Epifania di Gesù – Per un’altra via

CHI INCONTRA CRISTO SI COMPROMETTE!

Is 60, 1-6; Sal 71; Ef 3, 2-3a.5-6; Mt 2, 1-12

 

I Re Magi, icona (Monastero di Ruviano)

I Re Magi, icona (Monastero di Ruviano)

Ci sono cari i Magi che credono ai sogni che vengono da Dio più che alle parole di un re potente, che credono a quel sogno più che al buon senso che va nella direzione del mondo.

Per un’altra via ritornarono al loro paeseun’altra via…c’è molto da riflettere su questa altra via. In fondo se la celebrazione dll’Incarnazione no ci pone su un’altra via sarà stato vano questo tempo, queste liturgie! Possiamo dire che l’estrema parola dell’Evangelo in questo tempo di Natale è proprio questa altra via dei Magi.

Questi sapienti, cercatori di Dio, devono compiere un percorso di conversione: hanno visto una stella, un fenomeno grande che solca i cieli e pretendono di trovare ciò che cercano, grazie a quella stella, nelle cose grandi…e così vanno al palazzo di un re…Lì però ricevono una parola di contraddizione, una parola che contrappone proprio grandezza e piccolezza: Dove nascerà il Cristo? A Betlemme perché sta scritto:”E tu Betlemme non sei davvero la più piccola…(Mi 5, 1; Mt 2, 6)  La Santa Scrittura orienta altrove: non nella grandezza ma in un altrove non prevedibile; la stella, con l’ausilio della Scrittura, è diventata più eloquente e li conduce verso un segno piccolo e povero dove Dio si fa trovare: una casa, un bambino e sua madre!

Il Dio che li ha scomodati per una ricerca, una conversione e per un’altra via è davvero il Dio di un’altra via: sceglie di entrare nella storia degli uomini sotto il tetto povero di una comune casa, nascendo come un bambino. Dio non ha preso scorciatoie per essere tra noi: non un Dio che cammina tra gli uomini, ma un uomo che cammina tra gli uomini!

I Magi riconoscono questa stupefacente alterità di Dio, vi si convertono e proclamano  giunta a termine la loro ricerca; gli uomini del cammino si fermano e si prostrano: ciò che possiedono (l’oro) è posto ai piedi di quel bambino, ciò che sono con le loro fragilità e caducità (la mirra) è offerto a quel bambino, ciò che sognano (l’incenso) è dato a quel bambino. I Magi ci testimoniano che ha incontrato davvero Dio chi è disposto a compromettersi con tutto ciò che ha, che è e che sogna con questo Dio.

Il Dio che si è incarnato non lo ha fatto per scherzo: anche Lui ha dato senza remore ciò che aveva (non considerò un tesoro geloso…Fil 2,6), entrò in una fragilità estrema (divenne carne…Gv1, 14), realizzò il sogno di Dio…

I Magi sono figura universale: ogni uomo può spalancarsi alla manifestazione (epifania) di Dio in Gesù Cristo; non solo Israele di cui Gesù è parte ma ogni uomo può percorrere quella via altra che si apre all’incontro con Dio nella sua fragilità.

I Magi rappresentano tutti quegli uomini che nei secoli avranno il coraggio di mettersi in gioco per il Dio di Gesù Cristo, che avranno il coraggio di apparire dei perdenti e dei fuggiaschi perché non vogliono per sé né le vittorie del mondo, né le vie che tutti percorrono… I Magi sono quelli che umilmente stanno dalla parte della luce…la liturgia odierna è tutta pervasa di luce fin dalle parole di Isaia: Alzati rivestiti di luce perché viene la tua luce (Is 60,1)…una luce che però costa, non perché bisogna meritarla o comprarla, costa perché bisogna sceglierla, abbandonarsi ad essa, per essa lasciare le vie tenebrose…

I Magi rimangono puri dinanzi a quella corte di Erode in cui un potere perverso e violento si turba dell’intervento di Dio e del suo linguaggio celeste (la stella), un potere capace di contagiare il suo turbamento a tutta Gerusalemme…come un morbo maligno…un potere che mente (anch’io venga ad adorarlo) nascondendo il suo cuore omicida dietro i veli melliflui di una religio e di una pietas

I Magi però crederanno più ai sogni di Dio; d’altro canto sono uomini che hanno avuto il coraggio di mettersi in viaggio per una stella, per un barlume di luce…quel barlume però fa strada alla vera luce; i Magi sanno adorare e chi adora si dimentica, chi adora proclama umilmente che la sua vita dipende da un Altro a cui puntualmente va restituita.

Celebriamo l’Epifania del Signore, rimaniamo cioè aperti alle sue epifanie, alle sue manifestazioni nella storia, nelle nostre umili storie…Nel giorno dell’Epifania siamo invitati ad avere occhi e cuore pronti alle sue manifestazioni,ad avere un occhio penetrante per saper intelligere nella storia il passare di Dio; nel giorno dell’Epifania siamo invitati a fare questo a partire dalla vita della Chiesa in cui è necessario riconoscere le sue manifestazioni, a partire dalla liturgia della Chiesa che ci conduce alla nostra vita…

Per questo oggi, per antichissima tradizione, la Chiesa annunzia ufficialmente il giorno della Pasqua dell’anno in corso e quindi tutti i giorni santi che non vogliono altro che rendere santi, pieni di Dio e perciò giorni che vanno per un’altra via, tutti i nostri giorni.

Epifania del Signore – Manifestazione della carne di Dio

…CHE ACCOGLIE E SALVA

 Is 60,1-6; Sal71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2, 1-12

  

C’è un dramma che si agita dentro ognuno di noi; è una divisione drammatica che scopriamo nel profondo di noi stessi: “Mi gioco o no nel seguire i desideri del cuore? Nel seguire quei desideri che per il mondo sono strani, scomodi, contro-tendenza, a volte giudicati folli … li seguo o rimango nella banale comodità quotidiana senza affrontare “viaggi”, ricerche, capovolgimenti, confronti pericolosi?” Dalla risposta che diamo a questa domanda dipendono molte cose. I Magi sono “icona” dell’uomo che vive una santa inquietudine dinanzi a se stesso, a Dio, alla storia … i Magi di cui Matteo solo ci narra la straordinaria “avventura” (e qui poco conta farsi domande sul genere letterario di questo brano o sulla verosimiglianza storica del racconto!) ci sono consegnati dalla Scrittura per permettere alla nostra riflessione sull’Incarnazione di Dio di fare un passo ulteriore e direi definitivo.

Epifania del Signore significa “Manifestazione del Signore” … il manifestarsi di Dio, per prima cosa, ci chiede di fare i conti con qualcosa in cui realmente ci imbattiamo: in un Dio che ci cerca e a noi si manifesta. Si manifesta incarnandosi, scegliendo cioè un “luogo” leggibilissimo in cui tutti potessimo riconoscerlo e trovarlo: la nostra carne, la nostra umanità.

La manifestazione richiede subito che ci sia chi colga questa manifestazione … l’Epifania del Signore ha in sé la richiesta di partire da sé per dare accesso nel proprio “mondo” a Colui che si è manifestato! L’ Epifania è dono che però chiede un “viaggio” rischioso!

L’Epifania che oggi celebriamo è porta spalancata ad ogni uomo, ad ogni storia, ad ogni razza … nessuno è escluso da questo dono che ci è venuto attraverso Israele e attraverso le promesse che Israele stesso ha custodito; per quanto si possa essere “lontani” il dono è per tutti! Il problema è scegliere di “giocarsi” per questo dono …

L’Evangelo di Matteo ci dice, nei suoi primi due capitoli, che a “giocarsi” rischiando è chiamato sia l’Israele fedele che i pagani … dell’Israele fedele Giuseppe è immagine e compimento: è partito dalla terra dei suoi desideri e dei suoi sogni per approdare nella terra dei progetti di Dio, nella terra dei sogni di Dio. Giuseppe si è “giocato” la vita con questi sogni di Dio. Lo stesso deve fare chi viene da “lontano”, il pagano, lo straniero; ed ecco i Magi: lasciano quello che hanno, le loro terre e meravigliosamente si mettono a seguire una stella!

Questo “partire” permette loro di mettersi inconsapevolmente in sintonia con i desideri di Dio. Essi non lo sanno ma seguendo quella stella sono divenuti cassa di risonanza alla prima parola che Dio rivolge all’uomo nel giardino dell’ “in principio”. Lì il Signore aveva chiesto all’Adam: Dove sei? Ora l’umanità diviene, nei Magi, eco di quell’antica domanda: Dov’è il re dei giudei che è stato partorito? I Magi sono segno di quella ricerca dell’uomo che desidera la vita (cfr Sal 34,13) e che usa le sue facoltà, la sua intelligenza e i desideri del suo cuore per mettersi in “viaggio”; Matteo ci dice che uomini così possono approdare a conoscere il “dove” della vita che è il “dove” di Dio solo se giungono a Gerusalemme e lì alle Scritture: solo la rivelazione contenuta nelle Scritture che Israele custodisce (Gerusalemme) può far approdare i cuori dei “cercatori di Dio” a quel “dove” impensabile dalla nostra intelligenza: il “dove” è una Madre, un Bambino, una gioia pura che esplode lì a Betlemme, “luogo” che le Scritture hanno indicato. Lì si ferma la stella ed iniziano a muoversi i cuori … i Magi si prostrano ed adorano: atti questi assolutamente irrazionali che riconoscono in quel Bambino la fonte della vita; e a quel Bambino dischiudono i loro tesori: le ricchezze della loro umanità che li hanno condotti a cercare Dio ed il suo Messia; ora quelle ricchezze vengono consegnate al Messia perché egli le assuma e le illumini ancora.

I Magi sono allora una prima risposta a quella domanda drammatica di cui dicevamo all’inizio; c’è però anche una seconda possibile risposta: “Non vale la pena mettersi in gioco, non vale la pena lasciare le certezze, non vale la pena seguire una stella … è meglio rimanere nelle proprie sicurezze e nel proprio recinto di mura …” E’ quanto fa Erode abbarbicato com’è al suo tremendo potere che vive solo di paure e  di menzogne, è quanto, più tragicamente, fanno gli Scribi di Gerusalemme che custodiscono la Santa Scrittura e sanno il “dove” di Dio ma non si muovono e anzi si fanno strumento di una violenza che cercherà Dio solo per ucciderlo.

Magi che hanno deciso che valeva la pena giocarsi troveranno la Vita e l’adoreranno, gli altri pretenderanno di sopraffare la Vita e la Luce … dinanzi a Dio ed alla sua impensabile presenza tra noi le vie possibili sono queste: quella dei Magi, quella di Erode, quella degli Scribi

I Magi aprono al Messia i loro tesori, Erode cerca di eliminarlo dal suo orizzonte perché teme che gli faccia ombra e contraddica la sua sete di potere, gli Scribi restano indifferenti, arroccati nelle loro certezze “religiose”, immobili perché incapaci di “sognare” con la Scrittura. Lo “sta scritto” per loro non è via di ulteriore ma solo terreno di possesso e certezze rassicuranti.

I Magi no! Alla fine partono da Betlemme ancora più “sognatori” … ancora meno arroccati in certezze imprigionanti … giunti al “dove” di Dio sono davvero liberi … liberi di credere più a un sogno che ad un re potente (Avvertiti in sogno di non tornare da Erode per un’altra strada fecero ritorno al loro paese) … Ora la loro è davvero un’altra strada.

I Magi sono primizia di tutta l’umanità a cui la domanda “Dove sei?” ha ricevuto da Dio stesso una risposta: “Dove sei? Se ti nascondi io vengo a cercarti e lo faccio nella tua stessa carne, nella tua fragilità, nella tua storia … vengo a cercarti ed accendo in te il desiderio di “oltre” perché possa sollevare lo sguardo verso le stelle e possa anche tu domandare “dove?. In quei “dove?” intrecciati ci incontreremo.”

Quando gli uomini incontrano Dio, Dio non disdegna i loro tesori; li accoglie, li trasforma e ne fa ancora luogo della sua Incarnazione. All’Epifania scopriamo che l’Incarnazione non cessa mai perché Cristo, manifestandosi ad ogni carne chiede a quella carne di poter essere luogo della sua presenza, chiede a quella carne di divenire terra di Dio!

La Manifestazione del Signore nel Bambino di Betlemme è disarmata e disarmante e prepara la Manifestazione suprema disarmata e disarmante che si compirà nella Pasqua di Croce e Risurrezione. La luce dell’Epifania si apre alla luce della Pasqua, piena Manifestazione della carne di Dio che accogli e salva.

Per questo motivo anche oggi la Chiesa, per antichissima tradizione, annunzia il giorno della Pasqua di questo anno di grazia 2011.

Lasciamoci scaldare dalla luce di Cristo, diamo accesso alla luce di Cristo che vuole abitarci ed indicarci la via della vita.

 

Epifania di Nostro Signore – Una chiamata ad incontrare e conoscere Dio

VITE COMPROMESSE CHE RACCONTERANNO LA LUCE

Is 60, 1-6; Sal 71; Ef 3, 2-3a.5-6; Mt 2, 1-12

E’ la grande solennità dell’Epifania, della manifestazione del Signore! Colui che è nato nella nostra carne non si tiene nascosto, è manifestato agli uomini, a tutti gli uomini!
L’Epifania è la festa di questa universale chiamata ad incontrare e conoscere Dio in Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Il racconto di Matteo ci ha mostrato due che si sono compromessi per questa venuta e questa manifestazione : Maria e Giuseppe.
Maria e Giuseppe hanno creduto l’incredibile, hanno messo in gioco i loro sogni e i loro progetti, sono partiti per un’avventura incredibile ed irraccontabile; attorno a questa nascita, ci narra Matteo , si muove un mondo capace di mettersi in gioco ed i Magi ne sono icona formidabile, icona di chi è capace di partire al buio, magari solo al lume di una stella, lasciandosi alle spalle sicurezze e comodità, sfidando l’incertezza ed in un confronto con un mondo che si rivelerà ostile ed ambiguo.
Matteo vuole dirci che questo Dio nella carne chiede una scelta di campo; Egli è segno di contraddizione e di discrimine tra uomo ed uomo, tra cuori e cuori; davanti a quel re che è nato si deve prendere una posizione, ci si deve scomodare.
Lui è nato per tutti , ma noi siamo capaci di essere ciascuno totalmente per Lui? Sappiamo avere il coraggio, come Maria e Giuseppe, come i Magi , di rischiare per Lui la vita, i progetti, i sogni, la nostra storia personale. Luca , nel suo evangelo, aveva detto questa categoria con le parole del vecchio Simeone: E’ qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori (cfr Lc 2, 34-35), Matteo ci dice lo stesso con questo racconto dei Magi in cui si mostra un mondo diviso da quel Bambino , un mondo che si solleva contro di Lui appena nato, un mondo capace di un’opposizione che si manifesta parallelamente alla sua manifestazione !
Gerusalemme, con il suo re pagano non adempie la parola di Isaia che abbiamo ascoltata quale prima lettura: non si riveste di lucenon è raggiante , il suo cuore palpita e si dilata … Gerusalemme è incapace di rivestirsi di luce e di cogliere la luce della stella come promessa di vita; la luce di quella stella , annunciata dai Magi, per questa Gerusalemme è minaccia che dà turbamento perché è minaccia delle sue vie mondane, delle sue scelte mediocri di potere, dei suoi comodi immobilismi … Gerusalemme con Erode e con coloro che avrebbero dovuto essere sapienti, si riveste di lutto e di delitto per ostacolare la luce di Dio. La tenebra sfodera tutte le sue armi contro la luce della stella del Messia e giungerà a versare sangue innocente. La tenebra non vuole la manifestazione di Dio perché Dio è luce e perché indica vie troppo diverse da quelle che essa propone.
I Magi , invece, non hanno paura di spalancare i loro tesori davanti al piccolo re che è nato … non si lasciano ingannare dall’ordinarietà umile di quel semplice Bambino e di sua Madre , né dalla semplice casa ove li trovano, una casa così diversa dalla reggia di Erode. I Magi sanno fare quello che Gerusalemme non ha saputo fare: sanno gioire ! Essi sì, si rivestono di luce perché la gioia è luce! Matteo, infatti, dice: Al vedere la stella essi gioirono di grande gioia ! Ormai le fatiche, le lotte, i “no” che hanno dovuto dire a se stessi ed ai propri progetti se li gettano alle spalle; quello che ora conta per loro è la gioia di quell’incontro e la via nuova che da ora possono percorrere (Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese).
I Magi, giunti a Betlemme, entrano nella casa, vedono il Bambino con sua madre e si prostrano in adorazione .
Questo entrare nella casa e questo incontrare il Bambino con Maria ci fa irresistibilmente pensare alla Chiesa. Maria ne è sempre “icona” (e poi c’è pure quel particolare della casa …) è lì, tra le braccia della Madre-Chiesa, nella casa che è la Chiesa che gli uomini potranno e dovranno incontrare il Signore … è lì che dovranno essere condotti per gioire di gioia grande .
Il problema è quando questa casa non è più casa di Cristo ma viene ingombrata di troppe cose che la rendono irriconoscibile e che offuscano e ostacolano l’incontro; il problema è quando quelle braccia non sono più braccia materne e offrono all’uomo altre cose, magari cose che il mondo gradisce e non la sua sola, vera ricchezza: Gesù !
Su questo, credo che in questo santissimo giorno, dobbiamo molto interrogarci per trovare vie nuove e radicali di essere Chiesa di Cristo in questo mondo, per essere casa e madre, per essere custode di quell’Evangelo che solo può accendere la gioia nei cuori.
Erode ed i sapienti di Gerusalemme restano nel loro torbido mondo fatto di un sapere senza vita e di una paura che tutto raggela, la Chiesa di Cristo, casa di comunione e madre che offre la sua vera ricchezza al mondo, può accendere la gioia e la speranza e può dare la possibilità di trovare un’altra via a chi, attraverso di lei, incontra il Signore! Se noi, Chiesa di Cristo, diventiamo un torbido mondo fatto di sapere senza vita e senza amore e di paure che raggelano e impediscono voli alti, gli uomini non potranno gioire di Cristo perché non avranno chi lo manifesterà loro.
Epifania significa “manifestazione” … oggi l’ “epifania” di Dio è affidata alle nostre vite; solo se saranno vite compromesse e messe in gioco per Gesù racconteranno la luce che dona gioia e dà speranza. Oggi dobbiamo fare assieme un sogno : una vita di Chiesa vera “epifania” di Cristo; in tutto e per tutto, senza né sconti, né addolcimenti, né compromessi.

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