XVII Domenica del Tempo Ordinario (B) – Dare la vita

 

MOLTIPLICARE PER CONDIVIDERE

 

2Re 4, 42-44; Sal 144; Ef 4, 1-6; Gv 6, 1-15

 

Per ben cinque domeniche lasciamo l’Evangelo di Marco per leggere quasi tutto il capitolo sesto del Quarto Evangelo; è il capitolo sul Pane di vita, è il grande discorso eucaristico che il quarto evangelista pone con chiarezza teologica sulle labbra di Gesù.

La Chiesa di Giovanni celebra ormai da più di sessant’anni la Cena del Signore come cuore della sua vita credente, e la riflessione su questo mistero di amore e di presenza del Cristo è giunta, in Giovanni e nella sua Chiesa, ad altissime vette di consapevolezza.
La Chiesa giovannea vede le derive verso cui è tentata la prassi dei credenti: c’è il grande rischio che l’Eucaristia divenga rito “religioso” staccato dalla vita e dalla concreta compromissione che il discepolo deve vivere con il suo Signore che ha dato la vita, e che chiede ai suoi solo e sempre la stessa cosa: dare la vita.

Per il quarto evangelista occasione del discorso è un fatto concreto, un segno che è ricchissimo di valenze teologiche e pratiche.
Il segno che oggi ci è narrato è la moltiplicazione dei pani, il “miracolo” più attestato dagli evangeli; ne abbiamo, infatti, sei racconti poichè sia Matteo che Marco hanno ciascuno due racconti di moltiplicazioni di pani; un fatto dunque certamente storico, e certamente parte di quel patrimonio narrativo che la Chiesa nascente custodiva e sapeva di dover trasmettere.

Giovanni, come è suo solito, ne fa un racconto “altro”; e l’“alterità” non sta tanto nella narrazione stessa, ma nella connessione che Giovanni crea strettamente tra il racconto ed il successivo discorso eucaristico. Una connessione che, a mio avviso, vuole sottolineare con forza che non si può mai separare la dimensione di fede, la dimensione “spirituale”, dalla dimensione esistenziale, concreta, “materiale”! Pena il tradimento dell’Evangelo!

Nel racconto del Secondo libro dei Re, la prima lettura di questa domenica, Eliseo compie un miracolo simile, ma con numeri molto inferiori; il suo, tuttavia, è un prodigio teso solo a provvedere ad un momento di bisogno.
Non così nell’Evangelo di Giovanni: qui il prodigio dei pani è un segno, cioè richiama ad altro; prepara la moltiplicazione di un altro pane di cui Gesù parlerà diffusamente, rispondendo alle domande ed alle dichiarazioni della gente che ha assistito al segno e che ne ha beneficato. Il segno ha fatto nascere domande.

La connessione dei due fatti, la moltiplicazione dei pani ed il discorso eucaristico, ci dichiara che non si può mai prescindere, nei discorsi di fede, dalla concretezza dell’uomo: guai a chi volesse fare discorsi “spirituali”, “mistici”, dimenticando la corposità dell’uomo, la sua “brutale” concretezza, fatta di stomaco affamato, di corpo bisognoso…
L’Eucaristia non supera il livello materiale, lo ingloba!
Lo porta dentro, lo porta a compimento!

La Chiesa “in toto” ed i singoli credenti in particolare, non possono perciò tranquillizzarsi celebrando le loro Eucaristie…piuttosto devono inquietarsi!
Devono inquietarsi perché l’Eucaristia grida una domanda e fa delle richieste: la domanda è quella stessa che il Signore fece a Caino: «Dov’è tuo fratello?» (cfr Gen 4, 9) …domanda che dobbiamo leggere come richiesta di responsabilità circa il fratello; Caino si mostrerà omicida perchè irresponsabile, si manifesterà, cioè, come uno che non risponde alla domanda che riguarda suo fratello; Caino sfugge alla domanda!
L’Eucaristia ci fa la stessa domanda circa le vite concretissime dei nostri fratelli. Ci chiede di non rimanere irresponsabili!
L’Eucaristia è però, allo stesso tempo, anche una pressante richiesta; e lo vedremo nello sviluppo del grande discorso di questo capitolo: la richiesta è quella di dare la vita assumendo il dono di Cristo.

In concreto, il cristiano, cristificato dall’Eucaristia, ha una precisa vocazione: diventare lui stesso pane spezzato per i fratelli e questo «non a parole nè con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (cfr 1Gv 3, 18).
Che risposta daremo? Quali fatti e quale verità mostreranno il nostro amore?
Gesù non amò “a parole nè con la lingua”… il suo amore fu carne e sangue, il suo amore fu vita data…
Allora quei pani moltiplicati sono segno di tutto questo, perchè furono un concreto provvedere alla fame ed al disagio della gente…un provvedere che parte, in primo luogo, dall’accorgersi del dolore e della fame degli altri, e che diviene una scelta a partire da una decisione di condivisione.

Notiamo che il miracolo dei pani che Gesù compie, in tutti gli evangeli, non è un creare dal nulla il pane per sfamare le folle (o facendolo dalle pietre, come aveva suggerito Satana!) ma è un moltiplicare un pane che si è disposti a condividere. La moltiplicazione dei pani avviene sulla base di una disponibilità a condividere! La condivisione è la radice santa di ogni amore che si fa concretezza, che si fa dono, che non si ammanta di spiritualismi ma si compromette veramente, materialmente, pagando un prezzo di amore.

L’Eucaristia scissa dalla condivisione e dalla fatica di farsi carico dell’altro diviene gesto “religioso” detestabile agli occhi di Dio…
Per non rimanere scandalizzati da questa affermazione, si legga a tal proposito una parola forte nelle profezie di Amos:

«Io detesto, respingo le vostre feste,
non gradisco le vostre riunioni;
anche se mi offrite olocausti
io non gradisco i vostri doni
e le vittime grasse…non le guardo.
Lontano da me il frastuono dei tuoi canti:
il suono delle tue arpe non lo posso sentire!
Piuttosto scorra come acqua il diritto,
e la giustizia come torrente perenne!» (cfr Am 5, 21ss).

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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Epifania del Signore – Manifestazione della carne di Dio

…CHE ACCOGLIE E SALVA

 Is 60,1-6; Sal71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2, 1-12

  

C’è un dramma che si agita dentro ognuno di noi; è una divisione drammatica che scopriamo nel profondo di noi stessi: “Mi gioco o no nel seguire i desideri del cuore? Nel seguire quei desideri che per il mondo sono strani, scomodi, contro-tendenza, a volte giudicati folli … li seguo o rimango nella banale comodità quotidiana senza affrontare “viaggi”, ricerche, capovolgimenti, confronti pericolosi?” Dalla risposta che diamo a questa domanda dipendono molte cose. I Magi sono “icona” dell’uomo che vive una santa inquietudine dinanzi a se stesso, a Dio, alla storia … i Magi di cui Matteo solo ci narra la straordinaria “avventura” (e qui poco conta farsi domande sul genere letterario di questo brano o sulla verosimiglianza storica del racconto!) ci sono consegnati dalla Scrittura per permettere alla nostra riflessione sull’Incarnazione di Dio di fare un passo ulteriore e direi definitivo.

Epifania del Signore significa “Manifestazione del Signore” … il manifestarsi di Dio, per prima cosa, ci chiede di fare i conti con qualcosa in cui realmente ci imbattiamo: in un Dio che ci cerca e a noi si manifesta. Si manifesta incarnandosi, scegliendo cioè un “luogo” leggibilissimo in cui tutti potessimo riconoscerlo e trovarlo: la nostra carne, la nostra umanità.

La manifestazione richiede subito che ci sia chi colga questa manifestazione … l’Epifania del Signore ha in sé la richiesta di partire da sé per dare accesso nel proprio “mondo” a Colui che si è manifestato! L’ Epifania è dono che però chiede un “viaggio” rischioso!

L’Epifania che oggi celebriamo è porta spalancata ad ogni uomo, ad ogni storia, ad ogni razza … nessuno è escluso da questo dono che ci è venuto attraverso Israele e attraverso le promesse che Israele stesso ha custodito; per quanto si possa essere “lontani” il dono è per tutti! Il problema è scegliere di “giocarsi” per questo dono …

L’Evangelo di Matteo ci dice, nei suoi primi due capitoli, che a “giocarsi” rischiando è chiamato sia l’Israele fedele che i pagani … dell’Israele fedele Giuseppe è immagine e compimento: è partito dalla terra dei suoi desideri e dei suoi sogni per approdare nella terra dei progetti di Dio, nella terra dei sogni di Dio. Giuseppe si è “giocato” la vita con questi sogni di Dio. Lo stesso deve fare chi viene da “lontano”, il pagano, lo straniero; ed ecco i Magi: lasciano quello che hanno, le loro terre e meravigliosamente si mettono a seguire una stella!

Questo “partire” permette loro di mettersi inconsapevolmente in sintonia con i desideri di Dio. Essi non lo sanno ma seguendo quella stella sono divenuti cassa di risonanza alla prima parola che Dio rivolge all’uomo nel giardino dell’ “in principio”. Lì il Signore aveva chiesto all’Adam: Dove sei? Ora l’umanità diviene, nei Magi, eco di quell’antica domanda: Dov’è il re dei giudei che è stato partorito? I Magi sono segno di quella ricerca dell’uomo che desidera la vita (cfr Sal 34,13) e che usa le sue facoltà, la sua intelligenza e i desideri del suo cuore per mettersi in “viaggio”; Matteo ci dice che uomini così possono approdare a conoscere il “dove” della vita che è il “dove” di Dio solo se giungono a Gerusalemme e lì alle Scritture: solo la rivelazione contenuta nelle Scritture che Israele custodisce (Gerusalemme) può far approdare i cuori dei “cercatori di Dio” a quel “dove” impensabile dalla nostra intelligenza: il “dove” è una Madre, un Bambino, una gioia pura che esplode lì a Betlemme, “luogo” che le Scritture hanno indicato. Lì si ferma la stella ed iniziano a muoversi i cuori … i Magi si prostrano ed adorano: atti questi assolutamente irrazionali che riconoscono in quel Bambino la fonte della vita; e a quel Bambino dischiudono i loro tesori: le ricchezze della loro umanità che li hanno condotti a cercare Dio ed il suo Messia; ora quelle ricchezze vengono consegnate al Messia perché egli le assuma e le illumini ancora.

I Magi sono allora una prima risposta a quella domanda drammatica di cui dicevamo all’inizio; c’è però anche una seconda possibile risposta: “Non vale la pena mettersi in gioco, non vale la pena lasciare le certezze, non vale la pena seguire una stella … è meglio rimanere nelle proprie sicurezze e nel proprio recinto di mura …” E’ quanto fa Erode abbarbicato com’è al suo tremendo potere che vive solo di paure e  di menzogne, è quanto, più tragicamente, fanno gli Scribi di Gerusalemme che custodiscono la Santa Scrittura e sanno il “dove” di Dio ma non si muovono e anzi si fanno strumento di una violenza che cercherà Dio solo per ucciderlo.

Magi che hanno deciso che valeva la pena giocarsi troveranno la Vita e l’adoreranno, gli altri pretenderanno di sopraffare la Vita e la Luce … dinanzi a Dio ed alla sua impensabile presenza tra noi le vie possibili sono queste: quella dei Magi, quella di Erode, quella degli Scribi

I Magi aprono al Messia i loro tesori, Erode cerca di eliminarlo dal suo orizzonte perché teme che gli faccia ombra e contraddica la sua sete di potere, gli Scribi restano indifferenti, arroccati nelle loro certezze “religiose”, immobili perché incapaci di “sognare” con la Scrittura. Lo “sta scritto” per loro non è via di ulteriore ma solo terreno di possesso e certezze rassicuranti.

I Magi no! Alla fine partono da Betlemme ancora più “sognatori” … ancora meno arroccati in certezze imprigionanti … giunti al “dove” di Dio sono davvero liberi … liberi di credere più a un sogno che ad un re potente (Avvertiti in sogno di non tornare da Erode per un’altra strada fecero ritorno al loro paese) … Ora la loro è davvero un’altra strada.

I Magi sono primizia di tutta l’umanità a cui la domanda “Dove sei?” ha ricevuto da Dio stesso una risposta: “Dove sei? Se ti nascondi io vengo a cercarti e lo faccio nella tua stessa carne, nella tua fragilità, nella tua storia … vengo a cercarti ed accendo in te il desiderio di “oltre” perché possa sollevare lo sguardo verso le stelle e possa anche tu domandare “dove?. In quei “dove?” intrecciati ci incontreremo.”

Quando gli uomini incontrano Dio, Dio non disdegna i loro tesori; li accoglie, li trasforma e ne fa ancora luogo della sua Incarnazione. All’Epifania scopriamo che l’Incarnazione non cessa mai perché Cristo, manifestandosi ad ogni carne chiede a quella carne di poter essere luogo della sua presenza, chiede a quella carne di divenire terra di Dio!

La Manifestazione del Signore nel Bambino di Betlemme è disarmata e disarmante e prepara la Manifestazione suprema disarmata e disarmante che si compirà nella Pasqua di Croce e Risurrezione. La luce dell’Epifania si apre alla luce della Pasqua, piena Manifestazione della carne di Dio che accogli e salva.

Per questo motivo anche oggi la Chiesa, per antichissima tradizione, annunzia il giorno della Pasqua di questo anno di grazia 2011.

Lasciamoci scaldare dalla luce di Cristo, diamo accesso alla luce di Cristo che vuole abitarci ed indicarci la via della vita.

 




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