chiesa lo vuole dedicare non a riti strani e propiziatori come in tutte le culture avviene, ma ad una serena contemplazione di ciò che è davvero questa benedizione nella quale possiamo vivere il nostro tempo, quello che ci è dato, quello che misuriamo con le nostre convenzioni ed i nostri calcoli, quello che scorre e che oggi giunge a declinare un numero preciso, 2011 dell’era cristiana, quel tempo che Dio ha riempito della sua Grazia e nel quale possiamo gustare la sua presenza che salva!

Oggi ci è detto che lo scorrere del tempo sull’orologio, sul calendario, il kronos, in Cristo è stato fatto kairos, luogo cioè della Grazia, luogo di incontro con l’eterno, di incontro con Dio che trasfigura la storia.

Oggi la Chiesa celebra la Solennità della Madre di Dio, il più grande titolo mariano … è Solennità che rinvia immediatamente a Cristo ed alla verità della sua carne come carne di Dio; non allora in primo luogo una celebrazione mariana ma ancora una celebrazione della verità dell’Incarnazione di Dio. Il dogma ci dice che Maria, una donna della nostra stessa natura, è Madre di Dio perché Colui che da lei nacque e che legittimamente la chiamava “madre” è il Verbo eterno di Dio con-sostanziale a Dio, Lui stesso Dio! La grandezza paradossale di questa verità della nostra fede, posta dalla Chiesa al primo di gennaio, vuole chiedere ai cristiani di vivere il tempo in un’ottica nuova, in un’ottica di infinita speranza.

Infatti se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati così riempiti ed assunti da Dio non c’è più spazio per il non-senso, per lo scorrere di una clessidra che si consuma fino al nulla … se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati luogo di Dio nulla è più senza sbocco, nulla è più senza la possibilità della luce … Se anche vado nell’oscura valle della morte non temo alcun male (cfr Sal 23,4). Il Cristo Gesù questo è vero per sempre!

La liturgia di questo primo giorno dell’anno, se la sappiamo scrutare con cuore attento, ci mostra una radice santa  di questa grande luce nella quale ci è data la possibilità di vivere il tempo, la nostra storia in modo diverso …

L’Incarnazione è certamente un “novum stupefacente ed inatteso ma è tale perché compimento fedele delle promesse di Dio; in Gesù, Verbo eterno che pone la sua tenda tra noi, facendo di una di noi la Madre di Dio, è il nostro salvatore, la nostra speranza, la sola via in cui possiamo trovare la nostra verità di uomini perché è il Messia di Israele, è il Promesso al Popolo dell’Alleanza e delle benedizioni. Questo Luca lo sottolinea con straordinaria acutezza narrandoci della circoncisione di Gesù all’ottavo giorno dalla sua nascita secondo le prescrizioni della Torah. A Gesù è stato impresso nella carne il segno dell’Alleanza con Israele e così è fatto ebreo, ed ebreo per sempre! Così ci ha salvati! Solo così poteva salvarci: è la sua carne ebraica che, segnata dalla circoncisione, è la carne del Messia! Il Messia poteva esserci dato solo da Israele secondo le promesse! Oggi la liturgia ci dice che non basta che il Figlio di Dio si sia fatto carne e che sia stato deposto nella mangiatoia di Betlemme, è necessario che quella carne venga circoncisa, che sia carne di un figlio di Abramo perché sia il Messia e il Salvatore! Se dimentichiamo questo facciamo di Gesù quel che non è, il contrario di quello che è, ne facciamo un messia disincarnato! Se dimentichiamo infatti che il Verbo nato da donna, l’annunziatore del Regno, il Crocifisso, il Risorto è adempimento delle promesse ad Israele in una carne di ebreo, dimentichiamo che Egli ci ha salvati, come scrive Paolo (cfr 1Cor 15,3-4), e come il Simbolo della fede ci fa ripetere ogni domenica, secondo le Scritture, essendo cioè adempimento della Promessa fatta ad Israele Popolo santo di Dio, scelto tra i popoli per essere luogo di questo avvento della benedizione per tutti i popoli (cfr Gen 12,3).

Per questo oggi la liturgia della Parola si è aperta con la pagina del Libro dei numeri in cui è consegnata la benedizione che Aronne ed i suoi figli dovevano pronunciare su Israele … quella benedizione oggi appartiene a tutte le genti attraverso Gesù Cristo! Lui, adempimento di tutte le promesse  fatte ad Israele, Lui ebreo e Messia di Israele fa brillare su tutti gli uomini il Volto di Dio, Lui concede la vera pace ai figli di Adam che di essa sono assetati ma che tragicamente la cercano spargendo sangue, odio e morte …

Chi accoglie Lui accoglie la vera pace, comincia a desiderare la vera pace senza inganni mondani … chi accoglie Lui è riempito di quello stupore di cui l’Evangelo di oggi ci ha parlato e che è l’unica via per non essere chiusi nel “vecchio” e per aprirsi a quella speranza nella quale far scorrere i giorni costruendo un mondo nuovo nella pace.

Dio è fedele e sulla sua fedeltà possiamo giocarci i nostri giorni senza temere, possiamo comprometterci con la storia perché in Cristo Gesù Dio non ha temuto di compromettersi con la nostra carne e la nostra storia.

Lasciamo irrompere in noi la pace e la luce di Cristo e tutto sarà nuovo; questo è ciò che dobbiamo sperare per l’anno di Grazia che sta iniziando. Il resto sono solo auguri vuoti e parole convenzionali!