Maria S.S. Madre di Dio – Le promesse di Dio

LE NOSTRE RADICI NELLA SANTITA’ DI ISRAELE

  –  Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21  – 

Il nuovo anno solare inizia con una liturgia piena di luce per la nostra umanità, per la storia…un nuovo anno è ancora un pezzo di storia che si dischiude innanzi a noi uomini. Su questa storia è spalancata una luce che è più forte di tutte le tenebre che pure paiono incombenti…

La prima lettura che oggi la liturgia propone è tratta dal libro dei Numeri, ed è la benedizione che i sacerdoti di Israele dovevano (e devono) pronunciare sul popolo santo di Dio; una benedizione che è presenza del Signore ed è la luce del suo volto che brilla per il popolo…la luce del volto è il sorriso, è quel sorriso di benevolenza e di amore che Dio ha per il suo popolo…Nella notte di Natale però abbiamo sentito che gli angeli hanno cantato una nuova benevolenza di Dio, una benevolenza estesa a tutti gli uomini. Ecco la luce con cui inizia questo nuovo anno: è l’amore di Dio che brilla per tutti gli uomini, un amore che è benedizione e pace! La benedizione riservata a Israele è ora estesa a tutti gli uomini e questo meraviglioso dispiegamento dell’amore di Dio è avvenuto in Gesù Cristo, Dio nella nostra carne: In lui sono benedette tutte le famiglie della terra (cfr Gen 12,3). La promessa fatta ad Abramo è adempiuta in Gesù con fedeltà…Gesù, Figlio di Dio, figlio di Maria, figlio di Abramo è per noi benedizione, luce, pace, via nuova e definitiva di umanità!

Questo è avvenuto perché Lui, Gesù, è vero figlio di Dio e vero figlio di Abramo… Gesù veramente ebreo nella sua carne è il Salvatore promesso attraverso Israele…Ecco oggi l’importanza di celebrare la circoncisione di Gesù! Nell’ottavo giorno dalla sua nascita, ci narra Luca nel suo Evangelo, egli fu circonciso nella sua carne secondo la legge di Israele…così egli fu inserito nel popolo santo di Dio che è Israele, così è stato il Messia promesso, così ha potuto essere il nostro Salvatore e Redentore!

Solo la sua carne ebraica poteva salvarci…se egli non fosse stato circonciso, non avesse quindi fatto parte del popolo ebraico, non poteva essere il Salvatore; Luca nell’Evangelo sottolinea questa sua ebraicità perché essa è necessaria all’adempimento delle promesse, da quella fatta ad Abramo (Gen 12,3) a quella fatta a David (2 Sam 7,8-20). Troppe volte noi cristiani l’abbiamo dimenticato rinnegando stoltamente la nostra radice ebraica!

La luce della salvezza si estende su tutta l’umanità attraverso quella carne segnata dall’alleanza con Israele, in cui si adempiono tutte le promesse di Dio! Un giorno sulla croce quella carne ebraica porterà il peso del peccato del mondo, quella carne ebraica nella resurrezione sarà primizia dell’umanità redenta e ricondotta al cuore di Dio! Gesù vero Dio, vero uomo, vero ebreo! Così ci ha salvati!

Dopo aver celebrato il mistero dell’Incarnazione, oggi, nell’ottava del Natale, non è secondaria la memoria della circoncisione di Gesù: ci ricorda che le nostre radici sono nella santità di Israele, ci ricorda che il Figlio di dio ha posto al sua tenda in un popolo, in quel popolo eletto da Dio per essere depositario delle sue promesse e del suo amore per tutti gli uomini; dice il libro del Siracide facendo parlare la Sapienza: Il Creatore dell’universo mi diede un ordine…mi fece piantare la tenda e mi disse “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele”!  Sì, la Sapienza di Dio che è il Verbo, il Cristo, ha posto la sua tenda in Israele e la sua carne è vera carne di uomo e di uomo ebreo, circonciso all’ottavo giorno secondo la Legge.

Paolo nella seconda lettura tratta dalla lettera ai Galati, ci narra lapidariamente l’Incarnazione riassumendo i temi della celebrazione odierna: nato da donna, nato sotto la Legge: infatti oggi celebriamo quella donna alla quale possiamo dare il titolo vertiginoso di Madre di Dio; celebriamo quella Legge alla quale il Figlio si sottomise per adempiere tutte le promesse della legge stessa…così Gesù ci liberò dalla Legge, non distruggendola ma adempiendola, e ci ha donato la figliolanza divina…

All’inizio del nuovo anno la Chiesa si ricorda della fedeltà di Dio che non teme lo scorrere del tempo ma che nel tempo si realizza e si radica; Cristo Gesù è l’adempimento di ogni promessa di Dio…misuriamo oggi, dinanzi a questo tempo nuovo che ci è donato,quale sia la nostra capacità di fidarci di quella parola di promessa; chi si fida della promessa di Dio non vivrà il rapporto con Lui tra mille pretese ma puntando il cuore e lo sguardo sulla promessa stessa. In Cristo Dio mostra la sua fedeltà ieri, come oggi, come domani. Su questa fedeltà possiamo fondare lo scorrere dei nostri giorni.

Su questo tempo nuovo che ci è dato in questo anno, brilla poi la divina Maternità di Maria, in lei è offerta all’uomo la straordinaria notizia che l’uomo ha potuto accogliere nel grembo il Figlio di Dio: Maria è un lembo di questa nostra terra che Dio ha riempito di sé, ma da quel lembo Dio vuole iniziare una storia nuova con ogni lembo di questa storia, con ogni uomo che edifica questa storia, con ogni uomo che viene in questa storia!

Accogliere Dio ed offrirlo come Maria è la vocazione di ogni cristiano; così porteremo  quella pace che gli angeli hanno cantato nel Natale, una pace che ha la sua origine non in noi ma nell’amore di dio, gratuito ma accolto, un amore fedele che adempie le sue promesse così come fece con Israele in cui tutte le promesse di Dio divennero sì in Gesù Cristo  (cfr 2Cor 1,20).

Natale del Signore – Mistero da contemplare

NELLO STUPORE E NELLA COMPROMISSIONE 

Notte

Is 9,1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14

Aurora

Is 62,11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno

Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

 

Madonna con Bambino (Icona, Monastero di Ruviano)

Madonna con Bambino (Icona, Monastero di Ruviano)

Il Dio che nessuno ha mai visto e che nessuno può vedere restando vivo (Gv 1, 18; Es 53,20; Sir 43,31), in un mistero vertiginoso nasce da donna ed è deposto in una greppia…è quel neonato (Luca userà una parola greve per designarlo: brefos, cioè il feto appena nato nella sua crudezza di frutto di un parto fatto di sangue e dolore!), un incapace di parlare (d’altro canto questo significa il termine infante=che non parla)…in quella mangiatoia è come gli animali incapaci di parlare…nel presepe, infatti, obbedendo ad una parola di Isaia poniamo accanto al bambino due bestie mute: il bue riconosce il suo padrone e l’asino la mangiatoia del suo signore (Is 1,3) .

Ecco il mistero del Natale!

Il Verbo di Dio, il Verbo che è Dio ha iniziato la sua precipitosa discesa verso gli inferi dove l’Adam, creato da Dio in un sogno di vita e di comunione, s’era andato a perdere…la sua discesa era iniziata nel grembo di una Vergine accogliente nella libera obbedienza, prosegue  nella grotta tenebrosa ma invasa dalla luce della gloria di Dio nella notte di Betlemme, giungerà alla tomba scavata nella roccia del giardino di Giuseppe d’Arimatea, anch’essa vergine (nessuno vi era stato ancora deposto Lc 23,53) dove esploderà, nell’ora della Risurrezione, una luce infinita per tutto il cosmo.

Natale: mistero da contemplare nello stupore e da celebrare nella compromissione! Si celebra solo ciò che vogliamo ci contagi e ci afferri, anzi si celebra per ricevere un contagio…diversamente compiamo dei riti, sì,a volte anche suggestivi o struggenti, ma solo riti! Il rito che Cristo ci chiede è celebrazione, cioè è un dare accesso a Lui ed al suo mistero d’amore alla nostra carne, alla nostra concretissima storia.

Stanotte il profeta Isaia ha cantato nel suo oracolo una luce che brilla su un popolo chino sotto il giogo della tenebra, una luce che si identifica con un figlio che ci è stato donato…un figlio nel quale cielo e terra si uniscono, figlio della Vergine fatta di terra (le icone delle Madonne brune vogliono ricordarci che Lei, la Madre, rappresenta la terra resa feconda da Dio!) e figlio che solo Dio poteva dare al mondo (su te stenderà la sua ombra la Potenza dell’Altissimo –  Lc 1,34)!

Cristo Gesù è quella luce, una luce che le tenebre ormai non possono sopraffare (Gv 1,5); egli è la luce apparsa ad insegnarci a vivere in questo mondo da uomini veri rinnegando l’empietà ed i desideri mondani ed a vivere con sobrietà, giustizia e pietà (Tt 2,12)!

Il mondo è davvero nelle tenebre, perché vuole vivere nelle tenebre perché le sue opere malvagie non vengano alla luce (cfr Gv 3,19-20) ma in fondo il problema vero non sono quelle innegabili tenebre ma la paura dei cristiani di dare, con la propria carne, un’incredibile buona notizia, un evangelo stupefacente: Non siamo orfani! Dio, a partire dalla nascita di Gesù, non è più un Dio lontano, riservato a qualche mistico o agli iniziati! Egli è davvero vicino!…La storia è trasfigurata per l’eternità (Olivier Clèment).

Come daremo questa sconvolgente notizia? Una notizia che deve scuotere i cuori, quei cuori troppo assuefatti alle parole sul Natatle, quei cuori che non sanno più stupirsi di Dio. Certamente non con luminarie e scintillii troppe volte schizofrenici perché sganciati dal loro vero, unico senso; ceramente non predicando la bontà di un giorno…ma solo, solo con la propria carne offerta a Cristo perché continui ad incarnarsi!! Davvero non c’è altra via; certamente è una via costosa, una via compromettente ma è davvero l’ora di finirla con un cristianesimo a buon mercato, un cristianesimo nel quale tanti, troppi, pretendono di avere un’identità cristiana (e come la difendono anche e soprattutto contro gli altri!) e poi vogliono essere come tutti gli altri popoli (cfr 1Sam 8,5.20)! Cristo ha davvero bisogno di questa nostra povera carne per continuare a narrare l’amore di Dio, ha bisogno della nostra povera carne perché il mistero incredibile del Natale continui nella storia: Dio nella carne dell’uomo! Celebrare davvero il Natale è dare un assenso coraggioso a questa espropriazione, quella che Paolo (gal 2,20) dirà con parole stupite: non più io vivo, ma Cristo vive in me!  L’Apostolo aveva fatto l’esperienza dell’irruzione di Cristo nella sua carne: da allora niente nella sua vita era stato più come prima…e non fu l’esperienza di un giorno, ma dello stravolgimento di una vita!

Siamo disposti a questo? Se sì, celebriamo il Natale del Signore, diversamente è meglio darsi alle varie politically correct “Festa d’inverno”, “Festa delle luci” o altre sdolcinature simili…il Natale del Signore è altro, è cosa serissima…sì, mistero adorabile e dolcissimo ma serissimo e compromettente!

Il Natale vero ci mette in prima linea nella storia con tutto il coinvolgimento della nostra concretissima carne. Se l’umanità ignora Cristo noi continuiamo umilmente, senza arroganze a farlo nascere in noi ed attraverso noi…questo avverrà solo se avremo il vero coraggio di non tirarci indietro!

Buon Natale!

Pasqua di Resurrezione – Ecco l’uomo

 LA LUCE DELLA PASQUA, FIAMMA DI SPERANZA

Veglia Gen 1,1-2,2; Gen 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14;Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-28; Rm 6,3-11; Mt 28, 1-10

Messa del giorno At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4 (opp. 1Cor5,6b-8); Gv 20, 1-9 (sera Lc 24,13-35)

 

O Pasqua santa! O Pasqua luminosa! O Pasqua dolcissima e infuocata! O Pasqua di Cristo Crocefisso! O Pasqua della sua Chiesa nella fatica della storia!

E’ la Pasqua del Signore! Dalla cenere dell’inizio della Quaresima giungiamo oggi alla luce di un uomo trasfigurato da Dio non in un essere evanescente, incorporeo, alieno dalla carne e dal sangue ma in un essere pienamente e totalmente umano ma pienamente e totalmente del mondo di Dio! Quest’uomo nuovo è Gesù, Colui che ha affrontato la morte con l’unica arma valida a combatterla: l’amore. L’amore ha vinto la morte! La risurrezione non è causata dalla divinità di Cristo ma dal suo amore! E’ il suo amore fino all’estremo (cfr Gv 13,1) che ha vinto la morte, è il suo amore fino all’estremo che ci ha proclamato che Lui è il Figlio eterno di Dio, è il Verbo eterno del Padre, cioè la Parola d’amore che il Padre pronuncia fin dagli abissi dell’eterno e che è stata consegnata alla nostra carne nella carne di Gesù di Nazareth, il figlio di Maria, l’Atteso di Israele, il Promesso a tutte le genti!

Un amore così non poteva restare prigioniero della morte. Non poteva!

Il Padre si è accostato al Figlio, dopo l’infinito dolore della croce e l’ha risuscitato mettendo il sigillo del suo a quell’umanità di Gesù.

L’Evangelo di Giovanni ci racconta di Pilato che dice, inconsapevole, la grande verità su Gesù: Ecco l’uomo! (cfr Gv 19, 5). La risurrezione è il grido del Padre che, del Figlio crocefisso, dice con tutto il suo amore: Ecco l’uomo! Ecco l’uomo che ho sognato e creato, ecco l’uomo libero dall’ orrore della morte ma che per amore non ha rifiutato di attraversarne la valle oscura e dolorosa! Al di Gesù ad amare fino all’estremo, corrisponde il pieno di gioia traboccante del Padre che risuscita il Figlio nella potenza dello Spirito! Dicendo il suo sì il Padre ha non solo una cosa inaudita e straordinaria, ma anche colma di conseguenze per tutti noi uomini! Per tutti … non solo per quelli che hanno la grazia di essere di Cristo … non solo per quelli che hanno una fede … per tutti!

Oggi noi dobbiamo cantare alleluia per tutti, anche per quelli che non conoscono Cristo, anche per quelli che lo bestemmiano e lo “odiano”, anche per quelli che si ricordano di Lui solo in certe ore … per tutti …

Dobbiamo dire a tutti che tutti siamo amati e perdonati, tutti riceviamo un’infinita promessa di vita! Tutti … E’ per tutti quella promessa, per tutti noi che corriamo come Pietro e Giovanni in cerca di un senso per quello che senso non ha, per tutti noi uomini che corriamo pieni di dubbi e domande come quei due in quell’alba triste che divenne poi giorno radioso!

E’ la Pasqua del Signore! Da oggi possiamo dire a tutti che le albe tristi diverranno giorni radiosi!…

La Pasqua non è però solo il giorno della vittoria ma anche il giorno in cui Dio proclama il suo NO alla sofferenza, alla morte, all’umiliazione dei deboli, all’insulto, alla malvagità del male (J. Moltmann). Nella risurrezione di Gesù Dio non solo ci consola della sofferenza, ma protesta contro la sofferenza … Per questo la risurrezione è seme di speranza per l’umanità … se fosse solo consolazione sarebbe tentazione di quietismo ma poiché genera speranza non ci rende tranquilli ma inquieti, non “pazienti” ma impazienti

Scrive ancora Moltmann “Chi spera in Cristo (oggi direi: chi spera per Cristo risorto!) non si adatta alla realtà così come è, ma comincia a soffrirne e a contraddirla”. E’ così; se Pasqua è pace fra cielo e terra (cfr Col 1,20), se Pasqua è pace e unità con Dio, se Pasqua è l’ora della riconciliazione con Lui nella carne del Cristo, Pasqua non può non essere che “discordia” con la mondanità! Non inimicizia con gli uomini (con nessun uomo, neanche con il più “lontano”!) ma con la mondanità assolutamente sì …

Se la Pasqua è pace con Dio non  può che essere critica severa e fattiva (non sterile lamento!) ad ogni incompiutezza storica, ad ogni pretesa di compiutezza intramondana, ad ogni presunzione di autosufficienza dell’uomo.

La Pasqua ci rivela la grandezza dell’uomo ma una grandezza  che risposa solo sul dono di Grazia, una grandezza che riposa sull’Amore di un Creatore, di un Redentore, di un Santificatore… Siamo grandi perché creati dall’Amore, siamo grandi perché redenti dall’Amore, siamo grandi perché santificati dall’Amore. La Pasqua è allora dirompente canto di alleluia al Padre che ci ha creati e che di tutto è fonte infinita, al Figlio che ci ha redenti amandoci fino alla croce, allo Spirito che ogni giorno da quell’alba di Pasqua santifica ogni carne per portarla in Dio!

Esultiamo allora di vera gioia in questo giorno, e custodiamo questa gioia nei nostri cuori per le ore di tenebra, custodiamola per i nostri fratelli che non la riconoscono, non la sanno riconoscere o non la possono riconoscere!

La luce della Pasqua sia fiamma di speranza per il mondo … e noi ne siamo i custodi!

IV Domenica di Quaresima – Un uomo cieco dalla nascita

LA RADIOSA TRISTEZZA

 1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5, 8-14; Gv 9, 1-14

Siamo giunti alla domenica detta “Laetare” (cioè “Rallegrati” che è l’inizio dell’antifona di ingresso di questa celebrazione ripresa da Is 66,10); la luminosità della Quaresima qui si fa esplicita; la radiosa tristezza ci è offerta oggi  chiaramente perché il segno del Cieco nato, che questa domenica leggiamo nell’Evangelo, ci indica Gesù come luce per il mondo e la sua Pasqua, ormai vicina, come “luogo” in cui per sempre questa luce vince le tenebre!

Anche oggi, come domenica scorsa, un racconto articolato ed intrigante del Quarto Evangelo; a differenza dei ciechi degli Evangeli Sinottici, questo cieco di Giovanni non chiede nulla, non sospetta neanche che possa guarire perché la luce la ignora, non sa proprio cosa sia: è cieco dalla nascita. Vive la sua condizione di tenebra, immerso nella tenebra … è Gesù che prende l’iniziativa di accostarsi a lui e lo fa compiendo subito un gesto creazionale: fa del fango con la terra e la propria saliva e con esso gli unge gli occhi (Giovanni scrive “epéchrisen – cioè “unse” –un composto del verbo “chrio” da cui deriva “Christos”) … con questo gesto Gesù annuncia che è venuto per creare una nuova umanità che, uscita dalle tenebre del peccato, può intraprendere un cammino straordinario di immersione ed identificazione con Lui, il Cristo, il Figlio dell’uomo, il Verbo della vita, l’ Inviato di Dio, Colui che narra il Padre … Unto come Gesù, è inviato ad immergersi nell’ Inviato (la piscina di Siloe – la parola la  stessa radice del verbo ebraico che significa “inviare” – assurge qui a simbolo di Cristo stesso, Inviato dal Padre), come Gesù è perseguitato e cacciato fuori, è fatto capace di dire “Io sono” (che nel Quarto Evangelo solo Gesù può dire tanto che neanche il Battista dice Io sono voce ma dice semplicemente “Io voce di uno che grida” cfr Gv 1,23).

Come comprendiamo è un vero itinerario battesimale che si dipana: dall’incontro con Cristo, all’immersione nell’Inviato di Dio; un itinerario che diviene vita, vita di immersione nel mondo con le sue contraddizioni e le sue resistenze violente al Regno.

E’ importante notare che Gesù, dopo la guarigione, scompare dalla scena e lascia “solo” colui che era stato cieco, lo lascia da solo, senza altro appoggio che ciò che ha sperimentato nell’incontro con Lui. Il guarito deve così scoprire, nel rapporto con il mondo, cosa aveva significato quel gesto e quella parola di Gesù, cosa aveva significato anche quella sua obbedienza alla parola che Gesù gli aveva detto: Va’ a lavarti alla piscina di Siloe. Colui che s’è lasciato illuminare, trasformare da Lui ora è capace di trovare in se stesso la forza ed il modo per affrontare diversamente la vita.

L’ Evangelista Giovanni ci dice in questo racconto che è questa la via battesimale: chi è di Cristo perché unto da Lui, immerso in Lui, obbediente a Lui, ha ricevuto da Lui doni tali da avere di che testimoniare e di che spingersi sempre più avanti nella testimonianza a Colui con cui ormai “fa corpo” in quanto  unto come Lui, immerso in Lui, capace addirittura di dire l’ “io sono” che, nel Quarto Evangelo, solo Gesù dice; chi è di Cristo è generato alla luce ed è luce lui stesso!

E’ davvero straordinario il percorso di quest’uomo guarito e straordinario può essere il percorso di noi uomini guariti, ricreati, immersi in Cristo, unti da Lui e come Lui, resi capaci di vivere nella luce.

La Quaresima è tempo in cui è necessario ancora riappropriarsi del nostro Battesimo, di rileggere la nostra vita a partire dall’evento-incontro con Lui, da quella scelta che il Signore ha fatto di ciascuno di noi a prescindere dai nostri “meriti”. Sì, perché c’è anche per noi un’elezione gratuita che ci sceglie anche quando noi non ci siamo. Penso che la prima lettura di questa domenica, tratta dal Primo libro di Samuele, voglia condurci proprio a questa riflessione: siamo stati scelti quando eravamo assenti e da uno che non guarda le apparenze ma al cuore, al profondo dell’uomo perché è in quel profondo che vuole abitare; Davide è scelto da Dio, attraverso Samuele, tra tutti i suoi fratelli di lui molto più appariscenti ed è unto dal Profeta senza esitazioni. Tutto ciò comporterà a Davide una vita altra, diversa; una vita di fatiche, di lotte, di persecuzioni, ma anche di vittorie … Davide attraverserà anche il peccato ma saprà sempre ritrovare il profumo di quell’ unzione di gioia con cui Dio l’aveva preferito ai compagni (cfr Sal 45,8).

Davide, il Cieco guarito, i cristiani di cui parla l’autore della Lettera ai cristiani di Efeso chiamati ad essere figli della luce … tutte icone per interpellarci sull’ oggi del nostro Battesimo, sulle conseguenze che ha oggi il nostro Battesimo! Che compromissione per Cristo siamo oggi disposti a vivere? Lo spazio della nostra vita quotidiana è segnato da Cristo? Il Cieco guarito ha compiuto il suo esodo dalle tenebre all’adorazione del Signore Gesù; è questo l’esodo battesimale che oggi va verificato, l’ esito non deve essere altro che l’ adorazione del Signore

Al termine del racconto Gesù si mostra di nuovo e ciò che l’Evangelista scrive è bellissimo: Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, avendolo trovato gli dice: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” e gli si rivela e gli rivela anche il senso di quella vista che gli ha donato: vedere Lui (“Chi è perché possa credere in Lui?” E Gesù: “E’ colui che parla con te!”), perché se si vede Lui si è entrati nella luce che tutto trasforma, nella luce della vita. Gesù va a trovare colui che era stato cacciato fuori per condurlo al suo ovile; si prende cura di lui, lo porta con sé; se prima lo aveva lasciato solo a testimoniare nella storia e alla storia, ora gli mostra che, in realtà, non era solo ma era accompagnato da una custodia che non viene mai meno. Ormai il guarito, se vuole, gli appartiene.

E questa è anche la nostra vicenda con Lui; per questo allora davvero possiamo rallegrarci accogliendo l’invito di Isaia e della liturgia della Chiesa! L’ aurora luminosa che è Cristo Signore colora già di rosa l’orizzonte della storia (il rosa dei paramenti liturgici di questa domenica di gioia attenua sì il violaceo ma tingendolo dei colori della nuova aurora!); la Pasqua che celebreremo ancora ci annuncia che tutto è stato compiuto dall’amore di Dio; ora c’è un frattempo che noi dobbiamo riempire di compromissione gioiosa adorando Lui, il Cristo, come Signore della nostra vita.

Apriamo con coraggio gli occhi sul suo volto che ci ha scelti, chiamati, amati, legati a sé, inviati nel mondo a compiere le opere di luce di Dio … contemplando il suo volto scopriremo su quel volto la misericordia che ogni giorno ci guarisce e ci illumina; per questo possiamo gioire! La vita in Cristo è vita di lotta ma non disperata perché non c’è peccato che non trovi perdono  e non c’è notte che, nel Risorto, non si tinga di nuovo dei colori dell’aurora!